Oncologia, riconosciuta l’invalidità per le mutazioni Brca

Attualmente nel nostro Paese si contano tra i 75 e i 150mila donne portatrici delle mutazioni genetiche Brca1 e Brca2, che predispongono a sviluppare, anche in giovane età, tumori del seno, dell’ovaio e dell’endometrio, oltre ad altre neoplasie. D’ora in poi, a tutte le pazienti che sceglieranno di sottoporsi a un intervento chirurgico preventivo di asportazione della mammella o delle ovaie sarà riconosciuta una corretta percentuale d’invalidità. È questo si evince da una comunicazione tecnico-scientifica firmata dal coordinatore generale medico legale dell’Inps, Massimo Piccioni, e dal vicecoordinatore Onofrio De Lucia, inviata nel febbraio a tutte le commissioni medico-legali. Il documento sottolinea il disagio funzionale e psicologico che deriva dall’avere la mutazione e dal conseguente intervento, tanto da far considerare i sui effetti come invalidanti.

Grande soddisfazione per la decisione dell’INPS è stata espressa dalla Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia (FAVO), che ha promosso questa svolta normativa insieme con l’associazione aBRCAdaBRA, nata per rappresentare i bisogni delle persone portatrici della mutazione Brca.

«La comunicazione dell’Inps segna un’importante innovazione nel sistema di welfare che tiene il passo con le più recenti innovazioni in campo medico e, specialmente, genetico”, ha sottolineato Elisabetta Iannelli, segretario generale della FAVO. “Ora che la via tracciata dal progresso scientifico ci porta nella direzione della medicina di precisione, i cui necessari presupposti risiedono nei test biomolecolari e genetici, le indicazioni date dall’Inps per una corretta valutazione della disabilità anche per le persone sane portatrici di un rischio genetico, ma che affrontano interventi terapeutici preventivi di non poco rilievo, costituisce una vera e propria apertura di orizzonti, che in futuro riguarderanno anche altri rischi di malattia diagnosticati prima dell’insorgenza della stessa”.

E si può prevedere una ricaduta positiva anche per le donne in cui la malattia è già insorta.

«Questa novità, assoluta sulle donne sane comporterà un innalzamento della percentuale d’invalidità anche per le donne malate e Brca positive”, ha concluso Iannelli.

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