PROVIDER NAZIONALE ECM ALBO PROVIDER n. 6197

 

 

 

 

 

 

SCUOLAMEDICI INFORMA: NOTIZIE E AGGIORNAMENTI SU MEDICINA E FARMACI

COVID-19 – AlFA autorizza la sperimentazione di fase I del vaccino ReiThera in Italia

L’Agenzia Italiana del Farmaco ha autorizzato la sperimentazione di fase I sul vaccino anti-COVID-19 prodotto dall’azienda bio-tecnologica italiana ReiThera.
Lo studio è stato già valutato positivamente dall’Istituto Superiore di Sanità e ha ottenuto il parere favorevole del Comitato etico dell’INIMI Spallanzani.
Si tratta di uno studio di fase I che ha l’obiettivo di valutare la sicurezza e l'immunogenicità del vaccino GRAd-COV2, basato su un vettore adenovirale e rivolto contro il Coronavirus 2 responsabile della sindrome respiratoria acuta grave (SARS-CoV-2). GRAd-COV2 ha dimostrato di essere sufficientemente sicuro ed immunogenico nei modelli animali.
Lo studio prevede l’arruolamento di 90 volontari sani in due coorti sequenziali (coorte di adulti e coorte di anziani). La coorte degli adulti arruolerà 45 soggetti sani di età compresa tra 18 e 55 anni. La coorte degli anziani arruolerà 45 soggetti sani di età compresa tra 65 e 85 anni. Entrambe le coorti sono definite per avere tre bracci di trattamento a tre dosi crescenti composti da 15 partecipanti ciascuno, per un totale di 6 gruppi. L’arruolamento inizierà dalla coorte 1 e procederà in maniera sequenziale, previa verifica dei dati di sicurezza ai differenti step.
Il progetto di sviluppo del vaccino è sostenuto dal Ministero della Ricerca con il CNR e dalla Regione Lazio.
La sperimentazione sarà condotta presso l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “L. Spallanzani” di Roma e il Centro Ricerche Cliniche Verona.

LA RESPONSABILITA' PER COLPA GRAVE, SALVO OMISSIONI, E' "SOSPESA"

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A Seguito della pubblicazione in Gazzetta ufficiale del  DECRETO-LEGGE 16 luglio 2020, n. 76  Misure urgenti per la semplificazione e l'innovazione digitale, entrato in vigore il 17/07/2020,  la Responsabilità Erariale ossia La responsabilita' dei soggetti  sottoposti  alla  giurisdizione della  Corte  dei  conti  in  materia  di  contabilita'  pubblica è modificata come segue:

Art 21 
All'articolo 1, comma 1, della legge 14  gennaio  1994,  n.  20, dopo il primo periodo e' inserito il seguente: 
"La  prova  del  dolo richiede la dimostrazione della volonta' dell'evento dannoso.". 
 
2. Limitatamente ai fatti commessi dalla data di entrata in  vigore del presente decreto e fino al 31 luglio 2021, la responsabilita' dei soggetti sottoposti alla giurisdizione  della  Corte  dei  conti  in materia di contabilita' pubblica per l'azione di  responsabilita'  di cui all'articolo 1 della legge 14 gennaio 1994, n. 20, e' limitata ai casi in cui la produzione del danno  conseguente  alla  condotta  del soggetto agente e' da  lui  dolosamente  voluta. 
La  limitazione  di responsabilita' prevista dal primo periodo non si applica per i danni cagionati da omissione o inerzia del soggetto agente. 

Una nuova specialità Medico-Chirurgica "Medicina e Cure Palliative”

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Una nuova specialità medico-chirurgica “Medicina e Cure Palliative”

E’ in via di approvazione il disegno di legge C. 2500, di conversione in legge del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, recante misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19 che a decorrere dall’anno accademico 2021/2022, istituisce la scuola di specializzazione in medicina e cure palliative, cui possono accedere i laureati in medicina e chirurgia.

Con decreto del Ministro dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro della salute, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge , saranno disciplinati i profili specialistici, gli obiettivi formativi ei relativi percorsi didattici funzionali al conseguimento delle necessarie conoscenze culturali e abilità professionali della scuola di specializzazione.

E' altresì introdotto il corso di cure palliative pediatriche nell’ambito dei corsi obbligatori delle scuole di specializzazione in pediatria.

 

Prescrizione della terapia anticoagulante orale con AVK e NAO/DOAC nei pazienti con Fibrillazione Atriale Non Valvolare (FANV)

Comunicato n. 601 del 26 giugno 2020

AIFA NOTA 97: RESTANO PER ORA I PIANI TERAPEUTICI, SARANNO PRESTO INFORMATIZZATE LE NUOVE SCHEDE DI PRESCRIZIONE

Al fine di favorire una completa e corretta informazione dei pazienti e degli operatori sanitari, l’Agenzia Italiana del Farmaco ritiene necessarie alcune precisazioni sui piani sanitari.

Proprio per agevolare il percorso di presa in carico di una classe terapeutica finora prescrivibile solo da parte dello specialista e migliorare la competenza e l'appropriatezza gestionale e terapeutica, la Nota 97 fornisce una chiara guida alla prescrizione e una serie di raccomandazioni pratiche sulla gestione della terapia anticoagulante orale con AVK e NAO/DOAC in occasione di procedure diagnostiche e interventi chirurgici nei pazienti con Fibrillazione Atriale Non Valvolare (FANV).

In quest’ottica il piano terapeutico dello specialista, precedentemente previsto, è sostituito da una scheda di prescrizione e di monitoraggio, attualmente in formato cartaceo.

• La Nota 97 introduce regole specifiche e raccomandazioni per il medico rispetto alla prescrizione e all’uso appropriato di tutti i farmaci anticoagulanti orali, dagli inibitori della vitamina K, fino agli inibitori diretti della trombina o del fattore Xa (cosiddetti NAO/DOAC).

• La Nota 97 non abroga l’obbligo di compilazione dei PT informatizzati attualmente disponibili sulla piattaforma AIFA da parte dei medici specialisti autorizzati, ma, in questa fase di emergenza, consente anche al medico di medicina generale e a tutti i medici specialisti del SSN il rinnovo dei piani terapeutici già in uso o la prescrizione di nuovi trattamenti attraverso la compilazione di una scheda cartacea di valutazione, prescrizione e follow-up.

• Seguirà l’informatizzazione di tale scheda al fine di continuare a garantire l’accesso a questa importante categoria di medicinali con una modalità controllata e sicura, un adeguato follow-up dei pazienti e un accesso omogeneo sul territorio nazionale; a quel punto la scheda di valutazione, prescrizione e follow-up potrà diventare l’unica modalità prescrittiva di tali farmaci.

• I piani terapeutici sono comunque uno strumento importante di controllo dell’uso appropriato dei medicinali sulla base sia delle migliori evidenze disponibili, che delle disposizioni regolatorie. Ciò è tanto più vero nel caso di medicinali rilevanti sul piano terapeutico, ma anche dal punto di vista economico, laddove un uso inappropriato comporterebbe una sottrazione di risorse e/o un utilizzo complessivamente inefficiente delle risorse pubbliche.

https://www.aifa.gov.it/web/guest/-/nota-97-restano-per-ora-i-piani-terapeutici-saranno-presto-informatizzate-le-nuove-schede-di-prescrizione

VENDITA AL PUBBLICO MEDICINALE CONTENENTE OPPIOIDE

Medicinali contenenti oppioidi: nuove avvertenze da aggiungere sulle etichette
 
Comunicazione rivolta alle aziende titolari di AIC dei medicinali oppioidi vendibili al pubblico (con esclusione di quelli ad esclusivo uso ospedaliero) relativa alla richiesta di presentazione di variazione delle condizioni dell'AIC.
FONTE 

https://www.aifa.gov.it/web/guest/-/medicinali-contenenti-oppioidi-nuove-avvertenze-da-aggiungere-sulle-etichette

FORMAZIONE ECM PSICOLOGI

Delibera sull’obbligo formativo per la professione dello Psicologo

La Commissione nazionale per la formazione continua, nel corso della riunione del 10 giugno u.s., ha adottato una delibera secondo cui a decorrere dal triennio formativo 2020/2022 tutti gli psicologi sono soggetti all'obbligo formativo ecm. 

MEDICI DI MEDICINA GENERALE E PEDIATRI DI LIBERA SCELTA

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Contatto ordinario e prevalente con i pazienti fragili e cronici gravi
Sorveglianza clinica dei pazienti in quarantena o isolamento o in fase di guarigione dimessi precocemente dagli ospedali.
 
Art. 38 della Legge di conversione 5 giugno 2020, n. 40 (GU n.143 del 6-6-2020)
 
Disposizioni urgenti in materia contrattuale  per la medicina convenzionata

1. In considerazione della temporanea sospensione delle trattative in corso per la definizione contrattuale dell'accordo collettivo nazionale 2016-2018 per la Medicina Generale e la Pediatria di Libera Scelta, per le necessita' connesse al contenimento dell'emergenza pandemica da COVID-19, per tutta la durata dell'emergenza e salvo quanto previsto dal comma 2, e' riconosciuto ai medici di medicina generale e ai pediatri di libera scelta l'adeguamento immediato delle quote capitaria e oraria ai contenuti economici previsti dall'Atto di indirizzo per il rinnovo dell'accordo collettivo nazionale della medicina convenzionata, approvato dal Comitato di settore regioni-sanita' in data 9 luglio 2019 e 29 agosto 2019 su proposta della Conferenza delle regioni e delle province autonome e parere positivo del Governo, riferiti al totale incrementale previsto per il 2018, nonche' i relativi arretrati.

2. Le parti contrattuali, si impegnano a concludere le trattative per l'accordo collettivo nazionale 2016-2018 entro sei mesi dalla fine dell'emergenza secondo le procedure ordinarie, anche tenendo conto dei compiti di cui al comma 3, rinegoziati coerentemente con la parte normativa prevista dal medesimo Atto di indirizzo. Nel caso in cui non si provveda alla conclusione delle trattative nei termini previsti cessa l'applicazione delle disposizioni del comma 1.

3. Il trattamento economico di cui al comma 1 viene erogato anche per garantire la reperibilita' a distanza dei medici per tutta la giornata, anche con l'ausilio del personale di studio, in modo da contenere il contatto diretto e conseguentemente limitare i rischi di contagio dei medici e del personale stesso.

4. I medici di Medicina generale e i pediatri di libera scelta si dotano, con oneri a proprio carico, di sistemi di piattaforme digitali che consentano il contatto ordinario e prevalente con i pazienti fragili e cronici gravi, e collaborano a distanza, nel caso in cui non siano dotati di dispositivi di protezione individuale idonei, in via straordinaria ove fosse richiesto dalle Regioni, per la sorveglianza clinica dei pazienti in quarantena o isolamento o in fase di guarigione dimessi precocemente dagli ospedali.

5. Le regioni possono impegnare il 20 per cento dei fondi ripartiti di cui all'articolo 1, comma 449, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, per l'acquisto e la fornitura ai medici di pulsiossimetri che permettano, previa consegna al paziente se necessario, la valutazione a distanza della saturazione di ossigeno e della frequenza cardiaca durante il videoconsulto. Il medico si avvarra' delle fasi di osservazione e dei segni riscontrati, come dei sintomi riferiti dal paziente, per un orientamento che definisca le successive azioni cliniche necessarie in accordo con i percorsi definiti a livello regionale.

6. Per le medesime finalita' di cui al comma 1 e' riconosciuto agli specialisti ambulatoriali l'adeguamento immediato del trattamento economico ai contenuti economici previsti dall'Atto di indirizzo per il rinnovo dell'accordo collettivo nazionale della medicina convenzionata, approvato dal Comitato di settore regioni-sanita' in data 9 luglio 2019 su proposta della Conferenza delle regioni e delle province autonome e parere positivo del Governo, riferiti al totale incrementale previsto per il 2018.

7. Agli oneri derivanti dal presente articolo si provvede nell'ambito delle risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente. 
 
 
 
 
 

AIFA Idrossiclorochina nella terapia dei pazienti adulti con COVID-19 Update del 29 maggio 2020

AIFA Idrossiclorochina nella terapia dei pazienti adulti con COVID-19

Update del 29 maggio 2020 (precedenti pubblicazioni: 2 aprile 2020; 29 aprile 2020) 

La scheda sull'idrossiclorochina nella terapia dei pazienti affetti da COVID-19, aggiornata con una revisione critica delle ultime evidenze di letteratura, riporta le prove di efficacia e sicurezza disponibili al momento e chiarisce le motivazioni alla base della decisione di sospendere l’autorizzazione all’utilizzo di idrossiclorochina e clorochina per il trattamento del COVID-19 al di fuori degli studi clinici.

In considerazione dell’assenza di terapie di provata efficacia per COVID-19, si ritiene indispensabile fornire ai clinici elementi utili ad orientare la prescrizione e a definire, per ciascun farmaco utilizzato, un rapporto fra i benefici e i rischi sul singolo paziente.

Nelle prime fasi dell’epidemia l’uso off-label di idrossiclorochina è stato consentito, sulla base dei dati preliminari disponibili, unicamente nell’ambito del piano nazionale di gestione dell’emergenza COVID-19 e nel rispetto degli elementi riportarti nelle precedenti versioni della scheda.

Alla luce delle evidenze di letteratura recentemente prodotte e riassunte nel presente aggiornamento, l’AIFA ha sospeso l’autorizzazione all’utilizzo off-label del farmaco al di fuori degli studi clinici.

Le disposizioni di seguito riportate sono da estendersi anche all’utilizzo di clorochina.

Inquadramento L’idrossiclorochina (Plaquenil® cp da 200 mg o corrispondente generico) è un analogo della clorochina chimicamente molto simile e che ne condivide il meccanismo d’azione. È un antimalarico, attualmente utilizzato nel nostro Paese in campo reumatologico alla dose di 200 mg x 2 anche per periodi molto prolungati; esiste quindi ampia esperienza clinica (superiore rispetto alla clorochina) riguardo alla sua tollerabilità.

Perché alcune fonti indicano l’idrossiclorochina come un farmaco utile nella cura di COVID-19?

Razionale Idrossiclorochina (HCQ) e clorochina (CQ) (ed i loro metaboliti attivi) hanno dimostrato in vitro o in modelli animali di possedere un effetto antivirale attraverso l’alterazione (aumento) del pH endosomiale che è determinante per la fusione virus-cellula.

Tali farmaci inoltre interferiscono sulla glicosilazione dei recettori cellulari di SARS-COV-2.

Dati in vitro riportano che la CQ è in grado di bloccare la replicazione virale di SARS-COV-2 a dosi utilizzate nella pratica clinica. Oltre all’azione antivirale, entrambi i farmaci hanno un’attività immunomodulante che potrebbe sinergisticamente potenziare l’effetto antivirale in vivo.

Da studi in vitro sembra inoltre che gli effetti sulle cellule sono osservabili sia quando il farmaco è presente prima sia quando è presente dopo l’inoculo virale. CQ e HCQ si distribuiscono in tutto il corpo incluso il polmone dove sembrano concentrarsi.

La scelta di HCQ deriva da una maggiore efficacia in vitro; secondo uno studio recente, l’HCQ potrebbe essere attiva contro SARS-COV-2 a concentrazioni minori rispetto alla CQ. Quali prove di efficacia e sicurezza abbiamo a disposizione?

Studi clinici Studi al 2 aprile 2020 - esistono alcuni risultati aneddotici; - i risultati preliminari su più di 100 pazienti trattati in Cina sembrano dimostrare la superiorità della clorochina rispetto al controllo nel migliorare il decorso della malattia in pazienti con polmonite associata ad infezione da Covid-19; - una consensus pubblicata in Cina durante la pandemia a Huan ne caldeggia l’uso clinico e l’inserimento nelle LG. - uno studio osservazionale retrospettivo su una coorte di 940 pazienti con patologia reumatologica sembra dimostrare che, nel lungo termine, l’HCQ è più tollerabile 2 della clorochina (40% in meno di probabilità di sospensione per eventi avversi rispetto alla clorochina).

Aggiornamento al 29 aprile 2020 - 3 marzo 2020 (Chen J et al): Un RCT su 30 pazienti positivi al COVID-19 ha confrontato HCQ (400 mg die per 5 giorni) vs lo “standard of care” (SOC). L'esito primario misurato era il tasso di conversione negativo del tampone faringeo. Lo studio non ha riscontrato un miglioramento rispetto alla negativizzazione del tampone faringeo: dopo 7 giorni di trattamento il tasso era del 86,7% nel gruppo HCQ e del 93,3% nel gruppo SOC. - 30 marzo 2020 (Chen Z et al): i dati preliminari di un RCT su 62 pazienti COVID-19 ricoverati per polmonite di grado moderato, che ha confrontato HCQ (200 mg x 2 per 5 giorni) vs “lo standard of care” (SOC), rappresentato da antivirali, antibiotici, immunoglobuline e/o corticosteroidi, sembrano mostrare un miglioramento statisticamente significativo di alcuni sintomi e del quadro TAC. - 14 aprile 2020 (Tang W et al): i dati di un RCT in aperto su 150 pazienti COVID-19 ricoverati per polmonite che ha confronto HCQ (1.200 mg/die x 3 gg poi 800 mg/die per 2-3 settimane) vs SOC non meglio definita, non evidenziano nessuna differenza sull’esito primario (clearance virale a 28 gg).

L’unico risultato positivo deriva da un’analisi post hoc in un sottogruppo di pazienti che non assumevano antivirali in cui si osserva un maggior effetto sui sintomi.

La frequenza degli eventi avversi nei pazienti trattati con HCQ era del 30% (di cui 2 EA gravi: l’EA più frequente era la diarrea) vs il 9 % nel gruppo SOC. Complessivamente la qualità dei 3 RCT risulta molto bassa, in particolare da notare: la poca chiarezza circa le modalità di selezione dei partecipanti che comunque almeno nello studio di maggiore numerosità erano sintomatici da numerosi giorni (mediamente 16), la scarsa numerosità del campione, la mancanza delle condizioni di cecità e la presenza di uno standard di cura nei gruppi confrontati in cui erano presenti numerosi farmaci di non provata efficacia sul COVID-19, variamente associati fra loro; inoltre l’esito primario non sempre è clinico.

La qualità delle prove derivanti dagli RCT, valutata con il metodo GRADE, è nel complesso molto bassa.

Due studi retrospettivi (non ancora pubblicati ufficialmente) sull’utilizzo in emergenza dell’HCQ, da sola o in associazione con azitromicina, mostrano alcuni segnali di sicurezza di cui è importante tenere conto. - In un primo studio multicentrico internazionale su una coorte di 956.374 pazienti reumatici con uso prevalente di HCQ, il confronto fra coloro in cui è stato rilevato un uso incidente di azitromicina (323.122 casi) e coloro che hanno aggiunto incidentalmente amoxicillina (351.956 casi) mostra che alla combinazione di HCQ+azitromicina è associato un aumento del rischio di mortalità cardiovascolare a 30 giorni [HR 2,19 IC: 1,22-3,94]. Inoltre, nella stessa casistica, il rischio di eventi avversi gravi non è apparso maggiore nei trattamenti incidenti con HCQ (956.374) a breve termine (30 giorni) rispetto ai trattamenti con sulfasalazina (310.350).

Tale dato è stato confermato anche da un’analisi secondaria di casi consecutivi autocontrollata (Lane J et al). -Un secondo studio multicentrico condotto negli USA riporta i risultati di un’analisi retrospettiva su 362 pazienti di sesso maschile ricoverati per infezione da SARSCoV2 ed esposti a HCQ (97 pz.) a HCQ+azitromicina (113 pz.) o non esposti a HCQ (158 pz.).

L’analisi mostra che l'HCQ, con o senza azitromicina, non riduce il rischio di evoluzione verso la ventilazione meccanica, e al contrario si osserva un aumento del rischio di mortalità complessiva [HR 2,61; 95% CI:1,10-6,17; P=0,03] nei pazienti 3 trattati con HCQ da sola rispetto ai pazienti non trattati con HCQ. Inoltre nel sottogruppo dei pazienti in ventilazione meccanica non si è osservata nessuna differenza nella mortalità fra i pazienti esposti e non esposti a HCQ (Magagnoli J et al).

Mentre il primo studio è di dimensioni rilevanti e metodologicamente robusto, nel secondo caso la numerosità molto limitata di ogni gruppo osservato non consente di trarre conclusioni definitive e induce a suggerire l’esecuzione di studi randomizzati metodologicamente adeguati.

Aggiornamento al 28 Maggio 2020 Si sono rese disponibili nuove evidenze di letteratura provenienti da studi osservazionali.

Di seguito sono riassunti gli studi pubblicati su riviste internazionali peer-reviewed, più rilevanti dal punto di vista clinico, in cui fosse presente un gruppo di controllo e il cui endpoint fosse la mortalità. - Mehra et al.

È lo studio più recente e più numeroso condotto finora. Si tratta di un’analisi di registro multinazionale in cui sono stati analizzati i dati provenienti da 671 ospedali in 6 continenti e relativi ai soggetti ospedalizzati con diagnosi di infezione da SARS-CoV-2 nel periodo compreso tra il 20 dicembre 2019 e il 14 aprile 2020. I soggetti sono stati categorizzati sulla base di 4 distinti trattamenti di interesse (CQ, CQ + macrolide, HCQ, e HCQ + macrolide), mentre i soggetti ricoverati ma non esposti a nessuno dei suddetti trattamenti rappresentavano il gruppo di controllo. Al fine di rendere più omogenei i gruppi di confronto tutti i soggetti dovevano aver iniziato la terapia non oltre le 48 ore dalla diagnosi ed erano esclusi i soggetti in ventilazione meccanica o in trattamento con remdesivir.

L’analisi finale dello studio ha incluso 96.032 soggetti (14.888 nel gruppo di trattamento con clorochina/idrossiclorohina e 81.144 nel gruppo di controllo).

L’endpoint primario era rappresentato dalla mortalità ospedaliera, principale endpoint secondario era l’occorrenza di aritmie ventricolari clinicamenterilevanti . Dopo aggiustamento per numerosi fattori di confondimento, i trattamenti con CQ o HCQ, sia da soli che in associazione, si associavano ad un tasso di mortalità significativamente maggiore rispetto al gruppo di controllo. In particolare, a fronte di una mortalità del 9.3% nel gruppo di controllo, tale valore era pari a 18.0% nel gruppo trattato con HCQ (HR 1.33; 95%CI 1.22-1.46), a 23.8% nel gruppo HCQ+macrolide, a 16.4% nel gruppo CQ (HR 3.56; 1.22-1.53), e a 22.2% nel gruppo trattato con CQ+macrolide (HR 1.37; 1.27-1.47). Anche il rischio di insorgenza di aritmie ventricolari di rilevanza clinica, rispetto al gruppo di controllo (0.3%), era significativamente maggiore nei gruppi di trattamento attivo (6.1% per HCQ, 8.1% per HCQ+macrolide, 4.3% per CQ e 6.5% per CQ+macrolide). - Rosenberg et al.

È uno studio retrospettivo condotto negli Stati Uniti che ha valutato l’associazione tra uso di HCQ, con o senza azitromicina, ed esiti clinici (mortalità e arresto cardiaco) in pazienti affetti da COVID-19.

Nello studio sono stati inclusi tutti i soggetti ricoverati per almeno 24 ore, nella regione metropolitana di New York nel periodo 15-28 marzo 2020. Su un totale di 1.438 pazienti con COVID-19, il 51.1% aveva ricevuto HCQ + Azitromicina, il 18.8% solo HCQ, il 14.7% solo azitromicina e il 15.4% del campione non aveva ricevuto nessun farmaco.

Nel complesso, è stata osservata una mortalità pari al 20%.

Considerando le caratteristiche demografiche, la tipologia di ospedale, le condizioni preesistenti e la gravità di malattia, lo studio non ha riportato nessuna differenza nel tasso di mortalità tra gruppi.

Tuttavia, nel confronto con il gruppo che non ha ricevuto nessun farmaco, lo studio riporta una maggiore probabilità di arresto cardiaco nel gruppo HCQ+azitromicina (adjusted OR=2.13 [95%CI, 1.12-4.05] e non nel gruppo HCQ da sola (adjusted OR=1.91 [95% CI, 0.96-3.81] o azitromicina in monoterapia (adjusted OR= 0.64 [95%CI, 0.27-1.56]). 4 - Geleris et al. Studio osservazionale condotto in un unico centro clinico nella città di New York. Sono stati analizzati i dati di tutti i soggetti ricoverati per COVID-19 escludendo i soggetti intubati e quelli deceduti o dimessi entro le 24 dall’ingresso in ospedale, per un totale di 1.376 soggetti valutabili. L’endpoint primario (intubazione o morte) è stato confrontato tra il gruppo di soggetti trattati con HCQ (n=811; 58.9%) e il gruppo di soggetti non trattati con HCQ (n=565; 41.1%). Dopo un follow-up mediano di 22.5 giorni, l’endpoint primario era stato raggiunto in 346 soggetti (25.1%) e lo studio non ha mostrato alcuna associazione significativa tra l’endpoint e l’assunzione di HCQ (HR 1.04; 95%CI 0.82-1.32). - Mahevàs et al. Studio retrospettivo condotto in 4 ospedali francesi su 181 pazienti ricoverati in ospedale per COVID19 e polmonite che richiedevano ossigeno (2020).

Quattro differenti endpoint (sopravvivenza generale senza trasferimento in terapia intensiva, sopravvivenza in generale a 21 giorni, sopravvivenza senza ARDS, sospensione dell’ossigeno e dimissione) sono stati comparati tra un gruppo di 84 pazienti esposti a HCQ 600mg/die (nella maggior parte dei casi iniziata entro 48 ore dal ricovero) e un gruppo di 89 pazienti non esposti a HCQ. Nel gruppo in trattamento non si sono registrati miglioramenti clinici significativi in nessuno degli endpoint considerati, mentre il 10% dei pazienti nel gruppo HCQ presentano problemi all’ECG che richiedono interruzione del farmaco dopo un tempo mediano di 4 giorni dall’inizio del trattamento.

Nel complesso, sebbene in molti di questi studi siano state adottati opportuni aggiustamenti statistici, la loro natura osservazionale, il possibile bias di selezione nell’indicazione al trattamento e il fatto di essere stati tutti condotti in un setting ospedaliero, non consentono di trarre conclusioni definitive e generalizzabili in altri ambiti di utilizzo più precoce. Altri studi osservazionali hanno valutato come endpoint principale specifici eventi di sicurezza quali il prolungamento del tratto QT: - Mercuro et al. Studio di coorte in cui sono stati inclusi tutti i soggetti ospedalizzati con diagnosi di polmonite da COVID-19 trattati con HCQ in monoterapia (n=37) o in combinazione con azitromicina (n=53).

Un prolungamento del QTc>=500 millisecondi si è verificato nel 19% dei soggetti trattati con HCQ in monoterapia e nel 21% dei soggetti trattati con HCQ in combinazione con azitromicina. Un paziente del gruppo HCQ+azitromicina con un prolungamento dell’intervallo QT ha sviluppato torsioni di punta e successivamente altre aritmie ventricolari. - Bessière et al. Studio osservazionale in cui il prolungamento del QT è stato valutato sui soggetti ricoverati in UCT e trattati con HCQ in monoterapia (n=18; 45%) o in combinazione con azitromicina (n=22, 55%).

In un periodo d trattamento tra 2 e 5 giorni un allungamento del QTc è stato osservato complessivamente nel 36% dei soggetti; il 33% dei soggetti trattati con HCQ in monoterapia ha avuto un prolungamento del QTc>=500 millisecondi rispetto al 5% dei soggetti trattati con la sola HCQ. Ci sono, infine, una serie di altri piccoli studi osservazionali che hanno valutato in maniera retrospettiva l’utilizzo di HCQ, da sola o in combinazione con azitromicina.

Tuttavia l’assenza di un gruppo di controllo e le numerose criticità metodologiche rappresentate da bias di selezione e di valutazione degli endpoint (con un evidente rischio di un immortal time bias) rendono difficilmente interpretabili i risultati. L’accumularsi di queste nuove evidenze cliniche relative all’utilizzo di idrossiclorochina nei soggetti con infezione da SARS-CoV-2 sembra indicare un beneficio in termini di efficacia sempre più incerto e un profilo di sicurezza gravato da potenziali rischi.

In 5 attesa di acquisire ulteriori evidenze da studi randomizzati, l’attuale scenario impone pertanto l’adozione di misure restrittive a tutela della sicurezza dei pazienti.

Per quali pazienti è raccomandabile?

Linee di Indirizzo per l’uso terapeutico In questa nuova fase dell’epidemia, considerate le premesse sopra descritte, l’uso dell’idrossiclorochina, da sola o in associazione ad altri farmaci, non è autorizzato al di fuori degli studi clinici. Per analogia tale disposizione si intende applicata anche alla clorochina.

Linee di Indirizzo per l’uso profilattico Al momento l’uso profilattico è basato esclusivamente su osservazioni in vitro, per cui non esistono indicazioni neppure in merito alle dosi da utilizzare. L’uso profilattico deve essere quindi considerato esclusivamente nell’ambito di studi clinici.

Quali sono le raccomandazioni degli organismi internazionali?

EMA: Il 24 aprile l’Agenzia Europea ha richiamato l’attenzione sui rischi di reazioni avverse, anche gravi, associati all’uso dell’HCQ e CQ. In particolare, mentre eventi avversi possono manifestarsi anche a dosaggi terapeutici, le dosi più elevate possono aumentare ulteriormente i problemi legati alle alterazioni del ritmo cardiaco (QT lungo).

L’EMA è a conoscenza dell’attuale utilizzo di HCQ nell’ambito della pandemia COVID19 e invita i prescrittori ad un particolare monitoraggio oltre a sollecitare studi clinici sull’efficacia del farmaco nella COVID19.

In data 29 maggio l’EMA ha comunicato che, alla luce delle nuove evidenze relative alla sicurezza di idrossilorochina e clorochina, tali medicinali dovrebbero essere utilizzati solo nell’ambito di studi clinici o in programmi nazionali di gestione dell’emergenza unicamente in pazienti ospedalizzati sotto stretto monitoraggio. FDA: In data 28 marzo 2020 FDA ha rilasciato una emergency use authorization nei casi in cui non fosse possibile eseguire trial clinici. Il 24 Aprile la medesima agenzia avverte di essere a conoscenza di segnalazioni di gravi problemi del ritmo cardiaco in pazienti (ospedalizzati e non) con COVID-19 trattati con HCQ o CQ, spesso in associazione con azitromicina e altri medicinali che prolungano il QT, specialmente in pazienti con insufficienza renale.

Tali segnalazioni di reazioni avverse includono tachicardia o fibrillazione ventricolare o torsades de pointes e comprendono alcuni casi fatali.

La raccomandazione è quella di mantenere l’uso dell’HCQ all’interno di sperimentazioni cliniche o in un contesto ospedaliero che preveda uno stretto monitoraggio. WHO: L’utilizzo di alte dosi HCQ o CQ può essere associato a eventi avversi seriamente negativi per la salute. Gli antibiotici non devono essere usati come mezzo di prevenzione o trattamento di COVID-19.

In data 26 maggio 2020 WHO ha sospeso il braccio di trattamento con idrossiclorochina previsto nello studio SOLIDARITY. Si evidenzia tuttavia che in questo studio il dosaggio di idrossiclorochina era notevolmente maggiore rispetto a quello raccomandato nella precedente versione della scheda.

A quali dosaggi e in quali forme prescriverla e per quanto tempo?

L’utilizzo di dosi elevate di HCQ aumenta il rischio di eventi avversi.

Per tale ragione, anche nell’ambito di eventuali studi clinici, si raccomanda di utilizzare il dosaggio più basso e per il minor tempo possibile (5-7 giorni).

Per situazioni particolari si rimanda alla scheda tecnica: https://farmaci.agenziafarmaco.gov.it/aifa/servlet/PdfDownloadServlet?pdfFileName=footer_008055_013967_RCP.pdf&retr y=0&sys=m0b1l3

Chi può prescrivere il farmaco in emergenza COVID?

Modalità di prescrizione

L’ uso off label di HCQ e CQ al di fuori di sperimentazioni cliniche non è autorizzato né rimborsato dal SSN. 6 Quali sono i maggiori rischi in termini di reazioni avverse?

È essenziale che gli studi clinici che utilizzano HCQ e CQ prevedano opportune misure di minimizzazione dei rischi e un attento monitoraggio dei seguenti aspetti. Avvertenze (da scheda tecnica): Prolungamento dell’intervallo QT congenito o acquisito e/o con fattori di rischio noti che possono prolungare tale intervallo come: scompenso cardiaco, IMA, bradicardia (<50 bpm), precedenti aritmie ventricolari, ipokaliemia e/o ipomagnesemia non corrette. Ipoglicemia anche in assenza di terapia ipoglicemizzante (avvisare i pazienti di tale rischio). Insufficienza epatica o renale. Deficit di glucosio-6-fosfato deidrogenasi (G6PD), porfiria, psoriasi. Per altre informazioni sulla sicurezza si vedano anche gli studi recentemente pubblicati.

Per una trattazione completa vedi comunicazione AIFA del 31 marzo 2020. https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1097058/2020.03.31_NII_clorochina_idrosssiclorochina_GP_consolidata+COVID19.pdf/c928750d-dcb2-f38a-41a1-1fbf6af7a767

Può essere prescritto o meno insieme ad altri farmaci?

Principali Interazioni (da scheda tecnica) con: - digossina (aumenta le concentrazioni plasmatiche) - ipoglicemizzanti (diminuisce la glicemia) - farmaci che prolungano il QT ( in particolare antiaritmici, antidepressivi triciclici, antipsicotici, alcuni antinfettivi) - antiepilettici - ciclosporina

Per altre informazioni sulle interazioni farmacologiche si vedano anche gli studi recentemente pubblicati e si consulti il sito: https://www.covid19-druginteractions.org/ per una trattazione completa vedi comunicazione AIFA del 31 marzo 2020

CIRCOLARE del Ministero della Salute Ricerca e gestione dei contatti di casi COVID-19 (Contact tracing) ed App Immuni

OGGETTO: Ricerca e gestione dei contatti di casi COVID-19 (Contact tracing) ed App Immuni.

Alla luce del nuovo quadro epidemiologico e delle conseguenti riaperture disposte a decorrere dal 4 e 18 maggio u.s., è necessario procedere ad aggiornare gli strumenti messi in atto per contrastare l’epidemia COVID-19 in corso.

In questo contesto, nella fase II, il sistema ricerca e gestione dei contatti (contact tracing) deve essere aggiornato e rafforzato alle nuove esigenze anche attraverso il ricorso alle nuove tecnologie. Il contact tracing, in combinazione con l'individuazione precoce dei casi e in sinergia con altre misure come il distanziamento fisico, è un’azione essenziale per combattere l'epidemia in corso, 3 nonché a fini preventivi.

Lo scopo di identificare e gestire i contatti dei casi probabili o confermati di COVID-191 è quello di individuare e isolare rapidamente i casi secondari, per poter intervenire e interrompere la catena di trasmissione.

Questo obiettivo viene raggiunto attraverso le seguenti azioni:  identificare rapidamente i contatti di un caso probabile o confermato di COVID-19;  fornire ai contatti le informazioni sulla patologia, sulla quarantena, sulle corrette misure di igiene respiratoria e delle mani, e indicazioni su cosa fare in caso di manifestazione dei sintomi;  provvedere tempestivamente all’esecuzione di test diagnostici nei contatti che sviluppano sintomi.

La ricerca dei contatti è in grado di contribuire inoltre ad una migliore comprensione dell'epidemiologia dell’infezione da SARS-CoV-2. Definizione del termine “contatto” Un contatto di un caso COVID-19 è qualsiasi persona esposta ad un caso probabile o confermato COVID-19 in un lasso di tempo che va da 48 ore prima dell'insorgenza dei sintomi fino a 14 giorni dopo o fino al momento della diagnosi e dell'isolamento del caso.

Se il caso non presenta sintomi, si definisce contatto una persona che ha avuto contatti con il caso indice in un arco di tempo che va da 48 ore prima della raccolta del campione che ha portato alla conferma e fino a 14 giorni dopo o fino al momento della diagnosi e dell'isolamento del caso.

Il “Contatto stretto” (esposizione ad alto rischio) di un caso probabile o confermato è definito come:  una persona che vive nella stessa casa di un caso COVID-19;  una persona che ha avuto un contatto fisico diretto con un caso COVID-19 (per esempio la stretta di mano);  una persona che ha avuto un contatto diretto non protetto con le secrezioni di un caso COVID19 (ad esempio toccare a mani nude fazzoletti di carta usati);  una persona che ha avuto un contatto diretto (faccia a faccia) con un caso COVID-19, a distanza minore di 2 metri e di almeno 15 minuti;  una persona che si è trovata in un ambiente chiuso (ad esempio aula, sala riunioni, sala d'attesa dell'ospedale) con un caso COVID-19 in assenza di DPI idonei;  un operatore sanitario o altra persona che fornisce assistenza diretta ad un caso COVID-19 oppure personale di laboratorio addetto alla manipolazione di campioni di un caso COVID-19 senza l’impiego dei DPI raccomandati o mediante l’utilizzo di DPI non idonei;  una persona che ha viaggiato seduta in treno, aereo o qualsiasi altro mezzo di trasporto entro due posti in qualsiasi direzione rispetto a un caso COVID-19; sono contatti stretti anche i compagni di viaggio e il personale addetto alla sezione dell’aereo/treno dove il caso indice era seduto.

4 Gli operatori sanitari, sulla base di valutazioni individuali del rischio, possono ritenere che alcune persone, a prescindere dalla durata e dal setting in cui è avvenuto il contatto, abbiano avuto un'esposizione ad alto rischio. Le attività di ricerca e gestione dei contatti possono essere di difficile esecuzione quando la trasmissione del virus è sostenuta, ma dovrebbero essere effettuate quanto più possibile, concentrandosi su:  contatti familiari  operatori sanitari  comunità chiuse ad alto rischio (dormitori, strutture per lungodegenti, RSA, etc..)  gruppi di popolazione vulnerabile.

Azioni chiave dopo l’identificazione di un caso Le Regioni e Provincie Autonome, attraverso le strutture sanitarie locali, sono responsabili delle attività di contact tracing - sorveglianza epidemiologica e sorveglianza attiva dei contatti.

Tali attività sono affidate al Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda Sanitaria Locale, che può avvalersi della collaborazione di altro personale reclutato. Si descrivono, di seguito, le fasi chiave successive all'identificazione di un caso confermato o probabile. Intervista al caso indice Il Dipartimento di Prevenzione intervista il caso indice per raccogliere informazioni sulla storia clinica e sui possibili contatti. Questo dovrebbe avvenire attraverso una chiamata telefonica, ove possibile.

Se i casi sono ricoverati in ospedale e non sono in grado di collaborare, il personale ospedaliero o il medico curante possono raccogliere le informazioni direttamente dai familiari o da coloro che prestano attività assistenziali (caregivers). Identificazione ed elenco dei contatti stretti Il Dipartimento di Prevenzione identifica i contatti stretti (dati anagrafici, indirizzo, numero di telefono) e provvede ad elencarli in un data base, avvalendosi anche del formato Excel (Allegato 1).

Per i contatti:  residenti/domiciliati in località afferenti ad altre ASL della stessa Regione, le informazioni vengono comunicate all’interno del circuito regionale dalla ASL che identifica il caso alla ASL di residenza/domicilio, ovvero sulla base di eventuali indicazioni operative regionali;  residenti/domiciliati fuori Regione, le informazioni devono essere comunicate dall’Autorità sanitaria regionale di identificazione del caso all’ Autorità sanitaria della Regione o Provincia Autonoma di residenza/domicilio e al Ministero della Salute, Direzione Generale della Prevenzione sanitaria - Ufficio 5;  residenti/domiciliati all’estero, le informazioni devono essere comunicate dall’Autorità sanitaria regionale di identificazione del caso al Ministero della Salute - Direzione Generale della Prevenzione sanitaria - Ufficio 5, che informerà lo Stato coinvolto, attraverso la piattaforma della Commissione Europea EWRS – “Early Warning Response System” o tramite la rete dei “National Focal Point” (NFP) previsti dal Regolamento Sanitario Internazionale (IHR 2005). 5 Nella raccolta delle informazioni, si deve prestare attenzione all'appartenenza del contatto a uno dei gruppi a rischio di sviluppare forme gravi di COVID-19 e all’attività lavorativa svolta, quale assistenza ad anziani, a persone immunocompromesse e ad altre popolazioni vulnerabili. Informazioni/indicazioni e sorveglianza Il Dipartimento di prevenzione fornisce informazioni e indicazioni chiare, anche per iscritto, sulle misure precauzionali da attuare ed eventuale documentazione educativa generale nei riguardi dell’infezione da SARS-CoV-2, comprese le modalità di trasmissione, gli interventi di profilassi che sono necessari (sorveglianza attiva, quarantena, ecc.), i possibili sintomi clinici e le istruzioni sulle misure da attuare in caso di comparsa di sintomatologia. In particolare, l'operatore di sanità pubblica del Dipartimento di Prevenzione territorialmente competente:  provvede alla prescrizione della quarantena per 14 giorni successivi all'ultima esposizione, e informa il Medico di Medicina Generale o il Pediatra di Libera Scelta da cui il contatto è assistito anche ai fini dell’eventuale certificazione INPS (circolare INPS HERMES 25 febbraio 2020 0000716 del 25 febbraio 2020). In caso di necessità di certificazione ai fini INPS per l’assenza dal lavoro, procede a rilasciare una dichiarazione indirizzata all’INPS, al datore di lavoro e al medico di medicina generale o al pediatra di libera scelta in cui si dichiara che per motivi di sanità pubblica il contatto è stato posto in quarantena precauzionale, specificandone la data di inizio e fine;  esegue sorveglianza attiva quotidianamente (mediante telefonate, e-mail o messaggi di testo) per ottenere informazioni sulle condizioni cliniche del contatto. I contatti stretti di casi COVID-19 devono rispettare le seguenti indicazioni:  divieto assoluto di mobilità dalla propria abitazione/dimora e di contatti sociali.

La persona sottoposta ad isolamento domiciliare deve rimanere in una stanza dedicata e dotata di buona ventilazione, possibilmente con bagno dedicato, e limitare al massimo i movimenti in altri spazi comuni della casa. In presenza di altre persone, deve essere mantenuta una distanza di almeno un metro;  rimanere raggiungibili per le attività di sorveglianza attiva;  misurare la temperatura corporea due volte al giorno e in caso di percezione di aumento della temperatura;  lavare frequentemente le mani, in particolare, dopo qualsiasi contatto con i fluidi corporei (secrezioni respiratorie, urine e feci);  in caso di insorgenza dei sintomi o segni compatibili con COVID-19, anche lievi, in particolare febbre o almeno uno tra faringodinia, tosse, rinorrea/congestione nasale, difficoltà respiratoria, mialgie, anosmia/ageusia/disgeusia, diarrea, astenia deve: o telefonare immediatamente al medico di medicina generale o al pediatra di libera scelta e al Dipartimento di Prevenzione della ASL; o auto-isolarsi, ovvero restare a casa in una stanza con porta chiusa, garantendo un'adeguata ventilazione naturale; 6 o se la sintomatologia lo consente, indossare una mascherina chirurgica alla comparsa dei primi sintomi; o tossire e starnutire direttamente su di un fazzoletto di carta o nella piega del gomito. Questi fazzoletti dovranno essere riposti dallo stesso paziente ponendoli dentro almeno due sacchetti resistenti chiusi (uno dentro l'altro), per evitare contatti da parte degli operatori ecologici.

Il Dipartimento di prevenzione provvede a fornire ai contatti mascherine chirurgiche e termometro, se non ne dispongono. L’isolamento al domicilio può necessitare di misure di sostegno sociale per il corretto svolgimento della quarantena.

Essa deve essere realizzata attraverso la collaborazione dei servizi di sanità pubblica territorialmente competenti, i servizi sociali delle amministrazioni comunali, le associazioni di volontariato del territorio.

Devono essere garantite alcune funzioni quali il supporto per le necessità della vita quotidiana per le persone sole e prive di caregiver (sostegno della rete familiare e di vicinato) ed il supporto psicologico.

Laddove le condizioni adeguate per quarantena/isolamento non possano essere garantite presso l’abitazione, si raccomanda di proporre il trasferimento in strutture di tipo residenziale appositamente dedicate con un adeguato supporto sanitario per il monitoraggio e l’assistenza.

2 Al termine del periodo di sorveglianza, il Dipartimento di Prevenzione comunica ai contatti l’esito della sorveglianza. Esecuzione dei test diagnostici3 Il Dipartimento di prevenzione monitora l’evolvere della situazione clinica dei contatti e provvede all’esecuzione dei test diagnostici in coloro che sviluppano sintomi, anche lievi, compatibili con COVID-19. Se il test sulla persona esposta è positivo, si notifica il caso e si avvia la ricerca dei contatti. Per il rientro in comunità bisognerà attendere la guarigione clinica (cioè la totale assenza di sintomi).

La conferma di avvenuta guarigione prevede l’effettuazione di due tamponi a distanza di 24 ore l’uno dall’altro. Se entrambi i tamponi risulteranno negativi la persona potrà definirsi guarita, altrimenti proseguirà l’isolamento fiduciario. I riferimenti relativi alle indicazioni degli organismi internazionali per le misure da adottare vengono riportati in nota. 456 Se il test è negativo, il contatto continua l’isolamento fiduciario per 14 giorni dopo l'ultima esposizione e si ripete il test prima della re-immissione in comunità. Si ribadisce che in caso di risultato negativo di un test condotto su un campione biologico da paziente fortemente sospetto per infezione da SARS-CoV-2, si raccomanda di ripetere il prelievo di campioni biologici in tempi successivi e da diversi siti del tratto respiratorio.

Se le risorse lo consentono, è opportuno considerare di testare i contatti asintomatici al termine della quarantena.

Nel caso di focolai che coinvolgano strutture ospedaliere, lungodegenze, RSA o altre strutture residenziali per anziani il test va offerto ai residenti e a tutti gli operatori sanitari coinvolti. Applicazioni mobili per contact tracing Nell’ambito del contact tracing, l'utilizzo di tecnologie come le applicazioni mobili (“apps”) offre numerose possibilità, sebbene il metodo tradizionale rimanga quello principale per la ricerca e la gestione dei contatti.

Le applicazioni mobili possono integrare e supportare questo processo, ma in nessun caso possono essere l'unico strumento utilizzato. Bisogna considerare infatti che non tutta la popolazione scaricherà l'applicazione di ricerca dei contatti sul proprio dispositivo mobile e che il suo utilizzo sarà basso in alcune popolazioni chiave (ad esempio gli anziani).7 Le applicazioni mobili per il contact tracing offrono diversi vantaggi:  non si basano sulla memoria del caso positivo (che potrebbe trovarsi in condizioni cliniche gravi al momento del colloquio);  consentono di rintracciare contatti sconosciuti al caso (ad es. passeggeri che si sono seduti vicini su un mezzo di trasporto);  possono potenzialmente accelerare il processo di contact tracing;  possono facilitare il follow-up dei contatti da parte delle autorità sanitarie.

Applicazione IMMUNI Nel contesto emergenziale COVID-19, l’Applicazione IMMUNI è stata scelta, nel nostro Paese, quale strumento coadiuvante il contact tracing tradizionale. L’adozione di un’applicazione unica nazionale per il tracciamento dei contatti, interoperabile anche a livello europeo, ha come obiettivo quello di individuare in maniera sempre più completa gli individui potenzialmente esposti a SARSCoV-2 e, attraverso le misure di sorveglianza sanitaria, contribuire a interrompere la catena di trasmissione.

L’applicazione si baserà sull’installazione volontaria da parte degli utenti e il suo funzionamento potrà cessare non appena sarà terminata la fase di emergenza, con eliminazione di tutti i dati generati durante il suo funzionamento. Le funzionalità principali dell’App sono:  inviare una notifica alle persone che possono essere state esposte ad un caso COVID-19 – contatti stretti – con le indicazioni su patologia, sintomi e azioni di sanità pubblica previste;  invitare queste persone a mettersi in contatto con il medico di medicina generale o pediatra di libera scelta spiegandogli di aver ricevuto una notifica di contatto stretto di COVID-19 da Immuni. Per raggiungere questi obiettivi, l’app si avvale del tracciamento di prossimità (anche noto come tracciamento contatti) basato su tecnologia Bluetooth Low Energy, senza ricorso alla geolocalizzazione.

Quando un utente installa Immuni sul suo smartphone, l’app inizia a scambiare identificativi anonimi (codici randomici) con altri dispositivi che hanno installato la stessa app. Si tratta di codici anonimi che non permettono di risalire al dispositivo corrispondente, né tanto meno all’identità della persona, nel pieno rispetto delle raccomandazioni emanate dalla Commissione Europea il 16 aprile 2020 in merito alle app per il tracciamento di prossimità.

Quando un utente risulta SARS-CoV-2 positivo, l’operatore sanitario che gli ha comunicato l’esito del test diagnostico gli chiede se ha scaricato l’app e lo invita a selezionare sul proprio smartphone l’opzione per il trasferimento delle sue chiavi anonime nel sistema del Ministero della salute. L’app restituisce un codice numerico (OTP) che l’utente comunica all’operatore sanitario. Il codice viene inserito, da parte dell’operatore sanitario, all’interno di un’interfaccia gestionale dedicata, accessibile per il tramite del Sistema Tessera Sanitaria, e il caricamento viene confermato dall’utente. La App notifica, agli utenti con cui il caso è stato a contatto, il rischio a cui sono stati esposti e le indicazioni da seguire, attraverso un messaggio il cui testo è unico su tutto il territorio nazionale e che lo invita a contattare il medico di medicina generale o il pediatra di libera scelta che farà una prima valutazione dell’effettiva esposizione al rischio del soggetto. L’App Immuni, inserita all’interno del sistema tradizionale per favorire il tracciamento dei contatti, prevede una stretta collaborazione fra il cittadino, il Medico di Medicina Generale, il Pediatra di Libera Scelta e il Dipartimento di Prevenzione.

I dati personali, infine, verranno utilizzati per le finalità previste dall’articolo 6 del Decreto-Legge 30 aprile 2020, n. 288 al solo scopo di allertare le persone che siano entrate in contatto stretto con persone risultate Covid-19 positive e tutelarne la salute, mentre le medesime informazioni, in forma aggregata e anonima, attraverso apposita reportistica, che il Ministero della salute metterà a disposizione delle Regioni e Province autonome, potranno, ai sensi del comma 3, essere utilizzate per fini di sanità pubblica, profilassi, statistici o di ricerca scientifica. Si invita a voler dare la massima diffusione alla presente nota circolare ai servizi e ai soggetti interessati.

Indicazioni operative per l'attività odontoiatrica durante la fase 2 della pandemia Covid-19

Assicurare una ripartenza in sicurezza dell’attività odontoiatrica. Questo lo scopo del documento "Indicazioni operative per l'attività odontoiatrica durante la fase 2 della pandemia Covid-19" realizzato dal Tavolo tecnico di odontoiatria, insediatosi su proposta del Viceministro Sen.Pierpaolo Sileri, composto da Prof. Enrico Gherlone (referente del tavolo tecnico), Prof.ssa Antonella Polimeni, dott. Fausto Fiorile, dott. Raffaele Iandolo, dott. Carlo Ghirlando.

Il documento, validato dal Comitato tecnico scientifico, offre indicazioni cliniche procedurali di riferimento riguardanti gli standard minimi di sicurezza che gli studi odontoiatrici dovranno adottare al fine di ridurre al minimo il rischio di trasmissione di infezione in ambito odontoiatrico, poiché ogni paziente va considerato come potenzialmente contagioso. Come sottolineato dal Prof Gherlone nell'introduzione, l’importante è che non si scenda al di sotto del livello indicato poiché in questo caso non sarà garantita la sicurezza del paziente e degli operatori.

Completano la descrizione delle procedure di sicurezza grafiche, tabelle riassuntive, questionari per il triage telefonico e in studio, esempi operativi di informazione e consenso.

Consulta il documento

http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioNotizieNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=4835

Data di pubblicazione: 30 maggio 2020 , ultimo aggiornamento 30 maggio 2020

AIFA sospende l’autorizzazione all’utilizzo di idrossiclorochina

AIFA sospende l’autorizzazione all’utilizzo di idrossiclorochina per il trattamento del COVID-19 al di fuori degli studi clinici

Fin dall’inizio dell’emergenza COVID-19, l’AIFA e la sua Commissione Tecnico-Scientifica (CTS) sono state costantemente impegnate in un processo di continuo aggiornamento delle evidenze scientifiche, e hanno predisposto delle schede che rendono via via espliciti gli indirizzi terapeutici entro cui è possibile prevedere un uso controllato e sicuro dei farmaci utilizzati nell’ambito di questa emergenza.

In particolare l’idrossiclorochina, pur in assenza di indicazione terapeutica specifica per il COVID-19, è stata resa disponibile a carico del SSN tenendo conto di evidenze scientifiche preliminari su pazienti COVID e a fronte di un profilo di tossicità che appariva consolidato sulla base degli usi clinici autorizzati per il trattamento cronico delle malattie reumatiche. La posizione dell’Agenzia è stata pertanto quella di prevederne l’utilizzo, ai dosaggi e per i tempi indicati nelle schede, nel contesto di una accurata valutazione del rapporto rischio/beneficio nei singoli casi, considerando attentamente le patologie concomitanti (sindrome del QT lungo, aritmie maggiori, insufficienza epatica o renale, disturbi elettrolitici), le associazioni farmacologiche (in particolare per i farmaci che aumentano il QT) e l’anamnesi di favismo (deficit di G6PD).

Al momento attuale tuttavia, nuove evidenze cliniche relative all’utilizzo di idrossiclorochina nei soggetti con infezione da SARS-CoV-2 (seppur derivanti da studi osservazionali o da trial clinici di qualità metodologica non elevata) indicano un aumento di rischio per reazioni avverse a fronte di benefici scarsi o assenti.

Per tale ragione, in attesa di ottenere prove più solide dagli studi clinici in corso in Italia e in altri paesi (con particolare riferimento a quelli randomizzati), l’AIFA sospende l’autorizzazione all’utilizzo di idrossiclorochina per il trattamento dell’infezione da SARS-CoV-2, al di fuori degli studi clinici, sia in ambito ospedaliero che in ambito domiciliare. Tale utilizzo viene conseguentemente escluso dalla rimborsabilità. Si ribadisce altresì che l’Agenzia non ha mai autorizzato l’utilizzo di idrossiclorochina a scopo preventivo.

L’eventuale prosecuzione di trattamenti già avviati è affidata alla valutazione del medico curante.

La scheda AIFA relativa all’utilizzo di idrossiclorochina nella terapia dei pazienti adulti con COVID-19 sarà tempestivamente aggiornata.

Infine, è opportuno segnalare che, sulla base delle evidenze attualmente disponibili, non sussistono elementi concreti che possano modificare la valutazione del rapporto rischio/beneficio per le indicazioni già autorizzate (artrite reumatoide in fase attiva e cronica e lupus eritematoso discoide e disseminato). I pazienti con patologie reumatiche in trattamento con idrossiclorochina possono pertanto proseguire la terapia secondo le indicazioni del medico curante.

Come già premesso, l’Agenzia e la CTS sono impegnate in un processo di continuo aggiornamento delle informazioni relative alle prove di efficacia e sicurezza che si renderanno a mano a mano disponibili.


Pubblicato il: 26 maggio 2020 https://www.aifa.gov.it/web/guest/-/aifa-sospende-l-autorizzazione-all-utilizzo-di-idrossiclorochina-per-il-trattamento-del-covid-19-al-di-fuori-degli-studi-clinici

CIRCOLARE MEDICO DEL LAVORO

Il 24 aprile 2020, è stato integrato e modificato il Protocollo condiviso di regolazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro, sottoscritto il 14 marzo 2020.

Il 9 aprile 2020 il Comitato Tecnico Scientifico istituito presso il Dipartimento della Protezione Civile ha approvato il Documento tecnico sulla possibile rimodulazione delle misure di contenimento del contagio da SARS-CoV-2 nei luoghi di lavoro e strategie di prevenzione.

Sulla scorta di questi due documenti e in linea coi loro principi, il Ministero ha emanato una circolare contenete indicazioni operative relative alle attività del medico competente, richiamando l’attenzione su questa figura nella fase di riapertura delle attività produttive sospese in corso di pandemia da SARS-COV.

Se, infatti, il ruolo del medico competente risulta di primo piano nella tutela della salute e sicurezza sul lavoro nell’ordinarietà dello svolgimento delle attività lavorative, esso si amplifica nell’attuale momento di emergenza pandemica, periodo durante il quale egli va a confermare il proprio ruolo di “consulente globale” del datore di lavoro.

Leggi la circolare 29 aprile 2020 - Indicazioni operative relative alle attività del medico competente nel contesto delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus SARS-CoV-2 negli ambienti di lavoro e nella collettività.

Per approfondire:

Data di pubblicazione: 29 aprile 2020, ultimo aggiornamento 29 aprile 2020

Covid-19, nasce 800.833.833 numero verde di supporto psicologico

Ministero della salute Comunicato n. 154 Data del comunicato 27 aprile 2020

L’iniziativa del Ministero della Salute e della Protezione Civile: tutti i giorni, dalle 8 alle 24, oltre 2mila professionisti specializzati risponderanno al telefono, oppure on line, alle richieste di aiuto. Il servizio sarà sicuro e gratuito

L’emergenza Covid-19 sta mettendo a dura prova la tenuta psicologica delle persone alle prese con una situazione inedita nella sua drammaticità. Il timore del contagio, le misure di isolamento, tanto indispensabili sul piano sanitario, quanto difficili su quello umano, la solitudine, i lutti, le incertezze economiche: tutti elementi che possono far nascere attacchi di ansia, stress, paure, disagio.

Per queste ragioni da oggi, 27 aprile, sarà operativo il numero verde di supporto psicologico 800.833.833, attivato dal Ministero della Salute e dalla Protezione Civile, con il sostegno tecnologico offerto gratuitamente da TIM. Un numero scelto rendendo omaggio alla Legge 23 dicembre 1978, numero 833, che ha istituito il Servizio Sanitario Nazionale. Il numero sarà raggiungibile anche dall’estero al 02.20228733 e saranno previste modalità di accesso anche per i non udenti.

“È una risposta strutturata ed importante messa in atto accanto a tutti gli sforzi della sanità italiana per fronteggiare al meglio la sfida del Coronavirus – spiega il ministro della Salute, Roberto Speranza –. In questo momento è fondamentale essere vicini alle persone che hanno bisogno di un sostegno emotivo, dare ascolto alle loro fragilità, affrontare insieme le paure”.

Tutti i giorni, dalle ore 8 alle 24, professionisti specializzati, psicologi, psicoterapeuti e psicoanalisti, risponderanno al telefono alle richieste di aiuto. L’iniziativa punta ad affiancare, in questa fase di isolamento sociale, tutti i servizi di assistenza psicologica garantiti dal SSN: è sicuro, gratuito e organizzato su due livelli di intervento. Il primo livello è di ascolto telefonico e si propone di rispondere al disagio derivante dal Covid-19.

L'obiettivo è fornire rassicurazioni e suggerimenti, aiutare ad attenuare l’ansia davanti ad una quotidianità travolta dall’arrivo dell’epidemia e si risolve in un unico colloquio.

Per rispondere all’esigenza di fornire un ascolto più approfondito e prolungato nel tempo, le chiamate saranno indirizzate verso il secondo livello di cui fanno parte, oltre ai servizi sanitari e sociosanitari del SSN, molte società scientifiche in ambito psicologico. Le richieste di aiuto saranno inoltrate dal primo livello anche in base alle loro specificità: ad esempio, psicologia dell’infanzia e dell’adolescenza, dipendenze, psico-oncologia. I professionisti del secondo livello offriranno colloqui di sostegno, ripetuti fino a 4 volte, via telefono oppure on line. L’obiettivo è fornire consultazioni esperte attraverso un ascolto empatico del dolore e dell’angoscia connessa all’emergenza, favorendo così l’attivazione di un processo di elaborazione dell’evento traumatico. Tutto ciò consente a chi chiede aiuto l’acquisizione di competenze emotive e cognitive utili per affrontare anche il post-emergenza.

“Il volontariato di protezione civile è uno dei pilastri su cui da sempre si fonda il nostro Servizio Nazionale. Nel corso degli anni il Dipartimento ha puntato molto sulla formazione e siamo orgogliosi di poter contare sul lavoro di oltre 800mila uomini e donne preparate a fronteggiare sfide diverse e sempre impegnative. A partire da oggi, oltre alle tante attività che hanno visto al lavoro i nostri volontari nella lotta al Covid-19, saremo impegnati con le associazioni specializzate in psicologia dell’emergenza nel supporto al servizio d’ascolto psicologico. Ancora una volta i volontari di protezione civile hanno messo a servizio del Paese la loro grande passione e professionalità” spiega Angelo Borrelli, Capo Dipartimento Protezione Civile.

Il servizio coordinato dal Ministero della Salute, dalla dottoressa Mariella Mainolfi, con il supporto tecnico della dottoressa Maria Assunta Giannini, vede la partecipazione di diverse associazioni e società scientifiche di area psicologica.

Del primo livello fanno parte più di 500 psicologi dell’emergenza afferenti alle Associazioni del Volontariato della Protezione Civile: Federazione Psicologi per i Popoli, la Società Italiana di Psicologia dell'Emergenza, il Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta, il Centro Alfredo Rampi.

Al secondo livello partecipano oltre 1500 psicoterapeuti volontari delle seguenti società scientifiche iscritte nell’elenco del Ministero (D.M. 2 agosto 2017) e facenti parte della Consulta CNOP: l’Associazione Italiana di Psicologia (AIP), l’Associazione Italiana Psicologia Psicoanalitica (AIPA), la Federazione Italiana delle Associazioni di Psicoterapia (FIAP), Soci Italiani European Federation for Psychoanalytic Psychotherapy (SIEFPP), Società Italiana di Psico-oncologia (SIPO), la Società Italiana di Psicologia Pediatrica (S.I.P.Ped), la Società Italiana di Terapia Comportamentale e Cognitiva (SITCC), la Società Italiana Tossicodipendenze (SITD) e la Società Psicoanalitica Italiana (SPI).

fonte http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioComunicatiNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&id=5531

Data di pubblicazione: 27 aprile 2020 

Covid-19: tutela Inail per i casi di infezione sul lavoro

BETTONI : "NECESSARIO AMPLIARE LA PLATEA DEGLI ASSICURATI”

L’Istituto, con la circolare n. 13 del 3 aprile, pubblicata in applicazione del decreto legge Cura Italia, ha stabilito che la tutela assicurativa per i casi di infezione da Covid 19 si applica innanzitutto agli operatori sanitari, che sono esposti a un elevato rischio di contagio, e ad altri lavoratori che operano in contatto con l’utenza, ma si può estendere anche ai casi in cui l’identificazione delle cause del contagio si presenti più difficoltosa.

https://www.inail.it/cs/internet/comunicazione/multimedia/video-gallery/videogallery-circolare-inail.html

scarica la circolare 

Nuove misure europee per garantire disponibilità dei farmaci utilizzati nella pandemia da COVID-19

Alcuni Stati membri dell'UE hanno segnalato di aver iniziato a rilevare carenze di alcuni medicinali utilizzati per i pazienti affetti da COVID-19 o di attendersi che tali carenze si verificheranno molto presto. Tra i medicinali carenti figurano quelli utilizzati nei reparti di terapia intensiva, come alcuni anestetici, antibiotici e miorilassanti, nonché farmaci utilizzati off-label per il COVID-19. Per questo motivo, le autorità dell'UE stanno mettendo in atto misure supplementari per attenuare in modo coordinato l'impatto della pandemia sulla catena di approvvigionamento dei medicinali.

Per contribuire ad attenuare le interruzioni nell'approvvigionamento, il gruppo direttivo esecutivo dell'UE sulle carenze di medicinali provocate da eventi importanti, che assicura una leadership strategica per un'azione urgente e coordinata sulle carenze all'interno dell'Unione durante questa pandemia, si sta occupando di creare, di concerto con l'industria farmaceutica, il sistema “i-SPOC” (punto di contatto unico dell’industria), volto ad accelerare l'interazione sulle carenze tra l'industria e il gruppo direttivo esecutivo dell'UE. Grazie a questo sistema, ogni azienda farmaceutica riferirà direttamente a EMA, sia per quanto riguarda i farmaci autorizzati a livello centrale sia per quelli autorizzati a livello nazionale, le carenze previste o attuali di medicinali fondamentali utilizzati nell’ambito del COVID-19. Occorre precisare che, in parallelo, dette aziende continueranno a segnalare le carenze anche alle autorità nazionali competenti.

Sebbene le carenze di medicinali siano gestite a livello nazionale dalle autorità nazionali competenti, ad EMA è stato chiesto di assumere un ruolo centrale di coordinamento per sostenere attivamente le azioni di prevenzione e gestione degli Stati membri durante questa straordinaria crisi sanitaria.

Si tratta di un nuovo tipo di attività per cui non è possibile avvalersi di meccanismi pre-esistenti e per svolgere la quale l’Agenzia deve porre in essere processi nuovi e ad hoc, oltre a destinare risorse in via prioritaria. Ad esempio, l'Agenzia sta raccogliendo in modo proattivo le informazioni fornite dagli Stati membri al fine di monitorare o prevedere le carenze in ambito ospedaliero in tutta l’Unione. L’Agenzia è inoltre in collegamento con gli Stati membri per stabilire l'impatto che il divieto di esportazione, disposto dalle autorità indiane per 14 principi attivi (API), può avere sulla disponibilità di taluni medicinali negli Stati membri. Assieme ai partner del network regolatorio, EMA sta monitorando in maniera stringente la situazione.

Nel contesto della pandemia, EMA e la rete dell'UE stanno prendendo in considerazione misure moderative, come azioni di tipo regolatorio per sostenere l'aumento delle capacità produttive, ad esempio accelerando l'approvazione di nuove linee o di nuovi siti di produzione. Sono inoltre in corso discussioni con l'industria farmaceutica per incrementare la capacità di produzione di tutti i medicinali utilizzati nell’ambito della lotta al COVID-19, in particolare dei medicinali che rischiano di diventare carenti.

Maggiori dettagli nel comunicato stampa EMA disponibile nei documenti correlati


Pubblicato il: 06 aprile 2020

Ordinanza del ministro Speranza con nuove restrizioni per fermare il contagio

Di seguito le misure stabilite nell'ordinanza, che avranno validità fino al 25 marzo:

  • è vietato l’accesso del pubblico ai parchi, alle ville, alle aree gioco e ai giardini pubblici;
  • non è consentito svolgere attività ludica o ricreativa all’aperto; resta consentito svolgere individualmente attività motoria in prossimità della propria abitazione, purché comunque nel rispetto della distanza di almeno un metro da ogni altra persona;
  • sono chiusi gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, posti all’interno delle stazioni ferroviarie e lacustri, nonché nelle aree di servizio e rifornimento carburante, con esclusione di quelli situati lungo le autostrade, che possono vendere solo prodotti da asporto da consumarsi al di fuori dei locali;
  • restano aperti quelli siti negli ospedali e negli aeroporti, con obbligo di assicurare in ogni caso il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro;
  • nei giorni festivi e prefestivi, nonché in quegli altri che immediatamente precedono o seguono tali giorni, è vietato ogni spostamento verso abitazioni diverse da quella principale, comprese le seconde case utilizzate per vacanza.

Leggi l'ordinanza.

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fonte http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano%26menu=notizie%26p=dalministero%26id=4283" style="color: rgb(159, 0, 56); font-weight: bold; font-size: 1em;">

Data di pubblicazione: 20 marzo 2020, ultimo aggiornamento 21 marzo 2020

Covid-19, ricetta medica via email o con messaggio sul telefono

“Dobbiamo fare di tutto per limitare gli spostamenti e ridurre la diffusione del virus Covid-19. Puntiamo con forza sulla ricetta medica via email o con messaggio sul telefono. Un passo avanti tecnologico che rende più efficiente tutto il sistema sanitario nazionale”. Così il ministro della Salute, Roberto Speranza, commenta la firma, in queste ore, da parte del Capo Dipartimento della Protezione Civile di un’ordinanza che consente ai cittadini di ottenere dal proprio medico il “Numero di ricetta elettronica” senza più la necessità di ritirare fisicamente, e portare in farmacia, il promemoria cartaceo. Si tratta di un’ulteriore misura che viene incontro alla necessità di limitare la circolazione dei cittadini e di arrestare i contagi del nuovo coronavirus.

“Al momento della generazione della ricetta elettronica da parte del medico prescrittore – si legge nell’ordinanza – l’assistito può chiedere al medico il rilascio del promemoria dematerializzato ovvero l’acquisizione del Numero di Ricetta Elettronica tramite:

  • trasmissione del promemoria in allegato a messaggio di posta elettronica, laddove l’assistito indichi al medico prescrittore la casella di posta elettronica certificata (PEC) o quella di posta elettronica ordinaria (PEO);

  • comunicazione del Numero di Ricetta Elettronica con SMS o con applicazione per telefonia mobile che consente lo scambio di messaggi e immagini, laddove l’assistito indichi al medico prescrittore il numero di telefono mobile;

  • comunicazione telefonica da parte del medico prescrittore del Numero di Ricetta Elettronica laddove l’assistito indichi al medesimo medico il numero telefonico”.

Nella stessa ordinanza, disposta di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze e con l’intesa del Presidente della Conferenza delle Regioni e Province autonome, vengono disciplinate anche tutte le modalità operative per farmacie e ASL per i farmaci distribuiti in modalità diverse dal regime convenzionale e per i medicinali che richiedono un controllo ricorrente dei pazienti.

Data di pubblicazione: 20 marzo 2020

AIFA e Istituto Nazionale per lo studio e la cura dei tumori di Napoli avviano uno studio per l'utilizzo di Tocilizumab nella malattia COVID 19

AIFA annuncia l’autorizzazione dello studio TOCIVID-19 che valuterà l’efficacia e la sicurezza del tocilizumab nel trattamento della polmonite in corso di COVID-19.

Lo studio è promosso dall’Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori di Napoli con l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e l’IRCCS di Reggio Emilia, e con la Commissione Tecnico Scientifica di AIFA, ed è frutto di una stretta collaborazione tra diverse istituzioni pubbliche per valutare l’impatto di questo farmaco (approvato per l’artrite reumatodie) che ha recentemente ricevuto segnalazioni di possibili benefici nei malati di coronavirus.

Due gli obiettivi:

  • produrre dati scientificamente validi sul trattamento
  • consentire che l’uso attualmente già diffuso possa avviare un nuovo percorso che consenta di tracciare tutti i trattamenti e valutarne in maniera sistematica l’impatto terapeutico.

Sono previsti due gruppi di pazienti, ma il trattamento sarà uguale per tutti.

Il primo gruppo (studio di fase 2) verificherà una ipotesi di riduzione della mortalità a un mese. Saranno trattati 330 pazienti ricoverati per polmonite da COVID-19 che mostrino i primi segni di insufficienza respiratoria o che siano stati intubati entro le ultime 24 ore.

Il secondo gruppo (raccolta dati o studio osservazionale) è stato concepito con l’obiettivo di migliorare le modalità di gestione dell’ emergenza in corso e includerà i pazienti già intubati da oltre 24 ore e i pazienti che siano già stati trattati prima della registrazione sia intubati che non intubati. Il numero di questi pazienti non è definito a priori poiché la numerosità deriverà dalla valutazione dei risultati della fase 2 e dall’andamento della pandemia.

Allo studio potranno partecipare tutti i centri clinici che ne faranno domanda e verrà gestito dalla piattaforma web del promotore (l’Istituto Pascale di Napoli) che da anni viene utilizzata presso l’Unità Sperimentazioni Cliniche per la conduzione di studi clinici internazionali in oncologia.

Lo studio sarà strettamente monitorato da un comitato di clinici e metodologi indipendenti che potranno verificare l’andamento dei risultati e valutarne la rilevanza.

clicca qui per leggere il comunicato stampa STUDIO PER L’UTILIZZO DI TOCILIZUMAB NELLA MALATTIA COVID 19. Comunicato Stampa – 17 Marzo 2020

fonte https://www.aifa.gov.it/web/guest/-/aifa-e-istituto-nazionale-per-lo-studio-e-la-cura-dei-tumeri-di-napoli-avviano-uno-studio-per-l-utilizzo-di-tocilizumab-nella-malattia-covid-19

I farmaci più efficaci contro il coronavirus

La corsa del nuovo coronavirus, Sars-CoV-2, continua senza sosta, quasi indisturbata. Eppure, tra le nuove misure restrittive appena decise dal governo italiano, la speranza di un vaccino anti-coronavirus e la cura di chi è affetto dalla Covid-19, potremmo riuscire finalmente a metterlo a freno. Sebbene oggi non ci siano terapie specifiche e il trattamento dei casi più lievi consista nell’assunzione di farmaci antipiretici e somministrazione di fluidi e di ossigeno (in caso di polmonite), tra gli ostacoli che gli stiamo ponendo di fronte, tuttavia, ci sono anche quei farmaci che si stanno dimostrando più efficaci nel trattamento dei casi più gravi di infezioni da nuovo coronavirus. A ricordarne alcuni è Guido Silvestri, docente alla Emory University di Atlanta e fondatore con Roberto Burioni del Patto trasversale per la scienza, che in un post su Facebookli ha definiti come “le speranze della scienza”.

I farmaci che aiutano

Tra le opzioni terapeutiche che cita l’esperto c’è il remdesivir, un antivirale sperimentale già testato con moderato successo contro diversi tipi di coronavirus in studi animali. Il farmaco è in grado di bloccare gli enzimi usati dai virus per la replicazione nelle cellule umane. Come vi avevamo raccontato, sebbene non sia ancora stato approvato per l’uso clinico, sembra essere sicuro stando ai risultati di un trial clinico condotto nel 2018 su pazienti che avevano contratto l’ebola. “Almeno a livello aneddotico, sembra funzionare in molti casi di Covid-19”, spiega Silvestri. “Il farmaco va usato solo in casi di sintomi polmonari e sotto guida medica”.

Il farmaco contro l’artrite reumatoide

Ci sono anche i farmaci immuno-modulatori, in grado di ridurre la tempesta di citochine, meccanismo alla base di gravi complicanze polmonari. Tra questi, precisa l’esperto, c’è il tocilizumab, anticorpo monoclinale che blocca gli effetti dell’interleuchina-6 nei pazienti con artrite reumatoide, e l’anakinra che è un anticorpo contro il recettore della interleukina-1. Il tocilizumad, ricordiamo, è stato approvato nel 2010 negli Stati Uniti per l’artrite reumatoide e inserito pochi giorni fa dalla National Health Commission cinese nelle linee guida per il trattamento dei casi gravi di Covid-19. Mentre, sempre nei giorni scorsi, il farmaco è stato sperimentato anche all’ospedale Cotugno di Napoli su due pazienti con polmonite severa, che hanno mostrato evidenti miglioramenti.

Inoltre, “allo stadio pre-clinico presso l’Università di Gottingen, in Germania”, conclude Silvestri, “c’è il farmaco camostat mesylate che inibisce la serine-proteasi Tmprss2, una proteina che è necessaria per preparare la cosiddetta spike del Sars-CoV-2 a interagire con il recettore Ace2, che è la molecola che il virus usa come un “cancello” per entrare dentro la cellula”.

Combinazione di farmaci contro l’Aids

Ma non è finita qui: sembrerebbe essere promettente anche la combinazione di due antivirali, il lopinavir e il ritonavir, già approvati per il trattamento dell’Aids. Come vi avevamo raccontato, queste due molecole inibiscono la proteasi, ossia agiscono sugli enzimi usati dai virus per replicarsi all’interno delle cellule. In Cina, già dalle prima fasi dell’infezione, la combinazione tra ritonavir e lopanivir, che secondo studi precedenti condotti su modelli animali hanno portato a una riduzione delle cariche virali in quelli affetti da Sars e Mers, ha avuto successo con un paziente affetto da Covid-19. È stata autorizzata anche la combinazione di ribavirina, che inibisce la sintesi di rna, con gli inibitori della trascrittasi inversa, enzima che permette al virus di trasformare il suo rna in dna (già usati contro il virus dell’Hiv).

Il coronavirus, ancora poco conosciuto

Infine, si sta sperimentando anche la clorochina, un farmaco antimalarico che si è dimostrato moderatamente efficace nell’eliminare il coronavirus nelle colture cellulari. “Covid-19 è nuovo e, per identificare un farmaco capace di agire contro di esso, è necessario identificare la o le strutture del virus che si prestano a essere il bersaglio, per essere attaccate con successo”, spiega in una nota la Società italiana di farmacologia. “Un principio condiviso da alcuni scienziati è quello di usare farmaci che abbiano un ampio spettro di attività, dal momento che conosciamo ancora poco del Covid-19, e che abbiano pochi e lievi effetti collaterali. In questo modo abbiamo più possibilità di intercettare anche qualche componente importante del Covid-19”.

Via: Wired.it https://www.galileonet.it/i-farmaci-piu-efficaci-contro-il-coronavirus/

Coronavirus, Conte firma il Dpcm 11 marzo 2020

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha firmato il nuovo Dpcm recante ulteriori misure in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 sull'intero territorio nazionale.

Di seguito il testo del decreto.

*****

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 

Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400;

Visto il decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante «Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19» e, in particolare, l’articolo 3;

Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 23 febbraio 2020, recante “Disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 45 del 23 febbraio 2020; 

Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 25 febbraio 2020, recante “Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 47 del 25 febbraio 2020;

Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° marzo 2020, recante “Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 52 del 1° marzo 2020;

Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 4 marzo 2020, recante “Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull’intero territorio nazionale”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 55 del 4 marzo 2020;

Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 marzo 2020, recante “Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 59 dell’8 marzo 2020;

Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 9 marzo 2020, recante “Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull'intero territorio nazionale pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.62 del 9 marzo 2020”;

Considerato che l’Organizzazione mondiale della sanità il 30 gennaio 2020 ha dichiarato l’epidemia da COVID-19 un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale;

Vista la delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, con la quale è stato dichiarato, per sei mesi, lo stato di emergenza sul territorio nazionale relativo al rischio sanitario connesso all'insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili;

Considerati l'evolversi della situazione epidemiologica, il carattere particolarmente diffusivo dell'epidemia e l'incremento dei casi sul territorio nazionale; 

Ritenuto necessario adottare, sull’intero territorio nazionale, ulteriori misure in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19;

Considerato, inoltre, che le dimensioni sovranazionali del fenomeno epidemico e l’interessamento di più ambiti sul territorio nazionale rendono necessarie misure volte a garantire uniformità nell’attuazione dei programmi di profilassi elaborati in sede internazionale ed europea; 

Su proposta del Ministro della salute, sentiti i Ministri dell'interno, della difesa, dell'economia e delle finanze, nonché i Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, dello sviluppo economico, delle politiche agricole alimentari e forestali, dei beni e delle attività culturali e del turismo, del lavoro e delle politiche sociali, per la pubblica amministrazione, e per gli affari regionali e le autonomie, nonché sentito il Presidente della Conferenza dei presidenti delle regioni; 

DECRETA:

ART. 1
(Misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale)

Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19 sono adottate, sull’intero territorio nazionale, le seguenti misure:

  1. Sono sospese le attività commerciali al dettaglio, fatta eccezione per le attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità individuate nell’allegato 1, sia nell’ambito degli esercizi commerciali di vicinato, sia nell’ambito della media e grande distribuzione, anche ricompresi nei centri commerciali, purché sia consentito l’accesso alle sole predette attività. Sono chiusi, indipendentemente dalla tipologia di attività svolta, i mercati, salvo le attività dirette alla vendita di soli generi alimentari. Restano aperte le edicole, i tabaccai, le farmacie, le parafarmacie. Deve essere in ogni caso garantita la distanza di sicurezza interpersonale di un metro.
  2. Sono sospese le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie), ad esclusione delle mense e del catering continuativo su base contrattuale, che garantiscono la distanza di sicurezza interpersonale di un metro. Resta consentita la sola ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto. Restano, altresì, aperti gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande posti nelle aree di servizio e rifornimento carburante situati lungo la rete stradale, autostradale e all’interno delle stazioni ferroviarie, aeroportuali, lacustri e negli ospedali garantendo la distanza di sicurezza interpersonale di un metro.
  3. Sono sospese le attività inerenti i servizi alla persona (fra cui parrucchieri, barbieri, estetisti) diverse da quelle individuate nell’allegato 2.
  4. Restano garantiti, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie, i servizi bancari, finanziari, assicurativi nonché l’attività del settore agricolo, zootecnico di trasformazione agro-alimentare comprese le filiere che ne forniscono beni e servizi.
  5. Il Presidente della Regione con ordinanza di cui all’articolo 3, comma 2, del decreto legge 23 febbraio 2020 n. 6, può disporre la programmazione del servizio erogato dalle Aziende del Trasporto pubblico locale, anche non di linea, finalizzata alla riduzione e alla soppressione dei servizi in relazione agli interventi sanitari necessari per contenere l’emergenza coronavirus sulla base delle effettive esigenze e al solo fine di assicurare i servizi minimi essenziali. Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro della salute, può disporre, al fine di contenere l’emergenza sanitaria da coronavirus, la programmazione con riduzione e soppressione dei servizi automobilistici interregionali e di trasporto ferroviario, aereo e marittimo, sulla base delle effettive esigenze e al solo fine di assicurare i servizi minimi essenziali.
  6. Fermo restando quanto disposto dall’articolo 1, comma 1, lettera e), del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’8 marzo 2020 e fatte salve le attività strettamente funzionali alla gestione dell’emergenza, le pubbliche amministrazioni, assicurano lo svolgimento in via ordinaria delle prestazioni lavorative in forma agile del proprio personale dipendente, anche in deroga agli accordi individuali e agli obblighi informativi di cui agli articoli da 18 a 23 della legge 22 maggio 2017, n. 81 e individuano le attività indifferibili da rendere in presenza.
  7. In ordine alle attività produttive e alle attività professionali si raccomanda che:
    1.  sia attuato il massimo utilizzo da parte delle imprese di modalità di lavoro agile per le attività che possono essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza;
    2.  siano incentivate le ferie e i congedi retribuiti per i dipendenti nonché gli altri strumenti previsti dalla contrattazione collettiva;
    3.  siano sospese le attività dei reparti aziendali non indispensabili alla produzione;
    4.  assumano protocolli di sicurezza anti-contagio e, laddove non fosse possibile rispettare la distanza interpersonale di un metro come principale misura di contenimento, con adozione di strumenti di protezione individuale;
    5.  siano incentivate le operazioni di sanificazione dei luoghi di lavoro, anche utilizzando a tal fine forme di ammortizzatori sociali;  
  8. per le sole attività produttive si raccomanda altresì che siano limitati al massimo gli spostamenti all’interno dei siti e contingentato l’accesso agli spazi comuni;
  9. in relazione a quanto disposto nell’ambito dei numeri 7 e 8 si favoriscono, limitatamente alle attività produttive, intese tra organizzazioni datoriali e sindacali.
  10. Per tutte le attività non sospese si invita al massimo utilizzo delle modalità di lavoro agile.

ART. 2
(Disposizioni finali)

1. Le disposizioni del presente decreto producono effetto dalla data del 12 marzo 2020 e sono efficaci fino al 25 marzo 2020.

2. Dalla data di efficacia delle disposizioni del presente decreto cessano di produrre effetti, ove incompatibili con le disposizioni del presente decreto, le misure di cui al  decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 marzo 2020 e del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 9 marzo 2020. 

3. Le disposizioni del presente decreto si applicano alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione.

Roma, 11 marzo 2020
                        
IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 

IL MINISTRO DELLA SALUTE

Allegato 1
COMMERCIO AL DETTAGLIO

Ipermercati
Supermercati
Discount di alimentari
Minimercati ed altri esercizi non specializzati di alimentari vari
Commercio al dettaglio di prodotti surgelati
Commercio al dettaglio in esercizi non specializzati di computer, periferiche, attrezzature per le telecomunicazioni, elettronica di consumo audio e video, elettrodomestici
Commercio al dettaglio di prodotti alimentari, bevande e tabacco in esercizi specializzati (codici ateco: 47.2)
Commercio al dettaglio di carburante per autotrazione in esercizi specializzati
Commercio al dettaglio apparecchiature informatiche e per le telecomunicazioni (ICT) in esercizi specializzati (codice ateco: 47.4)
Commercio al dettaglio di ferramenta, vernici, vetro piano e materiale elettrico e termoidraulico
Commercio al dettaglio di articoli igienico-sanitari
Commercio al dettaglio di articoli per l'illuminazione
Commercio al dettaglio di giornali, riviste e periodici
Farmacie
Commercio al dettaglio in altri esercizi specializzati di medicinali non soggetti a prescrizione medica
Commercio al dettaglio di articoli medicali e ortopedici in esercizi specializzati
Commercio al dettaglio di articoli di profumeria, prodotti per toletta e per l'igiene personale
Commercio al dettaglio di piccoli animali domestici
Commercio al dettaglio di materiale per ottica e fotografia
Commercio al dettaglio di combustibile per uso domestico e per riscaldamento
Commercio al dettaglio di saponi, detersivi, prodotti per la lucidatura e affini
Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via internet
Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato per televisione
Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto per corrispondenza, radio, telefono
Commercio effettuato per mezzo di distributori automatici

Allegato 2
Servizi per la persona

Lavanderia e pulitura di articoli tessili e pelliccia
Attività delle lavanderie industriali
Altre lavanderie, tintorie
Servizi di pompe funebri e attività connesse

fonte http://www.governo.it/it/articolo/coronavirus-conte-firma-il-dpcm-11-marzo-2020/14299

L'Organizzazione mondiale della sanità dichiara il coronavirus pandemia

"Nelle ultime due settimane - ha dichiarato il direttore generale dell'OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus nella conferenmza stampa di oggi su COVID19 - il numero di casi di COVID-19 al di fuori della Cina è aumentato di 13 volte e il numero di paesi colpiti è triplicato, ci sono più di 118.000 casi in 114 paesi e 4.291 persone hanno perso la vita. Altre migliaia stanno lottando per la propria vita negli ospedali.

Nei giorni e nelle settimane a venire, prevediamo che il numero di casi, il numero di decessi e il numero di paesi colpiti aumenteranno ancora di più. L'OMS ha valutato questo focolaio 24 ore su 24 e siamo profondamente preoccupati sia dai livelli allarmanti di diffusione e gravità, sia dai livelli allarmanti di inazione. Abbiamo quindi valutato che COVID-19 può essere caratterizzato come una pandemia. Pandemia non è una parola da usare con leggerezza o disattenzione."

"Descrivere la situazione come una pandemia - ha proseguito il direttore dell'OMS - non cambia la valutazione dell'OMS sulla minaccia rappresentata da questo virus. Non cambia ciò che l'OMS sta facendo e non cambia ciò che i paesi dovrebbero fare.

Siamo grati per le misure adottate in Iran, Italia e Repubblica di Corea per rallentare il virus e controllare le loro epidemie. Sappiamo che queste misure stanno mettendo a dura prova le società e le economie, proprio come hanno fatto in Cina."

Leggi il testo della conferenza stampa 11 marzo

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Data di pubblicazione: 11 marzo 2020, ultimo aggiornamento 11 marzo 2020

MISURE PER IL SSN SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE

 
Disposizioni urgenti per il potenziamento del Servizio sanitario
nazionale in relazione all'emergenza COVID-19. (20G00030)
(GU n.62 del 9-3-2020)
Vigente al: 10-3-2020
Capo I
Potenziamento delle risorse umane del Servizio sanitario nazionale
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;
Visto l'articolo 117, secondo comma, lettera q), della
Costituzione, che prevede la competenza esclusiva dello Stato in
materia di profilassi internazionale;
Visto l'articolo 118, primo comma, della Costituzione;
Visto l'articolo 120, secondo comma, della Costituzione;
Tenuto conto che l'Organizzazione mondiale della sanita' il 30
gennaio 2020 ha dichiarato l'epidemia da COVID-19 un'emergenza di
sanita' pubblica di rilevanza internazionale;
Vista la delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020,
con la quale e' stato dichiarato, per sei mesi, lo stato di emergenza
sul territorio nazionale per il rischio sanitario connesso
all'insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili;
Visto il decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure
urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza
epidemiologica da COVID-19, convertito, con modificazioni, dalla
legge 5 marzo 2020, n. 13;
Visto il decreto-legge 2 marzo 2020, n. 9, recante misure urgenti
di sostegno per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza
epidemiologica da COVID-19;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 marzo
2020, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 59 dell'8 marzo 2020,
recante ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23
febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di
contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19;
Preso atto dell'evolversi della situazione epidemiologica, del
carattere particolarmente diffusivo dell'epidemia e dell'incremento
dei casi e dei decessi riscontrati sul territorio nazionale;
Ritenuta la straordinaria necessita' e urgenza di emanare ulteriori
disposizioni per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19,
adottando misure di potenziamento della rete di assistenza
territoriale e delle funzioni del Ministero della salute;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella
riunione del 6 marzo 2020;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del
Ministro della salute, di concerto con i Ministri dell'economia e
delle finanze, per la pubblica amministrazione e per gli affari
regionali e le autonomie;
Emana
il seguente decreto-legge:
 
Art. 1
Misure straordinarie per l'assunzione degli specializzandi e per il
conferimento di incarichi di lavoro autonomo a personale sanitario
1. Al fine di far fronte alle esigenze straordinarie ed urgenti
derivanti dalla diffusione del COVID-19 e di garantire i livelli
essenziali di assistenza nonche' per assicurare sull'intero
territorio nazionale un incremento dei posti letto per la terapia
intensiva e sub intensiva necessari alla cura dei pazienti affetti
dal predetto virus, le aziende e gli enti del Servizio sanitario
nazionale, fino al perdurare dello stato di emergenza deliberato dal
Consiglio dei ministri in data 31 gennaio 2020, possono:
a) procedere al reclutamento delle professioni sanitarie, come
individuate dall'articolo 1 del decreto legislativo del Capo
provvisorio dello Stato 13 settembre 1946, n. 233, e successive
modificazioni e dalla legge 18 febbraio 1989, n. 56 e successive
modificazioni, nonche' di medici specializzandi, iscritti all'ultimo
e al penultimo anno di corso delle scuole di specializzazione, anche
ove non collocati nelle graduatorie di cui all'articolo 1, comma 547,
della legge 30 dicembre 2018, n. 145, conferendo incarichi di lavoro
autonomo, anche di collaborazione coordinata e continuativa, di
durata non superiore a sei mesi, prorogabili in ragione del perdurare
dello stato di emergenza, sino al 2020, in deroga all'articolo 7 del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e all'articolo 6 del
decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni,
dalla legge 30 luglio 2010, n. 122. I medici specializzandi restano
iscritti alla scuola di specializzazione universitaria, e continuano
a percepire il trattamento economico previsto dal contratto di
formazione medico specialistica, integrato dagli emolumenti
corrisposti per l'attivita' lavorativa svolta. Il periodo di
attivita', svolto dai medici specializzandi esclusivamente durante lo
stato di emergenza, e' riconosciuto ai fini del ciclo di studi che
conduce al conseguimento del diploma di specializzazione. Le
Universita', ferma restando la durata legale del corso, assicurano il
recupero delle attivita' formative, teoriche e assistenziali,
necessarie al raggiungimento degli obiettivi formativi previsti. I
predetti incarichi, qualora necessario, possono essere conferiti
anche in deroga ai vincoli previsti dalla legislazione vigente in
materia di spesa di personale, nei limiti delle risorse
complessivamente indicate per ciascuna regione con il decreto di cui
all'articolo 17;
b) procedere alle assunzioni di cui all'articolo 1, comma 548-bis,
della legge 30 dicembre 2018, n. 145, nei limiti e con le modalita'
ivi previste anche per quanto riguarda il trattamento economico da
riconoscere, anche in assenza dell'accordo quadro ivi previsto. Le
assunzioni di cui alla presente lettera devono avvenire nell'ambito
delle strutture accreditate della rete formativa e la relativa
attivita' deve essere coerente con il progetto formativo deliberato
dal consiglio della scuola di specializzazione.
2. I contratti di lavoro autonomo, stipulati in assenza dei
presupposti di cui al comma 1 sono nulli di diritto. L'attivita' di
lavoro prestata ai sensi del presente articolo per tutta la durata
dello stato d'emergenza, integra il requisito dell'anzianita'
lavorativa di cui all'articolo 20, comma 2, del decreto legislativo
25 maggio 2017, n. 75.
3. Gli incarichi di cui al presente articolo possono essere
conferiti anche ai laureati in medicina e chirurgia, abilitati
all'esercizio della professione medica e iscritti agli ordini
professionali.
4. Le disposizioni di cui al comma 3 si applicano anche ai laureati
in medicina e chirurgia, anche se privi della cittadinanza italiana,
abilitati all'esercizio della professione medica secondo i rispettivi
ordinamenti di appartenenza, previo riconoscimento del titolo.
5. In ogni caso sono fatti salvi, fermo quanto previsto dal comma
2, gli incarichi di cui ai commi 1, lettera a) conferiti, per le
medesime finalita', dalle aziende e dagli enti del Servizio sanitario
nazionale sino alla data di entrata in vigore del presente
decreto-legge, fermo il limite di durata ivi previsto.
6. Fino al 31 luglio 2020, al fine di far fronte alle esigenze
straordinarie e urgenti derivanti dalla diffusione del COVID-19 e di
garantire i livelli essenziali di assistenza, le regioni e le
province autonome di Trento e Bolzano, in deroga all'articolo 5,
comma 9, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con
modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, e all'articolo 7
del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, verificata
l'impossibilita' di assumere personale, anche facendo ricorso agli
idonei in graduatorie in vigore, possono conferire incarichi di
lavoro autonomo, con durata non superiore ai sei mesi, e comunque
entro il termine dello stato di emergenza a personale medico e a
personale infermieristico, collocato in quiescenza, anche ove non
iscritto al competente albo professionale in conseguenza del
collocamento a riposo. I predetti incarichi, qualora necessario,
possono essere conferiti anche in deroga ai vincoli previsti dalla
legislazione vigente in materia di spesa di personale, nei limiti
delle risorse complessivamente indicate per ciascuna regione con il
decreto di cui all'articolo 17. Agli incarichi di cui al presente
comma non si applica l'incumulabilita' tra redditi da lavoro autonomo
e trattamento pensionistico di cui all'articolo 14, comma 3, del
decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni,
dalla legge 28 marzo 2019, n. 26.
Art. 2
Misure urgenti per l'accesso del personale sanitario e dei medici al
Servizio sanitario nazionale
1. Al fine di garantire l'erogazione delle prestazioni di
assistenza sanitaria anche in ragione delle esigenze straordinarie ed
urgenti derivanti dalla diffusione del COVID-19, le aziende e gli
enti del Servizio sanitario nazionale, verificata l'impossibilita' di
utilizzare personale gia' in servizio nonche' di ricorrere agli
idonei collocati in graduatorie concorsuali in vigore, possono,
durante la vigenza dello stato di emergenza di cui alla delibera del
Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, conferire incarichi
individuali a tempo determinato, previo avviso pubblico, al personale
sanitario e ai medici in possesso dei requisiti previsti
dall'ordinamento per l'accesso alla dirigenza medica.
2. Gli incarichi di cui al comma 1 sono conferiti previa selezione,
per titoli e colloquio orale, attraverso procedure comparative e
hanno la durata di un anno e non sono rinnovabili. I predetti
incarichi, qualora necessario, possono essere conferiti anche in
deroga, limitatamente alla spesa gravante sull'esercizio 2020, ai
vincoli previsti dalla legislazione vigente in materia di spesa di
personale nei limiti delle risorse complessivamente indicate per
ciascuna regione con il decreto di cui all'articolo 17. Per la spesa
relativa all'esercizio 2021 si provvede nei limiti previsti dalla
legislazione vigente in materia di spesa di personale.
3. Le attivita' professionali svolte ai sensi dei commi 1 e 2
costituiscono titoli preferenziali nelle procedure concorsuali per
l'assunzione presso le aziende e gli enti del Servizio sanitario
nazionale.
4. Limitatamente alla sola seconda sessione dell'anno accademico
2018/2019, nelle regioni e nelle province autonome per le quali sia
disposta, ai sensi dell'articolo 3 del decreto-legge n. 6 del 2020,
la sospensione delle attivita' di formazione superiore, l'esame
finale dei corsi di laurea afferenti alle classi delle lauree nelle
professioni sanitarie infermieristiche (L/SNT1), di cui all'articolo
6 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, puo' essere
svolto con modalita' a distanza e la prova pratica si svolge, previa
certificazione delle competenze acquisite a seguito del tirocinio
pratico svolto durante i rispettivi corsi di studio, secondo le
indicazioni di cui al punto 2 della circolare del Ministero della
salute e del Ministero dell'istruzione, dell'universita' e della
ricerca del 30 settembre 2016.
Art. 3
Rideterminazione dei piani di fabbisogno del personale delle aziende
e degli enti del SSN
1. Per le finalita' e gli effetti delle disposizioni di cui
all'articolo 1 e all'articolo 2 del presente decreto, le regioni
procedono alla rideterminazione dei piani di fabbisogno del
personale, ai sensi dell'articolo 6, comma 1, del decreto legislativo
30 marzo 2001, n. 165.
Art. 4
Misure urgenti per il reclutamento dei medici di medicina generale e
dei pediatri di libera scelta
1. Per la durata dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, come
stabilito dalla delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio
2020, al medico iscritto al corso di formazione in medicina generale
e' consentita l'instaurazione di rapporto convenzionale a tempo
determinato con il Servizio sanitario nazionale. Le ore di attivita'
svolte dai suddetti medici dovranno essere considerate a tutti gli
effetti quali attivita' pratiche, da computarsi nel monte ore
complessivo, previsto dall'articolo 26, comma 1, del decreto
legislativo 17 agosto 1999, n. 368.
2. Per la durata dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, come
stabilito dalla delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio
2020, i laureati in medicina e chirurgia abilitati, anche durante la
loro iscrizione ai corsi di specializzazione o ai corsi di formazione
specifica in medicina generale, possono assumere incarichi provvisori
o di sostituzione di medici di medicina generale convenzionati con il
Servizio sanitario nazionale ed essere iscritti negli elenchi della
guardia medica e della guardia medica turistica e occupati fino alla
fine della durata dello stato di emergenza. Le ore di attivita'
svolte dai suddetti medici dovranno essere considerate a tutti gli
effetti quali attivita' pratiche, da computarsi nel monte ore
complessivo previsto dall'articolo 26, comma 1, del decreto
legislativo 17 agosto 1999, n. 368. In caso di assunzione di incarico
provvisorio che comporti una assegnazione di un numero di assistiti
superiore a 650, l'erogazione della borsa di studio e' sospesa. Il
periodo di attivita', svolto dai medici specializzandi esclusivamente
durante lo stato di emergenza, e' riconosciuto ai fini del ciclo di
studi che conduce al conseguimento del diploma di specializzazione.
Le universita', ferma restando la durata legale del corso, assicurano
il recupero delle attivita' formative, teoriche e assistenziali,
necessarie al raggiungimento degli obiettivi formativi previsti.
3. Per la durata dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, come
stabilito dalla delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio
2020, le disposizioni di cui agli articoli 11 e 12 del decreto del
Ministro della salute 7 marzo 2006, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 60 del 13 marzo 2006, si intendono integrate con
disposizioni di cui ai commi 1 e 2.
4. Per la durata dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, i
medici iscritti al corso di specializzazione in pediatria, durante il
percorso formativo possono assumere incarichi provvisori o di
sostituzione di pediatri di libera scelta convenzionati con il
Servizio sanitario nazionale. Il periodo di attivita', svolto dai
medici specializzandi esclusivamente durante lo stato di emergenza,
e' riconosciuto ai fini del ciclo di studi che conduce al
conseguimento del diploma di specializzazione. Le Universita', ferma
restando la durata legale del corso, assicurano il recupero delle
attivita' formative, teoriche e assistenziali, necessarie al
raggiungimento degli obiettivi formativi previsti.
Art. 5
Incremento delle ore della specialistica ambulatoriale
1. Le aziende sanitarie locali e gli enti del Servizio sanitario
nazionale possono procedere per l'anno 2020 ad un aumento del monte
ore della specialistica ambulatoriale convenzionata interna, ai sensi
del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, con ore aggiuntive
da assegnare nel rispetto dell'Accordo Collettivo Nazionale vigente,
nel limite di spesa pari a 6 milioni di euro.
Art. 6
Disposizioni urgenti in materia di volontariato
1. Per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19, per il
periodo della durata emergenziale, come stabilito dalla delibera del
Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, non si applica il regime
di incompatibilita' di cui all'articolo 17, comma 5, del decreto
legislativo 3 luglio 2017, n. 117.
Art. 7
Sorveglianza sanitaria
1. La disposizione di cui all'articolo 1, comma 2, lettera h), del
decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, non si applica agli operatori
sanitari e a quelli dei servizi pubblici essenziali che vengono
sottoposti a sorveglianza. I medesimi operatori sospendono
l'attivita' nel caso di sintomatologia respiratoria o esito positivo
per COVID-19.
Capo II
Potenziamento delle reti assistenziali
Art. 8
Unita' speciali di continuita' assistenziale
1. Al fine di consentire al medico di medicina generale o al
pediatra di libera scelta o al medico di continuita' assistenziale di
garantire l'attivita' assistenziale ordinaria, le regioni e le
province autonome di Trento e Bolzano istituiscono, entro dieci
giorni dall'entrata in vigore del presente decreto, presso una sede
di continuita' assistenziale gia' esistente una unita' speciale ogni
50.000 abitanti per la gestione domiciliare dei pazienti affetti da
COVID-19 che non necessitano di ricovero ospedaliero. L'unita'
speciale e' costituita da un numero di medici pari a quelli gia'
presenti nella sede di continuita' assistenziale prescelta. Possono
far parte dell'unita' speciale: i medici titolari o supplenti di
continuita' assistenziale; i medici che frequentano il corso di
formazione specifica in medicina generale; in via residuale, i
laureati in medicina e chirurgia abilitati e iscritti all'ordine di
competenza. L'unita' speciale e' attiva sette giorni su sette, dalle
ore 8.00 alle ore 20.00, e ai medici per le attivita' svolte
nell'ambito della stessa e' riconosciuto un compenso lordo di 40 euro
ad ora.
2. Il medico di medicina generale o il pediatra di libera scelta o
il medico di continuita' assistenziale comunicano all'unita' speciale
di cui al comma 1, a seguito del triage telefonico, il nominativo e
l'indirizzo dei pazienti di cui al comma 1. I medici dell'unita'
speciale per lo svolgimento delle specifiche attivita' devono essere
dotati di ricettario del Servizio sanitario nazionale, di idonei
dispositivi di protezione individuale e seguire tutte le procedure
gia' all'uopo prescritte.
3. Il triage per i pazienti che si recano autonomamente in pronto
soccorso dovra' avvenire in un ambiente diverso e separato dai locali
adibiti all'accettazione del medesimo pronto soccorso, al fine di
consentire alle strutture sanitarie di svolgere al contempo le
ordinarie attivita' assistenziali.
4. Le disposizioni del presente articolo sono limitate alla durata
dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-19, come stabilito
dalla delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020.
Art. 9
Assistenza a persone e alunni con disabilita'
1. Durante la sospensione del servizio scolastico e per tutta la
sua durata, gli enti locali possono fornire, tenuto conto del
personale disponibile, anche impiegato presso terzi titolari di
concessioni, convenzioni o che abbiano sottoscritto contratti di
servizio con enti locali medesimi, l'assistenza agli alunni con
disabilita' mediante erogazione di prestazioni individuali
domiciliari, finalizzate al sostegno nella fruizione delle attivita'
didattiche a distanza previste all'articolo 2, comma 1, lettera m), e
alla realizzazione delle azioni previste all'articolo 3, comma 1,
lettera g), del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8
marzo 2020, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 59 dell'8 marzo
2020, impiegando i medesimi operatori e i fondi ordinari destinati a
tale finalita', alle stesse condizioni assicurative sinora previste.
2. Le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano hanno
facolta' di istituire, entro dieci giorni dall'entrata in vigore del
presente decreto, unita' speciali atte a garantire l'erogazione di
prestazioni sanitarie e socio-sanitarie a domicilio in favore di
persone con disabilita' che presentino condizione di fragilita' o di
comorbilita' tali da renderle soggette a rischio nella frequentazione
dei centri diurni per persone con disabilita'.
3. Alle disposizioni di cui al presente articolo si provvede a
valere sulle risorse disponibili a legislazione vigente e comunque
senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Art. 10
Disposizioni per garantire l'utilizzo di dispositivi medici per
ossigenoterapia
1. Con decreto del Ministro della salute, di concerto con il
Ministro dell'economia e delle finanze, sentite la federazione dei
farmacisti titolari di farmacie private nonche' la federazione
nazionale delle farmacie comunali, adottato, d'intesa con la
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
provincie autonome, entro il 31 luglio 2020, sono definite le
modalita' con cui si rende disponibile sul territorio nazionale,
attraverso le strutture sanitarie individuate dalle regioni ovvero,
in via sperimentale fino all'anno 2022 mediante la rete delle
farmacie dei servizi, la fornitura di ossigeno e la ricarica dei
presidi portatili, che ai sensi delle vigenti disposizioni in
materia, garantiscono l'ossigenoterapia. Il decreto di cui al
presente comma e' finalizzato, altresi', ad individuare le specifiche
modalita' tecniche idonee a permettere la ricarica dei presidi citati
in modo uniforme sul territorio nazionale, nonche' le modalita' con
cui le aziende sanitarie operano il censimento dei pazienti che
necessitano di terapia ai sensi del presente comma.
2. Nelle more dell'adozione del decreto di cui al comma 1 e in
ragione dell'emergenza COVID-19, come stabilito dalla delibera del
Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, il Ministro della salute
puo' provvedere con ordinanza ai sensi dell'articolo 32, comma 1,
della legge 23 dicembre 1978, n. 833.
3. Le disposizioni di cui al presente articolo sono attuate
mediante le risorse strumentali, umane e finanziarie previste dalla
legislazione vigente, nel rispetto del limite di finanziamento di cui
all'articolo 1, commi 406 e 406-ter, della legge 27 dicembre 2017, n.
205, e non determinano nuovi o maggiori oneri per la finanza
pubblica.
Capo III
Incentivi per la produzione di dispositivi medici e misure di semplificazione per l'acquisto
Art. 11
Misure di semplificazione per l'acquisto di dispositivi medici
1. Al fine di conseguire la tempestiva acquisizione dei dispositivi
di protezione individuale e medicali necessari per fronteggiare
l'emergenza epidemiologica COVID-19 di cui alla delibera del
Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, il Dipartimento della
protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri e'
autorizzato all'apertura di apposito conto corrente bancario per
consentire la celere regolazione delle transazioni che richiedono il
pagamento immediato o anticipato delle forniture.
2. Al conto corrente di cui al comma 1 ed alle risorse ivi
esistenti si applica l'articolo 27, commi 7 e 8, del decreto
legislativo 2 gennaio 2018, n. 1.
3. In relazione ai contratti relativi all'acquisto dei dispositivi
di cui al comma 1, nonche' per ogni altro atto negoziale conseguente
alla urgente necessita' di far fronte all'emergenza di cui allo
stesso comma 1, posto in essere dal Dipartimento della protezione
civile della Presidenza del Consiglio dei ministri e dai soggetti
attuatori, non si applica l'articolo 29 del Decreto del Presidente
del Consiglio dei ministri 22 novembre 2010, recante «Disciplina
dell'autonomia finanziaria e contabile della Presidenza del Consiglio
dei ministri», e tutti tali atti sono altresi' sottratti al controllo
della Corte dei conti. Per gli stessi atti la responsabilita'
contabile e amministrativa e' comunque limitata ai soli casi in cui
sia stato accertato il dolo del funzionario o dell'agente che li ha
posti in essere o che vi ha dato esecuzione. Gli atti di cui al
presente comma sono immediatamente e definitivamente efficaci,
esecutivi ed esecutori, non appena posti in essere.
Art. 12
Disposizioni per l'acquisto di dispositivi di assistenza ventilatoria
1. Al fine di incrementare la disponibilita' di dispositivi per il
potenziamento dei reparti di terapia intensiva necessari alla
gestione dei pazienti critici affetti dal virus COVID-19, il
Dipartimento della protezione civile, per il tramite dei Soggetto
attuatore CONSIP S.p.A., nominato con decreto del Capo del
Dipartimento della protezione civile del 5 marzo 2020, rep. n. 741,
e' autorizzato ad acquistare con le procedure di cui all'articolo 34
del decreto-legge 2 marzo 2020, n. 9, e comunque anche in deroga ai
limiti di cui all'articolo 163, comma 8, del decreto legislativo 18
aprile 2016, n. 50, cinquemila impianti di ventilazione assistita e i
relativi materiali indispensabili per il funzionamento dei
ventilatori.
2. Per l'attuazione del comma 1 e' autorizzata la spesa di 185
milioni di euro per l'anno 2020 al cui onere si provvede a valere sul
fondo per le emergenze nazionali di cui all'articolo 44, comma 1, del
decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1.
Capo IV
Altre disposizioni
Art. 13
Attuazione degli adempimenti previsti per il sistema sanitario
1. Al fine di impiegare il personale sanitario delle strutture
pubbliche o private prioritariamente nella gestione dell'emergenza,
le regioni e le province autonome possono rimodulare o sospendere le
attivita' di ricovero e ambulatoriali differibili e non urgenti, ivi
incluse quelle erogate in regime di libera professione intramuraria.
2. Agli esercenti le professioni sanitarie, impegnati a far fronte
alla gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, ai sensi
dell'articolo 17, paragrafo 2, ultimo periodo, della direttiva
2003/88/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, non si applicano
le disposizioni sui limiti massimi di orario di lavoro prescritti dai
CCNL di settore, a condizione che venga loro concessa una protezione
appropriata, secondo modalita' individuate mediante accordo quadro
nazionale, sentite le rappresentanze sindacali unitarie e le
organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.
Art. 14
Disposizioni sul trattamento dei dati personali nel contesto
emergenziale
1. Fino al termine dello stato di emergenza deliberato dal
Consiglio dei ministri in data 31 gennaio 2020, per motivi di
interesse pubblico nel settore della sanita' pubblica e, in
particolare, per garantire la protezione dall'emergenza sanitaria a
carattere transfrontaliero determinata dalla diffusione del COVID-19
mediante adeguate misure di profilassi, nonche' per assicurare la
diagnosi e l'assistenza sanitaria dei contagiati ovvero la gestione
emergenziale del Servizio sanitario nazionale, nel rispetto
dell'articolo 9, paragrafo 2, lettere g), h) e i), e dell'articolo 10
del regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio
del 27 aprile 2016, nonche' dell'articolo 2-sexies, comma 2, lettere
t) e u), del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, i soggetti
operanti nel Servizio nazionale di protezione civile, di cui agli
articoli 4 e 13 del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1, e i
soggetti attuatori di cui all'articolo 1 dell'ordinanza del Capo del
Dipartimento della protezione civile 3 febbraio 2020, n. 630, nonche'
gli uffici del Ministero della salute e dell'Istituto Superiore di
Sanita', le strutture pubbliche e private che operano nell'ambito del
Servizio sanitario nazionale e i soggetti deputati a monitorare e a
garantire l'esecuzione delle misure disposte ai sensi dell'articolo 3
del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, convertito, con
modificazioni, dalla legge 5 marzo 2020, n. 13, anche allo scopo di
assicurare la piu' efficace gestione dei flussi e dell'interscambio
di dati personali, possono effettuare trattamenti, ivi inclusa la
comunicazione tra loro, dei dati personali, anche relativi agli
articoli 9 e 10 del regolamento (UE) 2016/679, che risultino
necessari all'espletamento delle funzioni attribuitegli nell'ambito
dell'emergenza determinata dal diffondersi del COVID-19.
2. La comunicazione dei dati personali a soggetti pubblici e
privati, diversi da quelli di cui al comma 1, nonche' la diffusione
dei dati personali diversi da quelli di cui agli articoli 9 e 10 del
regolamento (UE) 2016/679, e' effettuata, nei casi in cui risulti
indispensabile ai fini dello svolgimento delle attivita' connesse
alla gestione dell'emergenza sanitaria in atto.
3. I trattamenti di dati personali di cui ai commi 1 e 2 sono
effettuati nel rispetto dei principi di cui all'articolo 5 del citato
regolamento (UE) 2016/679, adottando misure appropriate a tutela dei
diritti e delle liberta' degli interessati.
4. Avuto riguardo alla necessita' di contemperare le esigenze di
gestione dell'emergenza sanitaria in atto con quella afferente alla
salvaguardia della riservatezza degli interessati, i soggetti di cui
al comma 1 possono conferire le autorizzazioni di cui all'articolo
2-quaterdecies del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, con
modalita' semplificate, anche oralmente.
5. Nel contesto emergenziale in atto, ai sensi dell'articolo 23,
paragrafo 1, lettera e), del menzionato regolamento (UE) 2016/679,
fermo restando quanto disposto dall'articolo 82 del decreto
legislativo 30 giugno 2003, n. 196, i soggetti di cui al comma 1
possono omettere l'informativa di cui all'articolo 13 del medesimo
regolamento o fornire una informativa semplificata, previa
comunicazione orale agli interessati della limitazione.
6. Al termine dello stato di emergenza di cui alla delibera del
Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, i soggetti di cui al
comma 1 adottano misure idonee a ricondurre i trattamenti di dati
personali effettuati nel contesto dell'emergenza, all'ambito delle
ordinarie competenze e delle regole che disciplinano i trattamenti di
dati personali.
Art. 15
Sanzioni amministrative
1. All'articolo 3, comma 4, del decreto-legge 23 febbraio 2020, n.
6, e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Salva l'applicazione
delle sanzioni penali ove il fatto costituisca reato, la violazione
degli obblighi imposti dalle misure di cui al comma 1 a carico dei
gestori di pubblici esercizi o di attivita' commerciali e' sanzionata
altresi' con la chiusura dell'esercizio o dell'attivita' da 5 a 30
giorni. La violazione e' accertata ai sensi della legge 24 novembre
1981, n. 689, e la sanzione e' irrogata dal Prefetto».
Art. 16
Regioni a statuto speciale e province autonome di Trento e Bolzano
1. Le disposizioni del presente decreto si applicano anche alle
regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di
Bolzano tenendo conto delle peculiarita' dei rispettivi ordinamenti e
ove non diversamente previsto, entro i limiti delle rispettive
disponibilita' di bilancio.
 
Art. 17
Disposizioni finanziarie
1. Per l'attuazione degli articoli 1, commi 1, lettera a) e 6, 2,
5, e 8 e' autorizzata la spesa complessiva di 660 milioni di euro per
l'anno 2020 al cui onere si provvede a valere sul finanziamento
sanitario corrente stabilito per il medesimo anno. Al relativo
finanziamento accedono tutte le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano, in deroga alle disposizioni legislative che
stabiliscono per le autonomie speciali il concorso regionale e
provinciale al finanziamento sanitario corrente, sulla base delle
quote d'accesso al fabbisogno sanitario indistinto corrente rilevate
per l'anno 2019. Con decreto direttoriale del ministero dell'economia
e delle finanze sono assegnate le risorse di cui al presente comma.
 
Art. 18
Entrata in vigore
1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a
quello della sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale della
Repubblica italiana e sara' presentato alle Camere per la conversione
in legge.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi' 9 marzo 2020

Covid-19, in Gazzetta ufficiale il Decreto #Iorestoacasa in vigore dal 10 marzo 2020 al 3 aprile 2020

Muoversi solo se necessario

Evitare gli spostamenti in entrata e in uscita dal proprio territorio salvo che per ragioni di lavoro o di salute o per situazioni di necessità. Per potersi muovere si deve avere il modulo di autocertificazione scaricabile da internet. Una falsa dichiarazione è un reato. 

Va evitato ogni spostamento, anche nella propria città. Si può uscire di casa solo per esigenze lavorative, motivi di salute e necessità. Ove richiesto, queste esigenze vanno attestate mediante autodichiarazione, che potrà essere resa anche seduta stante attraverso la compilazione di moduli forniti dalle forze di polizia o scaricati da Internet (modulo di autocertificazione). Una falsa dichiarazione è un reato. 

Divieto di assembramento 

Sull'intero territorio nazionale é vietata ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico.

Ristoranti e bar chiusi alle 18

Sono consentite le attività di ristorazione e bar dalle 6 alle 18, con obbligo da parte del gestore di garantire il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro

Centri commerciali chiusi nei fine settimana (eccetto farmacie, parafarmacie e alimentari)

Chiusi centri commerciali e mercati nei giorni festivi e prefestivi. Nei giorni feriali il gestore dell’esercizio commerciale deve garantire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro. La  chiusura non é disposta  per  farmacie,  parafarmacie e punti vendita di generi alimentari (che comunque devono garantire distanza di un metro tra le persone) 

Sospesi eventi e competizioni sportive 

Sono sospesi gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati. Restano consentite solo quelle organizzate da organismi sportivi internazionali, all’interno di impianti a porte chiuse o all’aperto senza la presenza di pubblico. 

Allenamenti per gli atleti a porte chiuse 

Gli impianti sportivi sono utilizzabili, a porte chiuse, soltanto per le sedute di allenamento degli atleti, professionisti e non professionisti, riconosciuti di interesse nazionale dal Comitato olimpico nazionale italiano (Coni) e dalle rispettive federazioni, in vista della loro partecipazione ai giochi olimpici o a manifestazioni nazionali e internazionali. 

Stop a palestre, piscine, spa e centri ricreativi 

Sono sospese le attività di palestre, centri sportivi, piscine, centri natatori, centri  benessere, centri termali (fatta eccezione per l'erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza), centri culturali, centri  sociali, centri ricreativi.

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Data di pubblicazione: 10 marzo 2020, ultimo aggiornamento 10 marzo 2020

FORMAZIONE ECM

Chi è soggetto all’obbligo ECM? Quando inizia l’obbligo ECM?

Si deve prendere come riferimento il paragrafo 1.2 (Destinatari e decorrenza dell’obbligo formativo) del Manuale sulla formazione continua del professionista sanitario: Paragrafo Testo1.2 Sono destinatari dell’obbligo ECM tutti i soggetti appartenenti ad una delle professioni sanitarie riconosciute dalla normativa vigente.

L’obbligo di formazione continua decorre dal 1° gennaio successivo alla data di iscrizione all’Ordine.

Per le professioni il cui esercizio non era precedentemente subordinato all’iscrizione ad Ordini, l’obbligo di formazione decorre dal 1° gennaio successivo al conseguimento del titolo di studio o altro provvedimento abilitante.

Da tale data, il professionista sanitario deve maturare i crediti previsti per i residui anni del triennio formativo. A tal fine, il debito formativo viene calcolato suddividendo per tre il numero di crediti previsti per l’assolvimento dell’obbligo formativo triennale, al netto di esoneri ed esenzioni, e moltiplicando il risultato per il numero degli anni residui del triennio formativo in corso.

Si verifichi anche il comma 4 della Delibera della CNFC del 27/09/2018

fonte https://ape.agenas.it/professionisti/professionisti-faq.aspx

DPCM 8 MARZO 2020 MISURE URGENTI PER EVITARE LA DIFFUSIONE DEL CORONAVIRUS

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400;
Visto il decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante «Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19» e, in particolare, l’articolo 3;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 23 febbraio 2020, recante “Disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 45 del 23 febbraio 2020;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 25 febbraio 2020, recante “Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 47 del 25 febbraio 2020;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri I? marzo 2020, recante “Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 52 del IO marzo 2020;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 4 marzo 2020, recante “Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull’intero territorio nazionale”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 55 del 4 marzo 2020;
Considerato che l’Organizzazione mondiale della sanità il 30 gennaio 2020 ha dichiarato l’epidemia da COVID-19 un’ emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale;
Vista la delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, con la quale è stato dichiarato, per sei mesi, lo stato di emergenza sul territorio nazionale relativo al rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti viral i trasmissibili;
Considerati l’evolversi della situazione epidemiologica, il carattere particolarmente diffusivo dell’epidemia e l’incremento dei casi sul territorio nazionale;
Ritenuto necessario procedere a una rimodulazione delle aree nonché individuare ulteriori misure a carattere nazionale;
Considerato, inoltre, che le dimensioni sovranazionali del fenomeno epidemico e l’interessamento di più ambiti sul territorio nazionale rendono necessarie misure volte a garantire uniformità nell’ attuazione dei programmi di profilassi elaborati in sede internazionale ed europea;
Tenuto conto delle indicazioni formulate dal Comitato tecnico scientifico di cui all’articolo 2 dell’ordinanza del Capo del Dipartimento della protezione civile in data 3 febbraio 2020, n. 630, nelle sedute del 7 marzo 2020;

Su proposta del Ministro della salute, sentiti i Ministri dell’interno, della difesa, dell’economia e delle finanze, nonché i Ministri dell’istruzione, della giustizia, delle infrastrutture e dei trasporti, dell’università e della ricerca, delle politiche agricole alimentari e forestali, dei beni e delle attività culturali e del turismo, del lavoro e delle politiche sociali, per la pubblica amministrazione, per gli affari regionali e le autonomie, nonché sentiti il Presidente della Conferenza dei Presidenti delle regioni e, per i profili di competenza, i Presidenti delle regioni Emilia-Romagna, Lombardia, Marche, Piemonte e Veneto;

DECRETA:

ART. 1
(Misure urgenti di contenimento del contagio nella regione Lombardia e nelle province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio nell’Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti,
Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Padova, Treviso, Venezia)
l. Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19 nella regione Lombardia e nelle province di Modena, Panna, Piacenza, Reggio nell’Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Padova, Treviso e Venezia, sono adottate le seguenti misure:
a) evitare ogni spostamento delle persone fisiche in entrata e in uscita dai territori di cui al presente articolo, nonché all’interno dei medesimi territori, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute. È consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza;
b) ai soggetti con sintomatologia da infezione respiratoria e febbre (maggiore di 37,50 C) è fortemente raccomandato di rimanere presso il proprio domicilio e limitare al massimo i contatti sociali, contattando il proprio medico curante;
c) divieto assoluto di mobilità dalla propria abitazione o dimora per i soggetti sottoposti alla misura della quarantena ovvero risultati positivi al virus;
d) sono sospesi gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati. Resta consentito lo svolgimento dei predetti eventi e competizioni, nonché delle sedute di allenamento degli atleti professionisti e atleti di categoria assoluta che partecipano ai giochi olimpici o a manifestazioni nazionali o internazionali, all’interno di impianti sportivi utilizzati a porte chiuse, ovvero all’aperto senza la presenza di pubblico. In tutti tali casi, le associazioni e le società sportive, a mezzo del proprio personale medico, sono tenute ad effettuare i controlli idonei a contenere il rischio di diffusione del virus COVID-19 tra gli atleti, i tecnici, i dirigenti e tutti gli accompagnatori che vi partecipano;
e) si raccomanda ai datori di lavoro pubblici e privati di promuovere, durante il periodo di efficacia del presente decreto, la fruizione da parte dei lavoratori dipendenti dei periodi di congedo ordinario e di ferie, fermo restando quanto previsto dall’articolo 2, comma 1, lettera r);
1) sono chiusi gli impianti nei comprensori sciistici;
g) sono sospese tutte le manifestazioni organizzate, nonché gli eventi in luogo pubblico o privato, ivi compresi quelli di carattere culturale, ludico, sportivo, religioso e fieristico, anche se svolti in luoghi chiusi ma aperti al pubblico, quali, a titolo d’esempio, grandi eventi, cinema, teatri, pub, scuole di ballo, sale giochi, sale scommesse e sale bingo, discoteche e locali assimilati; nei predetti luoghi è sospesa ogni attività;
11) sono sospesi i servizi educativi per l’infanzia di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n, 65, e le attività didattiche in presenza nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché della frequenza delle attività scolastiche e di formazione superiore, comprese le Università e le Istituzioni di Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica, di corsi professionali, master, corsi per le professioni sanitarie e università per anziani, nonché i corsi professionali e le attività formative svolte da altri enti pubblici, anche territoriali e locali e da soggetti privati, ferma in ogni caso la possibilità di svolgimento di attività formative a distanza ad esclusione dei corsi per i medici in formazione specialistica e dei corsi di formazione specifica in medicina generale, nonché delle attività dei tirocinanti delle professioni sanitarie, Al fine di mantenere il distanziamento sociale, è da escludersi qualsiasi altra forma di aggregazione alternativa. Sono sospese le riunioni degli organi collegiali in presenza. Gli enti gestori provvedono ad assicurare la pulizia degli ambienti e gli adempimenti amministrativi e contabili concernenti i servizi educativi per l’infanzia richiamati, non facenti parte di circoli didattici o istituti comprensivi;
i) l’apertura dei luoghi di culto è condizionata all’adozione di misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi, e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza tra loro di almeno un metro di cui all’allegato l lettera d). Sono sospese le cerimonie civili e religiose, ivi comprese quelle funebri;
I) sono chiusi i musei e gli altri istituti e luoghi della cultura di cui all’articolo 101 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42;
m) sono sospese le procedure concorsuali pubbliche e private ad esclusione dei casi in cui la valutazione dei candidati è effettuata esclusivamente su basi curriculari ovvero in modalità telematica; sono inoltre esclusi dalla sospensione i concorsi per il personale sanitario, ivi compresi gli esami di Stato e di abilitazione all’esercizio della professione di medico chirurgo, e quelli per il personale della protezione civile, i quali devono svolgersi preferibilmente con modalità a distanza o, in caso contrario, garantendo la distanza di sicurezza interpersonale di un metro di cui all’allegato 1 lettera d);
n) sono consentite le attività di ristorazione e bar dalle 6,00 alle 18.00, con obbligo, a carico del gestore, di predisporre le condizioni per garantire la possibilità del rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro di cui all’allegato 1 lettera d), con sanzione della sospensione dell’attività in caso di violazione;
o) sono consentite le attività commerciali diverse da quelle di cui alla lettera precedente a condizione che il gestore garantisca un accesso ai predetti luoghi con modalità contingentate o comunque idonee a evitare assembramenti di persone, tenuto conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei locali aperti al pubblico, e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza di almeno un metro di cui all’allegato l lettera d), tra i visitatori, con sanzione della sospensione dell’attività in caso di violazione, In presenza di condizioni strutturali o organizzative che non consentano il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro, le richiamate strutture dovranno essere chiuse;
p) sono sospesi i congedi ordinari del personale sanitario e tecnico, nonché del personale le cui attività siano necessarie a gestire le attività richieste dalle unità di crisi costituite a livello regionale;
q) sono adottate, in tutti i casi possibili, nello svolgimento di riunioni, modalità di collegamento da remoto con particolare riferimento a strutture sanitarie e sociosanitarie, servizi di pubblica utilità e coordinamenti attivati nell’ambito dell’emergenza COVID-19, comunque garantendo il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro di cui all’allegato l lettera d), ed evitando assembramenti;
r) nelle giornate festive e prefestive sono chiuse le medie e grandi strutture di vendita, nonché gli esercizi commerciali presenti all’intemo dei centri commerciali e dei mercati. Nei giorni feriali, il gestore dei richiamati esercizi deve comunque predisporre le condizioni per garantire la possibilità del rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di Wl metro di cui all’allegato l lettera d), con sanzione della sospensione dell’attività in caso di violazione. In presenza di condizioni strutturali o organizzative che non consentano il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro di cui all’allegato l lettera d), le richiamate strutture dovranno essere chiuse, La chiusura non è disposta- per farmacie, parafannacie e punti vendita di generi alimentari, il cui gestore è chiamato a garantire comunque il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro di cui all’allegato 1 lettera d), con sanzione della sospensione dell’ attività in caso di violazione;
s) sono sospese le attività di palestre, centri sportivi, piscine, centri natatori, centri benessere, centri termali (fatta eccezione per l’erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza), centri culturali, centri sociali, centri ricreativi;
t) sono sospesi gli esami di idoneità di cui all’articolo 121 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, da espletarsi presso gli uffici periferici della motorizzazione civile aventi sede nei territori di cui al presente articolo; con apposito provvedimento dirigenziale è disposta, in favore dei candidati che non hanno potuto sostenere le prove d’esame in ragione della sospensione, la proroga dei termini previsti dagli articoli 121 e 122 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285.

ART. 2
(Misure per il contrasto e il contenimento sull’intero territorio nazionale del diffondersi del virus eOVID-19)
l. Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19, suII’ intero territorio nazionale si applicano le seguenti misure:
a) sono sospesi i congressi, le riunioni, i meeting e gli eventi sociali, in cui è coinvolto personale sanitario o personale incaricato dello svolgimento di servizi pubblici essenziali o di pubblica utilità; è altresì differita a data successiva al termine di efficacia del presente decreto ogni altra attività convegnisti ca o congressuale;
b) sono sospese le manifestazioni, gli eventi e gli spettacoli di qualsiasi natura, ivi inclusi quelli cinematografici e teatrali, svolti in ogni luogo, sia pubblico sia privato;
c) sono sospese le attività di pub, scuole di ballo, sale giochi, sale scommesse e sale bingo, discoteche e locali assimilati, con sanzione della sospensione dell’attività in caso di violazione;
d) è sospesa l’apertura dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura di cui all’articolo 101 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42;
e) svolgimento delle attività di ristorazione e bar, con obbligo, a carico del gestore, di far rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, con sanzione della sospensione dell ‘attività in caso di violazione;
f) è fortemente raccomandato presso gli esercizi commerciali diversi da quelli della lettera precedente, all’aperto e al chiuso, che il gestore garantisca l’adozione di misure organizzative tali da consentire un accesso ai predetti luoghi con modalità contingentate o comunque idonee ad evitare assembramenti di persone, nel rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro tra i visitatori;
g) sono sospesi altresì gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, svolti in ogni luogo, sia pubblico sia privato; resta comunque consentito lo svolgimento dei predetti eventi e competizioni, nonché delle sedute di allenamento degli atleti agonisti, all’interno di impianti sportivi utilizzati a porte chiuse, ovvero all’aperto senza la presenza di pubblico; in tutti tali casi, le associazioni e le società sportive, a mezzo del proprio personale medico, sono tenute ad effettuare i controlli idonei a contenere il rischio di diffusione del virus COVID-19 tra gli atleti, i tecnici, i dirigenti e tutti gli accompagnatori che vi partecipano. Lo sport di base e le attività motorie in genere, svolti all’aperto ovvero all’interno di palestre, piscine e centri sportivi di ogni tipo, sono ammessi esclusivamente a condizione che sia possibile consentire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro di cui all’allegato l, lettera d);
h) sono sospesi fino al 15 marzo 2020 i servizi educativi per l’infanzia di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n, 65, e le attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché la frequenza delle attività scolastiche e di formazione superiore, comprese le Università e le Istituzioni di Alta formazione artistica musicale e coreutica, di corsi professionali, anche regionali, master, università per anziani, e corsi svolti dalle scuole guida, ferma in ogni caso la possibilità di svolgimento di attività formative a distanza; sono esclusi dalla sospensione i corsi post universitari connessi con l’esercizio di professioni sanitarie, ivi inclusi quelli per i medici in formazione specialistica, i corsi di formazione specifica in medicina generale, le attività dei tirocinanti delle professioni sanitarie, nonché le attività delle scuole dei ministeri dell’interno e della difesa e dell’economia e delle finanze, a condizione che sia garantita la distanza di sicurezza di cui all’allegato 1 lettera d). Al fine di mantenere il distanziamento sociale, è da escludersi qualsiasi altra forma di aggregazione alternativa;
i) sono sospesi i viaggi d’istruzione, le iniziative di scambio o gemellaggio, le visite guidate e le uscite didattiche comunque denominate, programmate dalle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado;
l) fermo restando quanto previsto dalla lettera h), la riammissione nei servizi educativi per l’infanzia di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, e nelle scuole di ogni ordine e grado per assenze dovute a malattia infettiva soggetta a notifica obbligatoria ai sensi del decreto del Ministro della sanità del 15 novembre 1990, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n, 6 dell’ 8 gennaio 1991, di durata superiore a cinque giomi, avviene dietro presentazione di certificato medico, anche in deroga alle disposizioni vigenti;
m) i dirigenti scolastici attivano, per tutta la durata della sospensione delle attività didattiche nelle scuole, modalità di didattica a distanza avuto anche riguardo alle specifiche esigenze degli studenti con disabilità;
n) nelle Università e nelle Istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica, per tutta la durata della sospensione, le attività didattiche o curriculari possono essere svolte, ove possibile, con modalità a distanza, individuate dalle medesime Università e Istituzioni, avuto particolare riguardo alle specifiche esìgenze degli studenti con disabilità; le Università e le Istituzioni, successivamente al ripristino dell’ordinaria funzionalità, assicurano, laddove ritenuto necessario ed in ogni caso individuandone le relative modalità, il recupero delle attività formative nonché di quelle curriculari ovvero di ogni altra prova o verifica, anche intermedia, che risultino funzionali al completamento del percorso didattico;
o) a beneficio degli studenti ai quali non è consentita, per le esigenze connesse all’emergenza sanitaria di cui al presente decreto, la partecipazione alle attività didattiche o curriculari delle Università e delle Istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica, tali attività possono essere svolte, ove possibile, con modalità a distanza, individuate dalle medesime Università e Istituzioni, avuto anche riguardo alle specifiche esigenze degli studenti con disabilità; le Università e le Istituzioni assicurano, laddove ritenuto necessario e in ogni caso individuandone le relative modalità, il recupero delle attività formative, nonché di quelle curriculari, ovvero di ogni altra prova o verifica, anche intermedia, che risultino funzionali al completamento del percorso didattico; le assenze maturate dagli studenti di cui alla presente lettera non sono computate ai fini della eventuale ammissione ad esami finali nonché ai fini delle relative valutazioni;
p) è fatto divieto agli accompagnatori dei pazienti di permanere nelle sale di attesa dei dipartimenti emergenze e accettazione e dei pronto soccorso (DEAlPS), salve specifiche diverse indicazioni del personale sanitario preposto;
q) l’accesso di parenti e visitatori a strutture di ospitalità e lungo degenza, residenze sanitarie assistite (RSA), hospice, strutture riabilitative e strutture residenziali per anziani, autosufficienti e non, è limitata ai soli casi indicati dalla direzione sanitaria della struttura, che è tenuta ad adottare le misure necessarie a prevenire possibili trasmissioni di infezione;
r) la modalità di lavoro agile disciplinata dagli articoli da 18 a 23 della legge 22 maggio 2017, n. 81, può essere applicata, per la durata dello stato di emergenza di cui alla deliberazione del Consiglio dei ministri 31 gennaio 2020, dai datori di lavoro a ogni rapporto di lavoro subordinato, nel rispetto dei principi dettati dalle menzionate disposizioni, anche in assenza degli accordi individuali ivi previsti; gli obblighi di informativa di cui all’articolo 22 della legge 22 maggio 2017, n. 81, sono assolti in via telematica anche ricorrendo alla documentazione resa disponibile sul sito dell’Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro;
s) qualora sia possibile, si raccomanda ai datori di lavoro di favorire la fruizione di periodi di congedo ordinario o di ferie;
t) con apposito provvedimento dirigenziale è disposta, in favore dei candidati che non hanno potuto sostenere le prove d’esame in ragione della sospensione di cui all’articolo 1, comma l, lettera f) del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 25 febbraio 2020, la proroga dei termini previsti dagli articoli 121 e 122 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285;
u) tenuto conto delle indicazioni fornite dal Ministero della salute, d’intesa con il coordinatore degli interventi per il superamento dell’emergenza coronavirus, le articolazioni territoriali del Servizio sanitario nazionale assicurano al Ministero della giustizia idoneo supporto per il contenimento della diffusione del contagio del COVID-19, anche mediante adeguati presidi idonei a garantire, secondo i protocolli sanitari elaborati dalla Direzione generale della prevenzione sanitaria del Ministero della salute, i nuovi ingressi negli istituti penitenziari e negli istituti penali per minorenni. I casi sintomatici dei nuovi ingressi sono posti in condizione di isolamento dagli altri detenuti, raccomandando di valutare la possibilità di misure alternative di detenzione domiciliare, I colloqui visivi si svolgono in modalità telefonica o video, anche in deroga alla durata attualmente prevista dalle disposizioni vigenti. In casi eccezionali può essere autorizzato il colloquio personale, a condizione che si garantisca in modo assoluto una distanza pari a due metri, Si raccomanda di limitare i permessi e la libertà vigilata o di modificare i relativi regimi in modo da evitare l’uscita e il rientro dalle carceri, valutando la possibilità di misure alternative di detenzione domiciliare;
v) l’apertura dei luoghi di culto è condizionata all’adozione di misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi, e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza tra loro di almeno un metro di cui all’allegato 1, lettera d). Sono sospese le cerimonie civili e religiose, ivi comprese quelle funebri;
z) divieto assoluto di mobilità dalla propria abitazione o dimora per i soggetti sottoposti alla misura della quarantena ovvero risultati positivi al virus.

ART. 3
(Misure di informazione e prevenzione sull’intero territorio nazionale)
1. Sull’intero territorio nazionale si applicano altresì le seguenti misure:
a) il personale sanitario si attiene alle appropriate misure di prevenzione per la diffusione delle infezioni per via respiratoria previste dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e applica le indicazioni per la sanificazione e la disinfezione degli ambienti previste dal Ministero della salute;
b) è fatta espressa raccomandazione a tutte le persone anziane o affette da patologie croniche o con multimorbilità ovvero con stati di immunodepressione congenita o acquisita, di evitare di uscire dalla propria abitazione o dimora fuori dai casi di stretta necessità e di evitare comunque luoghi affollati nei quali non sia possibile mantenere la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, di cui all’allegato l, lettera d);
c) si raccomanda di limitare, ove possibile, gli spostamenti delle persone fisiche ai casi strettamente necessari;
d) ai soggetti con sintomatologia da infezione respiratoria e febbre (maggiore di 37,50 C) è fortemente raccomandato di rimanere presso il proprio domicilio e di limitare al massimo i contatti sociali, contattando il proprio medico curante;
e) nei servizi educativi per l’infanzia di cui al decreto legislativo 13 aprile 2017, n, 65, nelle scuole di ogni ordine e grado, nelle università, negli uffici delle restanti pubbliche amministrazioni, sono esposte presso gli ambienti aperti al pubblico, ovvero di maggiore affollamento e transito, le informazioni sulle misure di prevenzione igienico sanitarie di cui all’allegato l;
f) i sindaci e le associazioni di categoria promuovono la diffusione delle informazioni sulle misure di prevenzione igienico sanitarie di cui all’allegato 1 anche presso gli esercizi commerciali;
g) è raccomandato ai comuni e agli altri enti territoriali, nonché alle associazioni culturali e sportive, di offrire attività ricreative individuali alternative a quelle collettive interdette dal presente decreto, che promuovano e favoriscano le attività svolte all’aperto, purché svolte senza creare assembramenti di persone ovvero svolte presso il domicilio degli interessati;
h) nelle pubbliche amministrazioni e, in particolare, nelle aree di accesso alle strutture del servizio sanitario, nonché in tutti i locali aperti al pubblico, in conformità alle disposizioni di cui alla direttiva del Ministro per la pubblica amministrazione 25 febbraio 2020, n. 1, sono messe a disposizione degli addetti, nonché degli utenti e visitatori, soluzioni disinfettanti per l’igiene delle mani;
i) nello svolgimento delle procedure concorsuali pubbliche e private sono adottate opportune misure organizzative volte a ridurre i contatti ravvicinati tra i candidati e tali da garantire ai partecipanti la possibilità di rispettare la distanza di almeno un metro tra di loro, di cui all’allegato 1, lettera d);
l) le aziende di trasporto pubblico anche a lunga percorrenza adottano interventi straordinari di sanificazione dei mezzi;
m) chiunque, a partire dal quattordicesimo giorno antecedente la data di pubblicazione del presente decreto, abbia fatto ingresso in Italia dopo aver soggiornato in zone a rischio epidemiologico, come identificate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, deve comunicare tale circostanza al Dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria competente per territorio nonché al proprio medico di medicina generale ovvero al pediatra di libera scelta, Le modalità di trasmissione dei dati ai servizi di sanità pubblica sono definite dalle regioni con apposito provvedimento, che indica i riferimenti dei nominativi e dei contatti dei medici di sanità pubblica; ove contattati tramite il numero unico dell’emergenza 112 o il numero verde appositamente istituito dalla regione, gli operatori delle centrali comunicano generalità e recapiti per la trasmissione ai servizi di sanità pubblica territorialmente competenti.
2. L’operatore di sanità pubblica e i servizi di sanità pubblica territorialmente competenti provvedono, sulla base delle comunicazioni di cui al comma 1, lettera m), alla prescrizione della permanenza domiciliare, secondo le modalità di seguito indicate:
a) contattano telefonicamente e assumono informazioni, il più possibile dettagliate e documentate, sulle zone di soggiorno e sul percorso del viaggio effettuato nei quattordici giorni precedenti, ai fini di una adeguata valutazione del rischio di esposizione;
b) accertata la necessità di avviare la sorveglianza sanitaria e l’isolamento fiduciario, informano dettagliatamente l’interessato sulle misure da adottare, illustrandone le modalità e le finalità al fine di assicurare la massima adesione;
c) accertata la necessità di avviare la sorveglianza sanitaria e l’isolamento fiduciario, l’operatore di sanità pubblica informa inoltre il medico di medicina generale o il pediatra di libera scelta da cui il soggetto è assistito anche ai fini dell’eventuale certificazione ai fini INPS (circolare INPS HERMES 25 febbraio 20200000716 del 25 febbraio 2020);
d) in caso di necessità di certificazione ai fini INPS per l’assenza dal lavoro, si procede a rilasciare una dichiarazione indirizzata all’INPS, al datore di lavoro e al medico di medicina generale o al pediatra di libera scelta in cui si dichiara che per motivi di sanità pubblica è stato posto in quarantena, specificandone la data di inizio e fine.
3, L’operatore di sanità pubblica deve inoltre:
a) accertare l’assenza di febbre o altra sintomatologia del soggetto da porre in isolamento, nonché degli altri eventuali conviventi;
b) informare la persona circa i sintomi, le caratteristiche di contagiosità, le modalità di trasmissione della malattia, le misure da attuare per proteggere gli eventuali conviventi in caso di comparsa di sintomi;
c) informare la persona circa la necessità di misurare la temperatura corporea due volte al
giorno (la mattina e la sera).
4. Allo scopo di massimizzare l’efficacia della procedura sanitaria è indispensabile informare sul significato, le modalità e le finalità dell’ isolamento domiciliare al fine di assicurare la massima adesione e l’applicazione delle seguenti misure:
a) mantenimento dello stato di isolamento per quattordici giorni dall’ultima esposizione;
b) divieto di contatti sociali;
c) divieto dì spostamenti e viaggi;
d) obbligo di rimanere raggiungibile per le attività di sorveglianza. 5. In caso di comparsa di sintomi la persona in sorveglianza deve:
a) avvertire immediatamente ilmedìco di medicina generale o il pediatra di libera scelta e l’operatore di Sanità Pubblica;
b) indossare la mascherina chirurgica fornita all’avvio della procedura sanitaria e allontanarsi dagli altri conviventi;
c) rimanere nella propria stanza con la porta chiusa garantendo un’adeguata ventilazione
naturale, in attesa del trasferimento in ospedale, ove necessario,
6. L’operatore di sanità pubblica provvede a contattare quotidianamente, per avere notizie sulle condizioni di salute, la persona in sorveglianza. In caso di comparsa di sintomatologia, dopo aver consultato il medico di medicina generale o il pediatra di libera scelta, il medico di sanità pubblica procede secondo quanto previsto dalla circolare n, 5443 del Ministero della salute del 22 febbraio 2020, e successive modificazioni e integrazioni,
7. Su tutto il territorio nazionale è raccomandata l’applicazione delle misure di prevenzione igienico sanitaria di cui all’allegato 1.
ART. 4
(Monitoraggio delle misure)
l. Il prefetto territorialmente competente, informando preventivamente il Ministro dell’interno, assicura l’esecuzione delle misure di cui all’articolo l, nonché monitora l’attuazione delle restanti misure da parte delle amministrazioni competenti. Il prefetto, ove occorra, si avvale delle forze di polizia, con il possibile concorso del corpo nazionale dei vigili del fuoco, nonché delle forze armate, sentiti i competenti comandi territoriali, dandone comunicazione al Presidente della regione e della provincia autonoma interessata.
2. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il mancato rispetto degli obblighi di cui al presente decreto è punito ai sensi dell’articolo 650 del codice penale, come previsto dall’articolo 3, comma 4, del decreto-legge 23 febbraio 2020, n, 6.

ART. 5
(Disposizioni finali)
1. Le disposizioni del presente decreto producono effetto dalla data dell’8 marzo 2020 e sono efficaci, salve diverse previsioni contenute nelle singole misure, fino al 3 aprile 2020.
2. Le misure di cui agli articoli 2 e 3 si applicano anche ai territori di cui all’ articolo 1, ove per tali territori non siano previste analoghe misure più rigorose.
3. Dalla data di efficacia delle disposizioni del presente decreto cessano di produrre effetti i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri IO marzo e 4 marzo 2020.
4. Resta salvo il potere di ordinanza delle Regioni, di cui all’articolo 3, comma 2, del decreto-legge 23 febbraio 2020, n, 6,
5. Le disposizioni del presente decreto si applicano alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione.

MOD.3
Allegato 1
Misure igienico-sanitarie:
a) lavarsi spesso le mani. Si raccomanda di mettere a disposizione in tutti i locali pubblici, palestre, supermercati, farmacie e altri luoghi di aggregazione, soluzioni idroalcoliche per il lavaggio delle
mam;
b) evitare il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute;
c) evitare abbracci e strette di mano;
d) mantenimento, nei contatti sociali, di una distanza interpersonale di almeno un metro;
e) igiene respiratoria (starnutire e/o tossire in un fazzoletto evitando il contatto delle mani con le secrezioni respiratorie);
f) evitare l’uso promiscuo di bottiglie e bicchieri, in particolare durante l’attività sportiva; g) non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani;
11) coprirsi bocca e naso se si starnutisce o tossisce;
i) non prendere farmaci antivirali e antibiotici, a meno che siano prescritti dal medico; I) pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol;
m)usare la mascherina solo se si sospetta di essere malati o se si presta assistenza a persone malate,

Covid-19, in gazzetta ufficiale il Dpcm 1 marzo 2020. Tutte le misure di contenimento per zone

Il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (dpcm) è stato adottato, in attuazione del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, su proposta del Ministro della salute, Roberto Speranza, sentiti i Ministri competenti e i Presidenti delle Regioni, e tiene conto delle indicazioni formulate dal Comitato tecnico-scientifico appositamente costituito.

Il testo distingue le misure sulla base delle aree geografiche d'intervento.

1. Misure applicabili nei comuni della “zona rossa” (Bertonico; Casalpusterlengo; Castelgerundo; Castiglione D'Adda; Codogno; Fombio; Maleo; San Fiorano; Somaglia; Terranova dei Passerini; Vo')

Per tali comuni si stabilisce quanto segue:

  • il divieto di accesso o di allontanamento dal territorio comunale;
  • la sospensione di manifestazioni, di eventi e di ogni forma di riunione in luogo pubblico o privato, anche di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso;
  • la chiusura dei servizi educativi per l’infanzia e delle scuole di ogni ordine e grado, nonché delle istituzioni di formazione superiore, comprese le Università e le Istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica, ferma la possibilità di svolgimento di attività formative a distanza;
  • la sospensione di viaggi di istruzione in Italia o all’estero fino al 15 marzo;
  • la sospensione dei servizi di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura;
  • la sospensione delle attività degli uffici pubblici, fatta salva l’erogazione dei servizi essenziali e di pubblica utilità, nelle modalità e nei limiti indicati dal prefetto;
  • la sospensione delle procedure concorsuali pubbliche e private, indette e in corso negli stessi comuni;
  • la chiusura di tutte le attività commerciali, ad esclusione di quelle di pubblica utilità, dei servizi pubblici essenziali e degli esercizi commerciali per l’acquisto dei beni di prima necessità, nelle modalità e nei limiti indicati dal prefetto;
  • l'obbligo di accedere ai servizi pubblici essenziali e agli esercizi commerciali per l’acquisto di beni di prima necessità indossando dispositivi di protezione individuale o adottando particolari misure di cautela individuate dall'azienda sanitaria competente;
  • la sospensione dei servizi di trasporto di merci e di persone, anche non di linea, con esclusione del trasporto di beni di prima necessità e deperibili e fatte salve le eventuali deroghe previste dai prefetti;
  • la sospensione delle attività lavorative per le imprese, ad esclusione di quelle che erogano servizi essenziali e di pubblica utilità, ivi compresa l’attività veterinaria, nonché di quelle che possono essere svolte in modalità domiciliare o a distanza;
  • la sospensione dello svolgimento delle attività lavorative per i lavoratori residenti o domiciliati, anche di fatto, nel comune o nell’area interessata, anche ove le stesse si svolgano al di fuori dell'area.

Negli stessi comuni, il prefetto, d’intesa con le autorità competenti, può individuare specifiche misure finalizzate a garantire le attività necessarie per l’allevamento degli animali e la produzione di beni alimentari e le attività non differibili in quanto connesse al ciclo biologico di piante e animali.

Infine, negli uffici ricompresi nei distretti di Corte di appello cui appartengono i comuni della “zona rossa”, sino al 15 marzo 2020, si prevede la possibilità, per i Capi degli uffici giudiziari, sentiti i dirigenti amministrativi, di stabilire la riduzione dell’orario di apertura al pubblico, in relazione alle attività non strettamente connesse ad atti e attività urgenti.

2. Misure applicabili nelle regioni Emilia Romagna, Lombardia e Veneto e nelle province di Pesaro e Urbino e di Savona

Per tali regioni e province si stabilisce quanto segue:

  • la sospensione degli eventi e delle competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, sino all’8 marzo 2020, in luoghi pubblici o privati, a meno che non si svolgano “a porte chiuse”. Restano consentite le sessioni di allenamento, sempre “a porte chiuse”;
  • il divieto di trasferta organizzata dei tifosi residenti nelle stesse regioni e nelle province di Pesaro e Urbino e di Savona, per assistere a eventi e competizioni sportive che si svolgano nelle restanti regioni e province;
  • la sospensione, sino all’8 marzo 2020, di tutte le manifestazioni organizzate, di carattere non ordinario, nonché degli eventi in luogo pubblico o privato, ivi compresi quelli di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso, anche se svolti in luoghi chiusi ma aperti al pubblico, quali, a titolo d’esempio, grandi eventi, cinema, teatri, discoteche, cerimonie religiose;
  • è consentito lo svolgimento delle attività nei comprensori sciistici a condizione che il gestore provveda alla limitazione dell’accesso agli impianti di trasporto chiusi assicurando la presenza di un massimo di persone pari ad un terzo della capienza (funicolari, funivie, cabinovie, ecc.);
  • l’apertura dei luoghi di culto è condizionata all’adozione di misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi, e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza tra loro di almeno un metro;
  • la sospensione, sino all’8 marzo 2020, dei servizi educativi dell’infanzia e delle attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché della frequenza delle attività scolastiche e di formazione superiore, comprese le Università e le Istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica, di corsi professionali, master, corsi per le professioni sanitarie e università per anziani, ad esclusione dei medici in formazione specialistica e tirocinanti delle professioni sanitarie, salvo la possibilità di svolgimento a distanza;
  • la sospensione delle procedure concorsuali pubbliche e private, ad esclusione dei casi in cui venga effettuata la valutazione dei candidati esclusivamente su basi curriculari e/o in maniera telematica, nonché ad esclusione dei concorsi per il personale sanitario, ivi compresi gli esami di Stato e di abilitazione all’esercizio della professione di medico chirurgo, e di quelli per il personale della protezione civile;
  • lo svolgimento delle attività di ristorazione, bar e pub, a condizione che il servizio sia espletato per i soli posti a sedere e che, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei locali, gli avventori siano messi nelle condizioni di rispettare la distanza tra loro di almeno un metro;
  • l'apertura delle attività commerciali diverse da quelle di ristorazione, bar e pub, condizionata all’adozione di misure organizzative tali da consentire un accesso ai predetti luoghi con modalità contingentate o comunque idonee a evitare assembramenti di persone, tenuto conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei locali aperti al pubblico, e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza di almeno un metro tra i visitatori;
  • l'apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura, a condizione che assicurino modalità di fruizione contingentata o comunque tali da evitare assembramenti di persone, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei locali aperti al pubblico, e tali che i visitatori possano rispettare la distanza tra loro di almeno un metro;
  • la limitazione dell’accesso dei visitatori alle aree di degenza, da parte delle direzioni sanitarie ospedaliere;
  • la rigorosa limitazione dell’accesso dei visitatori agli ospiti nelle residenze sanitarie assistenziali per non autosufficienti;
  • la sospensione dei congedi ordinari del personale sanitario e tecnico, nonché del personale le cui attività siano necessarie a gestire le attività richieste dalle unità di crisi costituite a livello regionale;
  • l'obbligo di privilegiare, nello svolgimento di incontri o riunioni, le modalità di collegamento da remoto con particolare riferimento a strutture sanitarie e sociosanitarie, servizi di pubblica utilità e coordinamenti attivati nell’ambito dell’emergenza COVID-19.

3. Misure applicabili nelle province di Bergamo, Lodi, Piacenza e Cremona

Per tali province si stabilisce la chiusura nelle giornate di sabato e domenica delle medie e grandi strutture di vendita e degli esercizi commerciali presenti all’interno dei centri commerciali e dei mercati, ad esclusione delle farmacie, delle parafarmacie e dei punti vendita di generi alimentari.

4. Misure applicabili nella regione Lombardia e nella provincia di Piacenza

In tali territori si applica altresì la misura della sospensione delle attività di palestre, centri sportivi, piscine, centri natatori, centri benessere, centri termali (fatta eccezione per l’erogazione delle prestazioni rientranti nei “livelli essenziali di assistenza”), centri culturali, centri sociali, centri ricreativi.

5. Misure applicabili sull'intero territorio nazionale

Nell’ambito dell’intero territorio nazionale si stabilisce:

  • la possibilità che la modalità di “lavoro agile” sia applicata, per la durata dello stato di emergenza, dai datori di lavoro a ogni rapporto di lavoro subordinato, anche in assenza degli accordi individuali previsti;
  • la sospensione fino al 15 marzo dei viaggi d’istruzione, delle iniziative di scambio o gemellaggio, delle visite guidate e delle uscite didattiche comunque denominate, programmate dalle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, con la previsione del diritto di recesso dai contratti già stipulati;
  • l'obbligo, fino al 15 marzo, della presentazione del certificato medico per la riammissione nelle scuole di ogni ordine e grado per assenze dovute a malattia infettiva;
  • la possibilità, per i dirigenti scolastici delle scuole nelle quali l'attività didattica sia stata sospesa per l’emergenza sanitaria, di attivare, sentito il collegio dei docenti e per la durata della sospensione, modalità di didattica a distanza avuto anche riguardo alle specifiche esigenze degli studenti con disabilità;
  • lo svolgimento a distanza, ove possibile e avuto particolare riguardo alle specifiche esigenze degli studenti con disabilità, delle attività didattiche o curriculari nelle Università e nelle Istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica nelle quali non è consentita la partecipazione degli studenti alle stesse, per le esigenze connesse all’emergenza sanitaria;
  • la proroga dei termini previsti per il sostenimento dell'esame di guida in favore dei candidati che non hanno potuto effettuarlo a causa dell'emergenza sanitaria;
  • l'idoneo supporto delle articolazioni territoriali del Servizio sanitario nazionale al Ministero della giustizia, anche mediante adeguati presidi, al fine di garantire i nuovi ingressi negli istituti penitenziari e negli istituti penali per minorenni.

Inoltre, il testo prescrive, per l'intero territorio nazionale, ulteriori misure di informazione e prevenzione:

  • il personale sanitario si attiene alle misure di prevenzione per la diffusione delle infezioni per via respiratoria e applica le indicazioni per la sanificazione e la disinfezione degli ambienti previste dal Ministero della salute;
  • nei servizi educativi per l’infanzia, nelle scuole di ogni ordine e grado, nelle università, negli uffici delle restanti pubbliche amministrazioni sono esposte presso gli ambienti aperti al pubblico, ovvero di maggiore affollamento e transito, le informazioni sulle misure di prevenzione rese note dal Ministero della salute;
  • nelle pubbliche amministrazioni e, in particolare, nelle aree di accesso alle strutture del servizio sanitario, nonché in tutti i locali aperti al pubblico, sono messe a disposizione degli addetti, nonché degli utenti e visitatori, soluzioni disinfettanti per il lavaggio delle mani;
  • i sindaci e le associazioni di categoria promuovono la diffusione delle informazioni sulle misure di prevenzione igienico sanitarie presso gli esercizi commerciali;
  • le aziende di trasporto pubblico anche a lunga percorrenza adottano interventi straordinari di sanificazione dei mezzi;
  • nello svolgimento delle procedure concorsuali pubbliche e private, ove ne sia consentito l’espletamento, devono comunque essere assicurate modalità tali da evitare assembramenti di persone;
  • chiunque abbia fatto ingresso in Italia, a partire dal quattordicesimo giorno antecedente la data di pubblicazione del presente decreto, dopo aver soggiornato in zone a rischio epidemiologico, come identificate dall’Organizzazione mondiale della sanità, o sia transitato o abbia sostato nei comuni della “zona rossa”, deve comunicare tale circostanza al proprio medico di medicina generale, al pediatra di libera scelta o ai servizi di sanità pubblica competenti, che procedono di conseguenza, secondo il protocollo previsto in modo dettagliato dallo stesso dpcm odierno.

Con l'entrata in vigore di questo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, infine, cessa la vigenza di tutti quelli precedenti, adottati in attuazione del decreto-legge 3 febbraio 2020, n. 6.

Nel complesso, oltre al dpcm odierno, i provvedimenti attualmente vigenti, approvati dal Governo in seguito all'emergenza sanitaria internazionale, sono i seguenti:

  • decreto-legge, in corso di pubblicazione, approvato dal Consiglio dei ministri del 28 febbraio 2020, con prime misure economiche urgenti di sostegno per famiglie, lavoratori e imprese;
  • decreto-legge del 23 febbraio 2020, n. 6, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, che introduce misure urgenti in materia di contenimento e gestione delle emergenze epidemiologiche a livello nazionale, attuato con il dpcm odierno;
  • delibera del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2020 di dichiarazione dello stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili;
  • ordinanza del Ministro della salute del 30 gennaio 2020 relativa al blocco dei voli diretti da e per la Cina.

Infine, il Governo sta elaborando ulteriori misure, di prossima approvazione, per il sostegno economico ai cittadini, alle famiglie e alle imprese, connesse all'emergenza sanitaria per la diffusione del COVID-19, e più globalmente per la crescita economica del Paese.

Fonte: www.governo.it

Data di pubblicazione: 1 marzo 2020, ultimo aggiornamento 1 marzo 2020

Covid-19: i casi in Italia alle ore 18 del 27 febbraio 2020

Sono 650 le persone contagiate dal nuovo coronavirus Sars-CoV-2 in Italia. Di queste, 17 persone sono decedute e 45 persone guarite.

Rispetto al bollettino delle ore 12 del 27 febbraio si è registrato un incremento del numero di persone contagiate di 122 unità.

I pazienti ricoverati con sintomi sono 248, 56 sono in terapia intensiva, mentre 284 si trovano in isolamento domiciliare.

Questi i dati ufficiali comunicati oggi nella conferenza delle ore 18 dal Commissario per l'emergenza della Protezione civile, Angelo Borrelli.

Nelle singole Regioni il numero di contagiati è il seguente:

  • Lombardia: 403
  • Veneto: 111
  • Emilia Romagna: 97
  • Liguria: 19
  • Sicilia: 4
  • Campania: 3
  • Lazio: 3  (i 2 turisti cinesi e il ricercatore dimesso - tutti guariti)
  • Marche: 3
  • Piemonte: 2
  • Toscana: 2
  • Abruzzo: 1
  • Puglia: 1
  • Provincia Autonoma di Bolzano: 1

Guarda il video con il punto della situazione del 27 febbraio alle ore 18 della Protezione civile

Per ulteriori informazioni

Sito Nuovocoronavirus

Sito Protezione civile

Sito ISS

Data di pubblicazione: 27 febbraio 2020

Coronavirus, alcune ‘pillole’ su come comportarsi in gravidanza e durante l’allattamento

Istituto Superiore Sanità , 27 febbraio 2020

 

Se sei in gravidanza:

  1. In assenza di un vaccino contro il SARS-CoV-2 e di informazioni circa la suscettibilità delle donne incinta alla patologia da nuovo coronavirus, ti raccomandiamo le comuni azioni di prevenzione primaria che prevedono l’igiene frequente e accurata delle mani e l’attenzione a evitare il contatto con soggetti malati o sospetti, secondo le raccomandazioni del Ministero della Salute e delle istituzioni internazionali (estese anche ai contatti delle donne in gravidanza).
  1. Allo stato attuale delle conoscenze per le donne affette da SARS-CoV-2 non c’è indicazione elettiva al taglio cesareo. Per quanto riguarda la gestione ospedaliera dei casi sospetti o certi si rimanda a quanto raccomandato per la gestione delle condizioni infettive incluso, qualora necessario, l’isolamento di madre e/o neonato. Una scelta, quest’ultima, che deve essere attentamente ponderata dal team ospedaliero insieme alla madre, valutando i rischi e i benefici di questa scelta. Non è noto comunque se avvenga la trasmissione verticale, cioè dalla madre al feto, del SARS-CoV-2: dai primi casi descritti il virus non è stato rilevato nel liquido amniotico o nel sangue neonatale prelevato da cordone ombelicale e nessun neonato nato da madre affetta da SARS-CoV-2 è risultato essere positivo al virus.

Se allatti:

  1. Date le informazioni scientifiche disponibili al momento e il potenziale protettivo del latte materno, si ritiene che, nel caso in cui la madre stia facendo gli accertamenti diagnostici o sia affetta da COVID-19, le sue condizioni cliniche lo consentano e lei lo desideri, l’allattamento debba essere avviato e/o mantenuto, direttamente al seno o con latte materno spremuto. Va detto infatti che il virus responsabile della COVID-19 non è stato rilevato finora nel latte materno raccolto dopo la prima poppata (colostro) delle donne affette; in almeno un caso sono stati invece rilevati anticorpi anti SARS-CoV-2.
  1. Per ridurre il rischio di trasmissione al bambino/a, si raccomanda l’adozione delle procedure preventive come l’igiene delle mani e l’uso della mascherina durante la poppata, secondo le raccomandazioni del Ministero della Salute. Nel caso in cui madre e bambino/a debbano essere temporaneamente separati, si raccomanda di aiutare la madre a mantenere la produzione di latte attraverso la spremitura manuale o meccanica. Anche la spremitura del latte, manuale o meccanica, dovrà essere effettuata seguendo le stesse indicazioni igieniche.  fontehttps://www.iss.it/?p=5266

Coronavirus, stop alle donazioni di sangue per chi è stato nelle zone colpite

Lo prevede una nuova circolare del Centro Nazionale Sangue che aggiorna le misure contro l’epidemia. Chi non è interessato dalle misure ed è in buona salute, ricordano il Cns e le associazioni e federazioni dei donatori, può invece andare a donare tranquillamente, seguendo le stesse precauzioni indicate per la popolazione generale.

“Ad oggi, il rischio di trasmissione trasfusionale di SARS-CoV-2 non è documentato, e le misure sono solo precauzionali, in accordo con quanto indicato dalle autorità europee - ricorda Giancarlo Maria Liumbruno, direttore generale del Cns -. In questo periodo l’attenzione è rivolta al nuovo coronavirus, ma non dimentichiamo che ogni giorno ci sono oltre 1.800 pazienti che hanno bisogno di terapie trasfusionali. Per i donatori le precauzioni da adottare sono quelle valide per tutti contro il coronavirus, ricordando sempre che il requisito fondamentale per donare è essere in buona salute, basta un raffreddore per essere esclusi”.

La circolare prevede anche, tra le altre raccomandazioni quella di misurare la temperatura ai potenziali donatori ai centri di raccolta. Le associazioni vengono invece invitate a diffondere le informazioni sul virus ai donatori. "I donatori possono continuare a donare senza timori, - afferma Aldo Ozino Caligaris, portavoce del Civis, il coordinamento delle associazioni di donatori - seguendo delle precauzioni che sono sempre valide, soprattutto nel periodo di massima diffusione dell’influenza".

Per approfondire consulta i siti:

CORONAVIRUS - MISURE URGENTI PER EVITARE LA DIFFUSIONE DEL VIRUS

23 febbraio 2020

CORONAVIRUS - MISURE URGENTI PER EVITARE LA DIFFUSIONE DEL VIRUS

In G.U. n. 45 del 23 febbraio 2020 sono pubblicati i seguenti Decreti:

Decreto-Legge 23 febbraio 2020, n. 6: Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19;

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 febbraio 2020: Disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19.

DECRETO-LEGGE 23 febbraio 2020, n. 6 

Misure urgenti in materia di contenimento e  gestione  dell'emergenza
epidemiologica da COVID-19. (20G00020) 
(GU n.45 del 23-2-2020)
 Vigente al: 23-2-2020  
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
 
  Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione; 
  Tenuto conto che l'Organizzazione  mondiale  della  sanita'  il  30
gennaio 2020 ha dichiarato l'epidemia  da  COVID-19  un'emergenza  di
sanita' pubblica di rilevanza internazionale; 
  Preso atto  dell'evolversi  della  situazione  epidemiologica,  del
carattere particolarmente diffusivo dell'epidemia  e  dell'incremento
dei casi e dei decessi notificati all'Organizzazione  mondiale  della
sanita'; 
  Ritenuta  la  straordinaria  necessita'  ed  urgenza   di   emanare
disposizioni per contrastare l'emergenza epidemiologica da  COVID-19,
adottando misure di contrasto  e  contenimento  alla  diffusione  del
predetto virus; 
  Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri,  adottata  nella
riunione del 22 febbraio 2020; 
  Sulla proposta del Presidente del  Consiglio  dei  ministri  e  del
Ministro della salute, di concerto con il  Ministro  dell'economia  e
delle finanze; 
 
                              E m a n a 
 
 
                     il seguente decreto-legge: 
 
                               Art. 1 
 
 
        Misure urgenti per evitare la diffusione del COVID-19 
 
  1. Allo scopo di evitare il diffondersi del COVID-19, nei comuni  o
nelle aree nei quali risulta positiva almeno una persona per la quale
non si conosce la fonte di trasmissione o comunque nei quali vi e' un
caso non riconducibile ad una persona  proveniente  da  un'area  gia'
interessata  dal  contagio  del  menzionato   virus,   le   autorita'
competenti sono tenute ad adottare  ogni  misura  di  contenimento  e
gestione adeguata  e  proporzionata  all'evolversi  della  situazione
epidemiologica. 
  2. Tra le misure di cui al comma 1, possono essere  adottate  anche
le seguenti: 
  a) divieto di allontanamento dal comune o dall'area interessata  da
parte  di  tutti  gli  individui  comunque  presenti  nel  comune   o
nell'area; 
  b) divieto di accesso al comune o all'area interessata; 
  c) sospensione di manifestazioni o iniziative di qualsiasi  natura,
di eventi e di ogni forma di riunione in luogo  pubblico  o  privato,
anche di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso, anche  se
svolti in luoghi chiusi aperti al pubblico; 
  d) sospensione dei servizi educativi dell'infanzia e  delle  scuole
di ogni ordine e  grado,  nonche'  della  frequenza  delle  attivita'
scolastiche e di formazione superiore, compresa quella universitaria,
salvo le attivita' formative svolte a distanza; 
  e) sospensione dei servizi di apertura  al  pubblico  dei  musei  e
degli altri istituti e luoghi della cultura di cui  all'articolo  101
del codice dei beni culturali e del  paesaggio,  di  cui  al  decreto
legislativo 22 gennaio 2004,  n.  42,  nonche'  dell'efficacia  delle
disposizioni regolamentari sull'accesso  libero  o  gratuito  a  tali
istituti e luoghi; 
  f)  sospensione   dei   viaggi   d'istruzione   organizzati   dalle
istituzioni scolastiche del sistema nazionale d'istruzione,  sia  sul
territorio  nazionale  sia  all'estero,  trovando   applicazione   la
disposizione di cui all'articolo 41, comma 4, del decreto legislativo
23 maggio 2011, n. 79; 
  g) sospensione delle  procedure  concorsuali  per  l'assunzione  di
personale; 
  h) applicazione della  misura  della  quarantena  con  sorveglianza
attiva agli individui che  hanno  avuto  contatti  stretti  con  casi
confermati di malattia infettiva diffusiva; 
  i) previsione dell'obbligo da parte degli individui che hanno fatto
ingresso  in  Italia  da  zone   a   rischio   epidemiologico,   come
identificate   dall'Organizzazione   mondiale   della   sanita',   di
comunicare  tale   circostanza   al   Dipartimento   di   prevenzione
dell'azienda sanitaria competente  per  territorio,  che  provvede  a
comunicarlo all'autorita' sanitaria competente per  l'adozione  della
misura di permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva; 
  j) chiusura di tutte le attivita' commerciali, esclusi gli esercizi
commerciali per l'acquisto dei beni di prima necessita'; 
  k) chiusura o limitazione  dell'attivita'  degli  uffici  pubblici,
degli esercenti attivita' di pubblica  utilita'  e  servizi  pubblici
essenziali di cui agli articoli 1 e 2 della legge 12 giugno 1990,  n.
146, specificamente individuati; 
  l) previsione che l'accesso ai servizi pubblici essenziali  e  agli
esercizi commerciali per l'acquisto di beni di prima  necessita'  sia
condizionato all'utilizzo di dispositivi di protezione individuale  o
all'adozione   di   particolari   misure   di   cautela   individuate
dall'autorita' competente; 
  m) limitazione all'accesso o sospensione dei servizi del  trasporto
di merci e di persone  terrestre,  aereo,  ferroviario,  marittimo  e
nelle acque interne, su rete nazionale, nonche' di trasporto pubblico
locale, anche non di linea, salvo  specifiche  deroghe  previste  dai
provvedimenti di cui all'articolo 3; 
  n)  sospensione  delle  attivita'  lavorative  per  le  imprese,  a
esclusione di quelle che erogano servizi  essenziali  e  di  pubblica
utilita'  e  di  quelle  che  possono  essere  svolte  in   modalita'
domiciliare; 
  o) sospensione o  limitazione  dello  svolgimento  delle  attivita'
lavorative nel comune o nell'area interessata nonche' delle attivita'
lavorative degli abitanti di detti comuni o aree svolte al  di  fuori
del comune o dall'area indicata, salvo specifiche deroghe,  anche  in
ordine ai presupposti, ai limiti e alle modalita' di svolgimento  del
lavoro agile, previste dai provvedimenti di cui all'articolo 3. 
                               Art. 2 
 
 
             Ulteriori misure di gestione dell'emergenza 
 
  1. Le autorita' competenti possono  adottare  ulteriori  misure  di
contenimento e gestione  dell'emergenza,  al  fine  di  prevenire  la
diffusione dell'epidemia da COVID-19 anche  fuori  dai  casi  di  cui
all'articolo 1, comma 1. 
                               Art. 3 
 
 
               Attuazione delle misure di contenimento 
 
  1. Le misure di cui agli articoli 1 e 2 sono adottate, senza  nuovi
o maggiori oneri per la finanza pubblica, con uno o piu' decreti  del
Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della
salute, sentito il Ministro dell'interno, il Ministro  della  difesa,
il Ministro dell'economia  e  delle  finanze  e  gli  altri  Ministri
competenti  per  materia,  nonche'   i   Presidenti   delle   regioni
competenti, nel  caso  in  cui  riguardino  esclusivamente  una  sola
regione o alcune  specifiche  regioni,  ovvero  il  Presidente  della
Conferenza dei presidenti delle regioni, nel caso in  cui  riguardino
il territorio nazionale. 
  2.  Nelle  more  dell'adozione  dei  decreti  del  Presidente   del
Consiglio dei ministri di  cui  al  comma  1,  nei  casi  di  estrema
necessita' ed urgenza le misure di cui agli articoli 1  e  2  possono
essere adottate ai sensi dell'articolo 32  della  legge  23  dicembre
1978, n. 833, dell'articolo 117  del  decreto  legislativo  31  marzo
1998, n.  112,  e  dell'articolo  50  del  testo  unico  delle  leggi
sull'ordinamento degli enti locali, approvato con decreto legislativo
18 agosto 2000, n. 267. 
  3. Sono fatti salvi gli  effetti  delle  ordinanze  contingibili  e
urgenti  gia'  adottate  dal   Ministro   della   salute   ai   sensi
dell'articolo 32 della legge 23 dicembre 1978, n. 833. 
  4. Salvo che il fatto non costituisca piu' grave reato, il  mancato
rispetto delle misure di contenimento di cui al presente  decreto  e'
punito ai sensi dell'articolo 650 del codice penale. 
  5.   Il   Prefetto,   informando   preventivamente   il    Ministro
dell'interno, assicura l'esecuzione delle  misure  avvalendosi  delle
Forze di polizia e,  ove  occorra,  delle  Forze  armate,  sentiti  i
competenti comandi territoriali. 
  6. I termini del controllo preventivo della Corte dei conti, di cui
all'articolo 27, comma 1, della legge 24 novembre 2000, n. 340,  sono
dimezzati. In ogni caso i provvedimenti  emanati  in  attuazione  del
presente articolo durante lo svolgimento  della  fase  del  controllo
preventivo della Corte  dei  conti  sono  provvisoriamente  efficaci,
esecutori ed esecutivi, a  norma  degli  articoli  21-bis,  21-ter  e
21-quater, della legge 7 agosto 1990, n. 241. 
                               Art. 4 
 
 
                      Disposizioni finanziarie 
 
  1. Per far fronte agli oneri derivanti  dallo  stato  di  emergenza
sanitaria dichiarato con delibera del Consiglio dei ministri  del  31
gennaio 2020, lo stanziamento previsto  dalla  medesima  delibera  e'
incrementato di 20 milioni di euro per l'anno 2020 a valere sul Fondo
per le emergenze nazionali previsto dall'articolo 44 del codice della
protezione civile, di cui al decreto legislativo 2 gennaio 2018, n.1,
che a tal fine e' corrispondentemente incrementato. 
  2. Agli oneri derivanti dal comma 1 pari ad  euro  20  milioni  per
l'anno  2020,   si   provvede   mediante   corrispondente   riduzione
dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 19, comma 1, lettera
b), del decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124. Ai fini dell'immediata
attuazione  delle  disposizioni  recate  dal  presente  decreto,   il
Ministro dell'economia e delle finanze e'  autorizzato  ad  apportare
con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. 
                               Art. 5 
 
 
                          Entrata in vigore 
 
  1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso  della  sua
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della  Repubblica  italiana  e
sara' presentato alle Camere per la conversione in legge. 
  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare. 
    Dato a Roma, addi' 23 febbraio 2020 
 

23 febbraio 2020 Covid-19, Consiglio straordinario dei ministri vara decreto legge

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte, ha approvato un decreto-legge che introduce misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-2019. Il provvedimento è stato illustrato in una conferenza stampa dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, con il Capo della Protezione civile Angelo Borrelli, il Ministro della Salute Roberto Speranza, il Presidente dell'Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro. Il punto sulla situazione da parte del Capo della protezione civile:

79 persone colpite, di queste 76 positive al test, 2 deceduti, un dimesso (guarito). Dei 76 positivi al test: 54 sono in Lombardia, 17 in Veneto, 2 in Emila Romagna, 1 in Piemonte, oltre i 2 turisti cinesi ancora ricoverati allo Spallanzani di Roma. Il ministro Speranza: "Misure per la tutela della salute delle comunità, contiamo sulla collaborazione di tutti i cittadini".

Il decreto interviene in modo organico, nell’attuale situazione di emergenza sanitaria internazionale dichiarata dall’Organizzazione mondiale della sanità, allo scopo di prevenire e contrastare l’ulteriore trasmissione del virus.

Il testo prevede, tra l’altro, che nei comuni o nelle aree nei quali risulta positiva almeno una persona per la quale non si conosce la fonte di trasmissione o comunque nei quali vi è un caso non riconducibile ad una persona proveniente da un’area già interessata dal contagio, le autorità competenti sono tenute ad adottare ogni misura di contenimento adeguata e proporzionata all’evolversi della situazione epidemiologica.

Tra le misure sono inclusi, tra l’altro:

  • il divieto di allontanamento e quello di accesso al Comune o all’area interessata;
  • la sospensione di manifestazioni, eventi e di ogni forma di riunione in luogo pubblico o privato;
  • la sospensione dei servizi educativi dell’infanzia e delle scuole e dei viaggi di istruzione;
  • la sospensione dell’apertura al pubblico dei musei;
  • la sospensione delle procedure concorsuali e delle attività degli uffici pubblici, fatta salva l’erogazione dei servizi essenziali e di pubblica utilità;
  • l’applicazione della quarantena con sorveglianza attiva a chi ha avuto contatti stretti con persone affette dal virus e la previsione dell’obbligo per chi fatto ingresso in Italia da zone a rischio epidemiologico di comunicarlo al Dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria competente, per l’adozione della misura di permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva;
  • la sospensione dell’attività lavorativa per alcune tipologie di impresa e la chiusura di alcune tipologie di attività commerciale;
  • la possibilità che l’accesso ai servizi pubblici essenziali e agli esercizi commerciali per l’acquisto di beni di prima necessità sia condizionato all’utilizzo di dispositivi di protezione individuale;
  • la limitazione all’accesso o la sospensione dei servizi del trasporto di merci e di persone, salvo specifiche deroghe.

Si introduce, inoltre, la facoltà, per le autorità competenti, di adottare ulteriori misure di contenimento, al fine di prevenire la diffusione del virus anche fuori dai casi già elencati.

L’attuazione delle misure di contenimento sarà disposta con specifici decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della salute, sentiti i Ministri e il Presidente della Regione competente ovvero il Presidente della Conferenza dei presidenti delle regioni, nel caso in cui gli eventi riguardino più regioni. Nei casi di estrema necessità ed urgenza, le stesse misure potranno essere adottate dalle autorità regionali o locali, ai sensi dell’articolo 32 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, fino all’adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.

Ai fini sanzionatori, il decreto stabilisce che il mancato rispetto delle misure di contenimento è punito ai sensi dell’articolo 650 del Codice penale.

Infine, il testo prevede che il Prefetto, informando preventivamente il Ministro dell’Interno, assicuri l’esecuzione delle misure avvalendosi delle forze di polizia e, ove occorra, delle forze armate, sentiti i competenti comandi territoriali.

Data di pubblicazione: 23 febbraio 2020, ultimo aggiornamento 23 febbraio 2020

Covid-19, Oms: non è mortale come Sars e Mers

"Nel parlare di possibile pandemia da nuovo coronavirus bisogna essere molto cauti” ha dichiarato Mike Ryan, capo del Programma di emergenze sanitarie dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nel corso di una conferenza stampa a Ginevra. “La percentuale di casi confermati al di fuori della Cina e della provincia di Hubei – ha sottolineato - è molto bassa, e quasi tutti hanno un collegamento con la Cina. Dobbiamo basarci sulle evidenze scientifiche, sempre considerando che non esiste il rischio zero”.

Inoltre, il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha evidenziato che “Covid-19 non è mortale come altri coronavirus come Sars e Mers. Oltre l'80% dei pazienti ha una forma moderata e guarisce. Nel 14% dei casi il virus causa malattia severa, con polmonite e respiro corto. E circa il 5% dei pazienti va incontro a un quadro critico con insufficienza respiratoria, shock settico e collasso multi-organo. Nel 2% dei casi riportati di Covid-19 il virus è risultato fatale, più nei pazienti anziani. Ci sono meno casi tra i bambini e abbiamo bisogno di più ricerca per capire perchè”.

Uno studio de Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie (Ccdc) indica che l'80,9% delle infezioni è classificato come lieve, il 13,8% come grave e solo il 4,7% è critico. Il numero di morti tra le persone infette rimane basso. Tra queste la stragrande maggioranza è concentrata tra gli over 80.

Per ulteriori informazioni:

Sito Oms

Studio Ccdc

IL PUNTO DELLE 16

Situazione casi confermati in Italia:

  • 3 casi confermati. L’ultimo è del 6 febbraio.

L'Istituto Spallanzani (INMI) rende noto un bollettino medico alle ore 12 circa di ogni giorno sulle condizioni di salute dei pazienti ricoverati e sui test dei contatti monitorati.

Situazione casi confermati nel mondo

  • 73.332 casi confermati per il nuovo coronavirus nel mondo dall'inizio dell'epidemia. Di questi, 72.528 casi confermati in Cina (59.989 solo nella provincia di Hubei).

Situazione casi confermati in Europa

  • 47 casi confermati (incluse Russia e Gran Bretagna)

Per ulteriori informazioni:

Sito nuovo coronavirus http://www.salute.gov.it/nuovocoronavirus

Sito Istituto Superiore di Sanità  https://www.iss.it/

fonte http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=4077

CONVENZIONE FRA SCUOLAMEDICI E SIMLA

LA VALUTAZIONE TECNICA AFFIDATA AL PROFESSIONISTA SANITARIO NELLE CONTROVERSIE IN SEDE CIVILE, PENALE, AMMINISTRATIVA, DI PREVIDENZA, ASSISTENZA E LAVORO” .

CORSO ECM FAD A DISTANZA 50 CREDITI ECM

CONVENZIONE SCUOLAMEDICI E SIMLA 

Siamo lieti di aver concluso una convenzione con cui SCUOLAMEDICI nel corso del 2020 erogherà il corso ecm fad sopra indicato ai professionisti, soci SIMLA, al fine di soddisfare il loro particolare fabbisogno formativo sul tema oggetto del corso https://www.simlaweb.it/2020/01/19/con-liscrizione-a-simla-2020-50-ecm-a-tutti-i-soci/

AVVISO - Medici competenti, trienni formativi ECM 2014-2016 e 2017-2019

La Direzione generale della prevenzione del Ministero della SALUTE ricorda cheper i medici competenti, ai sensi dell’articolo 2, comma 2, del decreto ministeriale 4 marzo 2009, è previsto il pieno soddisfacimento dell’obbligo formativo individuale del programma triennale di educazione continua in medicina (ECM), con la possibilità di recupero dei crediti mancanti entro l'anno successivo alla scadenza del medesimo programma triennale di ECM, come  previsto dall'articolo 38, comma 3, del decreto legislativo n. 81 del 9 aprile 2008, quale requisito necessario per poter svolgere le funzioni di medico competente.

Tuttavia per il triennio ECM 2014-2016 con la delibera di AGENAS-Commissione Nazionale per la Formazione Continua del 27 novembre 2018, "viene data la possibilità a tutti i professionisti sanitari che nel triennio 2014/2016 non abbiano soddisfatto l'obbligo formativo individuale triennale di completare il conseguimento dei crediti con formazione ECM svolta nel triennio 2017/2019, al netto di esoneri, esenzioni ed eventuali altre riduzioni. I crediti maturati entro il 31 dicembre 2019, acquisiti quale recupero del debito formativo e trasferiti per competenza al triennio 2014-16, non saranno considerati ai fini del soddisfacimento dell'obbligo del triennio 2017/2019.”

La direzione generale, sentito il competente ufficio legislativo, ritiene che tale possibilità possa estendersi anche ai medici competenti con le modalità e i tempi definite dalla delibera succitata.

Per quanto riguarda il triennio ECM 2017-2019, fatte salve eventuali future determinazioni, si deve fare riferimento a quanto previsto dall’articolo 2 comma 2, del decreto ministeriale 4 marzo 2009. Pertanto, in riferimento al triennio formativo 2017-2019, il professionista ha tempo fino a tutto il 2020 per completare i crediti ECM con obbligo di comunicazione del possesso del necessario requisito formativo mediante l'invio di apposita autocertificazione. Per motivi tecnici di gestione dell’elenco dei medici competenti si raccomanda di trasmettere l’autocertificazione, preferibilmente, entro il 31 gennaio 2021.

Raccomandazione per la prevenzione della reazione trasfusionale da incompatibilità AB0

Il Ministero della Salute rende nota una nuova versione della Raccomandazione per la prevenzione della reazione trasfusionale da incompatibilità AB0. La revisione e l’aggiornamento, frutto del lavoro della Direzione della Programmazione sanitaria e della Direzione della Prevenzione sanitaria, tengono conto delle evidenze emerse dalla versione del 2008, dei risultati dell’applicazione nella pratica quotidiana e delle modifiche introdotte dalle norme del settore.

Il documento sottolinea come la reazione trasfusionale da incompatibilità AB0 può rappresentare un evento drammatico ed è sempre dovuta ad errore che può intervenire in momenti diversi del percorso.

Dai sistemi di emovigilanza attivi in alcuni Paesi risulta che circa il 55% di tutti gli eventi avversi gravi sono il risultato di un errore umano e le reazioni avverse dovute ad errori trasfusionali rappresentano circa il 78% di tutti gli eventi avversi e, tra queste, circa il 20% sono reazioni trasfusionali da incompatibilità AB0.

L’assenza o la mancata applicazione di procedure specifiche rappresenta un importante fattore di rischio che può determinare il verificarsi dell’evento durante una delle fasi del processo trasfusionale, dal prelievo del campione per la determinazione del gruppo sanguigno del ricevente fino alla trasfusione degli emocomponenti.

In Italia, la legge 21 ottobre 2005, n. 219 ha previsto il sistema di emovigilanza anche con lo scopo di raccogliere e monitorare le informazioni riguardanti gli eventi avversi riferibili alla donazione o alla trasfusione di sangue, compresi gli errori trasfusionali, e i near miss (quasi infortunio). I collettori delle informazioni del sistema di emovigilanza sono i Servizi Trasfusionali (ST) che registrano gli eventi che si verificano nell’ambito della propria organizzazione e notificano all’autorità regionale competente le reazioni indesiderate e gli incidenti gravi.

Le Direzioni aziendali delle Strutture sanitarie, secondo procedure individuate, provvedono alla segnalazione degli eventi sentinella attraverso il sistema informativo SIMES.

La Raccomandazione suggerisce che ciascuna organizzazione sanitaria effettui una dettagliata valutazione di tutte le tappe del processo trasfusionale al fine di identificare i punti critici e la messa in atto di misure di controllo contribuendo ad un miglioramento del sistema e ad una più elevata sicurezza trasfusionale. Sono fondamentali:

  • la definizione di procedure interne
  • il monitoraggio della applicazione di tali procedure
  • la predisposizione di programmi di formazione specifica per il personale.

Tra le novità, la Raccomandazione, riporta lo Schema di registrazione dei controlli pre-trasfusionali come da Decreto del Ministro della Salute 2 novembre 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 28 dicembre 2015.

Data di pubblicazione: 9 gennaio 2020, ultimo aggiornamento 9 gennaio 2020

http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=4007

DELIBERA OBBLIGO FORMATIVO TRIENNIO 2020-2022

La Commissione nazionale per la formazione continua con delibera del 18 dicembre 2019 ha stabilito che
L'obbligo formativo per il triennio 2020- 2022 è pari a 150 crediti formativi, fatte salve le decisioni della Commissione nazionale in materia di esoneri, esenzioni ed eventuali altre riduzioni, e ferma restando l'applicazione per il triennio 2020-2022 di quanto già disciplinato per il triennio 2017-2019. L'acquisizione dei crediti formativi relativi al triennio 2017-2019 è consentita tino al 31 dicembre 2020 per eventi con "data fine evento" al 31 dicembre 2020. Per coloro che si avvalgono della presente disposizione  non si applicano le riduzioni previste dal Manuale sulla formazione continua del professionista sanitario par.l.l, punti l e 2
 

Vitamina D: AIFA istituisce la Nota AIFA 96

L’Agenzia Italiana del Farmaco, con determinazione n. 1533/2019, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale Della Repubblica Italiana Serie generale n. 252 del 26 ottobre 2019, rende nota l’istituzione della Nota 96 , che regolamenta la prescrizione a carico del Sistema Sanitario Nazionale (SSN), nella popolazione adulta (età > 18 anni), dei medicinali con indicazione "prevenzione e trattamento della carenza di Vitamina D" (colecalciferolo, colecalciferolo/sali di calcio, calcifediolo).

L’istituzione della Nota 96 si colloca nell’ambito delle attività di rivalutazione dell’appropriatezza prescrittiva che hanno condotto la Commissione Tecnico-Scientifica dell’AIFA, sulla base delle evidenze scientifiche disponibili, a ritenere opportuno introdurre nuovi criteri regolatori per la prescrivibilità a carico del SSN, nella popolazione adulta, della vitamina D.

Si specifica, infine, che, nelle more di un analogo processo di rivalutazione, restano al momento invariate le condizioni di rimborsabilità a carico del SSN di tali farmaci nella popolazione pediatrica.

SCARICA LA NOTA AIFA N.96


Pubblicato il: 27 ottobre 2019 su https://www.aifa.gov.it/-/vitamina-d-aifa-istituisce-la-nota-aifa-96

Obbligo formativo ECM delibera COMMISSIONE NAZIONALE

21/10/2019 - Obbligo formativo ECM per le professioni sanitarie non assoggettate all’obbligo ECM, prima dell'entrata in vigore della legge 11 gennaio 2018 n.3

Si rappresenta che la Commissione Nazionale per la formazione continua in medicina durante la riunione del 25 luglio 2019 ha deliberato che gli appartenenti alle professioni sanitarie di cui alla legge dell’11 gennaio 2018 n. 3, ove precedentemente non assoggettati all’assolvimento dell’obbligo formativo ECM, per il triennio 2020-2022 potranno portare in riduzione i cinquanta crediti formativi ECM che abbiano acquisito entro il 31 dicembre 2019.

https://ape.agenas.it/comunicati/comunicati.aspx?ID=137

Nobel per la Medicina 2019 a William G. Kaelin Jr, Sir Peter J. Ratcliffe e Gregg L. Semenza


Due scienziati statunitensi e un inglese si sono aggiudicati il riconoscimento per gli studi sui meccanismi di adattamento delle cellule alla variazione di ossigeno: un processo fondamentale per la sopravvivenza, coinvolto anche in molte patologie.
 
nobel-fisiologia
 
William G. Kaelin Jr., Sir Peter J. Ratcliffe e Gregg L. Semenza: i vincitori del Nobel 2019 per la Fisiologia.|NIKLAS ELMEHED

Il Nobel per la Fisiologia o la Medicina 2019 è stato assegnato congiuntamente a William G. Kaelin Jr.Sir Peter J. Ratcliffe e Gregg L. Semenza, per le loro ricerche su come le cellule riescono a rilevare e ad adattarsi alla disponibilità di ossigeno. Kaeling, di New York, è affiliato alla Harvard Medical School e all'Howard Hughes Medical Institute (USA). Ratcliffe, inglese, è Direttore della Ricerca clinica del Francis Crick Institute di Londra. Semenza, di New York, insegna e dirige un laboratorio di ricerca vascolare alla Johns Hopkins University, nel Maryland.

LE MOTIVAZIONI DEL PREMIO. Gli organismi animali hanno bisogno di ossigeno per convertire il cibo in energia, ma i meccanismi molecolari con i quali le cellule rispondono ai cambiamenti dei livelli di ossigeno sono rimasti a lungo sconosciuti. I tre scienziati hanno fatto luce sulla regolazione dell'attività genetica che avviene in risposta alla variazione di ossigeno, in uno dei più fondamentali processi adattivi, che ha permesso agli animali di colonizzare habitat molto diversi e di vivere a diverse altitudini.

OBIETTIVO: SOPRAVVIVERE. Quando i livelli di ossigeno circostante mutano, le cellule animali vanno incontro a cambiamenti importanti nell'espressione genica. Queste alterazioni cambiano il metabolismo cellulare, influiscono sulla modellazione dei tessuti e su risposte fondamentali come la ventilazione e il battito cardiaco. 

Come spiega il Guardian, in questo caso è un vero Nobel alla fisiologia, perché riguarda un meccanismo base di funzionamento delle cellule. Quando il corpo si trova in deprivazione di ossigeno, salgono i livelli di eritropoietina (EPO), e con essa aumenta la produzione di globuli rossi che trasportano ossigeno nell'organismo. Ma come fa la scarsità di ossigeno a scatenare questa risposta? Kaelin, Ratcliffe e Semenza hanno trovato la risposta a questa domanda.

Hanno scoperto che quando l'ossigeno cala, aumentano i livelli di un complesso proteico, chiamato HIF (Hypoxia Inducible Factor). In condizioni normali di ossigeno, il complesso HIF viene degradato rapidamente. Ma quando l'ossigeno è scarso, si accumula e si lega a segmenti di DNA vicino al gene che codifica per l'eritropoietina. 

IN SALUTE E IN MALATTIA. La capacità di rilevare la quantità di ossigeno disponibile è alla base di moltissimi processi fisiologici. Permette alle cellule di adattare il loro metabolismo in condizioni di stress - per esempio un intenso esercizio fisico. Un altro esempio di processo adattivo controllato dal rilevamento dell'ossigeno è la generazione di nuovi vasi sanguigni e la produzione di globuli rossi. Anche il nostro sistema immunitario e la formazione di vasi sanguigni e della placenta durante lo sviluppo fetale sono regolati dai sensori cellulari per l'ossigeno.

Le condizioni fisiologiche o patologiche in cui è cruciale la rilevazione cellulare dell'ossigeno. | MATTIAS KARLÉN

Questo meccanismo è cruciale anche in molte patologie. I pazienti con insufficienza renale soffrono spesso di gravi forme di anemia dovute alla scarsa espressione di eritropoietina, un ormone prodotto dalle cellule renali che regola la produzione di globuli rossi da parte del midollo osseo. Ma i sensori cellulari per l'ossigeno hanno un ruolo importante anche nella proliferazione delle cellule tumorali, perché vengono utilizzati per stimolare la formazione di vasi sanguigni e favorire la diffusione di cellule malate.

Nuovi filoni di ricerca farmacologica si concentrano oggi sulla possibilità di bloccare, o al contrario attivare, i sistemi di rilevazione dell'ossigeno e sfruttarli come strategia terapeutica. Per esempio, si stanno già sperimentando farmaci contro l'anemia che spingono il corpo a produrre più globuli rossi, spingendolo a comportarsi come se si trovasse in alta quota.

Il Premio - almeno per gli addetti ai lavori - non arriva esattamente a sorpresa. Nel 2016 i tre scienziati sono stati insigniti dell'Albert Lasker Basic Medical Research Award, spesso definito "il Nobel americano". Non è la prima volta che questo premio anticipa i vincitori del Nobel vero e proprio.

linkt at https://www.focus.it/scienza/salute/premio-nobel-per-la-medicina-2019

AIFA: vaccini influenzali per la stagione 2019-2020

È stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la Determina dell’AIFA che autorizza l’aggiornamento, per la stagione 2019-2020, della composizione dei vaccini influenzali autorizzati secondo procedura registrativa nazionale, di mutuo riconoscimento e decentrata (Determina AIFA N° 698/2019).

Sono inoltre autorizzati i vaccini influenzali approvati secondo la procedura registrativa centralizzata coordinata dall’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA).
La composizione di tutti i vaccini influenzali per la stagione 2019-2020 segue le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e del Comitato per i Medicinali per Uso umano (CHMP) dell’EMA.

L’AIFA, in accordo alla Circolare del Ministero della Salute del 17 luglio 2019 (“Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione 2019-2020”), sottolinea che, per la nostra situazione climatica e per l’andamento temporale mostrato dalle epidemie influenzali in Italia, il periodo destinato alla conduzione delle campagne di vaccinazione antinfluenzale è quello autunnale, a partire dalla metà di ottobre fino a fine dicembre, salvo specifiche indicazioni che saranno fornite, se necessario, nel caso di eventi legati ai vaccini e/o all’andamento epidemiologico stagionale dell’influenza.

La protezione indotta dal vaccino comincia circa due settimane dopo la vaccinazione e perdura per un periodo di sei/otto mesi per poi decrescere. Per tale motivo, poiché i ceppi virali in circolazione possono mutare, è necessario sottoporsi a vaccinazione antinfluenzale all’inizio di ogni nuova stagione influenzale.

L’AIFA ricorda che, oltre alle misure di protezione e cura basate su vaccinazioni e all’eventuale uso di farmaci antivirali, una misura importante nel limitare la diffusione dell’influenza è rappresentata da una buona igiene delle mani e delle secrezioni respiratorie (ad esempio lavare regolarmente e frequentemente le mani con acqua e sapone; coprire la bocca e il naso con un fazzoletto quando si tossisce e starnutisce e poi gettarlo nella spazzatura; aerare regolarmente le stanze in cui si soggiorna).

L’AIFA invita a segnalare le sospette reazioni avverse che si verificassero dopo la somministrazione di un vaccino, in quanto le segnalazioni contribuiscono al monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio dei vaccini come di ogni altro medicinale.

Si ricorda che gli operatori sanitari sono tenuti a segnalare qualsiasi sospetta reazione avversa osservata.

È inoltre possibile effettuare una segnalazione spontanea di sospetta reazione avversa secondo una delle modalità indicate nella sezione dedicata, accessibile dal box "Link correlati".


Pubblicato il: 18 settembre 2019
 

https://www.aifa.gov.it/web/guest/-/aifa-vaccini-influenzali-per-la-stagione-2019-2020

Servizio sanitario nazionale, pubblicati i dati dell'annuario statistico 2017

Nel Servizio sanitario nazionale operano 1.000 strutture che forniscono assistenza ospedaliera, 8.867 per l’assistenza specialistica ambulatoriale, 7.372 per l’assistenza territoriale residenziale, 3.086 per l’assistenza territoriale semiresidenziale, 5.586 per l’altra assistenza territoriale e 1.122 per l’assistenza riabilitativa (quelle a cui fa riferimento l'art. 26 della Legge 833/78).

Le strutture che erogano assistenza ospedaliera e quelle che forniscono altra assistenza territoriale sono in maggioranza pubbliche (rispettivamente, 51,8% e 87,0%). Sono invece in maggioranza private accreditate le strutture eroganti assistenza territoriale residenziale (82,3%) e semiresidenziale (68,6%) e le strutture che forniscono assistenza riabilitativa (77,9%).

Sono alcuni dei dati evidenziati nell’Annuario statistico del servizio sanitario nazionale - anno 2017, realizzato dall’Ufficio di statistica del ministero della Salute. La pubblicazione presenta i dati statistici sulle strutture della rete di offerta sanitaria e sui servizi connessi, sulle caratteristiche organizzative, sui fattori produttivi e i dati sull'attività di assistenza territoriale ed ospedaliera. Le informazioni vengono elaborate sulla base dei flussi informativi rilevati in base al D.M. 5 dicembre 2006 “Variazione dei modelli di rilevazione dei dati delle attività gestionali delle strutture sanitarie”, che disciplina la trasmissione dei dati da Regioni e Province autonome al ministero della Salute.

Strutture della rete di offerta, il trend 

L’analisi dei dati nel periodo 2014-2017 evidenzia ancora un andamento decrescente del numero delle strutture di ricovero, per effetto degli interventi di razionalizzazione delle reti ospedaliere che determinano la riconversione e l’accorpamento di molte strutture: il numero delle strutture pubbliche diminuisce del 2,0%, quello delle strutture private accreditate si riduce dell'1,7%.

Per l’assistenza specialistica ambulatoriale si assiste ad una diminuzione consistente degli ambulatori e laboratori pubblici (1,7%) e ad una diminuzione più lieve per le strutture private accreditate (0,2%).

Andamenti divergenti si evidenziano tra gli erogatori pubblici e quelli privati accreditati per l’assistenza territoriale residenziale (-3,6% per il pubblico, +2,9% per il privato accreditato).

Per l’assistenza territoriale semiresidenziale l’incremento delle strutture è principalmente riconducibile agli erogatori privati accreditati per i quali, nel periodo temporale in esame, si registra un incremento del 2,5%.

Anche nell’ambito dell’assistenza riabilitativa ex art.26 L. 833/78 si osserva un incremento delle strutture private accreditate (1,8%).

Infine, per l’assistenza erogata da altre strutture territoriali, si rileva una diminuzione dello 0,6% per le strutture pubbliche e un aumento del 1,4% per le strutture private accreditate.

I numeri dell'assistenza distrettuale

In media, a livello nazionale ogni medico di base ha un carico potenziale di 1.211 adulti residenti. A livello regionale esistono notevoli differenziazioni:

  • per le Regioni del Nord, fatte salve alcune eccezioni, gli scostamenti dal valore medio nazionale sono positivi. In particolare si evidenzia la Provincia Autonoma di Bolzano con 1.613 residenti adulti per medico di base (si noti che nella Provincia Autonoma il contratto di convenzione con il SSN dei medici di base stabilisce quale massimale di scelte 2.000 assistiti)
  • in tutte le Regioni del Sud, ad eccezione della Regione Sardegna, il carico potenziale dei medici di medicina generale è inferiore al valore medio nazionale; la Regione Basilicata, in particolare, registra il valore minimo di 1.037 residenti adulti per medico.

Il carico medio potenziale per pediatra è a livello nazionale di 989 bambini, con un’ampia variabilità territoriale (da un valore di 862 bambini per pediatra in Sicilia a 1.236 bambini per pediatra nella Provincia Autonoma di Bolzano). Tutte le Regioni sono comunque caratterizzate da una carenza più o meno accentuata di pediatri in convenzione con il SSN.

A fronte del carico potenziale dei medici di base (di medicina generale e pediatri), è possibile valutare il carico assistenziale effettivo, dato dal numero degli iscritti al SSN (coloro che hanno scelto presso la ASL di competenza il proprio medico di base) per ciascun medico.

Nel 2017 sono stati rilevati in Italia 3.063 punti di guardia medica; con 11.688 medici titolari ovvero 19 medici ogni 100.000 abitanti. A livello territoriale si registra una realtà notevolmente diversificata sia per quanto riguarda la densità dei punti di guardia medica sia per quanto concerne il numero dei medici titolari per ogni 100.000 abitanti.

In Italia nel 2017 sono state prescritte 578.843.225 ricette con un importo di circa 9 miliardi di euro, con un costo medio per ricetta di 15,42 euro. Il costo medio per ricetta risulta fortemente variabile all’interno del territorio nazionale, registrando il valore minimo in Toscana (12,73 euro) e quello massimo (20,13 euro) in Lombardia.

Nel corso del 2017 sono stati assistiti al proprio domicilio 1.014.626 pazienti; di questi, l’83,7% è rappresentato da assistibili di età maggiore o uguale a 65 anni e l’8,8% è rappresentato da pazienti terminali.

Le strutture di ricovero e cura 

Il SSN dispone, nel 2017, di circa 191 mila posti letto per degenza ordinaria13.050 posti per day hospital, e 8.515 posti per day surgery. A livello nazionale sono disponibili 3,6 posti letto ogni 1.000 abitanti; in particolare, i posti letto dedicati all’attività per acuti sono 3,0 ogni 1.000 abitanti.

La presenza di apparecchiature tecnico-biomediche (nelle strutture ospedaliere e territoriali) risulta in aumento nel settore pubblico, ma la disponibilità è fortemente variabile a livello regionale. Esistono circa 96,9 mammografi ogni 1.000.000 di abitanti, con valori oltre 150 in due Regioni (Valle d’Aosta, Umbria).

Particolare interesse ha rivestito in questi ultimi anni l’area dell’emergenza: il 55,0% degli ospedali pubblici risulta dotato di un dipartimento di emergenza e oltre la metà del totale degli istituti (65,4%) di un centro di rianimazione. Il pronto soccorso è presente nel 79,9% degli ospedali. Il pronto soccorso pediatrico è presente nel 17,4% degli ospedali.

Per approfondire

Giornata nazionale per la sicurezza delle cure e della persona assistita

Giornata nazionale per la sicurezza delle cure e della persona assistita

Il 17 settembre si celebra la prima "Giornata nazionale per la sicurezza delle cure e della persona assistita", promossa dal Ministero della Salute, dalla Commissione Salute della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, dall’Istituto superiore di sanità (ISS), dall’Agenzia italiana del farmaco (AIFA), dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS).

Nata per sottolineare che la sicurezza delle cure è parte costitutiva del diritto alla salute, come previsto nell'art.1 della Legge 24 del 2017, la Giornata è stata ufficialmente indetta nel nostro Paese con direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri del 4 aprile 2019, su proposta del Ministro della Salute e in accordo con la Commissione Salute della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, aderendo alle indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS).

La data, il 17 settembre di ogni anno, coincide, infatti, con la Giornata mondiale della sicurezza dei pazienti (World Patient Safety Day), promossa a livello internazionale dall'OMS e anch’essa alla prima edizione nel 2019, che prevede la realizzazione di iniziative di sensibilizzazione e la simbolica illuminazione in colore arancione di monumenti nazionali dei singoli Paesi aderenti.

La Giornata mondiale è stata istituita dalla 72a Assemblea mondiale della sanità; essa serve ad evidenziare come la sicurezza dei pazienti sia una priorità di salute globale. Slogan della prima edizione è "Parliamo della sicurezza dei pazienti".

Nel nostro Paese tutte le amministrazioni pubbliche sono chiamate a promuovere "l'attenzione e l'informazione sul tema della sicurezza delle cure e della persona assistita, nell'ambito delle rispettive competenze e attraverso idonee iniziative di comunicazione e sensibilizzazione", come previsto dalla direttiva del 4 aprile.

link at http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_2_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=eventi&p=daeventi&id=559

Settimana europea di sensibilizzazione sulle malattie delle valvole cardiache 16-22 settembre 2019

Un recente sondaggio condotto su oltre 12.820 persone che hanno 60 anni e più in Europa ha scoperto che la stenosi aortica è una delle condizioni cardiache con cui le persone hanno meno familiarità. Solo il 3,8% degli intervistati sapeva cos'è la stenosi aortica, la forma più comune di malattia della valvola cardiaca. Sebbene la consapevolezza aumenti con l'età, il 30 percento degli intervistati di età superiore ai 65 anni ha dichiarato di non sapere nulla sulla malattia delle valvole cardiache.

Perché creare consapevolezza sulla malattia delle valvole cardiache è così importante?

Spesso i pazienti affetti da patologie cardiache vengono diagnosticati solo quando vedono un professionista sanitario per un controllo periodico o per qualche altro problema. La gravità della malattia della valvola cardiaca, combinata con il fatto che i sintomi sono spesso difficili da rilevare o ignorare come parte normale dell'invecchiamento, può spesso portare a conseguenze fastidiose o pericolose.

La Settimana europea di sensibilizzazione sulle malattie delle valvole cardiache è importante, non solo per sensibilizzare sulla malattia, ma anche per rendere la popolazione più consapevole dei sintomi in modo che possano cercare l'aiuto di cui hanno bisogno al momento giusto. È anche importante che i medici forniscano ai loro pazienti, in particolare quelli di età superiore ai 65 anni, esami regolari di stetoscopio in quanto questi sono la chiave per rilevare la malattia della valvola cardiaca.

Per favore, segna la terza settimana di settembre nel tuo calendario e fatti coinvolgere nella diffusione della parola sulla malattia delle valvole cardiache.

New Delhi, i dati della sorveglianza

ISS, 11 settembre 2019

Le infezioni da Klebsiella pneumoniae resistente ai carbapenemi, quali imipenem e meropenem, antibiotici cosiddetti di ultima risorsa, perché indicati quando gli antibiotici più comuni falliscono, rappresentano già da molti anni uno dei principali problemi legati alle infezioni correlate all’assistenza. Queste infezioni colpiscono soprattutto persone fragili perché anziane o sottoposte a procedure medico-chirurgiche invasive, possono essere trasmesse da paziente a paziente, e sono di difficile trattamento perché resistenti alla maggior parte degli antibiotici e quindi associate ad elevata mortalità. Molti pazienti poi, anche se non presentano i sintomi dell’infezione, sono colonizzati a livello intestinale e contribuiscono alla diffusione di questi batteri all’interno delle strutture sanitarie. Queste infezioni rappresentano un problema globale, e sono purtroppo frequenti nel nostro paese, che è maglia nera in Europa per dimensioni del fenomeno. La maggior parte dei ceppi di Klebsiella pneumoniae circolanti in Italia sviluppa resistenza ai carbapenemi a causa della produzione di un enzima chiamato carbapenemasi che scinde l’antibiotico, rendendolo inefficace. Vi sono diversi tipi di carbapenemasi: il tipo più comune, prodotto da più del 90% dei ceppi isolati in Italia, è denominato KPC (Klebsiella pneumoniae carbapenemasi). Solo una minoranza di ceppi produce altri enzimi, tra i quali la carbapenemasi NDM (New Delhi metallo-betalattamasi), così chiamata perché scoperta per la prima volta in un paziente svedese di ritorno da Nuova Deli. Il tipo di carbapenemasi prodotta è rilevante per il trattamento perché i ceppi che producono NDM non sono sensibili ad alcune delle nuove combinazioni antibiotico-inibitore come quella ceftazidime-avibactam.
Finora i ceppi di K. pneumoniae produttori di NDM sono stati identificati sporadicamente in Italia, in genere introdotti da pazienti che avevano viaggiato all’estero, provocando focolai di limitate dimensioni e rapidamente controllati. La situazione che si sta verificando in Toscana è quindi nuova per il nostro Paese, presentandosi come un ampio e persistente fenomeno epidemico che coinvolge diverse strutture sanitarie della regione, con un alto numero di pazienti colonizzati o infetti.
Il 4 giugno 2019 l’ECDC ha pubblicato un Rapid Risk Assessment, elaborato con esperti della regione Toscana, del Ministero della Salute e dell’ISS, su questo “evento significativo”, suggerendo alcune azioni per ridurre il rischio di una diffusione dei ceppi di Klebsiella pneumoniae produttori di NDM in altre strutture sanitarie della regione e del paese nonché la trasmissione transfrontaliera, cioè verso altri paesi europei
I dati della sorveglianza nazionale delle batteriemie da Enterobatteri produttori di carbapenemasi (che rappresentano il numero delle infezioni più gravi causate da questi batteri) coordinata da ISS, in linea con i dati forniti dalla regione Toscana, evidenziano, a partire dal secondo semestre 2018, un aumento significativo delle batteriemie da ceppi di K. pneumoniae che producono NDM in questa regione. In particolare, in Italia sono stati segnalati, nel periodo gennaio 2014-agosto 2019, 53 casi di cui 38 negli ultimi 12 mesi. Di questi 38 la maggior parte (30) provengono da strutture ospedaliere della regione il che comporta la necessità di elevare il livello di attenzione nel Paese. In Toscana, dalla scorsa estate, sono state adottate specifiche misure di contrasto per il contenimento della diffusione dei focolai.

https://www.iss.it/?p=4283

Evento nascita, il Rapporto con l'analisi dei dati CeDAP 2016

12 SETTEMBRE 2019 dal Minstero della salute il Rapporto annuale sull’evento nascita in Italia - CeDAP 2016, illustra le analisi dei dati rilevati per l’anno 2016 dal flusso informativo del Certificato di Assistenza al Parto (CeDAP).

La rilevazione, istituita dal Decreto del Ministro della sanità 16 luglio 2001, n.349, costituisce a livello nazionale la più ricca fonte di informazioni sanitarie, epidemiologiche e socio-demografiche relative all’evento nascita, rappresentando uno strumento essenziale per la programmazione sanitaria nazionale e regionale.

Come per la precedente edizione del Rapporto è stato analizzato il fenomeno del ricorso al taglio cesareo attraverso lo studio dei parti nelle Regioni italiane in base alla classificazione Robson, raccomandata dall’Organizzazione mondiale della sanità come standard globale per la valutazione, il monitoraggio e il benchmarking longitudinale e trasversale sul ricorso al taglio cesareo. Le analisi dei dati sono state effettuate grazie alle specifiche informazioni rilevate nella fonte informativa del CeDAP.

Sintesi dei principali risultati

  • La rilevazione 2016, con un totale di 467 punti nascita, presenta un elevato livello di completezza. Si registra un numero di parti in ospedale pari al 100,1% di quelli rilevati con la Scheda di Dimissione Ospedaliera (SDO) ed un numero di nati vivi pari al 99,8% di quelli registrati presso le anagrafi comunali nello stesso anno. La qualità dei dati risulta buona per gran parte delle variabili, in termini sia di correttezza sia di completezza.
  • L’ 89,2% dei parti è avvenuto negli Istituti di cura pubblici ed equiparati, il 10,5% nelle case di cura e solo lo 0,1% altrove (altra struttura di assistenza, domicilio, etc). Naturalmente nelle Regioni in cui è rilevante la presenza di strutture private accreditate rispetto alle pubbliche, le percentuali sono sostanzialmente diverse. Il 63,9% dei parti si svolge in strutture dove avvengono almeno 1.000 parti annui. Tali strutture, in numero di 173 rappresentano il 37% dei punti nascita totali. Il 5,8% dei parti ha luogo invece in strutture che accolgono meno di 500 parti annui.
  • Nel 2016, il 21% dei parti è relativo a madri di cittadinanza non italiana. Tale fenomeno è più diffuso nelle aree del Paese con maggiore presenza straniera, ovvero al Centro-Nord, dove più del 25% dei parti avviene da madri non italiane; in particolare, in Emilia Romagna e Lombardia, il 32% delle nascite è riferito a madri straniere. Le aree geografiche di provenienza più rappresentate, sono quella dell’Africa (25,9%) e dell’Unione Europea (25,4%). Le madri di origine Asiatica e Sud Americana costituiscono rispettivamente il 18,6 % ed il 7,6% delle madri straniere.
  • L’età media della madre è di 32,8 anni per le italiane mentre scende a 30,2 anni per le cittadine straniere. I valori mediani sono invece di 33 anni per le italiane e 30 anni per le straniere. L’età media al primo figlio è per le donne italiane, quasi in tutte le Regioni, superiore a 31 anni, con variazioni sensibili tra le regioni del Nord e quelle del Sud. Le donne straniere partoriscono il primo figlio in media a 28,3 anni.
  • Delle donne che hanno partorito nell’anno 2016 il 44,2% ha una scolarità medio alta, il 28 % medio bassa ed il 27,8% ha conseguito la laurea. Fra le straniere prevale invece una scolarità medio bassa (45,9%).
  • L’analisi della condizione professionale evidenzia che il 55,3% delle madri ha un’occupazione lavorativa, il 29,3% sono casalinghe ed il 13,3% sono disoccupate o in cerca di prima occupazione. La condizione professionale delle straniere che hanno partorito nel 2016 è per il 51,7% quella di casalinga a fronte del 62,2% delle donne italiane che hanno invece un’occupazione lavorativa.
  • Nell’85,3% delle gravidanze il numero di visite ostetriche effettuate è superiore a 4 mentre nel 74,6% delle gravidanze si effettuano più di 3 ecografie. La percentuale di donne italiane che effettuano la prima visita oltre il primo trimestre di gravidanza è pari al 2,5% mentre tale percentuale sale al 11,2% per le donne straniere. Le donne con scolarità medio-bassa effettuano la prima visita più tardivamente: la percentuale di donne con titolo di studio elementare o senza nessun titolo che effettuano la prima visita dopo l’11° settimana di gestazione è pari al 11,7% mentre per le donne con scolarità alta, la percentuale è del 2,6%. Anche la giovane età della donna, in particolare nelle madri al di sotto dei 20 anni, risulta associata ad un maggior rischio di controlli assenti (3,3%) o tardivi (1° visita effettuata oltre l’undicesima settimana di gestazione nel 13,8% dei casi). Nell’ambito delle tecniche diagnostiche prenatali invasive sono state effettuate in media 7,1 amniocentesi ogni 100 parti. A livello nazionale alle madri con più di 40 anni il prelievo del liquido amniotico è stato effettuato nel 22,52% dei casi.
  • La donna ha accanto a sé al momento del parto (esclusi i cesarei) nel 92,2% dei casi il padre del bambino, nel 6,4% un familiare e nell’1,4% un’altra persona di fiducia. La presenza di una persona di fiducia piuttosto che di un’altra risulta essere influenzata dall’area geografica.
  • Si conferma il ricorso eccessivo all’espletamento del parto per via chirurgica. In media, nel 2016 il 33,7% dei parti è avvenuto con taglio cesareo, con notevoli differenze regionali che comunque evidenziano che in Italia vi è un ricorso eccessivo all’espletamento del parto per via chirurgica. Rispetto al luogo del parto si registra un’elevata propensione all’uso del taglio cesareo nelle case di cura accreditate, in cui si registra tale procedura in circa il 50,9% dei parti contro il 31,7% negli ospedali pubblici. Il parto cesareo è più frequente nelle donne con cittadinanza italiana rispetto alle donne straniere: si ricorre al taglio cesareo nel 27,8% dei parti di madri straniere e nel 35,4% dei parti di madri italiane.
  • L’1% dei nati ha un peso inferiore a 1.500 grammi ed il 6,4% tra 1.500 e 2.500 grammi. Nei test di valutazione della vitalità del neonato tramite indice di Apgar, il 99,4% dei nati ha riportato un punteggio a 5 minuti dalla nascita compreso tra 7 e 10.
  • Sono stati rilevati 1.320 nati morti corrispondenti ad un tasso di natimortalità, pari a 2,78 nati morti ogni 1.000 nati, e registrati 4.835 casi di malformazioni diagnostiche alla nascita. L’indicazione della diagnosi è presente rispettivamente solo nel 32,3% dei casi di natimortalità e nel 87% di nati con malformazioni.
  • Il ricorso ad una tecnica di procreazione medicalmente assistita (PMA) risulta effettuato in media 1,93 gravidanze ogni 100. La tecnica più utilizzata è stata la fecondazione in vitro con successivo trasferimento di embrioni nell’utero (FIVET), seguita dal metodo di fecondazione in vitro tramite iniezione di spermatozoo in citoplasma (ICSI).
  • I parti classificabili secondo Robson sono complessivamente pari a livello nazionale a 450.400, corrispondenti al 97% del totale dei parti avvenuti nei punti nascita pubblici, equiparati e privati accreditati. Le classi più rappresentate sono quelle delle madri primipare a termine, con presentazione cefalica (classe 1) e delle madri pluripare a termine, con presentazione cefalica e che non hanno avuto cesarei precedenti (classe 3); queste due classi corrispondono complessivamente a circa il 54,2% dei parti classificati che si sono verificati a livello nazionale nell’anno 2016. Si evidenzia inoltre che i parti nella classe 5, relativa alle madri con pregresso parto cesareo, rappresentano il 12,6% dei parti totali classificati a livello nazionale. L’analisi del ricorso al taglio cesareo nelle classi di Robson evidenzia un’ampia variabilità regionale nelle classi a minor rischio, che includono in tutte le Regioni una percentuale molto elevata delle nascite, confermando la possibilità di significativi miglioramenti delle prassi organizzative e cliniche adottate nelle diverse realtà.

Il Rapporto nazionale CeDAP evidenzia che la disponibilità di dati attendibili e accurati risulta essenziale per supportare le politiche di sanità pubblica.

Per approfondire

http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=3882

Depressione, farmaci più efficaci grazie ad una maggiore plasticità neurale secondo studio Istituto Superiore Sanità

ISS, 11 settembre 2019

Potenziare l’effetto degli antidepressivi stimolando la plasticità neuronale. Potrebbe essere questa la chiave per trattare efficacemente tutte quelle persone, circa un terzo dei 322 milioni di pazienti a livello mondiale, che non rispondono come dovrebbero agli antidepressivi serotoninergici. E’quanto è emerso da uno studio preclinico condotto da Igor Branchi e Silvia Poggini presso l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), e presentato per la prima volta al 32° Congresso dello European College of Neuropsychopharmacology (ECNP) svoltosi in questi giorni a Copenaghen.

“Il nostro lavoro – afferma Igor Branchi, del Centro di riferimento per le Scienze comportamentali e la Salute mentale (SCIC) – mostra come neuroplasticità e infiammazione cerebrale siano interdipendenti, ovvero come fenomeni di neuroplasticità, quali la formazione di nuove connessioni tra le cellule del cervello, necessari per l’effetto benefico degli antidepressivi, siano possibili solo quando l’infiammazione è mantenuta all’interno di uno specifico intervallo fisiologico di valori.

In una prima fase, gli studiosi hanno somministrato in un modello preclinico di depressione uno dei più comuni antidepressivi, la fluoxetina (conosciuta con il nome commerciale Prozac), in grado di aumentare la neuroplasticità, e hanno dimostrato come tale aumento sia associato a un cambiamento dei livelli di espressione di marker infiammatori. Infatti, quando i soggetti sperimentali erano sottoposti per tre settimane a un ambiente stressante, che causa un’attivazione della risposta immunitaria, il trattamento con la fluoxetina riduceva i livelli di infiammazione.  Quando invece erano esposti ad un ambiente favorevole, associato a un’azione anti-infiammatoria, il trattamento con fluoxetina induceva livelli più alti di infiammazione.

In una seconda serie di esperimenti preclinici, i ricercatori hanno somministrato lipopolisaccaride, una molecola in grado di scatenare la risposta immunitaria, o ibuprofene, un farmaco con effetti anti-infiammatori, modificando i livelli di infiammazione, rispettivamente, alzandoli e abbassandoli, e hanno misurato la neuroplasticità, attraverso marker molecolari.

“Abbiamo potuto constatare – spiega Silvia Poggini, ricercatrice presso lo stesso SCIC – come livelli troppo alti o troppo bassi di infiammazione siano associati a una ridotta plasticità cerebrale e come mantenere l’infiammazione in un intervallo fisiologico di valori sia associato a una più alta neuroplasticità.”

“Questo studio, se confermato in trial clinici – conclude Igor Branchi – potrebbe condurre allo sviluppo di strategie terapeutiche basate sul bilanciamento tra neuroplasticità e infiammazione in grado di rendere più efficace il trattamento per la depressione, una patologia che secondo l’Organizzazione Mondiale per La Sanità rappresenta una delle maggiori emergenze mediche, sociali ed economiche a livello globale”.https://www.iss.it/?p=4280

Giornata Mondiale dei Suicidi, al via l’Osservatorio Epidemiologico dell’Istituto superiore di Sanità

ISS, 10 settembre 2019 

Le informazioni provenienti dalle principali fonti esistenti: accessi al Pronto Soccorso, Schede di Dimissione Ospedaliera (SDO) e Dati mortalità ISTAT saranno per la prima volta rielaborate per fornire dati aggiornati capaci di stimare i tentativi di suicidio nel nostro Paese e fornire un quadro aggiornato e esaustivo del fenomeno.

È con questo obiettivo che nasce l’Osservatorio Epidemiologico sui Suicidi e Tentativi di Suicidio (OESTeS), un Progetto presentato per il Programma Statistico Nazionale (PSN 2020-2022) con ISTAT, Ministero della Salute e Dipartimento di Neuroscienze Salute Mentale e Organi di Senso (NESMOS) dell’Università La Sapienza.

Un’azione in sintonia con lo slogan “Lavorare insieme per prevenire il suicidio” scelto per celebrare la Giornata Mondiale e che sottolinea proprio come la conoscenza e la condivisione dei dati esistenti possa supportare il lavoro di prevenzione di questo drammatico fenomeno.

La prevenzione del suicidio resta una sfida ancora aperta. Ogni anno il suicidio è tra le prime 20 principali cause di morte a livello globale per le persone di tutte le età. È responsabile di oltre 800.000 morti, il che equivale a un suicidio ogni 40 secondi. In Italia il tasso standardizzato di mortalità per suicidio nel 2016 è stato pari a 7,1 per 100.000 abitanti (11,9 tra gli uomini e 2,9 tra le donne) con un trend in diminuzione rispetto agli anni passati.

Nel 2016 in Italia secondo i dati dell’“indagine ISTAT sulle cause di morte”, elaborati dall’ISS, e con riferimento alla sola popolazione di 15 anni e più residente i decessi per suicidio sono stati 3.780. A questi si aggiungono 80 persone non residenti in Italia e 10 casi di suicidio nella fascia di età 10-14 anni.

In Italia, gli uomini rappresentano il 78% delle morti per suicidio e le donne il 22%. Per effetto di una maggior riduzione nel tempo dei suicidi femminili rispetto a quelli maschili, il rapporto uomini/donne è costantemente aumentato dagli anni 80’ ad oggi passando da 2,4 nel 1985 a 4,6 nel 2016.

La mortalità per suicidio è storicamente più elevata nelle regioni del Nord Italia rispetto a quelle del Centro-Sud. In particolare i valori più elevati del tasso standardizzato si registrano nel Nord-Est (14,5 per 100000 per gli uomini e 3,5 per le donne), segue il Nord-Ovest (12,4 per gli uomini e 3,3 per le donne) e il Centro Italia (11,9 per gli uomini e 2,5 per le donne). Il complesso delle regioni del Sud Italia e delle due isole maggiori presenta i valori più bassi (10,0 per gli uomini e 2,4 per le donne).

Gli over 70enni rappresentano più di un quarto di tutte le morti per suicidio (27,4%) mentre i giovani di 15-29 anni sono circa il 8% del totale dei decessi (303 vittime nel 2016).

Sebbene i tassi di mortalità per suicidio siano più elevati tra gli anziani, è tra i giovani che il suicidio rappresenta, analogamente a quanto si registra a livello mondiale, una delle più frequenti cause di morte. Nel 2016 i suicidi rappresentano circa 12,8% dei decessi tra i giovani di 15-29 anni, il 5,7% nella classe di età 30-54 anni, l’1,3% tra i 55-69enni e solo lo 0,2% dei decessi di persone di 70 anni e più. Il peso dei suicidi sul totale dei decessi è maggiore tra i giovani uomini: tra i 15-29enni i suicidi rappresentano il 14,7% del totale dei decessi, il 7.2% nella classe di età 29-54, l’1,6% nella classe di età 55-69 e lo 0,3% tra i deceduti di 70 e più anni. Per donne i suicidi rappresentano l’8,3% del totale dei decessi tra le giovani (15-29 anni), il 3,2% nella classe di età 30-59 anni e meno dell’1% dei decessi nelle classi di età più anziane.

Per entrambi i generi il suicidio rappresenta la terza causa di morte più frequente tra i giovani di 15-29 anni dopo gli incidenti stradali e i tumori.

Tra gli uomini i metodi più frequentemente utilizzati per attuare il suicidio sono l’impiccagione (52,2%), la precipitazione da luoghi elevati (15,8%) e l’uso di armi da fuoco (13,7%). L’impiccagione è il metodo più frequentemente utilizzato per attuare il suicidio a tutte le età, ma tra i giovani di 15-29 anni (per i quali le impiccagioni rappresentano il 42.7% dei suicidi) il secondo metodo più frequente è la precipitazione da un luogo elevato (24,8%), il terzo è farsi travolgere da un mezzo in movimento (13,8%) seguito dai suicidi mediante l’uso di armi da fuoco (8.5%).

Anche per le donne l’impiccagione (34,8%) e la precipitazione da luoghi elevati (31,9%) sono i due metodi più frequentemente utilizzati per attuare il suicidio ma al terzo posto troviamo l’annegamento (8,0%) mentre l’uso di armi da fuoco è raro (2,1%). Tra le donne, come per gli uomini, si osservano differenze per età nella scelta del metodo: tra le giovani di 15-29 anni dopo l’impiccagione (49.1%) e la precipitazione da luoghi elevati (31.6%), come per i ragazzi, il terzo metodo più frequente è farsi travolgere da un mezzo in movimento (5.3%).

Nota: tutti i dati presentati in questo contributo sono frutto di elaborazioni ISS dei dati ISTAT della “Indagine sulle cause di morte” e della “Rilevazione sulla popolazione residente comunale per sesso, anno di nascita e stato civile” e si riferiscono alla popolazione residente in Italia di 15 anni e più. La standardizzazione dei tassi, necessaria per i confronti geografici e temporali, è stata effettuata utilizzando come standard la popolazione italiana al Censimento 2011. I dati si riferiscono ai decessi per i quali il suicidio è indicato come “causa iniziale” sul certificato di decesso.

Per quanto riguarda l’associazione con patologie fisiche o mentali non abbiamo elaborazioni aggiornate dei dati e si rimanda pertanto documento dell’ISTAT: Malattie fisiche e mentali associate al suicidio: un’analisi delle cause multiple di morte”  link  https://www.iss.it/?p=4264

Leggi la Brochure della giornata in italiano

Leggi la Brochure della giornata in inglese 

autori 

*Dott.ssa Monica Vichi, Servizio tecnico scientifico di statistica (STAT) – Istituto Superiore di Sanità. Roma.

** Dott.ssa Silvia Ghirini, Centro Nazionale Dipendenze e Doping (DIDOP) – Istituto Superiore di Sanità. Roma.

 

Trapianti, il ministro Grillo: "con la firma del decreto Sit, operativa la legge sul silenzio-assenso alla donazione bloccata da vent’anni"

Il ministro della Salute, Giulia Grillo, ha firmato il decreto ministeriale che contiene le norme del regolamento sul Sistema Informativo Trapianti (Sit), previsto dalla legge 91 del 1 aprile 1999 sul silenzio-assenso sulla donazione di organi.

Il Sistema Informativo Trapianti regolamenta la tracciabilità e la trasparenza dell’intero processo di "donazione-prelievo-trapianto" di organi. Il decreto firmato oggi contiene anche disposizioni relative al Registro nazionale dei donatori di cellule per procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, previsto dalla legge 190 del 23 dicembre 2014 (Legge di stabilità 2015 art. 1, comma 298).

“Si tratta di un passaggio fondamentale per l’applicazione della legge sulla donazione di organi approvata vent’anni fa, ma rimasta lettera morta. In un anno abbiamo sbloccato un provvedimento fermo da decenni. È una legge che permetterà di salvare molte vite, ma bisogna che i cittadini siano adeguatamente informati. Vent’anni per dare attuazione una legge di civiltà per il Paese sono troppi”. Così il ministro, Giulia Grillo, dopo aver firmato il decreto.

Il decreto, di natura regolamentare, intende garantire la piena trasparenza e tracciabilità delle fasi di donazione, prelievo, trapianto, post trapianto e segnalazione di eventi e reazioni avversi gravi e prestazioni sanitarie rispondenti a elevati standard di qualità e sicurezza, in particolare:

  • il governo, la tracciabilità e la trasparenza dell’intero processo di “donazione-prelievo-trapianto” di organi;

  • lo svolgimento delle attività che governano la domanda e l’offerta di organi, a scopo di trapianto, tra gli organismi e le istituzioni competenti sul territorio nazionale;

  • il controllo del rispetto delle linee guida definite e condivise tra gli organismi di coordinamento e dell’applicazione dei protocolli operativi da parte di tutti gli attori della rete trapianti, attraverso opportuni strumenti di monitoraggio;

  • l’innalzamento del livello di qualità globale del sistema trapianti in Italia;

  • la tracciabilità delle cellule dal donatore al nato e viceversa e il conteggio dei nati da un medesimo donatore, in relazione alle tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo.

Il provvedimento ha anche lo scopo di ottimizzare, nel caso del SIT, e di definire, nel caso del Registro, un sistema che consenta alle strutture sanitarie di comunicare i dati richiesti con modalità informatiche.

Con l’occasione, la disciplina è stata adeguata alle recenti disposizioni in materia di protezione dei dati personali.

Nei prossimi mesi inoltre saranno attuate le altre prescrizioni della legge 91/1999 cioè l’adeguamento dell’Anagrafe nazionale degli assistiti (Ana) in tutte le Asl e sarà lanciata una campagna informativa volta a promuovere la consapevolezza su trapianto e donazione di organi.

link at http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=3869

La FDA approva il TAVR per i pazienti a basso rischio crea un cambiamento di paradigma in cardiologia

La FDA approva il TAVR per i pazienti a basso rischio crea un cambiamento di paradigma in cardiologia JEFF ZAGOUDIS, ASSOCIATE EDITOR, E DAVE FORNELL, EDITOR

 FDA approva le valvole Sapav 3, CoreValve Evolut TAVR per pazienti a basso rischio, TAVR ora disponibile per tutti i pazienti con stenosi aortica sintomatica grave

La FDA approva le valvole Sapev 3, CoreValve Evolut TAVR per pazienti a basso rischio

A sinistra, un esempio dell'inizio della distribuzione di una valvola di sostituzione aortica transcatetere auto-espandibile CoreValve Evolut (TAVR). A destra, un'illustrazione dell'espansione del palloncino finale di una valvola TAVR Edien Lifesciences Sapien 3. Entrambe le valvole hanno ricevuto l'autorizzazione FDA simultanea per l'uso in pazienti chirurgici a basso rischio. L'eliminazione di quest'ultimo ostacolo ora consente un uso diffuso del TAVR minimamente invasivo in tutti i pazienti che altrimenti avrebbero bisogno di una sostituzione della valvola chirurgica a cuore aperto. 

16 agosto 2019 - Con una mossa coordinata, la Food and Drug Administration (FDA) americana ha aperto oggi l'uso della  sostituzione transcatetere della valvola aortica (TAVR) a pazienti a basso rischio. La FDA ha contemporaneamente ampliato le indicazioni per l'uso sia della valvola Sapien 3 di Edwards Lifesciences sia del  sistema CoreValve Evolut di Medtronic per questa popolazione di pazienti. La popolazione di pazienti a basso rischio è l'ultima categoria di rischio chirurgico da approvare per la TAVR, un'alternativa minimamente invasiva alla sostituzione della valvola chirurgica a cuore aperto (SAVR) e comprende pazienti che possono essere più giovani e più attivi rispetto ai pazienti ad alto rischio. Entrambi i dispositivi sono indicati per pazienti con stenosi aortica grave, sintomatica (AS) .

L'indicazione ampliata della FDA è stata ampiamente anticipata a causa degli eccellenti risultati della sperimentazione clinica. I dati della sperimentazione clinica fino ad oggi sia per CoreValve che per Sapien 3 sono stati eccezionali, altrettanto performanti o migliori, rispetto alla SAVR in pazienti ad alto rischio, a rischio intermedio ea basso rischio. L'uso approvato nei pazienti a basso rischio apre la strada a un'espansione ancora più rapida, poiché gli esperti si aspettano ampiamente che la procedura basata sul transcatetere inizi a sostituire una grande fascia di volume di sostituzione della valvola chirurgica nei prossimi due anni. 

Approvazione Sapien 3 basata sulla prova PARTNER 3

L'approvazione a basso rischio di Sapien 3 TAVR si basava sui dati del punto di riferimento PARTNER 3 Trial, uno studio clinico randomizzato valutato in modo indipendente che confrontava gli esiti tra TAVR e chirurgia a cuore aperto. TAVR con il sistema Sapien 3 ha raggiunto la superiorità, con una riduzione del 46 percento del tasso di eventi per l'endpoint primario dello studio, che era un composto di mortalità per tutte le cause, ictus e reospedalizzazione in un anno. I dati sono stati presentati a marzo alla 68a sessione scientifica annuale dell'American College of Cardiology (ACC) e pubblicati contemporaneamente sul New England Journal of Medicine .

"La prova PARTNER 3 ha dimostrato che i pazienti a basso rischio trattati con Sapien 3 TAVR hanno avuto esiti straordinari con tassi di mortalità dell'1,0% o ictus invalidante a un anno, un breve periodo di degenza e il 96% dimessi a casa o in cura di sé. Sapien 3 è l'unica valvola per raggiungere la superiorità rispetto alla chirurgia basata sull'endpoint primario prespecificato ", ha affermato Martin B. Leon, MD, direttore del Center for Interventional Vascular Therapy presso il New York-Presbyterian / Columbia University Medical Center e professore di medicina presso il Columbia University College of Physicians and Surgeons. "L'approvazione della FDA di oggi di Sapien 3 TAVR amplierà l'accesso a questa terapia comprovata, che dovrebbe essere considerata il trattamento preferito per la maggior parte dei pazienti con AS grave a basso rischio." Leon è il co-principale investigatore nazionale della versione di prova PARTNER 3.

Questa approvazione a basso rischio copre le valvole Sapien 3 e Sapien 3 Ultra in tutte le dimensioni.

Approvazione CoreValve basata sulla prova a basso rischio Evolut

L'approvazione ampliata delle indicazioni per i sistemi Medtronic CoreValve Evolut R e CoreValve Evolut Pro TAVR si basa su dati clinici randomizzatidalla prova Evolut a basso rischio globale, prospettica e multicentrica, che ha valutato tre generazioni di valvole (valvole CoreValve, Evolut R ed Evolut Pro) in oltre 1.400 pazienti. I dati hanno mostrato che TAVR ha un eccellente profilo di sicurezza ed è un'opzione terapeutica efficace nei pazienti a basso rischio, con degenze ospedaliere più brevi e punteggi di qualità della vita migliorati rispetto a SAVR. Oltre a un tasso significativamente più basso del composito di morte per qualsiasi causa o ictus invalidante con TAVR a 30 giorni, il sistema Evolut TAVR ha dimostrato prestazioni emodinamiche superiori con gradienti della valvola aortica media significativamente più bassi e aree di orifizio più grandi (EOA) rispetto alla chirurgia - fattori importanti per i pazienti più attivi. Tuttavia, la percentuale di nuovi impianti di pacemaker e rigurgito aortico residuo era più elevata nel gruppo TAVR rispetto a SAVR.

“La maggior parte dei miei pazienti desidera una valvola sostitutiva che riduca al minimo il rischio di morte, ictus e altri eventi cardiovascolari durante la procedura e consenta loro di lasciare l'ospedale più velocemente e di riprendersi prima. Nei pazienti appropriati per una valvola biologica, tale opzione sarà TAVR ", ha affermato Michael Reardon, MD , chirurgo cardiotoracico presso il metodista Houston DeBakey Heart & Vascular Center, ricercatore principale e autore senior della sperimentazione a basso rischio Evolut. "Con l'approvazione a basso rischio, la stratificazione del rischio per il trattamento TAVR sta diventando obsoleta e le squadre del cuore dovranno probabilmente valutare le opzioni di trattamento in base alle caratteristiche anatomiche, ai fattori di rischio concomitanti e anche alle preferenze del paziente."

Il sistema Evolut TAVR consente una migliore funzionalità cardiaca che aiuta molti pazienti a riprendere i livelli di attività di stenosi pre-aortica. La valvola è progettata con un telaio in nitinol autoespandibile che conforma la valvola di sostituzione all'anello nativo con una forza radiale costante e include un involucro di tessuto esterno che aumenta il contatto della superficie con l'anatomia nativa per una migliore tenuta della valvola. La piattaforma CoreValve Evolut TAVR riporta i dati sulla durabilità fino a otto anni con il Registro italiano.

"I pazienti a basso rischio erano più giovani e più sani di quelli arruolati nei nostri studi precedenti e erano in grado di valutare meglio i rischi e i benefici dell'intervento chirurgico o della TAVR in base alle loro preferenze di valore", ha affermato Jeffrey J. Popma, MD , direttore dell'intervento cardiologia presso il Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston e co-principale investigatore nella sperimentazione a basso rischio Evolut. "La nostra impressione è che i pazienti saranno ora in grado di fare una scelta sul metodo di sostituzione della valvola aortica sulla base di una discussione informata rischio-beneficio con il loro team cardiaco"

Chi dovrebbe sottoporsi a un intervento chirurgico rispetto a TAVR?

La valutazione di Reardon secondo cui la stratificazione del rischio per TAVR sta diventando obsoleta è un sentimento che ha fatto eco a molte conferenze di cardiologia negli ultimi due anni. Sia i cardiochirurghi che i cardiologi interventisti hanno affermato che la domanda è passata da chi dovrebbe qualificarsi per TAVR a chi dovrebbe qualificarsi per un intervento chirurgico. Il consenso generale è che circa il 25 percento dei pazienti sarà più adatto all'intervento chirurgico per vari motivi, ma il 75 percento delle sostituzioni della valvola aortica passerà al TAVR nei prossimi anni.

La stima è che il 76 percento delle sostituzioni della valvola aortica sarà effettuato dal TAVR entro il 2025, ha spiegato Ron Waksman, MD , direttore associato della divisione di cardiologia e direttore della ricerca cardiovascolare e dell'istruzione avanzata, Medstar Heart Institute, in una recente sessione TAVR presso l' incontro della Society of Cardiolvascular Computed Tomography (SCCT) 2019. Ha detto che le curve dei dati della sperimentazione clinica mostrano che SAVR e TAVR sono fondamentalmente uno sopra l'altro. 

"I nostri risultati a Medstar sono stati altrettanto buoni dei chirurghi nella sperimentazione del PARTNER 3. Quale terapia pensi sia migliore - penso che i dati siano chiari" 

Facilitare l'onere della stenosi aortica

La grave stenosi aortica colpisce circa 165.000 pazienti a basso rischio all'anno negli Stati Uniti, in Europa occidentale e in Giappone, che si verificano quando la valvola aortica diventa malata (stenotica). I lembi valvolari diventano rigidi e ispessiti e hanno difficoltà ad aprirsi e chiudersi, rendendo più duro il lavoro del cuore per pompare il sangue al resto del corpo e, quindi, influenzando le attività quotidiane di un individuo. Se non trattati, i pazienti con grave stenosi aortica possono morire per insufficienza cardiaca in meno di due anni.

"Questa nuova approvazione espande significativamente il numero di pazienti che possono essere trattati con questa procedura meno invasiva per la sostituzione della valvola aortica e segue una revisione approfondita dei dati che dimostrano che questi dispositivi sono sicuri ed efficaci per questa popolazione più ampia", ha affermato Bram Zuckerman, MD , direttore dell'Ufficio dei dispositivi cardiovascolari nel Centro per i dispositivi e la salute radiologica della FDA. "Mentre la FDA valuta nuove tecnologie mediche o usi estesi per prodotti precedentemente approvati come questi, l'agenzia rimane impegnata a valutare prove da studi clinici e dati clinici del mondo reale sia in ambito pre-mercato che post-mercato per garantire che i pazienti abbiano accesso a dispositivi medici di qualità, sicuri ed efficaci. "

Come la chirurgia di sostituzione della valvola a cuore aperto, il trattamento con valvole cardiache transcatetere è associato a un potenziale rischio di gravi complicanze. Le gravi complicanze associate all'uso di questi dispositivi includono morte, ictus, danno renale acuto, infarto, sanguinamento e necessità di un pacemaker permanente.

La FDA ha affermato che le valvole cardiache transcatetere non devono essere utilizzate in pazienti che non possono tollerare farmaci per fluidificare il sangue o avere un'infezione attiva nel cuore o altrove. Inoltre, i dispositivi CoreValve Evolut R e CoreValve Evolut Pro non devono essere utilizzati in pazienti con sensibilità al titanio o al nichel. Inoltre, non è stata stabilita la durabilità a lungo termine delle valvole cardiache transcatetere rispetto alle valvole impiantate chirurgicamente. I pazienti, in particolare i più piccoli, dovrebbero discutere le opzioni di trattamento disponibili con il loro team di cura del cuore per selezionare la terapia che meglio soddisfa le loro aspettative e stile di vita.

Questi dispositivi sono stati approvati utilizzando il percorso di approvazione del mercato (PMA). L'approvazione pre-vendita è il tipo più rigoroso di applicazione di marketing per dispositivi richiesta dalla FDA e si basa sulla determinazione da parte della FDA che l'applicazione PMA contenga prove scientifiche valide e sufficienti per fornire ragionevoli garanzie che il dispositivo è sicuro ed efficace per gli usi previsti ).

Come parte dell'approvazione di questi dispositivi, la FDA richiede a ciascun produttore di continuare a seguire i pazienti arruolati nei loro studi randomizzati per 10 anni per monitorare ulteriormente la sicurezza e l'efficacia della valvola aortica transcatetere, inclusa la durata della valvola a lungo termine. I produttori parteciperanno inoltre al Registro delle terapie transcatetere per la terapia della valvola transcatetere della Society of Thoracic Surgeons / American College of Cardiology (Registro STS / ACC TVT) per fornire alla FDA una sorveglianza aggiuntiva di questi dispositivi per un periodo di 10 anni.

fonte link at https://www.dicardiology.com/article/fda-approves-tavr-low-risk-patients-creates-paradigm-shift-cardiology

Professioni sanitarie, ministro Grillo firma il decreto che istituisce 18 elenchi speciali

“Quasi 20.000 operatori sanitari rischiavano di non poter più lavorare a causa di una norma pasticciata. Con l’istituzione degli elenchi speciali consentiamo a queste persone di poter continuare a fare quello che hanno sempre fatto e per cui si sono formati, senza più correre il rischio di ritrovarsi ad essere accusati di esercizio abusivo della loro professione. È un importante intervento che elimina una zona grigia e dà speranza, un gesto di rispetto per tanti lavoratori, che noi continuiamo a tutelare anche in queste ore”. Così il ministro Grillo, dopo aver firmato il provvedimento.

Il decreto individua i requisiti e i titoli che si devono possedere per essere iscritti in tali Elenchi. In questo modo si realizza un sistema completamente regolamentato in cui soltanto chi è iscritto negli Albi professionali o negli Elenchi speciali ad esaurimento potrà operare.

Elenchi speciali ad esaurimento

  • per lo svolgimento delle attività professionali previste dal profilo della professione sanitaria di Tecnico sanitario di laboratorio biomedico
  • per lo svolgimento delle attività professionali previste dal profilo della professione sanitaria di Tecnico audiometrista
  • per lo svolgimento delle attività professionali previste dal profilo della professione sanitaria di Tecnico audioprotesista
  • per lo svolgimento delle attività professionali previste dal profilo della professione sanitaria di Tecnico ortopedico
  • per lo svolgimento delle attività professionali previste dal profilo della professione sanitaria di Dietista
  • per lo svolgimento delle attività professionali previste dal profilo della professione sanitaria di Tecnico di neurofisiopatologia
  • per lo svolgimento delle attività professionali previste dal profilo della professione sanitaria di Tecnico fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare
  • per lo svolgimento delle attività professionali previste dal profilo della professione sanitaria di Igienista dentale
  • per lo svolgimento delle attività professionali previste dal profilo della professione sanitaria di Fisioterapista
  • per lo svolgimento delle attività professionali previste dal profilo della professione sanitaria di Logopedista
  • per lo svolgimento delle attività professionali previste dal profilo della professione sanitaria di Podologo
  • per lo svolgimento delle attività professionali previste dal profilo della professione sanitaria di Ortottista e assistente di oftalmologia
  • per lo svolgimento delle attività professionali previste dal profilo della professione sanitaria di Terapista della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva
  • per lo svolgimento delle attività professionali previste dal profilo della professione sanitaria di Tecnico della riabilitazione psichiatrica
  • per lo svolgimento delle attività professionali previste dal profilo della professione sanitaria di Terapista occupazionale
  • per lo svolgimento delle attività professionali previste dal profilo della professione sanitaria di Educatore professionale
  • per lo svolgimento delle attività professionali previste dal profilo della professione sanitaria di Tecnico della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro
  • elenco speciale ad esaurimento dei massofisioterapisti.

L’iscrizione negli elenchi dovrà avvenire entro il 31 dicembre 2019.

Leggi il decreto ministeriale 9 agosto 2019.

link at http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=3868

Radiofrequenze: l’ISS pubblica una rassegna delle evidenze scientifiche su esposizione e tumori

Radiofrequenze: l’ISS pubblica una rassegna delle evidenze scientifiche su esposizione e tumori

ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA' , 7 agosto 2019

Pubblicato il Rapporto ISTISAN Esposizione a radiofrequenze e tumori: sintesi delle evidenze scientifiche curato da Susanna Lagorio, Laura Anglesio, Giovanni d’Amore, Carmela Marino e Maria Rosaria Scarfì, un gruppo multidisciplinare di esperti di diverse agenzie italiane (ISS, ARPA Piemonte, ENEA e CNR-IREA).

In base alle evidenze epidemiologiche attuali, l’uso del cellulare non risulta associato all’incidenza di neoplasie nelle aree più esposte alle RF durante le chiamate vocali. La meta-analisi dei numerosi studi pubblicati nel periodo 1999-2017 non rileva, infatti, incrementi dei rischi di tumori maligni (glioma) o benigni (meningioma, neuroma acustico, tumori delle ghiandole salivari) in relazione all’uso prolungato (≥10 anni) dei telefoni mobili. Rispetto alla valutazione della IARC nel 2011, le stime di rischio considerate in questa meta-analisi sono più numerose e più precise. I notevoli eccessi di rischio osservati in alcuni studi caso-controllo non sono coerenti con l’andamento temporale dei tassi d’incidenza dei tumori cerebrali che, a quasi 30 anni dall’introduzione dei cellulari, non hanno risentito del rapido e notevole aumento della prevalenza di esposizione. Sono in corso ulteriori studi orientati a chiarire le residue incertezze riguardo ai tumori a più lenta crescita e all’uso del cellulare iniziato durante l’infanzia.

Il rapporto è una rassegna delle evidenze scientifiche sugli eventuali effetti cancerogeni dell’esposizione a radiofrequenze (RF), indirizzata all’aggiornamento professionale degli operatori del Servizio Sanitario Nazionale e dei tecnici del Sistema Nazionale di Protezione Ambientale.

Leggi la sintesi a cura di Susanna Lagorio e Mauro Biffoni

Leggi il Rapporto 

link at https://www.iss.it/?p=4160

AIFA approva la rimborsabilità della prima terapia CAR-T

https://www.aifa.gov.it/web/guest/-/aifa-approva-la-rimborsabilita-della-prima-terapia-car-t

Comunicato stampa n. 583 - L’Agenzia Italiana del Farmaco ha dato il via libera alla rimborsabilità della prima terapia a base di cellule CAR-T (Chimeric Antigen Receptor T-cell) disponibile in Italia.

La nuova terapia, denominata Kymriah (tisagenlecleucel), potrà essere prescritta secondo le indicazioni approvate da EMA e utilizzata presso i centri specialistici selezionati dalle Regioni, per pazienti adulti con linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL) resistenti alle altre terapie o nei quali la malattia sia ricomparsa dopo una risposta ai trattamenti standard e per pazienti fino a 25 anni di età con leucemia linfoblastica acuta (LLA) a cellule B.

Le terapie CAR-T rappresentano una strategia immunoterapica di ultimissima generazione nella lotta ai tumori ematologici. Utilizzano i globuli bianchi (linfociti T) prelevati dal paziente e appositamente ingegnerizzati per attivare il sistema immunitario; una volta reinfusi nel paziente, entrano nel circolo sanguigno e sono in grado di riconoscere le cellule tumorali e di eliminarle.

Con l’approvazione da parte del Consiglio di amministrazione di AIFA, si è concluso l’iter procedurale per garantire l’accesso a queste nuove terapie salvavita ad esito di una negoziazione contrassegnata da uno spirito di responsabile collaborazione con l’azienda.

“Le caratteristiche tecniche e operative di questo tipo di terapia, e soprattutto la gestione delicata dei possibili effetti collaterali ha reso necessario rispetto al passato un lavoro diverso di pianificazione - dichiara il direttore generale di AIFA Luca Li Bassi - che ha coinvolto, in ruoli parimenti fondamentali, tutti gli attori del Sistema Sanitario Nazionale. Un lavoro di squadra puntuale e attento ha fatto in modo di aprire un percorso che garantirà a breve un accesso presso centri specialistici distribuiti nelle diverse aree geografiche del territorio nazionale.

L’approvazione attraverso un nuovo modello di rimborso, il pagamento al risultato (payment at results), utilizzato da AIFA per la prima volta, è dunque l’atto conclusivo di un lavoro di programmazione sanitaria per il quale - conclude Li Bassi - intendo ringraziare il lavoro del personale e delle Commissioni dell’AIFA (CTS-CPR), il Centro Nazionale Trapianti, le Regioni, il supporto tecnico del prof. Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità, delle Società Scientifiche e l’interessamento diretto dello stesso Ministro, che ha incoraggiato e facilitato un ottimo lavoro di squadra con le direzioni del Ministero della Salute”.

“L’approvazione in CdA della prima terapia CAR-T – dichiara il presidente Stefano Bonaccini – segna un passaggio molto importante per la salute pubblica e per il nostro SSN, che intorno a questa negoziazione ha visto un cambio rispetto al passato”.


Pubblicato il: 07 agosto 2019

CAR-T, via libera dell'Aifa alla rimborsabilità della prima terapia contro i tumori del sangue

L’Agenzia Italiana del Farmaco ha dato il via libera alla rimborsabilità della prima terapia a base di cellule CAR-T (Chimeric Antigen Receptor T-cell) disponibile in Italia.

La nuova terapia, denominata Kymriah (tisagenlecleucel), potrà essere prescritta secondo le indicazioni approvate da EMA e utilizzata presso i centri specialistici selezionati dalle Regioni, per pazienti adulti con linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL) resistenti alle altre terapie o nei quali la malattia sia ricomparsa dopo una risposta ai trattamenti standard e per pazienti fino a 25 anni di età con leucemia linfoblastica acuta (LLA) a cellule B.

Le terapie CAR-T rappresentano una strategia immunoterapica di ultimissima generazione nella lotta ai tumori ematologici. Utilizzano i globuli bianchi (linfociti T) prelevati dal paziente e appositamente ingegnerizzati per attivare il sistema immunitario; una volta reinfusi nel paziente, entrano nel circolo sanguigno e sono in grado di riconoscere le cellule tumorali e di eliminarle.

Con l’approvazione da parte del Consiglio di amministrazione di AIFA, si è concluso l’iter procedurale per garantire l’accesso a queste nuove terapie salvavita ad esito di una negoziazione contrassegnata da uno spirito di responsabile collaborazione con l’azienda.

"È davvero un risultato straordinario. Un nuovo metodo di cura che potrebbe cambiare davvero in meglio la vita di bambini e pazienti adulti individuati per il trattamento. Auguro un buon lavoro ai centri specialistici regionali identificati per la somministrazione della terapia.” Così ministro Grillo ha commentato il via libera dell'Aifa alla rimborsabilità della prima terapia a base di cellule CAR-T.

Leggi la nota stampa dell'AIFA

Formazione in medicina generale, firmato il decreto per lo scorrimento delle graduatorie

Firmato oggi il decreto che permetterà di estendere la validità delle graduatorie 2018-2021 del corso di formazione specifica in medicina generale e così di proseguire il loro scorrimento.

Il termine è prorogato fino al 15 novembre 2019 per consentire a ciascuna Regione e Provincia autonoma di assegnare, secondo l’ordine della graduatoria stessa, i posti che si siano resi vacanti per cancellazione, rinuncia, decadenza o altri motivi.

I giorni di corso persi devono essere recuperati e regolarmente retribuiti, nel rispetto del limite minimo di 4.800 ore e di 36 mesi.

Il ministro Giulia Grillo:" Non possiamo permettere che il grande sforzo per raddoppiare le borse sia vanificato lasciando centinaia di posti di formazione vuoti. Questa proroga è necessaria per fronteggiare i danni generati da un sistema di formazione post laurea miope e antiquato, all'origine non solo dell'imbuto che ostacola il percorso di formazione e accesso alla professione, ma anche della frustrazione di molti medici entrati in specializzazioni alle quali in realtà non ambivano.

Il mio Ministero sta continuando a lavorare con il MIUR per porre fine a tutto questo e rendere finalmente il processo formativo coerente, continuo e centrato sui contenuti più che sulla burocrazia".

Consulta il decreto ministeriale

Riduzione debito formativo per i professionisti sanitari presso zone colpite da eventi sismici negli anni 2016 e 2017

La Commissione nazionale per la formazione continua, nel corso della riunione del 25 luglio u.s., ha adottato la delibera (in allegato) in materia di riduzione debito formativo:

per i professionisti sanitari domiciliati o che svolgono la propria attività presso i comuni colpiti dagli eventi sismici degli anni 2016 e 2017, di cui al decreto legge 17 ottobre 2016, n.189, allegati 1,2 e 2-bis, corrisponde a quanto segue:

Antibiotico resistenza: il trasferimento dei pazienti da un ospedale all’altro aumenta la diffusione di ceppi di Klebsiella pneumoniae resistenti

 NEWS  Istituto Superiore di sanità 

Ricercatori dell’ISS firmano studio europeo pubblicato su Nature Microbiology

La diffusione di ceppi batterici resistenti in Europa avviene con il trasferimento dei pazienti da un ospedale all’altro. E’ questa la conclusione alla quale sono giunti i ricercatori europei, dopo aver condotto un ampio studio genomico su più di 1.700 ceppi batterici.

Allo studio europeo, pubblicato su Nature Microbiology, sulla diffusione della Klebsiella pneumoniae resistente ai carbapenemi in Europa hanno partecipato anche ricercatori italiani dell’Università di Firenze e dell’Istituto Superiore di Sanità.

Lo studio ha dimostrato che i ceppi resistenti ottenuti dallo stesso ospedale o da ospedali dello stesso Paese sono più simili tra di loro rispetto a ceppi provenienti da ospedali di Paesi diversi. I ricercatori hanno confermato l’importanza del meccanismo della produzione degli enzimi carbapenemasi nel determinare la resistenza e la appartenenza dei ceppi resistenti ad un piccolo numero di cloni cosiddetti “ad alto rischio”.

Pertanto studiare il movimento dei pazienti all’interno di un paese e individuare gli ospedali che fungono da “hub” può contribuire a focalizzare e migliorare il controllo della diffusione dei ceppi di Klebsiella pneumoniae resistenti ai carbapenemi.

La Klebsiella pneumoniae, un batterio appartenente alla famiglia degli Enterobatteri che normalmente colonizza la cute, il tratto respiratorio e l’apparato gastrointestinale e che, come patogeno opportunista, può causare infezioni dell’apparato respiratorio, urinario e batteriemie, ha sviluppato nel corso del tempo resistenza a diverse classi di antibiotici, compresi i carbapenemi che rappresentano al momento farmaci di ultima risorsa per la cura delle infezioni invasive causate da Enterobatteri multiresistenti. L’Italia è il paese europeo nel quale il problema della resistenza ai carbapenemi in K. pneumoniae ha assunto le maggiori dimensioni, rappresentando una vera minaccia per la sanità pubblica. Ogni anno si registrano in Italia più di 2.000 casi di batteriemie da Klebsiella pneumoniae, secondo i dati della sorveglianza coordinata da ISS, che si verificano soprattutto in persone anziane ricoverate in reparti ad alto rischio quali i reparti di Terapia Intensiva. Limitare la diffusione delle infezioni trasmesse all’interno delle strutture sanitarie è una delle priorità del Piano Nazionale di contrasto dell’antimicrobico-resistenza (PNCAR) del Ministero della Salute, e uno degli indicatori previsti dal piano è proprio la diminuzione della percentuale dei ceppi di  Klebsielle pneumoniae resistenti ai carbapenemi.

link at https://www.iss.it/?p=4121

Stato-Regioni, soddisfazione del ministro Grillo per via libera a provvedimenti strategici per garantire equità di accesso alle cure

Riparto dei fondi per la riduzione delle liste di attesa, linee di indirizzo per pronto soccorso più efficienti e meno affollati, procedure aggiornate e trasparenti per la negoziazione del prezzo dei farmaci da parte dell’AIFA. Arriva oggi dalla Conferenza Stato-Regioni il via libera a provvedimenti destinati a migliorare in modo concreto l’accesso alle cure da parte dei cittadini.

Il ministro Giulia Grillo ha espresso la propria soddisfazione al termine della Conferenza Stato-Regioni: "Oggi sono molto contenta perché abbiamo portato a casa una serie di provvedimenti importantissimi. Dalle classificazioni d'urgenza nei pronto soccorso a tutta una serie di elementi per ridurre il sovraffollamento, come tempi certi di visita. Abbiamo determinato la ripartizione del fondo dei 400 milioni di euro per la riduzione dei tempi delle lista d'attesa e la digitalizzazione delle prenotazioni".

Riduzione delle liste di attesa, road map e riparto dei 400 milioni

Approvato in primo luogo  l’accordo sul decreto di riparto dei 400 milioni di euro, stanziati dalla Legge di bilancio 2019 (350 milioni) e dal D.L. 119/2018, convertito dalla Legge 136/2018 (50 milioni), al fine di ridurre i tempi di attesa per l’erogazione delle prestazioni sanitarie.

Le risorse, che serviranno per il potenziamento dell’infrastruttura tecnologica e digitale dei Cup (Centro Unico di Prenotazione) saranno così ripartite per il triennio di riferimento. Il decreto traccia una road map per arrivare al 2021 al 100% delle strutture collegate al Cup digitale e le prenotazioni potranno essere fatte anche tramite APP.

Linee di indirizzo sul pronto soccorso

Inoltre approvato anche l’Accordo sulle "Linee di indirizzo nazionali sul Triage Intraospedaliero", "Linee di indirizzo nazionali sull’Osservazione Breve Intensiva" e "Linee di indirizzo nazionali per lo sviluppo del Piano di gestione del sovraffollamento in Pronto Soccorso".

Tra le novità di maggior rilievo: nel triage, introdotti codici numerici da 1 (il più grave) a 5, a cui le Regioni potranno associare un codice colore, per la definizione delle priorità, con tempi che vanno dall’accesso immediato per le emergenze a un tempo massimo di 240 minuti per le non urgenze; tempo massimo di 8 ore dalla presa in carico al triage alla conclusione della prestazione di pronto soccorso; nuovi standard strutturali e tempi massimi per l’osservazione breve intensiva (OBI); azioni per ridurre il sovraffollamento in pronto soccorso, tra cui il blocco dei ricoveri programmati; implementazione del "bed management", ossia l’utilizzo della risorsa "posto letto" mediante un puntuale e metodico governo delle fasi di ricovero e di dimissione.

Trasparenza del prezzo dei farmaci

Tra gli altri provvedimenti approvati questo 1° agosto, il decreto che cambia le procedure per la negoziazione del prezzo dei farmaci da parte di Aifa. La sua adozione risponde all’esigenza di introdurre criteri aggiornati e adeguati alla continua evoluzione della politica del farmaco, nonché conformi alla necessaria trasparenza.

Tra le novità, vi è l’accento posto sul valore terapeutico aggiunto che il medicinale deve assicurare in rapporto ai principali trattamenti con cui viene confrontato.

Inoltre, all’azienda sono richieste rassicurazioni sulla propria capacità produttiva e di gestione di possibili imprevisti, nonché di anticipare le attività che intende attuare per garantire l’adeguata fornitura del farmaco.

Allergan ritira dal mercato mondiale espansori tissutali e protesi mammarie macrotesturizzata “BIOCELL”

In data 24 luglio 2019 la ditta Allergan Limited ha annunciato il ritiro dal mercato mondiale degli espansori tissutali e delle protesi mammarie a superficie macrotesturizzata tipo “BIOCELL”.

La decisione segue il ritiro già avvenuto su tutto il territorio Europeo a dicembre 2018, in Canada a maggio 2019 e nei giorni scorsi anche su richiesta dell’ FDA.

L’organismo notificato GMED non ha rinnovato il marchio CE precedentemente rilasciato per gli espansori tissutali e le protesi mammarie a superficie testurizzata (Microcell e Biocell).  Pertanto già da dicembre 2018 nessuno di questi prodotti può essere commercializzato sul territorio europeo. Restano invece disponibili gli impianti mammari a superficie liscia.

Con l’occasione,  il Ministero ribadisce:

  • l’importanza, per i pazienti impiantati con qualsiasi tipo di protesi mammarie (sia a superficie liscia, che micro/macrotesturizzata o ricoperta in poliuretano) e fabbricata da qualsiasi ditta produttrice,  di effettuare i regolari controlli clinici di follow-up indicati dal proprio chirurgo e indicati con cadenza modulabile in base alla valutazione clinica del singolo soggetto (circolare n. 28346 del 16 maggio 2019)
  • l’importanza per tutti gli operatori sanitari di procedere con approfondimenti diagnostici in presenza di sintomatologia sospetta per Linfoma Anaplastico a Grandi Cellule, come indicato nel Percorso Diagnostico Terapeutico  Assistenziale (PDTA) (circolare n. 42050 del 16 luglio 2019)
  • l’importanza, per tutti gli operatori sanitari, in presenza di casi clinici confermati per Linfoma Anaplastico a Grandi Cellule, di indirizzare i pazienti nei centri di riferimento individuati sul territorio italiano e riportati nelle circolari n. 28346 del 16 maggio 2019 e n. 35027 del 14 giugno 2019
  • l’obbligo da parte degli operatori sanitari di somministrare ai pazienti che acconsentono di sottoposi all’intervento di impianto di una protesi mammaria, sia per ragioni estetiche che ricostruttive, il consenso informato, redatto dal tavolo di lavoro istituito presso il ministero della Salute, e diffuso con circolare n. 42050 del 16 luglio 2019.

link at http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=3843

Sottoscritta l’Ipotesi di contratto collettivo nazionale dell'AREA SANITA'

Il 24 luglio 2019, Aran e sindacati rappresentativi hanno sottoscritto l’Ipotesi del contratto collettivo nazionale di lavoro per il triennio 2016-2018, per i circa 130.000 dirigenti medici, veterinari, sanitari e delle professioni sanitarie confluiti nella nuova Area dirigenziale della Sanità.

La firma di tale contratto giunge al termine di una complessa trattativa che ha visto impegnate le parti per un lungo periodo.

Il nuovo testo contrattuale regola in modo esaustivo i principali istituti contrattuali, molti dei quali adeguati ai numerosi interventi legislativi che si sono susseguiti negli ultimi anni. In particolare, è stata riformulata in modo completo la parte che riguarda le relazioni sindacali, anche partecipative, con una regolazione semplificata ed unitaria della materia. Si è proceduto anche all’attualizzazione ed alla riscrittura, in armonia con le nuove norme di legge, delle disposizioni concernenti la responsabilità disciplinare. Sono state, infine, ampliate ed innovate alcune tutele, ad esempio quelle concernenti le gravi patologie che necessitano di terapie salvavita, le misure in favore delle donne vittime di violenza, le ferie e i riposi solidali per i dirigenti che debbano assistere figli minori bisognosi di cure.

Il contratto si qualifica anche per l’attenzione riservata alla specialità di questa dirigenza, manifestatasi in modo più evidente nel nuovo sistema degli incarichi, volto a valorizzare la carriera dirigenziale, anche professionale, e nel relativo sistema di verifica e valutazione.

Sotto il profilo economico, l’Ipotesi contrattuale riconosce incrementi a regime del 3,48%, corrispondenti ad un beneficio medio complessivo di poco più di 190 Euro/mese, distribuito in modo equilibrato per la rivalutazione della parte fissa della retribuzione e delle risorse utilizzate in sede locale per la remunerazione delle condizioni di lavoro, dei risultati raggiunti e degli incarichi dirigenziali. In tale ambito, è stata operata una rivalutazione degli stipendi tabellari a regime di 125 Euro mese per tredici mensilità a cui si aggiungono gli ulteriori incrementi che hanno interessato la parte accessoria del salario, con una particolare attenzione agli istituti retributivi più direttamente correlati alla erogazione dei servizi (guardie mediche e retribuzione di risultato).

In attuazione del mandato negoziale ricevuto, il contratto realizza, infine, una ridefinizione strutturale del sistema dei fondi riducendoli a tre e semplificandone le modalità di costituzione ed utilizzo.

Il contratto diverrà efficace, a seguito della sua sottoscrizione definitiva, una volta concluso l’iter di verifica e controllo della compatibilità economico-finanziaria della Ipotesi di accordo, come previsto dalle norme vigenti.

link at https://www.aranagenzia.it/comunicati/9876-sottoscritta-lipotesi-di-contratto-collettivo-nazionale-dellarea-sanita-per-il-triennio-2019-2021.html

Tumori: studio ISS su nuovo farmaco in grado di “addormentare” le cellule neoplastiche.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Cell Death and Disease

Istituto Superiore Sanità , 23 luglio 2019

Un nuovo farmaco antitumorale in grado di neutralizzare le cellule cancerogene è stato creato dall’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con l’Università Alma Mater di Bologna e l’Università Cattolica, e i risultati sono stati pubblicati oggi sulla rivista Cell Death and Disease.
Lo studio, reso possibile grazie ai finanziamenti dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC), descrive una nuova formulazione del farmaco fenretinide, che in passato aveva mostrato un promettente effetto antitumorale in fase preclinica ma che nell’uomo non aveva dato i risultati sperati a causa della sua scarsa biodisponibilità.

“La nuova formulazione, da noi battezzata Nanofenretinide – dice Ann Zeuner del Dipartimento di Oncologia e Medicina Molecolare dell’ISS e coordinatrice dello studio – è stata ottenuta attraverso un processo di nanoincapsulazione che rende la molecola solubile nei liquidi corporei e pertanto biodisponibile. I vantaggi del nuovo farmaco, che abbiamo sperimentato su una varietà di cellule tumorali tra cui colon, polmone, melanoma, sarcoma, mammella, ovaio e glioblastoma, oltre alla biodisponibilità sono il suo effetto ad ampio spettro e la sua apparente assenza di tossicità”.

Il farmaco sarebbe in grado di uccidere gran parte delle cellule tumorali e di imporre uno stato di quiescenza (o dormienza) alle cellule che riescono a sopravvivergli. La sua capacità di mantenere dormienti le cellule cancerogene, insieme alla sua scarsa tossicità, lo renderebbe adatto anche a terapie a lungo termine finalizzate ad evitare ricadute tumorali.

Il farmaco si trova ora in una fase precoce di sperimentazione e naturalmente saranno necessari altri esperimenti per confermare sia l’assenza di tossicità che l’efficacia sui pazienti.

link at https://www.iss.it/?p=4072

Protesi mammarie a superficie testurizzata e linfoma anaplastico a grandi cellule. Richiesta di parere in merito all' applicazione delle misure particolari di sorveglianza sanitaria.

Ministero delle salute Protesi mammarie a superficie testurizzata e linfoma anaplastico a grandi cellule. Richiesta di parere in merito all' applicazione delle misure particolari di sorveglianza sanitaria. LEGGI IL PARERE

https://www.giustizia-amministrativa.it/pareri-cds

Vaccinazioni pediatriche e dell’adolescente, le coperture vaccinali nel 2018

Sono cresciute nel 2018, le coperture vaccinali dei bambini e degli adolescenti in Italia rispetto al 2017.

Nella maggior parte delle Regioni la copertura a 24 mesi contro la polio (usata come indicatore per le vaccinazioni contenute nell’esavalente) supera la soglia minima raccomandata dall’Organizzazione mondiale della sanità, pari al 95%, e due Regioni (Valle d'Aosta e P.A. Trento) sono prossime all’obiettivo, restano, tuttavia, quattro Regioni (Friuli Venezia Giulia, Marche, Sicilia e Veneto) con una copertura sottosoglia e la P.A. Bolzano con una copertura (83,33) ancora ben lontana dal target. 
Continua a destare preoccupazione il mancato raggiungimento dell’obiettivo del 95% per la vaccinazione contro morbillo-parotite-rosolia, in tutte le fasce d’età considerate, nonostante il trend in aumento registrato.

È quanto risulta dai dati 2018, elaborati dalla Direzione generale della prevenzione sanitaria del ministero della Salute. I dati saranno confrontati con quelli raccolti tramite l’Anagrafe nazionale vaccini per rilevare eventuali disallineamenti, non appena sarà stata completata l’acquisizione dei dati di tutte le Regioni, incluse le PP.AA. di Trento e Bolzano, al momento in ritardo con la trasmissione dei dati.

È infatti già attiva dall’aprile 2019 l’Anagrafe nazionale vaccinale, istituita con Decreto del ministero della Salute 17 settembre 2018, nella quale si sta procedendo anche al caricamento dei dati vaccinali storici relativi alle coorti di nascita a partire dall’anno 2000. A regime, l’Anagrafe nazionale conterrà la registrazione di tutte le vaccinazioni che saranno effettuate, anche nella popolazione adulta/anziana, proprio per poter calcolare, in maniera puntuale, le coperture vaccinali non solo nei bambini e negli adolescenti su specifiche coorti di età, come avviene adesso, ma anche per ulteriori coorti della popolazione.

L’Anagrafe nazionale è uno straordinario strumento per garantire la corretta valutazione delle coperture vaccinali, sia al fine di monitorare l’attuazione dei programmi vaccinali in atto su tutto il territorio nazionale, coerentemente con il Piano nazionale prevenzione vaccinale, sia di fornire informazioni agli organi nazionali, comunitari e internazionali nell’ambito dello svolgimento di funzioni e compiti correlati alla tutela della salute.

Per assicurare la piena attuazione su tutto il territorio nazionale, il ministro della Salute, Giulia Grillo, ha firmato il decreto di riparto dei fondi per la raccolta dei dati da inserire nell'Anagrafe nazionale vaccini mediante le anagrafi vaccinali regionali: il provvedimento sarà presto pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.

Le coperture

La copertura nazionale a 24 mesi (per i bambini nati nel 2016) nei confronti della polio raggiunge il 95% (95,09%), guadagnando un +0,48% rispetto al 2017, e con 14 Regioni che superano il 95% e 2 che vi si avvicinano (Vda e Trento). La copertura per la prima dose di vaccino contro il morbillo arriva solo al 93,22% (con un +1,38% rispetto all’anno precedente) a fronte del 95% necessario per eliminare la malattia, mentre la P.A. Bolzano ha una copertura inferiore al 90%.

Aumentano anche le coperture per le vaccinazioni anti-pneumococcica (+0,73%: 91,63% nel 2018 rispetto a 90,90% nel 2017) e anti-meningococcica C (+2,29%: 84,93% nel 2018 rispetto a 82,64% nel 2017).

Migliorate anche le coperture vaccinali nazionali a 36 mesi (relative ai bambini nati nell’anno 2015) e quelle a 48 mesi(bambini nati nel 2014), rilevate per verificare le attività di recupero nei bimbi inadempienti: l’anti-polio passa da 93,33% (dato a 24 mesi rilevato al 31 dicembre 2016) a 96,01% e l’anti-morbillo da 87,26% a 94,93%, con un guadagno rispettivamente del +2,68% e del +7,67%.

Per le coorti di nascita successive si registrano recuperi di copertura, anche se non si raggiunge l’obiettivo del 95%.

Riguardo alle vaccinazioni in età pre-scolare, generalmente somministrate a 5-6 anni (bambini nati nell’anno 2011), si registra un +2,01% per la quarta dose di anti-polio (90,71% nel 2018 rispetto a 88,69% nel 2017) e un +3,47% per la seconda dose (ciclo completo) di anti-morbillo (89,20% nel 2018 rispetto a 85,74% nel 2017).

Per le vaccinazioni eseguite entro gli 8 anni (bambini nati nel 2010) si registra un recupero: per fare un esempio, la copertura nei confronti della polio (quarta dose) guadagna un +3,49% arrivando a 92,18% e quella contro il morbillo (seconda dose) un +4,27% raggiungendo il 90,01% (rispetto al dato registrato al 31 dicembre 2017 nella stessa coorte).

Anche per le vaccinazioni effettuate nell’adolescenza (sedicenni, coorte 2002 e diciottenni, coorte 2000) si conferma un leggero miglioramento nelle coperture.

È necessario proseguire l’impegno, in termini di miglioramento dell’offerta e dell’accesso ai servizi, ma anche della capacità di rispondere alle istanze dei cittadini per dissolvere i dubbi sulla efficacia e sicurezza dei vaccini e sull’utilità e opportunità delle vaccinazioni.

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Parlamento, il ministro Grillo fa il punto di un anno di governo della sanità

Il ministro della Salute Giulia Grillo è intervenuta in audizione presso le Commissioni riunite Affari sociali di Camera e Senato, sull’attività del suo dicastero a un anno dall’insediamento il 17 luglio. Ecco alcuni passaggi del suo discorso.

Liste d'attesa

"Abbiamo aggiornato il Piano per il Governo delle Liste di Attesa che era fermo da 10 anni, e che è stato approvato dalle Regioni nel mese di febbraio e ora sta diventando realtà in tutto il Paese. Obiettivo primario è garantire un appropriato, equo e tempestivo accesso ai servizi sanitari anche attraverso l’applicazione di rigorosi criteri di appropriatezza, il rispetto delle classi di priorità, la trasparenza e l’accesso diffuso alle informazioni da parte dei cittadini sui loro diritti e doveri".

"Abbiamo stanziato nella legge di bilancio 2019 (al comma 510) 350 milioni di euro per il triennio 2019-21. Risorse a cui abbiamo aggiunto ulteriori 50 milioni, e presto invierò alla Conferenza Stato regioni la proposta di riparto. Questi 400 milioni saranno utilizzati dalle Regioni per migliorare le infrastrutture digitali dei Cup e degli altri servizi connessi al funzionamento delle liste d’attesa".

"Infine si è insediato proprio una settimana fa l’Osservatorio Nazionale sulle Liste di Attesa composto da rappresentanti del Ministero, dell’Agenas, delle Regioni, dell’Istituto Superiore di Sanità e dalle Organizzazioni civiche di tutela del diritto alla salute"

Personale

"Ho fatto dell’impegno a rimuovere l’anacronistico tetto di spesa per il personale che faceva riferimento al valore del 2004 (-1,4%)una mia battaglia personale. Ho lavorato per sbloccare il turn over, e ci siamo riusciti con il Decreto Calabria. Già oggi le Regioni, tutte, anche quelle più in difficoltà possono riavviare le assunzioni. Non è stato facile fare passare il principio, per me irrinunciabile, e su cui non ho desistito, di estendere la norma a tutte le Regioni, comprese quelle in Piano di rientro"

"Abbiamo aumentato le borse di specializzazione portandole a oltre 8.900: un record mai raggiunto. Di cui ben 8mila finanziate con risorse statali e le restanti regionali, erano 6.200 l’anno scorso, ne abiamo aggiunte 1.800 in più. Anche nelleborse di formazione della Medicina generale c’è stato un incremento arrivando a 2.093, con un incremento di 480 unità".

Fondo sanitario nazionale

"La Legge di Bilancio 2019 aumenta il Fondo sanitario nazionale di 4,5 miliardi nel triennio: importanti risorse incrementali al Fondo sanitario nazionale, che tengono in considerazione anche i rinnovi contrattuali della dirigenza medica per il triennio 2019-21. Proprio ieri il ministro dell’Economia Giovanni Tria, in audizione congiunta alle commissioni di Camera e Senato ha confermato che nella prossima legge di bilancio non ci saranno tagli per la sanità. Una dichiarazione che mi conforta econferma l’impegno del governo a non toccare le risorse per il nostro sistema. La sanità ha già dato".

Governance della farmaceutica e dei dispositivi medici

"Nella legge di Bilancio 2019, vi sono nuove regole per il calcolo del pagamento degli sforamenti ai tetti di spesa in ambito farmaceutico, il famigerato payback, con particolare riferimento agli acquisti diretti. Grazie all’interlocuzione costante che ho avviato al Ministero, le Regioni e l’industria del farmaco hanno trovato l’accordo che ha chiuso oltre sei anni di contenzioso sul payback, un passagio poi sancito nel Decreto Semplificazioni. Grazie alla collaborazione di tutti i soggetti coinvolti è stato possibile recuperare 2,4 miliardi di euro che finiranno a breve nelle casse delle Regioni, dopo aver trovato l’accordo sul riparto, e che eviteranno pesanti passivi di bilancio".

"È in dirittura di arrivo il documento che farà da base all’aggiornamento del Prontuario farmaceutico".

"Anche nel settore dei dispositivi medici abbiamo semplificato le norme sul payback e attivato le procedure per recuperare le risorse così come previsto dal Decreto Legge n. 78/2015. Nello specifico sono stati condivisi con Mef e Regioni due schemi di decreto di ripiano, uno per gli anni dal 2015 al 2018 e l’altro per il 2019. Nelle prossime settimane proseguiremo l’opera nella speranza che si possano ottenere risulti analoghi a quelli conseguiti nel settore dei farmaci. Non sarà semplice, ma ci stiamo lavorando con determinazione".

Ricerca

"Nella nostra prima legge di Bilancio (comma 543) abbiamo previsto incrementi pari a 45 milioni nel triennnio (10 nel 2019, 15 per il 2020, e 20 per il 2021) a cui vanno aggiunti 10 milioni per le CAR-T (per il 2019 e 2020) e altri 10 milioni per la prevenzione cardiovascolare.  Ho deciso di assegnare i fondi di gestione risparmiati dal Ministero alla Direzione della Ricerca. Ho voluto così dare un segnale ben preciso di attenzione alla ricerca come patrimonio per il futuro del nostro sistema sanitario".

"Un altro significativo risultato di questo primo anno di lavoro è l’approvazione del meccanismo della piramide dei ricercatori che permette di essere assunti, prima a tempo determinato e poi a tempo indeterminato, anche ai titolari di borsa di studio erogata dagli Irccs pubblici e gli Istituti zooprofilattici sperimentali a seguito di procedura selettiva pubblica. Nei 21 Irccs di diritto pubblico operano oltre 5mila, di cui circa la metà con contratti di lavoro atipici, privi di tutele da molti anni. Si tratta di professionisti con grandi competenze, con importante e qualificata produzione scientifica. Grazie alle nuove norme si mette fine al precariato anche per la ricerca sanitaria".

Vaccini

"In legge di Bilancio (comma 585) abbiamo previsto lo stanziamento di 2 milioni di euro per l'anno 2019 e poi 500mila euro a regime da mettere a disposizione delle Regioni per raccogliere in modo uniforme i dati mediante anagrafi vaccinali regionali. Ho firmato ieri il decreto di riparto delle risorse che presto sarà pubblicato in Gazzetta. L’anagrafe Nazionale vaccinale da qualche mese è realtà e permette alle anagrafi regionali di dialogare e aggiornare i dati sulle coperture vaccinali. Nelle settimane scorsa abbiamo completato l’aggiornamento del Piano nazionale di eliminazione del Morbillo e della Rosolia Congenita per colmare un altro ritardo presente nel nostro paese - ha proseguito Grill -. Infatti, per contrastare l’epidemia di morbillo ancora in corso nel nostro Paese, è necessario, oltre alla vaccinazione dei nuovi nati, offrire attivamente la vaccinazione ai giovani adulti ancora suscettibili e non vaccinati negli anni scorsi e questa offerta richiede uno sforzo organizzativo e comunicativo straordinario".  
"In Commissione al Senato si sta lavorando a una nuova legge e sono sicura che l’esame porterà ad un testo condiviso che superi la legge in vigore. Sono convinta che su questi grandi temi la parola spetti al Parlamento. Il ministro della Salute vigilerà affinché il nuovo provvedimento garantisca e tuteli la salute di tutti. A partire da quella dei più fragili".

Patto per la salute

"L’Intesa, non lo nascondo, avrebbe dovuto chiudersi entro il 31 marzo 2019 ma le interlocuzioni con le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano stanno proseguendo per arrivare ad un documento condiviso. Ho voluto aprire alle proposte degli stakeholder interessati una Maratona di ascolto e anche grazie ai contributi giunti dai tre giorni sono sicura che arriveremo a chiudere un Patto per la Salute che restituisca alla sanità una centralità nelle politiche del Paese", ha concluso Grillo. 

Due nuovi antibiotici efficaci contro i batteri multiresistenti

Lo studio, pubblicato su 'Plos Biology', potrebbe dare nuovo impulso alle ricerche per combattere la resistenza agli antibiotici in tutto il mondo. In particolare, i ricercatori di Inserm e Université de Rennes hanno recentemente identificato una nuova tossina batterica che hanno trasformato in potenti antibiotici, attivi contro vari batteri responsabili di infezioni umane Tweet 09 luglio 2019 Nuove potenti armi contro i super-bug. Non solo sono efficaci contro i batteri multi-resistenti Gram-positivi e negativi, ma sembrano anche non 'attivare' un meccanismo di resistenza quando vengono usati per trattare l'infezione, almeno nei topi. Queste sono le 'promesse' dei due nuovi antibiotici creati da Brice Felden e dal suo team presso l'Inserm e l'Université de Rennes, in collaborazione con un gruppo dell'Istituto di Chimica di Rennes (Iscr). Lo studio, pubblicato su 'Plos Biology', potrebbe dare nuovo impulso alle ricerche per combattere la resistenza agli antibiotici in tutto il mondo. In particolare, i ricercatori di Inserm e Université de Rennes hanno recentemente identificato una nuova tossina batterica che hanno trasformato in potenti antibiotici, attivi contro vari batteri responsabili di infezioni umane, sia Gram-positivi che negativi. "Tutto è iniziato con una scoperta fondamentale fatta nel 2011", spiega Brice Felden. "Ci siamo resi conto che una tossina prodotta dallo Staphylococcus aureus, il cui ruolo è quello di facilitare l'infezione, è anche in grado di uccidere altri batteri presenti nel nostro corpo.Quella che avevamo identificato era una molecola con proprietà tossiche e antibiotiche. Abbiamo pensato che se potevamo separare queste due attività, saremmo stati in grado di creare un nuovo antibiotico non tossico per il corpo, una sfida che abbiamo raccolto". In collaborazione con il team del chimico Michèle Baudy Floc'h, è stata sintetizzata una nuova famiglia di cosiddetti peptidomimetici. Come suggerisce il nome, questi peptidi sono ispirati ai peptidi batterici naturali, ma sono stati ridotti e modificati. - See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Due-nuovi-antibiotici-efficaci-contro-i-batteri-multiresistenti-8fe723b0-fcc9-4cf4-987a-805c1b626069.html

Ministero della Salute Insediato l’Osservatorio liste d’attesa

All’incontro hanno preso parte i rappresentanti delle Regioni, di Agenas, dell'Istituto superiore di sanità, di Cittadinanzattiva e le Direzioni generali della Programmazione e dei Sistemi informativi del ministero. Il tavolo è presieduto dal direttore della Programmazione, Andrea Urbani.

Sarà presto definito il cronoprogramma operativo con l’indicazione dei tavoli di lavoro per monitorare il recepimento del Piano nazionale di gestione delle liste d’attesa a livello regionale.

“Siamo qui non solo per attivare un osservatorio operativo che possa concretamente vigilare sull’efficienza delle liste d’attesa, ma per lavorare affinché sia restituito ai cittadini un diritto a lungo negato: quello dei tempi certi per le cure e per le diagnosi - precisa il ministro - Tutte le risposte che questo gruppo di lavoro riuscirà a trovare, saranno risposte date ai cittadini che negli anni hanno perso fiducia e ai tanti che hanno smesso di curarsi. 
Ho sempre ribadito che il tema delle liste d’attesa rappresenta una priorità per la mia azione di Governo, il banco di prova dell’efficacia del sistema salute. Per questo vorrei che ciascuno dei presenti si sentisse investito di una responsabilità e chiamato a costruire un pezzetto del cambiamento. Perché insieme, dal confronto sulle buone pratiche e sulle criticità del sistema, potremo finalmente trovare un modello che funziona. L’obiettivo comune è restituire al Paese un modello più efficiente di sanità pubblica” - conclude Giulia Grillo.

Leggi il decreto di istituzione dell'Osservatorio Liste di attesa.

Specializzazioni mediche- decreto di distribuzione dei posti A.A. 2018/2019

Nota Prot. n. 617 Ufficio: MIUR 8 LUGLIO 2019 

VISTO il decreto direttoriale 2 maggio 2019 prot. n. 859 e s.m.i., recante  il “bando di ammissione dei medici alle scuole di specializzazione di area sanitaria per l’a.a. 2018/2019”, con il quale, nelle more della determinazione del contingente di medici specialisti da formare per l’a.a. 2018/2019 in rapporto al fabbisogno per il Servizio sanitario nazionale ai sensi dell’articolo 35, comma 1 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, è stato bandito il concorso di ammissione dei medici alle scuole di specializzazione di area sanitaria per l’a.a. 2018/2019;
VISTO in particolare l’articolo 2, comma 1, del richiamato bando di concorso n. 859/2019, il quale prevede che : «Con uno o più provvedimenti successivi ed integrativi […] sono indicati, in rapporto alle determinazioni sui contingenti globali da formare ripartiti per tipologia di Scuola, i posti disponibili per ciascuna scuola di specializzazione attivata per l’a.a. 2018/2019 coperti con contratti finanziati con risorse statali, con contratti finanziati con risorse regionali, con contratti finanziati con risorse di altri enti pubblici e/o privati, nonché i posti riservati alle categorie di cui all’art. 35 del d.lgs. n. 368/1999»;
VISTO l’Accordo tra il Governo e le Regioni e province autonome di Trento e Bolzano in data 21 giugno 2018 Rep. Atti 110/CSR, concernente la determinazione del fabbisogno per il Servizio sanitario nazionale di medici specialisti da formare definito dalle regioni e dalle province autonome di Trento e Bolzano, ai sensi dell’art. 35, comma 1, del d.lgs. n. 368/1999, in 8.569 unità per l’a.a. 2017/2018, in 8.523 unità per l’a.a. 2018/2019 ed in 8.604 unità per l’a.a. 2019/2020;
VISTA la nota del 16 gennaio 2019 prot. n. 2450 con la quale il Ministero della Salute, al fine di provvedere per l’a.a. 2018/2019 alla determinazione del numero globale dei medici da formare per ciascuna tipologia di scuola di specializzazione, ha chiesto al Ministero dell’Economia e delle finanze «di conoscere le risorse messe a disposizione […] per il finanziamento dei contratti di formazione specialistica ivi comprese quelle rinvenienti dalla mancata assegnazione dei contratti da parte del Dicastero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca»;
VISTA la nota del 28 gennaio 2019 prot. n. 15566 con la quale il Ministero dell’Economia e delle finanze ha comunicato il livello complessivo del finanziamento per l’a.a. 2018/2019;
VISTA la nota del 31 gennaio 2019 prot. n. 6026, con la quale il Ministero della Salute ha chiesto di indicare «le effettive e complessive risorse finanziarie disponibili per l’a.a. 2018/2019 e, conseguentemente, il numero dei contratti di formazione medico specialistica a carico dello Stato, riferiti al primo anno di corso»;
VISTA la nota del 5 aprile 2019 prot. n. 12471 con la quale il Ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca ha comunicato l’ammontare della spesa necessaria per la copertura delle coorti di specializzandi già iscritti alle scuole di specializzazione negli anni accademici precedenti e che risulteranno ancora attive nell’a.a. 2018/2019, tenuto conto sia  delle sospensioni sia delle economie, chiedendo «di conoscere il numero di contratti di formazione medica specialistica finanziabili per l’a.a. 2018/2019»;
VISTA la nota del 26 aprile 2019 prot. n. 22803, con la quale il Ministero della Salute ha chiesto al Ministero dell’Economia e delle finanze di conoscere il «livello complessivo di risorse da destinare al finanziamento dei contratti di formazione medica specialistica relative all’anno accademico 2018/2019, avuto particolare riguardo al numero di contratti attivabili per l’iscrizione al primo anno di corso delle Scuole di specializzazione»;
VISTA la nota del 17 maggio 2019, prot. 118461 con la quale il Ministero dell’Economia e delle finanze ha comunicato  che per l’a.a. 2018/2019  «risulta finanziariamente sostenibile l’ammissione al primo anno di formazione specialistica di n. 8.000 medici»;
VISTO il decreto del Ministro della Salute, di concerto con il Ministro dell’Istruzione dell’università e della ricerca e con il Ministro dell’Economia e finanze, in corso di perfezionamento, recante la determinazione del numero globale degli specialisti da formare per l’a.a. 2018/2019, per ciascuna tipologia di specializzazione, definito  in un numero pari a 8.000 unità;
VISTA le note del 24 aprile 2019 prot. n. 14445 e del 13 maggio 2019 prot. n. 16416, con le quali il MIUR ha chiesto alle Università di comunicare tramite caricamento in Banca Dati Offerta Formativa – SSM 2018/2019, gli eventuali contratti aggiuntivi rispetto a quelli finanziati con risorse statali e regionali,  derivanti da donazioni o finanziamenti di enti pubblici e/o privati, da attivare per l’a.a. 2018/2019 con riferimento alle diverse tipologie di Scuola riordinate ai sensi del Decreto ministeriale n.68/2015 e compatibilmente con la capacità recettiva delle stesse Scuole, precisando anche l’eventuale presenza di requisiti specifici richiesti dagli stessi Enti finanziatori
VISTE le proposte caricate in Banca dati dagli Atenei per l’a.a. 2018/2019 con riferimento ai contratti aggiuntivi derivanti da donazioni o finanziamenti di Enti pubblici e/o privati;
VISTA la nota 24 aprile 2019, prot. n. 14458 con cui il Ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca ha chiesto alle Regioni di volere  porre in essere gli adempimenti necessari alla deliberazione, in tempo utile per l’espletamento del concorso, dei contratti per la formazione medica specialistica da finanziare per l’a.a. 2018/2019, in aggiunta a quelli finanziati con risorse statali;
VISTO il decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670, recante “Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo Statuto Speciale per il Trentino - Alto Adige”, nonché le disposizioni concernenti le conoscenze linguistiche nell'ambito della formazione medica specialistica di cui alla legge della Provincia Autonoma di Bolzano 15 novembre 2002, n. 14 e al relativo regolamento emanato con decreto del Presidente della Provincia Autonoma di Bolzano 7 gennaio 2008, n. 4;
VISTA la legge della provincia autonoma di Trento 6 febbraio 1991, n. 4 recante “Interventi volti ad agevolare la formazione di medici specialisti e di personale Infermieristico” e in particolare gli articoli 3 e 4, nonché le deliberazioni di Giunta provinciale n.1564/2013 e n. 1914/2017 e successive modificazioni;
VISTO il comma 1-bis dell'articolo 36, del d.lgs. n. 368/1999, in base al quale “sono fatte salve le disposizioni normative delle province autonome di Trento e di Bolzano relative all'assegnazione dei contratti di formazione specialistica finanziati dalle medesime province autonome attraverso convenzioni stipulate con le università”;
VISTA la legge della regione autonoma Valle d'Aosta 30 luglio 2017, n. 11, recante “Disposizioni in materia di formazione specialistica di medici, veterinari e odontoiatri e di laureati non medici di area sanitaria, nonché di formazione universitaria per le professioni sanitarie. Abrogazione delle leggi regionali 31 agosto 1991, n. 37 e 30 gennaio 1998 n. 6” - e in particolare gli articoli 2, 3 e 4 - con la quale la Regione ha disciplinato in un unico testo normativo gli interventi a sostegno della formazione universitaria e post universitaria in ambito sanitario provvedendo all’abrogazione della previgente normativa in materia con particolare riferimento alla legge regionale 30 gennaio 1998, n. 6, nonché all’articolo 15, comma 4, della legge regionale 15 dicembre 2006, n. 30;
VISTA la deliberazione n. 615/2019 con la quale la Giunta della regione autonoma Valle d’Aosta ha approvato il finanziamento con risorse proprie dei contratti di formazione specialistica di area sanitaria per l’a.a. 2018-2019;
VISTO l’art. 1, comma 5, della legge della regione Sardegna 31 marzo 1992, n. 5 recante “Contributo alle Università della Sardegna per l'istituzione di borse di studio per la frequenza delle scuole di specializzazione delle facoltà di medicina e chirurgia”, come integrato dapprima dall’art. 5, comma 46, della legge 23 maggio 2013, n. 12 e successivamente dalla legge regionale 7 maggio 2015 n. 9;
VISTA la deliberazione della Giunta regionale della regione autonoma Sardegna n. 39/2016 del 9 agosto 2017 e n. 53/26 del 28 novembre 2017;
VISTA la legge della regione autonoma Friuli Venezia  Giulia 11 agosto 2016, n. 14, in particolare l’art. 8 comma 61 il quale prevede che :«I contratti di formazione specialistica dei medici, di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 6 luglio 2007 (Definizione schema tipo del contratto di formazione specialistica dei medici), finanziati dalla regione autonoma Friuli Venezia Giulia, sono riservati a favore di medici residenti sul territorio regionale da almeno tre anni alla data di scadenza per la presentazione della domanda di partecipazione al concorso e il relativo finanziamento regionale resta attribuito alla stessa Università per l'intera durata del corso»;
VISTA la legge della regione autonoma Friuli Venezia  Giulia 28 dicembre 2017, n. 45, in particolare l’art. 9, commi dal 7 al 10;
VISTA la nota del 3 luglio 2019 prot. n. 13901 della Direzione centrale salute, politiche sociali e disabilità della regione autonoma Friuli Venezia Giulia con la quale è stata trasmessa l’indicazione delle scuole di specializzazione di area sanitaria delle Università degli Studi di Trieste e di Udine cui attribuire i contratti aggiuntivi a finanziamento regionale Friuli Venezia Giulia per l’a.a. 2018/2019 come da delibera della Giunta regionale del 21  giugno 2019 n. 1010;
VISTE le normative delle Regioni a statuto ordinario in materia di interventi volti ad agevolare la formazione di medici specialisti;
VISTE le comunicazioni con le quali le Regioni e le Province autonome hanno fornito le indicazioni richieste in ordine ai suddetti contratti aggiuntivi tesi a soddisfare loro specifiche esigenze;
VISTO l’Accordo governativo di collaborazione culturale e scientifica tra il Governo della Repubblica di San Marino ed il Governo delle Repubblica Italiana del 21 marzo 2002;
VISTA la nota congiunta Governo della Repubblica di San Marino - Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia del 5 giugno 2019/1718  d F.R. prot. n. 67634/RSM  e  10 giugno 2019 prot. n. 103108/UNIMORE;
VISTA la nota del 20 giugno 2019 prot. n. 3406 con la quale l’INPS ha comunicato il finanziamento di dieci  contratti di formazione medica specialistica per la tipologia di Scuola “Medicina Legale” da riservare  «ai figli ed orfani di dipendenti e pensionati della Pubblica Amministrazione iscritti alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali e di pensionati utenti della Gestione Dipendenti Pubblici»;
VISTO il decreto legislativo 15 marzo 2010 n. 66, recante “Codice dell'ordinamento militare”, e, in particolare, l’art. 757 in base al quale «per le esigenze di formazione specialistica dei medici, nell’ambito dei posti risultanti dalla programmazione di cui all’art.35, comma 1, del d.lgs. n.368/1999, è stabilita, d’intesa con il Ministero della Difesa, una riserva di posti complessivamente non superiore al 5% per le esigenze di formazione specialistica della sanità militare»;
VISTE le note dell’8 aprile 2019 prot. n. 62062, del 23 aprile 2019 prot. n. 70377 e la comunicazione del 4 luglio 2019, con le quali il Ministero della Difesa - Ispettorato Generale della Sanità Militare (IGESAN), a seguito della richiesta del Ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, ha comunicato, ai sensi del citato art. 757 del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, le proprie esigenze di medici specialisti per l’a.a. 2018/2019, per l’ammissione con riserva ed in sovrannumero dei militari designati da parte dell'IGESAN, quale organismo di vertice sanitario dello Stato Maggiore della Difesa;
VISTO il comma 3, dell’art. 35, del d.lgs. n. 368/1999 nella parte in cui dispone che, nell'ambito dei posti risultanti dalla programmazione del fabbisogno globale di medici specialisti da formare, «è stabilita, d'intesa con il Ministero dell'Interno una riserva di posti complessivamente non superiore al cinque per cento per le esigenze della sanità della Polizia di Stato […]. La ripartizione tra le singole scuole dei posti riservati è effettuata con il decreto di cui al comma 2»;
VISTA la nota 23 aprile 2019 prot. n. 14211, con cui il Ministero dell’Interno, a seguito della richiesta del Ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, ha comunicato, ai sensi del citato comma 3 dell’articolo 35, del d.lgs. n. 368/1999, il numero dei posti in soprannumero da riservare per le esigenze della sanità della Polizia di Stato per l’a.a. 2018/2019;
TENUTO CONTO che per l’a.a. 2018/2019 il Ministero dell’Economia e delle finanze, a seguito della richiesta del Ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, non ha segnalato esigenze specifiche con riguardo alla riserva di posti per la Sanità della Guardia di Finanza;
VISTO il comma 5 dell'articolo 39, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, recante il “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”, come sostituito dall'articolo 26, comma 1, della legge 30 luglio 2002, n. 189 e dall’articolo 1, comma 6-bis, del decreto legge 14 settembre 2004, n. 241, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 novembre 2004, n. 271;
VISTA la legge 14 gennaio 1999, n. 4 recante “Disposizioni riguardanti il settore universitario e della ricerca scientifica, nonché il servizio di mensa nelle scuole” e, in particolare, l’art. 1, comma 7, in base al quale  «il Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica, d’intesa con i Ministeri degli Affari Esteri e della Sanità, previa verifica delle capacità ricettiva delle strutture universitarie e di quelle convenzionate con le università, può autorizzare le scuole di specializzazione in chirurgia e medicina ad ammettere in soprannumero, qualora abbiano superato le prove di ammissione, medici extracomunitari che siano destinatari per l’intera durata del corso, di borse di studio dei Governi dei rispettivi Paesi o di istituzioni italiane e straniere riconosciute idonee. Ai fini delle determinazioni di cui al presente comma si fa riferimento agli Accordi governativi, culturali e scientifici, ai Programmi esecutivi dei medesimi e ad apposite Intese tra università italiane ed università dei Paesi interessati»;
VISTO il comma 3 dell’art. 35, del d.lgs. n. 368/1999 in base al quale si dispone che, nell’ambito dei posti risultanti dalla programmazione del fabbisogno globale di medici specialisti da formare, «è stabilito, d'intesa con il Ministero degli affari esteri, il numero dei posti da riservare ai medici stranieri provenienti dai Paesi in via di sviluppo. La ripartizione tra le singole scuole dei posti riservati è effettuata con il decreto di cui al comma 2»;
TENUTO CONTO che per l’a.a. 2018/2019 il Ministero degli Affari esteri e delle cooperazione internazionale, a seguito della richiesta del Ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, non ha segnalato esigenze specifiche con riguardo alla riserva di posti da destinare ai medici stranieri provenienti dai Paesi in via di sviluppo ai sensi del citato comma 3 dell’art. 35 del d.lgs. n.368/1999, nonché a medici extracomunitari destinatari per l’intera durata del corso di borse di studio dei Governi dei rispettivi Paesi o di istituzioni italiane e straniere riconosciute idonee ai sensi del comma 7 dell’art. 1 della legge n. 4/1999;
VISTO il comma 4 dell’articolo 35, del d.lgs. n. 368/1999, in base al quale «il Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica, su proposta del Ministro della sanità, può autorizzare, per specifiche esigenze del servizio sanitario nazionale, l'ammissione, alle scuole, nel limite di un dieci per cento in più del numero di cui al comma 1 e della capacità ricettiva delle singole scuole, di personale medico di ruolo, appartenente a specifiche categorie, in servizio in strutture sanitarie diverse da quelle inserite nella rete formativa della scuola»;
TENUTO CONTO del parere del Consiglio di Stato, Sezione II n. 5311/2005, secondo cui non possono essere ammessi a partecipare ai concorsi per l'ammissione alle Scuole di specializzazione mediche sui posti in soprannumero riservati, ex comma 4 dell’articolo 35, del d.lgs. n. 368/1999, al personale medico di ruolo del S.S.N. le seguenti categorie di medici: a)medici appartenenti a strutture convenzionate con l'Università;  b) medici dipendenti dell'INPS e dell'INAIL; c) medici dell'Emergenza territoriale, ai quali si applica l'accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale del 9 marzo 2000, reso esecutivo dal decreto del Presidente della Repubblica 28 luglio 2000, n. 270, per i quali l'articolo 4, comma 2, lettera f) del predetto d.P.R. n. 270/2008 prevede l'incompatibilità con l'iscrizione o la frequenza ai corsi di specializzazione di cui al decreto legislativo n. 368/1999;  d) medici per i quali è applicabile l'accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale del 9 marzo 2008;
VISTA la sentenza del Consiglio di Stato n. 1183 del 19 marzo 2008, secondo la quale non può sussistere, ai fini dell’ammissione ai posti riservati delle Scuole di specializzazione, un discrimine quando il rapporto di lavoro sia costituito con una struttura privata operante per accreditamento nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale, in quanto con l’accreditamento la struttura, in possesso di specifici requisiti preventivamente accertati, concorre nella gestione del servizio pubblico di assistenza e cura, nel rispetto delle scelte e per il perseguimento degli obiettivi stabiliti dalla programmazione sanitaria;
VISTE  le note del 19 aprile 2019 prot. n. 22122 e del 29 maggio 2019 prot. n. 28116 con le quali il Ministero della Salute, alla luce dei riscontri ricevuti dalle Regioni e dalle Province autonome, ha comunicato, ai sensi del citato articolo 35, comma 4, del d.lgs. n.368/1999, le esigenze del SSN per l’a.a. 2018/2019 in ordine alle riserve di posti in soprannumero relative alla formazione di personale medico di ruolo e titolare di rapporto a tempo indeterminato con strutture pubbliche e private accreditate del Servizio Sanitario Nazionale, compatibilmente con la capacità recettiva delle Scuole;
CONSIDERATO che ai sensi dell’art. 35, comma 2, del d.lgs. n.368/1999 il Ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, acquisito il parere del Ministero della Salute, determina il numero dei posti da assegnare a ciascuna Scuola di specializzazione, accreditata ai sensi dell’articolo 43 decreto legislativo 17 agosto 1999, n.368, tenuto conto, tra l’altro, della capacità ricettiva e del volume assistenziale delle strutture sanitarie inserite nella rete formativa della Scuola stessa;
VISTI gli esiti della procedura di accreditamento ai sensi dell’articolo 43 decreto legislativo 17 agosto 1999, n.368 avviata dal Ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca con nota del 25 febbraio 2019 prot. n. 6248 che ha portato alla emanazione dei decreti direttoriali in data in data 3 e 4 luglio 2019 del Ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca di accreditamento delle Scuole di specializzazione per l’.a.a. 2018/2019;
RITENUTO di procedere all’assegnazione dei contratti tenendo anche conto della capacità ricettiva, dei volumi assistenziali e delle performanceassistenziali delle singole strutture nonché della consistenza e dei requisiti assistenziali delle reti formative delle singole Scuole di specializzazione;
RITENUTO di procedere tenendo conto, altresì, dei requisiti disciplinari riferiti alla docenza, con particolare riferimento ai settori scientifico-disciplinari specifici della tipologia di Scuola, nonché degli indicatori di performanceformativa di cui al summenzionato decreto n. 402/2017;
RAVVISATA l’opportunità di attivare le Scuole laddove, previa verifica del possesso dei requisiti di ciascuna Scuola, il contingente globale di contratti per singola tipologia di specializzazione sia tale da permettere una loro distribuzione  idonea all’attivazione di più scuole, anche al fine di ottimizzare l’organizzazione territoriale delle Scuole anche su base regionale e la copertura del relativo fabbisogno di medici, valorizzando altresì la scelta degli Atenei di attivare Scuole in collaborazione con altri Atenei al fine di assicurare una vantaggiosa utilizzazione delle risorse strutturali e del corpo docente, come previsto all’art. 3 comma 3 del decreto interministeriale 4 febbraio 2015, n. 68;
TENUTO CONTO, altresì, di quanto sottoscritto in sede di Accordo 21 giugno 2018  tra il Governo e le Regioni e province autonome di Trento e Bolzano nella parte in cui prevede che: «2.Con riferimento agli anni accademici 2018/-2019 e 2019/2020, il Ministero della Salute, il Ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, le Regioni e le province autonome, nel rispetto delle reciproche attribuzioni comunque preordinate al raggiungimento del medesimo interesse pubblico, si impegnano ad identificare un percorso di costante confronto per la determinazione dei principi e dei criteri di riferimento da utilizzarsi per la definizione globale dei contratti di formazione medica specialistica da assegnare alle tipologie di specializzazioni nonché per la distribuzione dei contratti medesimi alle Scuole di specializzazione degli Atenei, salvaguardando in ogni caso la qualità della formazione di cui al decreto interministeriale 13 giugno 2017, n. 402»;
TENUTO CONTO, pertanto, che, a seguito di quanto condiviso con le regioni in attuazione del punto 2 dell’anzidetto Accordo 21 giugno 2018, nel procedere all’assegnazione dei contratti si è tenuto conto anche delle esigenze rappresentate in sede di Accordo da ciascuna Regione relativamente al proprio fabbisogno di personale espresso per singola tipologia di specializzazione,  ferma restando la salvaguardia della qualità della formazione di cui al Decreto interministeriale 13 giugno 2017 n. 402;
TENUTO CONTO che l’Offerta Formativa delle Università si rivolge all’intero territorio nazionale;
CONSIDERATA la necessità di provvedere ai sensi del comma 2, dell’art. 35 del d.lgs. n. 368/1999 ed in relazione al citato decreto del Ministero della Salute, di concerto con il Ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca ed il Ministero dell’Economia e delle finanze relativo al contingente globale da formare ripartito per tipologia di specializzazione, alla ripartizione per l’a.a. 2018/2019, tra le diverse scuole
ACQUISITO il parere del Ministero della Salute;

D E C R E T A

Art. 1

  1. Per l’a.a. 2018/2019 i posti disponibili coperti con contratti finanziati con risorse statali, pari a 8000, sono distribuiti, per ciascuna scuola di specializzazione attivata per l’a.a.. 2018/2019, secondo quanto indicato nella tabella di cui all’Allegato 1, che costituisce parte integrante del presente decreto.
  2. Nel medesimo Allegato 1 sono altresì indicati i posti finanziati con risorse regionali, i posti finanziati con risorse di altri enti pubblici e/o privati,  nonché i posti riservati alle categorie di cui all’art. 35 del d.lgs. n.368/1999 e la loro distribuzione per ciascuna scuola di specializzazione attivata per l’a.a. 2018/2019.
  3. Fermo restando quanto disposto al successivo comma 4, i posti coperti con contratti aggiuntivi finanziati dalle regioni e delle Province autonome sono assegnati, in ordine di graduatoria, successivamente ai posti coperti con contratti finanziati dallo Stato. I posti coperti con contratti aggiuntivi finanziati da altri enti pubblici e/o privati sono assegnati, in ordine di graduatoria, successivamente ai posti coperti con contratti finanziati dallo Stato, dalle regioni e dalle Province autonome.
  4. I posti aggiuntivi che nell’Allegato 1 sono indicati come coperti con finanziamenti che prevedono il possesso di specifici requisiti richiesti dalle rispettive disposizioni di riferimento degli enti finanziatori,  sono assegnati, in ordine di graduatoria, ai candidati in possesso degli anzidetti requisiti. Con successivo decreto direttoriale integrativo del bando e del presente provvedimento sono indicati i requisiti richiesti di cui al presente comma 4. 

Art. 2

  1. I candidati che intendono concorrere per i posti finanziati con contratti aggiuntivi di cui al comma 4 dell’art. 1  per i quali sia previsto il possesso di requisiti ad hoc, dovranno altresì attestare il possesso dei suddetti requisiti specifici  - così come indicati nel successivo decreto direttoriale integrativo del bando e del presente provvedimento -  secondo le modalità e le tempistiche che verranno indicate nel sopra citato decreto direttoriale integrativo.

Art. 3

  1. Fermo quanto disposto all’art. 3 ed all’art. 4 del bando prot. n. 859/2019, tenuto conto di quanto comunicato dalle Amministrazioni interessate ai sensi della normativa vigente, per l’a.a. 2018/2019 la distribuzione dei posti riservati ed in sovrannumero alle categorie riservatarie di cui all’art. 3 del bando prot. n. 859/2019 è definita per ciascuna scuola di specializzazione attivata per l’a.a. 2018/2019  nella tabella di cui all’Allegato 1 che costituisce parte integrante del presente decreto.

Della pubblicazione del presente decreto sul sito istituzionale del MIUR sarà dato avviso nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

IL MINISTRO
f.to Dott. Marco Bussetti

ALLEGATO N. 1 TABELLA POSTI PDF 

Procreazione medicalmente assistita, Relazione al Parlamento 2019

Poche variazioni rispetto alla situazione dell'anno precedente per quanto riguarda la fecondazione senza donazione di gameti, mentre si registra un incremento dei trattamenti con donazione di gameti (fecondazione eterologa). A tracciare il quadro sull'attuazione della Legge 40 del 2004 in materia di Procreazione medicalmente assistita (PMA), è la Relazione al Parlamento sulla PMA 2019, relativa all’attività di centri PMA nel 2017 e all’utilizzo dei finanziamenti nel 2018. Ecco i dati principali.

Più cicli nei centri pubblici e privati accreditati

Si conferma la tendenza secondo cui il maggior numero dei trattamenti di fecondazione assistita viene effettuato nei centri pubblici e privati convenzionati.

Infatti, nonostante i centri PMA privati siano in numero superiore a quelli pubblici (106 vs 67), nel privato si effettuano meno cicli di trattamento: il 35,3% dei centri è pubblico ed effettua il 37,4% dei cicli; l’8,9% è privato convenzionato ed effettua il 29,5% dei cicli; il 55,8% è privato ed effettua il 33,1% dei cicli.

Inoltre, un consistente numero di centri PMA svolge un numero ridotto di procedure nell’arco dell’anno: solo il 23,1% dei centri di II e III livello ha fatto più di 500 cicli, contro una media europea del 41,5%.

13.973 bambini nati da PMA

Considerando tutte le tecniche di PMA  - sia di I livello (inseminazione), che di II e III livello (fecondazione in vitro) con o senza donazione di gameti ‒ dal 2016 al 2017, aumentano le coppie trattate (da 77.522 a 78.366), i cicli effettuati (da 97.656 a 97.888) e i bambini nati vivi (da 13.582 a 13.973). L’aumento è da attribuirsi all’incremento dei cicli effettuati con tecniche di crioconservazione e dei cicli effettuati con donazione di gameti.

Rimangono per lo più invariati infatti i dati numerici delle coppie, dei cicli iniziati e dei nati per tutte le tecniche senza donazioni di gameti, sia da inseminazione semplice che da tecniche di II e III livello, mentre si registra un significativo aumento dell’applicazione delle tecniche con donazione di gameti: in totale aumentano le coppie (da 5.450 a 6.429, +18,0%), aumentano i cicli (da 6.247 a 7.514, +20,3%) e aumentano i nati (da 1.457 a 1.737, +19,2%).

Cicli con donazione di gameti: 7514

Dei 7.514 cicli con donazione di gameti, 1.582 cicli iniziati sono con donazione di seme, pari al 21,1%; 3.149 sono quelli con donazione di ovociti (freschi e congelati), pari al 41,9%; 2.783 sono quelli con embrioni, precedentemente formati da gameti donati e crioconservati, pari al 37,0%.

I cicli che hanno utilizzato seme donato importato per un fattore di infertilità maschile sono stati 1.304, pari al 82,4% di tutti i cicli effettuati con donazione di seme, mentre i cicli eseguiti con donazione di ovociti per un fattore di infertilità femminile sono stati 3.035, pari al 96,4% del totale dei cicli con donazione di ovociti.

In calo le gravidanze gemellari

Diminuiscono le gravidanze gemellari e anche le trigemine, queste ultime in linea con la media europea nonostante una persistente variabilità fra i centri. Rimane costante la percentuale di esiti negativi sulle gravidanze monitorate, per la fecondazione in vitro sia da fresco che da scongelamento.

Età delle pazienti, più alta se la PMA è con donazione di gameti

Il dato sull’età delle pazienti che accedono alle tecniche PMA evidenzia che rispetto al 2016 aumentano le donne con meno di 35 anni e le donne di età compresa tra i 35 ed i 39 anni, mentre diminuisce di quasi un punto percentuale la quota di pazienti con età maggiore o uguale a 40 anni. L’età media delle donne che si sottopongono a tecniche senza donazione di gameti a fresco è pari a 36,7 anni, valore più elevato rispetto alla media europea pari a 34.7 anni. Nella fecondazione con donazione di gameti l’età della donna è maggiore se la donazione è di ovociti (42,4 anni) e minore se la donazione è di seme (35,6). La maggiore età di chi accede ai cicli di donazione sembra indicare come questa tecnica sia scelta soprattutto per infertilità fisiologica, dovuta appunto all’età della donna e non per patologie specifiche.

Consulta la Relazione, inviata alle camere il 28 giugno 2019.link at http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=3827

NOVITA' IN TEMA DI ASSUNZIONI DI MEDICI IN FORMAZIONE SPECIALISTICA

19 GIUGNO 2019 Il Senato ha approvato definitivamente il ddl n. 1315, conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 35, recante misure emergenziali per il servizio sanitario della Regione Calabria e altre misure urgenti in materia sanità

LEGGI IL TESTO UFFICIALE 

Il Capo II (articoli da 11 a 13) reca disposizioni urgenti in materia di personale e di nomine negli enti del Servizio sanitario nazionale, di formazione sanitaria, di carenza di farmaci e di riparto del fondo sanitario nazionale
 
Articolo 12: il comma 2 è sostituito dal seguente: « 2. All’articolo 1 della legge 30 dicembre 2018, n. 145, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 547, le parole: “I medici in formazione specialistica iscritti all’ultimo anno del relativo corso” sono sostituite dalle seguenti: “I medici e i medici veterinari iscritti all’ultimo anno del corso di for- mazione specialistica nonché, qualora questo abbia durata quinquennale, al penultimo anno del relativo corso”; 
b) al comma 548, dopo le parole: “dei medici”, ovunque ricorrono, sono inserite le seguenti: “e dei medici veterinari”; 
c) dopo il comma 548 sono inseriti i seguenti:
“548-bis. Le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale, nei limiti delle proprie disponibilità di bilancio e nei limiti di spesa per il personale previsti dalla disciplina vigente, possono procedere fino al 31 dicembre 2021 all’assunzione con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato con orario a tempo parziale in ragione delle esigenze formative, disciplinato dal decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, di coloro che sono utilmente collocati nella graduatoria di cui al comma 547, fermo restando il rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea relativamente al possesso del titolo di formazione medica specialistica. Il contratto non può avere durata superiore alla durata residua del corso di formazione specialistica, fatti salvi i periodi di sospensione previsti dall’articolo 24, commi 5 e 6, primo periodo, del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, e può essere prorogato una sola volta fino al conseguimento del titolo di formazione medica specialistica e comunque per un periodo non superiore a dodici mesi. L’interruzione definitiva del percorso di formazione specialistica comporta la risoluzione automatica del contratto di lavoro. I medici e i medici veterinari specializzandi assunti ai sensi del presente comma sono inquadrati con qualifica dirigenziale e al loro trattamento economico, proporzionato alla prestazione lavorativa resa e commisurato alle attività assistenziali svolte, si applicano le disposizioni del contratto collettivo nazionale di lavoro del per- sonale della dirigenza medica e veterinaria del Servizio sanitario nazionale. Essi svolgono attività assistenziali coerenti con il livello di competenze e di autonomia raggiunto e correlato all’ordinamento didattico di corso, alle attività professionalizzanti nonché al programma formativo seguito e all’anno di corso di studi superato. Gli specializzandi, per la durata del rapporto di lavoro a tempo determinato, restano iscritti alla scuola di specializzazione universitaria e la formazione specialistica è a tempo parziale in conformità a quanto previsto dall’articolo 22 della direttiva 2005/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 settembre 2005. Con specifici accordi tra le regioni, le province autonome di Trento e di Bolzano e le università interessate sono definite le modalità di svolgimento della formazione specialistica a tempo parziale e delle attività formative teoriche e pratiche previste dagli ordinamenti e regolamenti didattici della scuola di specializzazione universitaria. La formazione teorica compete alle università. La formazione pratica è svolta presso l’azienda sanitaria o l’ente d’inquadramento, purché accreditati ai sensi dell’articolo 43 del decreto legislativo n. 368 del 1999, ovvero presso gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico. Nel suddetto periodo gli specializzandi non hanno diritto al cumulo del trattamento economico previsto dal contratto di formazione specialistica di cui agli articoli 37 e seguenti del decreto legislativo n. 368 del 1999, fermo restando che il trattamento economico attribuito, con oneri a proprio esclusivo carico, dall’azienda o dall’ente d’inquadramento, se inferiore a quello già previsto dal contratto di formazione specialistica, è rideterminato in misura pari a quest’ultimo. A decorrere dalla data del conseguimento del relativo titolo di formazione medica specialistica, coloro che sono assunti ai sensi del presente comma sono inquadrati a tempo indeterminato nell’ambito dei ruoli della dirigenza del Servizio sanitario nazionale ai sensi del comma 548.

E' STATA EMESSA L'IMPORTANTE ED ATTESA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE SUI TRATTAMENTI SALVA VITA IN CASO DI AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO

Il 5 aprile 2019, a Milano, durante il corso ecm SCUOLAMEDICI sulla sicurezza del paziente, vi abbiano  informato del giudizio di legittimità costituzionale pendente avanti la Corte sul tema dei trattamenti salva vita, il 13 giugno è stata depositata la sentenza della Corte che esclude l'illegittimità del dettato normativo ciò in quanto  il conferimento della rappresentanza esclusiva in ambito sanitario non reca con sé, anche e necessariamente, il potere di rifiutare i trattamenti sanitari necessari al mantenimento in vita.  Ne parleremo, a breve, nel prossimo corso ecm. 

Corte costituzionale, 13 giugno 2019, n. 144

Sentenza 144/2019 (ECLI:IT:COST:2019:144)
Giudizio GIUDIZIO DI LEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE IN VIA INCIDENTALE
Presidente: LATTANZI - Redattore MODUGNO
Camera di Consiglio del 20/03/2019    Decisione  del 20/03/2019
Deposito del 13/06/2019   Pubblicazione in G. U.
Norme impugnate: Art. 3, c. 4° e 5°, della legge 22/12/2017, n. 219.
Massime: 
Atti decisi: ord. 116/2018

SENTENZA N. 144

ANNO 2019


REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori: Presidente: Giorgio LATTANZI; Giudici : Aldo CAROSI, Marta CARTABIA, Mario Rosario MORELLI, Giancarlo CORAGGIO, Giuliano AMATO, Silvana SCIARRA, Daria de PRETIS, Nicolò ZANON, Franco MODUGNO, Augusto Antonio BARBERA, Giulio PROSPERETTI, Giovanni AMOROSO, Francesco VIGANÒ, Luca ANTONINI,


ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 3, commi 4 e 5, della legge 22 dicembre 2017, n. 219 (Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento), promosso dal Tribunale ordinario di Pavia, nel procedimento relativo a G. A., in qualità di amministratore di sostegno di A. T., con ordinanza del 24 marzo 2018, iscritta al n. 116 del registro ordinanze 2018 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 36, prima serie speciale, dell’anno 2018.

Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri e dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani - Unione locale di Piacenza e Unione Giuristi Cattolici italiani di Pavia “Beato Contardo Ferrini”;

udito nella camera di consiglio del 20 marzo 2019 il Giudice relatore Franco Modugno.


Ritenuto in fatto

1.– Il giudice tutelare del Tribunale ordinario di Pavia, con ordinanza del 24 marzo 2018, ha sollevato, in riferimento agli artt. 2, 3, 13 e 32 della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale dell’art. 3, commi 4 e 5, della legge 22 dicembre 2017, n. 219 (Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento), nella parte in cui stabilisce che l’amministratore di sostegno, la cui nomina preveda l’assistenza necessaria o la rappresentanza esclusiva in ambito sanitario, in assenza delle disposizioni anticipate di trattamento (d’ora in avanti: DAT), possa rifiutare, senza l’autorizzazione del giudice tutelare, le cure necessarie al mantenimento in vita dell’amministrato.

1.1.– Il giudice rimettente premette che, in favore di A. T., è stato già nominato, sin dall’ottobre 2008, un amministratore di sostegno, cui allo stato non è attribuita né l’assistenza necessaria, né la rappresentanza esclusiva in ambito sanitario. La relazione clinica del 21 febbraio 2018, tuttavia, ha certificato che A. T. risulta attualmente «in stato vegetativo in esiti di stato di male epilettico in paziente affetto da ritardo mentale grave da sofferenza cerebrale perinatale in sindrome disformica [recte: dismorfica]» nonché «portatore di PEG». Il giudice a quo rileva che, pertanto, si rende necessario integrare il decreto di nomina, ai sensi dell’art. 407, comma 4, del codice civile, ai fini dell’individuazione dei poteri in ambito sanitario; in particolare – preso atto delle condizioni di salute, anche personalmente verificate – «si profila come indispensabile l’attribuzione della rappresentanza esclusiva in ambito sanitario, non residuando alcuna capacità in capo all’amministrato».

Ciò premesso, il giudice tutelare osserva che, entrato in vigore l’art. 3, commi 4 e 5, della legge n. 219 del 2017, è quest’ultimo articolo a disciplinare «le modalità di conferimento, all’amministratore di sostegno, e di conseguente esercizio dei poteri in ambito sanitario». Ne conseguirebbe che l’attribuzione all’amministratore di sostegno di detti poteri (nella specie, sotto forma di rappresentanza esclusiva) «ricomprende necessariamente il potere di rifiuto delle cure, ancorché si tratti di cure necessarie al mantenimento in vita dell’amministrato»; l’amministratore di sostegno, pertanto, avrebbe «il potere di decidere della vita e della morte dell’amministrato» senza che tale potere possa essere «sindacato dall’autorità giudiziaria».

Il giudice rimettente riferisce, dunque, che è chiamato a fare applicazione del censurato art. 3, comma 5, dovendo decidere sull’attribuzione all’amministratore di sostegno di A. T. della rappresentanza esclusiva in ambito sanitario.

1.2.– Ai fini del giudizio sulla rilevanza, il giudice a quo reputa «logicamente preliminare» l’esegesi dell’art. 3, comma 5, della legge n. 219 del 2017, osservando, in particolare, che l’espressione «rifiuto delle cure», in considerazione della locuzione «in assenza delle disposizioni anticipate di trattamento», non può non concernere anche i trattamenti sanitari necessari al mantenimento in vita; altrimenti detto, il rifiuto delle cure può interessare «tutti i trattamenti sanitari astrattamente oggetto delle DAT».

Per escludere tale opzione ermeneutica – prosegue il giudice rimettente – potrebbe ipoteticamente farsi leva sull’espressione «cure proposte», sostenendo che i trattamenti necessari al mantenimento in vita non possano essere inquadrati in termini di cure, di talché il rifiuto non potrebbe riguardarli. Si tratterebbe, tuttavia, di un’interpretazione incompatibile sia con la ratio legis, volta a valorizzare la libertà di autodeterminazione anche nell’ipotesi di trattamenti sanitari di fine vita, sia «con l’acquisizione, tra i diritti inviolabili ex art. 2 Cost., di un diritto a decidere sui trattamenti di fine vita»: in quanto tale, essa appare al giudice rimettente non praticabile.

Lo stato d’incapacità, per altro verso, non potrebbe di per sé escludere il diritto a decidere sui trattamenti necessari al mantenimento in vita, poiché ciò determinerebbe la violazione degli artt. 2, 3 [recte: 13] e 32 Cost. L’incapace è, infatti, persona e «nessuna limitazione o disconoscimento dei suoi diritti si prospetterebbe come lecita»: deve pertanto essergli riconosciuto, e ricevere tutela, il diritto all’autodeterminazione e al rifiuto delle cure, potendo la condizione d’incapacità influire soltanto sulle modalità di esercizio del diritto.

Una volta appurata la possibilità che siano rifiutati anche i trattamenti necessari al mantenimento in vita, il giudice rimettente rileva che l’art. 3, comma 5, della legge n. 219 del 2017 prevede espressamente che, in caso di opposizione del medico all’interruzione delle cure, è possibile l’intervento del giudice tutelare, mentre deve ritenersi, a contrario, che detto intervento non sia possibile nel caso in cui il medico non si opponga.

1.3.– Il giudice tutelare precisa, poi, che la circostanza che il procedimento abbia natura di volontaria giurisdizione non esclude la possibilità di sollevare questione di legittimità costituzionale. In tal senso deporrebbe la giurisprudenza costituzionale: vengono richiamate le sentenze n. 258 del 2017, n. 121 del 1974 e, in particolare, la n. 129 del 1957.

1.4.– Nell’argomentare in punto di non manifesta infondatezza, il giudice rimettente esordisce ricordando che «[l]a libertà di rifiutare le cure presuppone il ricorso a valutazioni della vita e della morte, che trovano il loro fondamento in concezioni di natura etica o religiosa, e comunque (anche) extra-giuridiche, quindi squisitamente soggettive» (Corte di cassazione, sezione prima civile, ordinanza 3 marzo-20 aprile 2005, n. 8291). Ciò implica che in tale ambito vengono in rilievo «valutazioni personalissime», indissolubilmente legate al soggetto interessato e alle sue convinzioni, insuscettibili d’essere vagliate oggettivamente o in base al parametro del best interest (adottato invece dalla House of Lords inglese, decisione del 4 febbraio 1993, Airedale NHS Trust v. Bland).

La dichiarazione di rifiuto delle cure è costituita di due momenti essenziali: quello concernente la formazione dell’intimo convincimento, intrasferibile in capo a terzi, e quello rappresentato dalla manifestazione di volontà, cedibile invece ad altri. E poiché l’amministratore di sostegno non è investito di un potere incondizionato di disporre della salute della persona incapace (Corte di cassazione, sezione prima civile, 16 ottobre 2007, n. 21748), ne consegue che il rifiuto delle cure che egli manifesti deve essere la rappresentazione della volontà dell’interessato e dei suoi orientamenti esistenziali: l’amministratore non deve decidere né «al posto dell’incapace, né per l’incapace», perché il diritto personalissimo a rifiutare le cure è «la logica simmetria d[e]lla indisponibilità altrui e dell’intrasferibilità del diritto alla vita».

Il giudice a quo osserva, pertanto, che, affinché la decisione sul rifiuto delle cure sia espressione dell’interessato e non di chi lo rappresenta, questa deve risultare dalle DAT o, in assenza di queste, deve ricorrersi alla ricostruzione della volontà dell’incapace, per mezzo di «una pluralità di indici sintomatici, di elementi presuntivi, mediante l’audizione di conoscenti dell’interessato o strumenti di altra natura», in modo da assicurare che la «scelta in questione non sia espressione del giudizio sulla qualità della vita proprio del rappresentante» (è novamente richiamata Cass., n. 21748 del 2007).

Secondo il rimettente, si tratterebbe di un processo di ricerca serio e complesso, il quale renderebbe «imprescindibile» l’intervento di un soggetto terzo e imparziale quale è il giudice, teso a tutelare il «carattere personalissimo e [la] speculare indisponibilità altrui del diritto di rifiuto delle cure e del diritto alla vita». Se si consentisse all’amministratore di sostegno di ricostruire autonomamente la volontà dell’interessato, «si sentenzierebbe il concreto annichilimento della natura personalissima del diritto a decidere sulla propria vita», poiché si configurerebbe «surrettiziamente» il potere dell’amministratore di assumere la propria volontà a fondamento del rifiuto delle cure.

Conseguentemente, sarebbe incostituzionale l’attribuzione all’amministratore di sostegno, determinata dalle disposizioni censurate, «di un potere di natura potenzialmente incondizionata e assoluta attinente la vita e la morte, di un dominio ipoteticamente totale, di un’autentica facoltà di etero-determinazione».

L’«insanabile contrasto» sarebbe, innanzitutto, con gli artt. 2, 13 e 32 Cost. Il diritto a rifiutare le cure troverebbe fondamento in tali norme costituzionali e dovrebbe considerarsi inviolabile, con la conseguenza che sarebbe negata ad altri la possibilità di violarlo; il suo essere diritto «intrinsecamente correlato al singolo interessato» escluderebbe che il momento della formazione della volontà possa essere delegato a terzi, pena un suo inesorabile disconoscimento. Le modalità d’esercizio di rifiuto delle cure previste dalle disposizioni censurate sarebbero, pertanto, «radicalmente inidonee a salvaguardare compiutamente la natura eminentemente soggettiva del diritto in questione», negandone l’essenza personalissima e determinandone la violazione.

Non varrebbe a superare il vulnus la possibilità d’intervento del giudice, in caso di rifiuto opposto dal medico all’interruzione dei trattamenti sanitari necessari al mantenimento in vita dell’interessato: si tratterebbe innegabilmente di un intervento giudiziale «meramente ipotetico ed accidentale», subordinato all’eventuale esistenza di un dissidio tra rappresentante e medico. Né, ancora, potrebbe opporsi che, a ben vedere, le norme censurate attribuiscono la valutazione finale circa il rifiuto delle cure al medico, il quale potrebbe effettuare un controllo sulle determinazioni dell’amministratore di sostegno: si tratterebbe, infatti, pur sempre di una valutazione medica «imperniata su canoni obiettivi di “appropriatezza” e “necessità”», che disconoscono la natura personalissima e soggettiva del diritto di rifiutare le cure, non avendo il medico, d’altra parte, la possibilità di ricostruire la volontà dell’interessato e di accertare la conformità a quest’ultima della decisione del rappresentante.

Le norme censurate sarebbero, inoltre, in contrasto con l’art. 3 Cost. in quanto manifestamente irragionevoli. La loro applicazione, infatti, determinerebbe «un’incoerenza di ingiustificabile significanza all’interno dell’architettura di sistema delineata dall’istituto dell’amministrazione di sostegno»: ciò perché, se ai sensi dell’art. 411 cod. civ. è necessaria l’autorizzazione del giudice tutelare per il compimento degli atti indicati agli artt. 374 e 375 cod. civ., attinenti alla sfera patrimoniale, sarebbe irrazionale non prevedere analoga autorizzazione per manifestare il rifiuto delle cure, «sintesi ed espressione dei diritti alla vita, alla salute, alla dignità e all’autodeterminazione della persona», in quanto in tal modo l’ordinamento appresterebbe a interessi d’ordine patrimoniale una salvaguardia superiore a quella riconosciuta ai richiamati diritti fondamentali. Inoltre, a conferma dell’incongruenza interna al sistema dell’amministrazione di sostegno, il giudice a quo osserva come la giurisprudenza (è richiamato il decreto del Tribunale ordinario di Cagliari, 15 giugno 2010) riconosca la necessità dell’autorizzazione del giudice tutelare perché il rappresentante avanzi la domanda di separazione, atto personalissimo, mentre le disposizioni censurate non prevedono l’intervento giudiziale per autorizzare l’atto personalissimo del rifiuto delle cure, «coinvolgente valori egualmente rilevanti e dalle implicazioni certamente superiori».

Quale ulteriore profilo di irragionevolezza, il rimettente osserva che, se la legge n. 219 del 2017 è tutta fondata «sull’intento di valorizzare ed accordare centralità alle manifestazioni di volontà dei singoli», tanto da prevedere formalità e procedure per la loro espressione, non si comprende perché venga meno «la più elementare attenzione» per tale elemento volontaristico, non prevedendosi, quando si tratti di soggetti incapaci, meccanismo alcuno di tutela o controllo.

1.5.– Il giudice tutelare di Pavia, infine, chiede alla Corte – ove venissero accolte le questioni di legittimità costituzionale – di dichiarare l’illegittimità costituzionale in via conseguenziale, ai sensi dell’art. 27, secondo periodo, della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), delle disposizioni impugnate anche nella parte in cui prevedono che il rappresentante legale della persona interdetta oppure inabilitata, in assenza delle DAT, o il rappresentante legale del minore possano rifiutare, senza l’autorizzazione del giudice tutelare, le cure necessarie al mantenimento in vita dell’amministrato.

2.– È intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni siano dichiarate inammissibili o, comunque sia, non fondate.

2.1.– L’interveniente rileva, innanzitutto, che il giudice a quo – oltre a non avere mosso censure in relazione a ciascuno dei parametri costituzionali evocati, il che costituirebbe autonoma ragione d’inammissibilità per difetto di motivazione – non ha argomentato circa l’impossibilità di interpretare le disposizioni censurate in senso conforme a Costituzione, come invece richiesto dalla giurisprudenza costituzionale «univoca e ormai consolidata». Interpretazione conforme a Costituzione che, a suo avviso, sarebbe invece possibile.

Succintamente ricostruita la recente disciplina in materia di consenso informato e di DAT, il Presidente del Consiglio dei ministri rileva che i diritti ivi riconosciuti devono essere garantiti anche a chi non è più in grado di opporre il rifiuto alle cure ma che, quando ne era capace, aveva chiaramente manifestato volontà in tale senso. In tale prospettiva, si pone in evidenza che gli artt. 357 e 424 cod. civ. individuano nel tutore il soggetto interlocutore dei medici con riferimento ai trattamenti sanitari, mentre gli artt. 404 e seguenti cod. civ. sanciscono il potere di cura del disabile anche in capo all’amministratore di sostegno, secondo i poteri conferitigli con il decreto di nomina: al diritto di ogni persona di «manifestare validamente la propria volontà in merito all’accettazione o al rifiuto dei possibili trattamenti sanitari» conseguirebbe l’obbligo per il rappresentante legale di dare corso a tale volontà.

Si tratterebbe di approdi che trovano conferma, oltre che nel diritto internazionale (si richiama l’art. 6 della Convenzione del Consiglio d’Europa per la protezione dei Diritti dell’Uomo e della dignità dell’essere umano riguardo all’applicazione della biologia e della medicina: Convenzione sui Diritti dell’Uomo e la biomedicina, fatta a Oviedo il 4 aprile 1997, ratificata e resa esecutiva con la legge 28 marzo 2001, n. 145, di seguito: Convenzione di Oviedo), nella giurisprudenza della Corte di cassazione (oltre alla già richiamata sentenza n. 21748 del 2007, sono citate Corte di cassazione, terza sezione civile, sentenza 15 gennaio 1997, n. 364, e sentenza 25 novembre 1994, n. 10014). In particolare, la giurisprudenza di legittimità avrebbe precisato che il tutore deve agire nell’esclusivo interesse dell’incapace, ricostruendone la volontà «tenendo conto dei desideri da lui espressi prima della perdita della coscienza, ovvero inferendo quella volontà dalla sua personalità, dal suo stile di vita, dalle sue inclinazioni, dai suoi valori di riferimento e dalle sue convinzioni etiche, religiose, culturali e filosofiche» (Cass., n. 21748 del 2007, citata).

Una lettura costituzionalmente orientata delle disposizioni censurate dovrebbe, pertanto, portare a ritenere che, essendo il diritto alla salute un diritto personalissimo, la rappresentanza legale «non trasferisce sul tutore e sull’amministratore di sostegno un potere incondizionato di disporre della salute della persona in stato di totale e permanente incoscienza». D’altra parte, l’art. 3, comma 4, della legge n. 219 del 2017 espressamente prevede che l’amministratore di sostegno deve tenere conto della volontà del beneficiario, in relazione al suo grado di capacità di intendere e di volere, quando la nomina comprenda l’assistenza necessaria o la rappresentanza esclusiva in ambito sanitario: circostanza, questa, che implicherebbe un vaglio specifico da parte del giudice.

Molteplici sarebbero, pertanto, gli elementi che depongono per una possibile interpretazione conforme delle disposizioni censurate o, comunque sia, per l’infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale: l’obbligo per il rappresentante, nel rifiutare le cure, di agire nell’interesse dell’incapace, ricostruendone la volontà; la valutazione del medico, in base alle sue competenze, sulla natura necessaria e appropriata delle cure; l’intervento del giudice in caso di opposizione del medico e su ricorso di qualsiasi soggetto interessato laddove l’amministratore di sostegno non abbia tenuto nella dovuta considerazione la volontà del beneficiario.

2.2.– Il Presidente del Consiglio dei ministri reputa, poi, inammissibile, o altrimenti infondata, la richiesta del giudice a quo di estendere in via conseguenziale la dichiarazione d’illegittimità costituzionale ad altre norme parimente poste dalle disposizioni censurate.

Osserva l’interveniente che questa Corte, con la sentenza n. 138 del 2009, ha affermato che l’art. 27, seconda parte, della legge n. 87 del 1953 non sottrae il rimettente dall’onere di motivare in ordine alle ragioni «che lo inducono a sospettare dell’esistenza dell’illegittimità costituzionale» di ciascuna delle disposizioni legislative che viene a censurare: onere cui l’odierno rimettente non avrebbe adempiuto.

3.– Hanno depositato un comune atto di intervento nel giudizio le associazioni Unione Giuristi Cattolici Italiani – Unione Locale di Piacenza e Unione Giuristi Cattolici di Pavia “Beato Contardo Ferrini”, chiedendo che le questioni di legittimità costituzionale siano accolte.

3.1.– In punto di legittimazione all’intervento, la difesa delle associazioni afferma che, in considerazione degli scopi sociali, sarebbe evidente il concreto interesse delle intervenienti «a portare il proprio contributo e ad interloquire» dinanzi a questa Corte. Il «prevalente interesse etico» sottostante le questioni di legittimità costituzionale dovrebbe consentire una più larga partecipazione di associazioni «espressioni della società civile» nel giudizio costituzionale, a maggior ragione in considerazione del «carattere giusnaturalistico delle moderne costituzioni occidentali», le quali, compresa la Costituzione italiana, rimanderebbero a un ordinamento che «precede» quello della legge statale e che «trova il suo più solido e profondo fondamento nell’ordine naturale delle cose, vale a dire nel diritto naturale».

3.2.– Nel merito, le intervenienti osservano come, in base alla giurisprudenza di legittimità e a quanto disposto nella Convenzione di Oviedo, dovrebbe escludersi la possibilità di sacrificare la salute o il bene supremo della vita di persona incapace di dare consenso, «in assenza di eventi ineluttabili quali una malattia che non possa essere contrastata se non incorrendo nell’accanimento terapeutico». La disposizione censurata, pertanto, favorirebbe «gli abusi, con rifiuto delle cure e conseguente soppressione di pazienti incapaci» per interessi che possono essere i più diversi, estranei al best interest del malato.

3.3.– Ripercorsi i dubbi, condivisi, di legittimità costituzionale del giudice a quo, le intervenienti osservano che l’«inadeguatezza» della normativa censurata persisterebbe anche nel caso in cui questa Corte ritenesse possibile l’interruzione delle cure solo una volta ricostruita, per opera del giudice tutelare, la volontà dell’incapace: sarebbe evidente, infatti, «il carattere di fictio iuris di una tale metodologia», irrispettosa della «reale e ipoteticamente diversa volontà che il paziente potrebbe esprimere attualmente, da sé, se ne fosse in grado».

A parere delle intervenienti, infatti, un valido consenso o rifiuto delle cure «non può insorgere anteriormente al verificarsi del quadro patologico rispetto al quale si pone la necessità di dare l’informativa». Il problema della valutazione della persistenza del rifiuto delle cure, dunque, esisterebbe e permarrebbe, secondo questa prospettiva, anche in caso di DAT «proprio per la naturale volatilità della volontà delle persone rispetto ai fatti ed alle stagioni della vita»: funzione del giudice tutelare, pertanto, dovrebbe essere, in ogni caso, quella di autorizzare terapie che non costituiscano accanimento terapeutico e che salvaguardino, in ossequio al principio di precauzione, i beni della salute e della vita.

3.4.– La difesa delle intervenienti dà altresì conto di una nota dell’associazione di Pavia, che ritiene utile riportare nella «esatta consistenza testuale», nella quale vengono delineati ulteriori aspetti di illegittimità costituzionale.

Si afferma, in particolare, che la possibilità per l’amministratore di sostegno, anche se in presenza di DAT, di rifiutare o interrompere l’alimentazione, l’idratazione o la ventilazione artificiale sarebbe in contrasto con la dignità umana (art. 2 Cost.), con il diritto alla salute (perché l’art. 32 Cost. si riferisce ai trattamenti sanitari ed è dibattuta la possibilità di ricomprendervi gli anzidetti trattamenti), con l’art. 3 Cost. (perché la legge n. 219 del 2017 equipara irragionevolmente terapie mediche e trattamenti di mero sostegno vitale). L’art. 3, comma 4, della legge n. 219 del 2017, poi, sarebbe costituzionalmente illegittimo perché, consentendo all’amministratore di sostegno di dover solo tenere conto della volontà del soggetto amministrato in relazione al suo grado di capacità di intendere e di volere, lederebbe il diritto personalissimo alla vita e alla salute che solo il titolare può esercitare (art. 2 Cost.) ed equiparerebbe irragionevolmente chi è totalmente incapace e chi, anche solo parzialmente, può invece manifestare la propria volontà (artt. 3 e 32 Cost.). Sono rappresentati, infine, vizi di costituzionalità ritenuti ancora più radicali, dubitandosi della legittimità costituzionale della privazione di trattamenti sanitari salvavita, siano o no presenti le DAT.


Considerato in diritto

1.– Con l’ordinanza indicata in epigrafe, il giudice tutelare del Tribunale ordinario di Pavia ha sollevato, in riferimento agli artt. 2, 3, 13 e 32 della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale dell’art. 3, commi 4 e 5, della legge 22 dicembre 2017, n. 219 (Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento), nella parte in cui stabilisce che l’amministratore di sostegno, la cui nomina preveda l’assistenza necessaria o la rappresentanza esclusiva in ambito sanitario, in assenza delle disposizioni anticipate di trattamento (d’ora in avanti: DAT), possa rifiutare, senza l’autorizzazione del giudice tutelare, le cure necessarie al mantenimento in vita dell’amministrato.

Secondo il giudice rimettente, le norme censurate si porrebbero in contrasto, innanzitutto, con gli artt. 2, 13 e 32 Cost., in quanto sarebbe necessario che, in assenza delle DAT, la volontà di esercitare il diritto inviolabile e personalissimo di rifiutare le cure, che troverebbe fondamento in tali norme costituzionali, sia ricostruita in modo da salvaguardare la natura soggettiva del diritto medesimo: salvaguardia che sarebbe garantita solo con l’intervento di un soggetto terzo e imparziale quale è il giudice.

Le disposizioni censurate, poi, si porrebbero in contrasto con l’art. 3 Cost. sotto plurimi profili. Innanzitutto, poiché nell’amministrazione di sostegno, ai sensi dell’art. 411 del codice civile, è necessaria l’autorizzazione del giudice tutelare per il compimento degli atti, attinenti alla sfera patrimoniale, indicati agli artt. 374 e 375 del medesimo codice, sarebbe irragionevole che analoga autorizzazione non sia prevista per il rifiuto delle cure, «sintesi ed espressione dei diritti alla vita, alla salute, alla dignità e all’autodeterminazione della persona». In secondo luogo, dal momento che secondo la giurisprudenza è necessaria l’autorizzazione del giudice tutelare perché il rappresentante avanzi la domanda di separazione coniugale, sarebbe costituzionalmente illegittimo che non sia invece previsto l’intervento giudiziale per autorizzare il rifiuto delle cure, del pari atto personalissimo «coinvolgente valori egualmente rilevanti e dalle implicazioni certamente superiori». Infine, sarebbe irragionevole che, se si tratta di soggetti incapaci, non venga apprestata «la più elementare attenzione» per la loro volontà, non prevedendosi meccanismo alcuno di tutela o controllo, quando invece la legge n. 219 del 2017 è tutta fondata «sull’intento di valorizzare ed accordare centralità all[e] manifestazioni di volontà dei singoli», tanto da prevedere formalità e procedure per la loro espressione.

2.– Deve essere preliminarmente dichiarato inammissibile l’intervento delle associazioni Unione Giuristi Cattolici Italiani - Unione Locale di Piacenza e Unione Giuristi Cattolici di Pavia “Beato Contardo Ferrini”.

2.1.– Al giudizio di legittimità costituzionale in via incidentale possono partecipare, secondo quanto previsto dall’art. 25 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), e dall’art. 4 delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale, le parti del giudizio a quo e, secondo che sia censurata una norma di legge statale o di legge regionale, il Presidente del Consiglio dei ministri o il Presidente della Giunta regionale. Il richiamato art. 4 delle Norme integrative prevede, altresì, la possibilità di derogare a tale regola, ferma restando la competenza di questa Corte a giudicare sull’ammissibilità degli interventi di altri soggetti: secondo la costante giurisprudenza, tali interventi sono ammissibili, senza venire in contrasto con il carattere incidentale del giudizio di costituzionalità, soltanto quando i terzi siano «titolari di un interesse qualificato, immediatamente inerente al rapporto sostanziale dedotto in giudizio e non semplicemente regolato, al pari di ogni altro, dalla norma o dalle norme oggetto di censura» (ex plurimis, sentenze n. 98 e n. 13 del 2019, n. 217, e n. 180 del 2018; nello stesso senso, sentenza n. 213 del 2018).

Nel caso di specie le associazioni intervenienti – le quali hanno, altresì, dedotto questioni di legittimità costituzionale ulteriori rispetto all’ordinanza di rimessione, per ciò solo inammissibili – non possono essere considerate titolari di un tale interesse qualificato, posto che l’odierno giudizio di legittimità costituzionale non è destinato a produrre, nei loro confronti, effetti immediati, neppure indiretti. Esse, infatti, non vantano una posizione giuridica suscettibile di essere pregiudicata dalla decisione di questa Corte sulle norme oggetto di censura, ma soltanto un generico interesse connesso al perseguimento dei loro scopi statutari.

3.– Il Presidente del Consiglio dei ministri ha eccepito l’inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale, perché il rimettente non avrebbe prospettato «specifiche censure con riguardo a ciascun parametro costituzionale richiamato», con conseguente difetto di motivazione.

3.1.– L’eccezione è palesemente destituita di fondamento.

Il giudice rimettente, evocando a parametro congiuntamente gli artt. 2, 13 e 32 Cost., ha in tutta evidenza ritenuto che l’addizione richiesta a questa Corte sarebbe imposta dal combinato disposto di tali norme costituzionali. Del resto, non solo la giurisprudenza di questa Corte ha già riconosciuto che il principio del consenso informato trova fondamento proprio nelle norme costituzionali ora in discorso (sentenza n. 438 del 2008 e ordinanza n. 207 del 2018), ma è la stessa legge n. 219 del 2017 a definirsi funzionale alla tutela del diritto alla vita, alla salute, alla dignità e all’autodeterminazione della persona, nel rispetto, tra gli altri, dei principi di cui agli artt. 2, 13 e 32 Cost.

Autonomamente e adeguatamente motivate, poi, sono le censure in riferimento all’art. 3 Cost.

4.– Il Presidente del Consiglio dei ministri ha eccepito l’inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale anche sotto un ulteriore profilo: il giudice rimettente non avrebbe «argomentato in ordine all’impossibilità di dare alle disposizioni impugnate un’interpretazione conforme a Costituzione».

4.1.– L’eccezione non è fondata.

Il giudice tutelare di Pavia si è diffuso ampiamente sull’interpretazione delle disposizioni censurate, soffermandosi in particolare sul significato da attribuire alla locuzione «rifiuto delle cure», la quale ricomprenderebbe, alla luce della ratio legis e del diritto costituzionale all’autodeterminazione, anche il rifiuto delle cure necessarie al mantenimento in vita; non solo, il giudice a quo ha espressamente escluso di poter interpretare detta locuzione come non comprensiva del rifiuto di tali cure. L’iter argomentativo della ordinanza di rimessione si fonda, dunque, su una seria e approfondita attività ermeneutica concernente la disposizione censurata, conclusasi con un’attribuzione a quest’ultima di un significato normativo che al giudice rimettente appare in contrasto con gli evocati parametri costituzionali.

Il giudice a quo, dunque, ha implicitamente escluso, all’esito dell’attività interpretativa posta in essere, di poter ricavare dalle disposizioni oggetto di censura norme conformi a Costituzione. Se, poi, l’esito dell’attività esegetica del giudice rimettente sia condivisibile, o no, è profilo che attiene al merito, e non più all’ammissibilità, delle questioni di legittimità costituzionale (ex plurimis, sentenze n. 78 e n. 12 del 2019, n. 132 e n. 15 del 2018, n. 69, n. 53 e n. 42 del 2017, n. 221 del 2015).

5.– Nel merito, le questioni di legittimità costituzionale non sono fondate.

Il giudice tutelare rimettente (legittimato a sollevare questioni di legittimità costituzionale: da ultimo, sentenza n. 258 del 2017) impernia i dubbi di costituzionalità sul seguente assunto: in ragione di quanto previsto dalle disposizioni censurate, l’amministratore di sostegno, al quale, in assenza delle DAT, sia stata affidata la rappresentanza esclusiva in ambito sanitario, ha per ciò solo, sempre e comunque, anche il potere di rifiutare i trattamenti sanitari necessari alla sopravvivenza del beneficiario, senza che il giudice tutelare possa diversamente decidere e senza bisogno di un’autorizzazione di quest’ultimo per manifestare al medico il rifiuto delle cure.

Si tratta di un presupposto interpretativo erroneo.

5.1.– Deve innanzitutto osservarsi che la legge n. 219 del 2017, come si evince sin dal suo titolo, dà attuazione al principio del consenso informato nell’ambito della «relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico» (art. 1, comma 2).

Per quanto qui rileva, il principio – previsto da plurime norme internazionali pattizie, oltre che dall’art. 3 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000 e adottata a Strasburgo il 12 dicembre 2007, e da diverse leggi nazionali che disciplinano specifiche attività mediche – ha fondamento costituzionale negli artt. 2, 13 e 32 Cost. e svolge la «funzione di sintesi di due diritti fondamentali della persona: quello all’autodeterminazione e quello alla salute, in quanto, se è vero che ogni individuo ha il diritto di essere curato, egli ha, altresì, il diritto di ricevere le opportune informazioni in ordine alla natura e ai possibili sviluppi del percorso terapeutico cui può essere sottoposto, nonché delle eventuali terapie alternative» (sentenza n. 438 del 2008; nello stesso senso, sentenza n. 253 del 2009 e ordinanza n. 207 del 2018). In attuazione delle norme costituzionali, la legge n. 219 del 2017, pertanto, dopo aver sancito che «nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata, tranne che nei casi espressamente previsti dalla legge» (art. 1, comma 1), promuove e valorizza la relazione di cura e fiducia tra medico e paziente che proprio sul consenso informato deve basarsi (art. 1, comma 2), esplicita le informazioni che il paziente ha diritto di ricevere (art. 1, comma 3), stabilisce le modalità di espressione del consenso e del rifiuto di qualsivoglia trattamento sanitario, anche (ma non solo) necessario alla sopravvivenza (art. 1, commi 4 e 5), prevede l’obbligo per il medico di rispettare la volontà espressa dal paziente (art. 1, comma 6).

La legge n. 219 del 2017 ha poi introdotto, ovviamente in correlazione al diritto all’autodeterminazione in ambito terapeutico, l’istituto delle DAT, prevedendo che ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di un’eventuale futura incapacità di determinarsi, possa esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto rispetto ad accertamenti diagnostici o scelte terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari, a tale scopo indicando un «fiduciario», che faccia le sue veci e la rappresenti nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie (art. 4, comma 1). Il medico è tenuto al rispetto delle DAT (che devono essere redatte secondo quanto disposto dall’art. 4, comma 6), potendo egli disattenderle, in accordo con il fiduciario, soltanto «qualora esse appaiano palesemente incongrue o non corrispondenti alla condizione clinica attuale del paziente ovvero sussistano terapie non prevedibili all’atto della sottoscrizione, capaci di offrire concrete possibilità di miglioramento delle condizioni di vita» (art. 4, comma 5).

5.1.1.– L’art. 3 della legge n. 219 del 2017 reca la disciplina – concernente tanto il consenso informato quanto le DAT – applicabile nel caso in cui il paziente sia non una persona (pienamente) capace di agire (art. 1, comma 5), ma una persona minore di età, interdetta, inabilitata o beneficiaria di amministrazione di sostegno.

Le norme oggetto del presente giudizio di costituzionalità regolano, in particolare, quest’ultimo caso, stabilendo, da un lato, che, quando la nomina dell’amministratore di sostegno prevede l’assistenza necessaria o la rappresentanza esclusiva in ambito sanitario, «il consenso informato è espresso o rifiutato anche dall’amministratore di sostegno ovvero solo da quest’ultimo, tenendo conto della volontà del beneficiario, in relazione al suo grado di capacità di intendere e di volere» (art. 3, comma 4); dall’altro, che, qualora non vi siano DAT, se l’amministratore di sostegno rifiuta le cure e il medico le reputa invece appropriate e necessarie, la decisione è rimessa al giudice tutelare, su ricorso dei soggetti legittimati a proporlo (art. 3, comma 5). Le norme censurate, dunque, sono volte a disciplinare casi particolari di espressione o di rifiuto del consenso informato, anche – ma non soltanto – laddove questo riguardi trattamenti sanitari necessari alla sopravvivenza.

Contrariamente a quanto sostenuto dal giudice rimettente, però, esse non hanno disciplinato «le modalità di conferimento, all’amministratore di sostegno, e di conseguente esercizio dei poteri in ambito sanitario», le quali, invece, restano regolate dagli artt. 404 e seguenti cod. civ., come introdotti dalla legge 9 gennaio 2004, n. 6 (Introduzione nel libro primo, titolo XII, del codice civile del capo I, relativo all’istituzione dell’amministrazione di sostegno e modifica degli articoli 388, 414, 417, 418, 424, 426, 427 e 429 del codice civile in materia di interdizioni e di inabilitazione, nonché relative norme di attuazione, di coordinamento e finali). Le norme oggetto dell’odierno sindacato di questa Corte, altrimenti detto, non disciplinano l’istituto dell’amministrazione di sostegno, ma regolano il caso in cui essa sia stata disposta per proteggere una persona che è sottoposta, o potrebbe essere sottoposta, a trattamenti sanitari e che, pertanto, deve esprimere o no il consenso informato a detti trattamenti.

L’esegesi dell’art. 3, commi 4 e 5, della legge n. 219 del 2017 deve essere condotta, pertanto, alla luce dell’istituto dell’amministrazione di sostegno, richiamato dalle norme censurate: segnatamente, è in base alla disciplina codicistica che devono essere individuati i poteri spettanti al giudice tutelare al momento della nomina dell’amministratore di sostegno, i quali non sono affatto contemplati dalla richiamata legge n. 219 del 2017.

5.2.– Questa Corte, già all’indomani della legge n. 6 del 2004, rilevò che «l’ambito dei poteri dell’amministratore [è] puntualmente correlato alle caratteristiche del caso concreto» (sentenze n. 51 del 2010 e n. 440 del 2005), secondo quanto previsto dal giudice tutelare nel provvedimento di nomina, che deve contenere, tra le altre indicazioni, quelle concernenti l’oggetto dell’incarico e gli atti che l’amministratore di sostegno ha il potere di compiere in nome e per conto del beneficiario (art. 405, quinto comma, numero 3, cod. civ.), nonché la periodicità con cui l’amministratore di sostegno deve riferire al giudice circa l’attività svolta e le condizioni di vita personale e sociale del beneficiario (art. 405, quinto comma, numero 6, cod. civ.).

Più di recente, anche sulla scia dell’interpretazione e dell’applicazione dell’amministrazione di sostegno da parte della giurisprudenza di legittimità, questa Corte ha osservato che tale istituto «si presenta come uno strumento volto a proteggere senza mortificare la persona affetta da una disabilità, che può essere di qualunque tipo e gravità (Corte di cassazione, sezione prima civile, sentenza 27 settembre 2017, n. 22602)» (sentenza n. 114 del 2019). Esso consente al giudice tutelare «di adeguare la misura alla situazione concreta della persona e di variarla nel tempo, in modo tale da assicurare all’amministrato la massima tutela possibile a fronte del minor sacrificio della sua capacità di autodeterminazione (in questo senso, Corte di cassazione, sezione prima civile, sentenze 11 maggio 2017, n. 11536; 26 ottobre 2011, n. 22332; 29 novembre 2006, n. 25366 e 12 giugno 2006, n. 13584; ma si veda anche Corte di cassazione, sezione prima civile, sentenza 11 settembre 2015, n. 17962)» (sentenza n. 114 del 2019).

L’amministrazione di sostegno è, insomma, un istituto duttile, che, proprio in ragione di ciò, può essere plasmato dal giudice sulle necessità del beneficiario, anche grazie all’agilità della relativa procedura applicativa (Corte di cassazione, sezione prima civile, sentenze 11 settembre 2015, n. 17962; 26 ottobre 2011, n. 22332; 1° marzo 2010, n. 4866; 29 novembre 2006, n. 25366 e 12 giugno 2006, n. 13584). Con il decreto di nomina dell’amministratore di sostegno, difatti, il giudice tutelare «si limita, in via di principio, a individuare gli atti in relazione ai quali ne ritiene necessario l’intervento» (sentenza n. 114 del 2019), perché è chiamato ad affidargli, nell’interesse del beneficiario, i necessari strumenti di sostegno con riferimento alle sole categorie di atti al cui compimento quest’ultimo sia ritenuto inidoneo (Corte di cassazione, prima sezione civile, sentenza 29 novembre 2006, n. 25366).

Attribuendo al giudice tutelare il compito di modellare l’amministrazione di sostegno in relazione allo stato personale e alle condizioni di vita del beneficiario, il legislatore ha inteso limitare «nella minore misura possibile» (sentenza n. 440 del 2005) la capacità di agire della persona disabile: il che marca nettamente la differenza con i tradizionali istituti dell’interdizione e dell’inabilitazione, la cui applicazione attribuisce al soggetto uno status di incapacità, più o meno estesa, connessa a rigide conseguenze legislativamente predeterminate. Il maggior rispetto dell’autonomia e della dignità della persona disabile assicurata dall’amministrazione di sostegno è alla base di quelle recenti decisioni, anche di questa Corte, che hanno escluso si estendano a tali soggetti – in ragione d’una generalizzata applicazione, in via analogica, delle limitazioni dettate per l’interdetto o l’inabilitato – i divieti di contrarre matrimonio (Corte di cassazione, sezione prima civile, sentenza 11 maggio 2017, n. 11536) o di donare (sentenza n. 114 del 2019; Corte di cassazione, sezione prima civile, ordinanza 21 maggio 2018, n. 12460): il beneficiario di amministrazione di sostegno può sì essere privato della capacità di porre in essere tali atti personalissimi, quando ciò risponda alla tutela di suoi interessi, ma sempre che ciò sia espressamente disposto dal giudice tutelare – nel provvedimento di apertura dell’amministrazione di sostegno o anche in una sua successiva revisione – con esplicita clausola ai sensi dell’art. 411, quarto comma, cod. civ.

È fuor di dubbio, infine, che possa ricorrersi all’amministrazione di sostegno anche laddove sussistano soltanto esigenze di «cura della persona» – come d’altra parte recitano gli artt. 405, quarto comma, e 408, primo comma, cod. civ. – in quanto esso non è istituto finalizzato esclusivamente ad assicurare tutela agli interessi patrimoniali del beneficiario, ma è volto, più in generale, a soddisfarne i «bisogni» e le «aspirazioni» (art. 410, primo comma, cod. civ.), così garantendo adeguata protezione alle persone fragili, in relazione alle effettive esigenze di ciascuna (Corte di cassazione, sesta sezione civile, ordinanza 26 luglio 2018, n. 19866; sul ricorso all’amministrazione di sostegno per l’esercizio di scelte connesse al diritto alla salute, anche Corte di cassazione, prima sezione civile, ordinanza 15 maggio 2019, n. 12998).

5.3.– La ricostruzione del quadro normativo concernente l’amministrazione di sostegno, anche alla luce degli approdi della giurisprudenza di questa Corte e della Corte di cassazione, rivela l’erroneità del presupposto interpretativo su cui si fondano le questioni di legittimità costituzionale proposte dal giudice tutelare di Pavia.

Contrariamente a quanto ritenuto dal giudice rimettente, le norme censurate non attribuiscono ex lege a ogni amministratore di sostegno che abbia la rappresentanza esclusiva in ambito sanitario anche il potere di esprimere o no il consenso informato ai trattamenti sanitari di sostegno vitale.

Nella logica del sistema dell’amministrazione di sostegno è il giudice tutelare che, con il decreto di nomina, individua l’oggetto dell’incarico e gli atti che l’amministratore ha il potere di compiere in nome e per conto del beneficiario. Spetta al giudice, pertanto, il compito di individuare e circoscrivere i poteri dell’amministratore, anche in ambito sanitario, nell’ottica di apprestare misure volte a garantire la migliore tutela della salute del beneficiario, tenendone pur sempre in conto la volontà, come espressamente prevede l’art. 3, comma 4, della legge n. 219 del 2017. Tali misure di tutela, peraltro, non possono non essere dettate in base alle circostanze del caso di specie e, dunque, alla luce delle concrete condizioni di salute del beneficiario, dovendo il giudice tutelare affidare all’amministratore di sostegno poteri volti a prendersi cura del disabile, più o meno ampi in considerazione dello stato di salute in cui, al momento del conferimento dei poteri, questi versa. La specifica valutazione del quadro clinico della persona, nell’ottica dell’attribuzione all’amministratore di poteri in ambito sanitario, tanto più deve essere effettuata allorché, in ragione della patologia riscontrata, potrebbe manifestarsi l’esigenza di prestare il consenso o il diniego a trattamenti sanitari di sostegno vitale: in tali casi, infatti, viene a incidersi profondamente su «diritti soggettivi personalissimi» (Corte di cassazione, prima sezione civile, sentenza 7 giugno 2017, n. 14158; più di recente, anche Corte di cassazione, prima sezione civile, ordinanza 15 maggio 2019, n. 12998), sicché la decisione del giudice circa il conferimento o no del potere di rifiutare tali cure non può non essere presa alla luce delle circostanze concrete, con riguardo allo stato di salute del disabile in quel dato momento considerato.

La ratio dell’istituto dell’amministrazione di sostegno, pertanto, richiede al giudice tutelare di modellare, anche in ambito sanitario, i poteri dell’amministratore sulle necessità concrete del beneficiario, stabilendone volta a volta l’estensione nel solo interesse del disabile. L’adattamento dell’amministrazione di sostegno alle esigenze di ciascun beneficiario è, poi, ulteriormente garantito dalla possibilità di modificare i poteri conferiti all’amministratore anche in un momento successivo alla nomina, tenendo conto, ove mutassero le condizioni di salute, delle sopravvenute esigenze del disabile: il giudice tutelare, infatti, deve essere periodicamente aggiornato dall’amministratore circa le condizioni di vita personale e sociale del beneficiario (art. 405, quinto comma, numero 6, cod. civ.), può modificare o integrare, anche d’ufficio, le decisioni assunte nel decreto di nomina (art. 407, quarto comma, cod. civ.), può essere chiamato a prendere gli opportuni provvedimenti – su ricorso del beneficiario, del pubblico ministero o degli altri soggetti di cui all’art. 406 cod. civ. – in caso di contrasto, di scelte o di atti dannosi ovvero di negligenza dell’amministratore nel perseguire l’interesse o nel soddisfare i bisogni o le richieste della persona disabile (art. 410, secondo comma, cod. civ.).

5.3.1.– L’esegesi dell’art. 3, commi 4 e 5, della legge n. 219 del 2017, tenuto conto dei principi che conformano l’amministrazione di sostegno, porta allora conclusivamente a negare che il conferimento della rappresentanza esclusiva in ambito sanitario rechi con sé, anche e necessariamente, il potere di rifiutare i trattamenti sanitari necessari al mantenimento in vita. Le norme censurate si limitano a disciplinare il caso in cui l’amministratore di sostegno abbia ricevuto anche tale potere: spetta al giudice tutelare, tuttavia, attribuirglielo in occasione della nomina – laddove in concreto già ne ricorra l’esigenza, perché le condizioni di salute del beneficiario sono tali da rendere necessaria una decisione sul prestare o no il consenso a trattamenti sanitari di sostegno vitale – o successivamente, allorché il decorso della patologia del beneficiario specificamente lo richieda.


Per Questi Motivi

LA CORTE COSTITUZIONALE

1) dichiara inammissibile l’intervento delle associazioni Unione Giuristi Cattolici Italiani - Unione Locale di Piacenza e Unione Giuristi Cattolici di Pavia “Beato Contardo Ferrini”;

2) dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 3, commi 4 e 5, della legge 22 dicembre 2017, n. 219 (Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento), sollevate, in riferimento agli artt. 2, 3, 13 e 32 della Costituzione, dal giudice tutelare del Tribunale ordinario di Pavia con l’ordinanza indicata in epigrafe.

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 20 marzo 2019.

F.to:

Giorgio LATTANZI, Presidente

Franco MODUGNO, Redattore

Roberto MILANA, Cancelliere

Depositata in Cancelleria il 13 giugno 2019.

Il Direttore della Cancelleria

F.to: Roberto MILANA

I chirurghi cardiotoracici del Monte Sinai di San Luca eseguono con successo la prima procedura di bypass coronarico al petto chiuso

10-giu-2019 


Monte Sinai I cardiochirurghi di San Luca eseguono con successo la prima procedura di bypass coronarico al torace chiuso 

Monte Sinai Heart è l'unico centro a New York che offre la chirurgia endoscopica specializzata

Per vedere un video su questa ricerca clicca qui: 
https://youtu.be/RBt_DoU0R7s

(New York, NY - 10 giugno 2019) - Il Monte Sinai Heart è diventato l'unico centro nello Stato di New York che offre un intervento chirurgico di bypass cardiaco senza incisioni importanti o tagli attraverso lo sterno. La procedura, nota come totalmente endoscopica di bypass arterioso coronarico o TECAB, viene eseguita utilizzando solo microincisioni e offre ai pazienti eleggibili un recupero molto più rapido e meno dolore, cicatrici e rischio di infezione.

Due importanti cardiochirurghi cardiotoracici del sistema sanitario Mount Sinai - John Puskas, MD e Gianluca Torregrossa, MD - hanno eseguito le prime due procedure TECAB del sistema durante la settimana del 28 maggio al Monte Sinai St. Luke's.

TECAB è un approccio altamente tecnico alla chirurgia di bypass delle arterie coronarie, che è la chirurgia cardiaca più comune nel paese. I suoi benefici includono anche l'assenza di spargimento delle costole e un ridotto rischio di ictus. "Siamo orgogliosi ed entusiasti di aver eseguito con successo questa procedura coronarica avanzata presso il Monte Sinai St Luke", afferma il dott. Puskas, presidente della chirurgia cardiovascolare sul Monte Sinai St. Luke, sul Monte Sinai Beth Israel e sul Monte Sinai West. "Ora possiamo offrire questa procedura meno dolorosa con un recupero più semplice per i pazienti con grave malattia coronarica".

"TECAB ci consente di evitare le principali incisioni al torace per i nostri pazienti, offrendo loro un netto miglioramento nel recupero postoperatorio", spiega il Dr. Torregrosa, Direttore associato di Chirurgia cardiaca robotica presso il Monte Sinai St. Luke's. "L'aspetto minimamente invasivo di questa procedura ci consente di massimizzare il beneficio dell'innesto di bypass delle arterie coronarie anche per quei pazienti che non sono candidati ideali per la chirurgia convenzionale."

Drs. Puskas e Torregrossa hanno eseguito gli interventi TECAB - un singolo bypass e un doppio bypass - attraverso quattro incisioni del buco della serratura (con la punta delle dita) lunghe meno di un centimetro. La chirurgia di bypass standard comporta una grande incisione sul torace che può essere lunga fino a dodici pollici. I chirurghi hanno posizionato strumenti robotici attraverso le microincisioni per raccogliere l'arteria mammaria. Quindi, hanno utilizzato un dispositivo automatico altamente specializzato per collegare l'arteria mammaria all'arteria coronaria sulla parete anteriore del cuore e hanno sparato 13 minuscole clip di acciaio inossidabile per tenere istantaneamente le arterie insieme con un alto grado di precisione. Nella procedura di bypass tradizionale, il chirurgo deve aprire il torace del paziente e cucire le arterie a mano.

Con TECAB, i pazienti possono tornare a casa da uno a quattro giorni dopo l'intervento e tornare alle normali attività solo una o due settimane dopo. I pazienti con bypass a petto aperto sono in genere in ospedale da una settimana a 10 giorni e non possono tornare alla piena attività per circa tre mesi.

"Questa è una procedura molto impegnativa dal punto di vista tecnico, con pochi chirurghi di bypass che hanno abbastanza abilità o formazione per impiegarlo. Il nostro team cardiaco è attrezzato per gestire procedure così complesse e avanzate e la nostra struttura modernizzata è dotata di un robot chirurgico all'avanguardia per assisterli ", afferma Arthur Gianelli, presidente del Monte Sinai St. Luke's. "Offrendo questa innovativa procedura di bypass a Mount Sinai St. Luke's, il nostro team balza in avanti nella chirurgia di bypass con arteria coronaria a New York e nel Nord-Est e siamo ben posizionati come uno dei migliori programmi cardiaci al mondo."

Molti pazienti con bypass possono qualificarsi per TECAB. I migliori candidati sono quelli con un numero limitato di blocchi sul lato sinistro del cuore che vogliono evitare un'operazione tradizionale. I chirurghi non possono eseguire TECAB su pazienti che hanno avuto un precedente intervento al cuore o esposizione a radioterapia del cancro vicino al torace.

Per ulteriori informazioni sul Monte Sinai Cuore visita San Luca questo link: https://www.mountsinai.org/locations/st-lukes/care/heart

Il cuore del Monte Sinai è uno dei 10 migliori ospedali della nazione in cardiologia / cardiochirurgia Il Mount Sinai Health System è il più grande sistema di consegna integrato di New York City, comprendente otto ospedali, una scuola medica leader e una vasta rete di pratiche ambulatoriali in tutta la grande regione di New York. La visione del Monte Sinai è quella di produrre la cura più sicura, la massima qualità, la massima soddisfazione, il miglior accesso e il miglior valore di qualsiasi sistema sanitario della nazione. Il sistema sanitario comprende circa 7.480 medici di base e specialistici; 11 centri di chirurgia ambulatoriale di joint-venture; oltre 410 pratiche ambulatoriali nei cinque distretti di New York, Westchester, Long Island e Florida; e 31 centri sanitari convenzionati. La Icahn School of Medicine è una delle tre scuole di medicina che si sono guadagnate distinzione in base a più indicatori: classificati tra i primi 20 di US News & World Report del  "Miglior scuole mediche", in linea con un  US News & World Report di  "Honor Roll" Ospedale, n ° 12 nella nazione per National Institutes of Health finanziamento, e tra le prime 10 istituzioni più innovative di ricerca secondo gli utenti di  la rivista Nature in the Nature Innovation Index . Ciò riflette un livello speciale di eccellenza nell'istruzione, nella pratica clinica e nella ricerca. Il Mount Sinai Hospital è classificato n. 18 su  US News & World Report's "Honor Roll" dei migliori ospedali statunitensi; è uno dei 20 principali ospedali della nazione in Gastroenterologia / Chirurgia GI, Geriatria, Nefrologia e Neurologia / Neurochirurgia, e tra i primi 50 in altre sei specialità nel numero 2018-2019 "Best Hospitals". L'ospedale per bambini Kravis di Mount Sinai è inoltre classificato a livello nazionale in cinque su dieci specialità pediatriche da  US News & World Report . La New York Eye and Ear Infirmary del Monte Sinai è classificata undicesima a livello nazionale per oftalmologia e 44 per orecchio, naso e gola. Il Monte Sinai Beth Israel, il Monte Sinai St. Luke's, il Monte Sinai West e il South Nassau Communities Hospital sono classificati a livello regionale.

Informazioni sul sistema sanitario Monte Sinai
Il Mount Sinai Health System è il più grande sistema di consegna integrato di New York City, comprendente otto ospedali, una scuola medica leader e una vasta rete di pratiche ambulatoriali in tutta la grande regione di New York. La visione del Monte Sinai è quella di produrre la cura più sicura, la massima qualità, la massima soddisfazione, il miglior accesso e il miglior valore di qualsiasi sistema sanitario della nazione. Il sistema sanitario comprende circa 7.480 medici di base e specialistici; 11 centri di chirurgia ambulatoriale di joint-venture; oltre 410 pratiche ambulatoriali nei cinque distretti di New York, Westchester, Long Island e Florida; e 31 centri sanitari convenzionati. La Icahn School of Medicine è una delle tre scuole di medicina che si sono guadagnate distinzione in base a più indicatori: classificati tra i primi 20 di US News & World Report del  "Miglior scuole mediche", in linea con un  US News & World Report di  "Honor Roll" Ospedale, n ° 12 nella nazione per National Institutes of Health finanziamento, e tra le prime 10 istituzioni più innovative di ricerca secondo gli utenti di  la rivista Nature in the Nature Innovation Index . Ciò riflette un livello speciale di eccellenza nell'istruzione, nella pratica clinica e nella ricerca. Il Mount Sinai Hospital è classificato n. 18 su  US News & World Report's "Honor Roll" dei migliori ospedali statunitensi; è uno dei 20 principali ospedali della nazione in Gastroenterologia / Chirurgia GI, Geriatria, Nefrologia e Neurologia / Neurochirurgia, e tra i primi 50 in altre sei specialità nel numero 2018-2019 "Best Hospitals". L'ospedale per bambini Kravis di Mount Sinai è inoltre classificato a livello nazionale in cinque su dieci specialità pediatriche da  US News & World Report . La New York Eye and Ear Infirmary del Monte Sinai è classificata undicesima a livello nazionale per oftalmologia e 44 per orecchio, naso e gola. Il Monte Sinai Beth Israel, il Monte Sinai St. Luke's, il Monte Sinai West e il South Nassau Communities Hospital sono classificati a livello regionale.

Per ulteriori informazioni, visitare il sito  http://www.mountsinai.org/ , o trovare Monte Sinai su Facebook Twitter Instagram e YouTube .

 PER IL RILASCIO IMMEDIATO

 Contatto:                 Ufficio stampa Ilana Nikravesh  Mount Sinai                                                    (212) 241-9200      Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

link at https://www.newswise.com/articles/mount-sinai-st-luke-s-cardiothoracic-surgeons-successfully-perform-first-closed-chest-coronary-bypass-procedure

Livelli essenziali di assistenza, attivo il servizio di richiesta di aggiornamento dei Lea

"Da oggi anche i cittadini e le associazioni dei pazienti potranno richiedere al ministero della Salute l’inclusione nei Livelli essenziali di assistenza (Lea) di nuove prestazioni o servizi. La Commissione nazionale per l'aggiornamento dei Lea, presieduta dal ministero, fornirà una risposta, positiva o negativa. Una novità significativa che rende sempre più reale il dialogo con i cittadini e le associazioni". 

Così il ministro della Salute ha annunciato il nuovo servizio di richiesta di aggiornamento dei Lea, che da oggi diventa operativo sul portale ministeriale.

In particolare, la Commissione esaminerà non solo le richieste di inclusione nei Lea di nuove prestazioni o servizi, ma anche quelle di modifica o di esclusione di prestazioni o servizi già inclusi, come anche le richieste di nuove esenzioni per patologia o di modifica delle esistenti.

Potranno avanzare le richieste, seguendo una particolare procedura, non solo i cittadinie le associazioni dei pazienti, ma anche ad esempio le aziende sanitarie, i professionisti del Servizio sanitario nazionale o le aziende produttrici, come anche le Regioni e le Province autonome.

Per conoscere i dettagli e la procedura, consulta la pagina dedicata alla richiesta di aggiornamento dei Lea.

In Italia un milione di persone con demenza, 600mila con Alzheimer: task force all’ISS su prevenzione e diagnosi, coinvolti tutti i Centri e Dipartimenti

ISS, 3 giugno 2019

Il 4 giugno open day sulla malattia con 12 stand tematici e dibattiti sui fattori di rischio, terapie e percorsi assistenziali

Una mappa online dei servizi assistenziali, individuazione dei fattori di rischio, studi sui biomarker diagnostici, un progetto per identificare la malattia tra gli immigrati. Sono queste le azioni principali che l’Istituto Superiore di Sanità sta rafforzando per la prevenzione, la diagnosi, la ricerca e la gestione dei disturbi cognitivi, delle demenze e della malattia di Alzheimer.

Sono anche i temi di cui si parlerà durante l’open day “ISS e malattia di Alzheimer: prevenzione oltre la diagnosi” che si terrà domani, 4 giugno dalle 17.00 alle 21.00.

Nei giardini dell’ISS saranno organizzati dagli 11 Centri e Dipartimenti 12 stand tematici con cinque percorsi dedicati ai fattori di rischio e di prevenzione, terapie, biotecnologie, servizi per il cittadino, giochi e scienza. Questi stand saranno gestiti da ricercatori dell’ISS, medici, psicologi, terapisti, associazioni di volontari per presentare tematiche collegate alla diagnosi e alla prevenzione della malattia di Alzheimer con il coinvolgimento dei giovani dell’Alternanza Scuola-Lavoro.

Secondo i dati dell’Osservatorio Demenze dell’ISS in Italia un milione di persone sono affette da demenza, 600mila sono colpite da Alzheimer e circa 3 milioni sono le persone direttamente o indirettamente coinvolte nell’assistenza dei loro cari. Colpisce in numero maggiore le donne.

“L’Istituto Superiore di Sanità – dice Nicola Vanacore coordinatore dell’Osservatorio Demenze dell’ISS finanziato dal Ministero della Salute – è in prima linea nel condurre e sostenere la ricerca e la trasferibilità immediata dei risultati alla pratica clinica corrente del sistema socio-sanitario del Paese. Per la prima volta tutti i Centri e Dipartimenti hanno offerto supporto sinergico per individuare i fattori di rischio collegati all’insorgenza della malattia, poiché è ormai noto che alcuni di questi fattori di rischio sono legati allo stile vita, come l’abitudine al fumo, l’alimentazione o l’attività fisica, e pertanto sono potenzialmente modificabili”.

L’open day vuole essere un momento di incontro e di confronto tra la comunità dei ricercatori e la cittadinanza per promuovere un nuovo approccio di sanità pubblica nell’affrontare una malattia che impatta nelle vite di centinaia di migliaia di persone e delle loro famiglie.

“L’obiettivo della giornata – dice Annamaria Confaloni, responsabile dell’open day e ricercatrice del Dipartimento di Neuroscienze – un nuovo rapporto tra le generazioni nella lotta allo stigma della malattia che ha un enorme impatto economico e sociale con un costo annuo stimato di 12 miliardi di euro. Questa malattia è ormai considerata da tutte gli organismi nazionali ed internazionali una vera e propria emergenza socio-sanitaria”.

“Grazie all’Osservatorio Demenze  – conclude Nicola Vanacore – l’ISS ha aggiornato la mappa online che offre un servizio pubblico a tutti i cittadini e gli operatori socio-sanitari riportando i Centri per la diagnosi (CDCD – centri per i disturbi cognitivi e demenza), i Centri Diurni e le strutture residenziali presenti in ogni provincia italiana. Tali servizi forniscono l’assistenza socio-sanitaria a tutti i pazienti ed ai loro familiari nell’intera storia naturale della malattia”.

Lotta all’Alzheimer, sinergia tra i ricercatori dell’ISS

Dalla ricerca di base allo studio delle mutazioni genetiche

L’attività di ricerca del Dipartimento Neuroscienze sulla malattia di Alzheimer e le altre demenze, si articola su vari piani. L’attività sperimentale riguarda lo studio dei meccanismi molecolari che modulano i processi neurodegenerativi e l’utilizzo di sostanze terapeutiche in grado di modificarli utilizzando sia modelli animali che cellulari. Queste attività vengono svolte in collaborazione con il Centro di riferimento Scienze Comportamentali e Salute Mentale e il Centro nazionale Ricerca e Valutazione Preclinica e Clinica dei Farmaci. Inoltre, grazie ad una attiva collaborazione con centri clinici nazionali ed internazionali per il reperimento dei campioni biologici, l’unità operativa è impegnata nella ricerca di nuovi possibili marcatori diagnostici e prognostici, con lo scopo di migliorare la caratterizzazione clinica dei pazienti.

Un ulteriore tema di indagine, riguarda l’individuazione delle variabili genetiche che causano o predispongono all’insorgenza delle forme familiari nella demenze di Alzheimer e Frontotemporale.

La collaborazione con il Centro di Riferimento di Medicina di Genere si è concentrata sulle differenze di genere nella ricerca di biomarcatori per le patologie neurodegenerative.

Infine, il gruppo collabora da anni con il Centro nazionale Prevenzione delle Malattie e Promozione della Salute nell’ambito dell’epidemiologia molecolare.

Osservatorio Demenze e riflettori sulla popolazione immigrata

Il gruppo di lavoro del Centro Nazionale Prevenzione delle Malattie e Promozione della Salute (CNaPPS) si occupa del sito dell’Osservatorio Demenze che da anni aggiorna la mappa online dei servizi assistenziali sul territorio. Partecipa al Piano Nazionale demenze per lo sviluppo di raccomandazioni etiche relative ai diritti, all’autonomia e alla dignità delle persone affette da demenza. I ricercatori ISS sono coinvolti, inoltre, nello studio “Interceptor” dell’Agenzia Italiana del Farmaco con l’obiettivo di identificare biomarker in grado di prevedere con maggiore precisione la conversione della diagnosi di deficit cognitivo lieve in malattia di Alzheimer dopo 2 o 3 anni di follow-up. II gruppo partecipa anche al progetto Immidem, il primo progetto dedicato in Italia alla prevalenza della demenza nella popolazione di immigrati e nelle minoranze etniche.

Influenza dell’ambiente

Il Dipartimento Ambiente e Salute promuove la ricerca per identificare i possibili fattori di rischio ambientali coinvolti nell’insorgenza delle demenze e approntare opportune strategie di prevenzione

Disturbi cognitivi e anziano fragile

Il Dipartimento malattie cardiovascolari, dismetaboliche e dell’invecchiamento è in prima linea per la prevenzione dei disturbi cognitivi nell’ anziano fragile. E’ impegnato nello studio dei fattori protettivi e di rischio associati alle principali patologie e alterazioni funzionali età-correlate, tra cui il deterioramento cognitivo e la fragilità nell’anziano, al fine di individuare profili di rischio favorevoli al mantenimento dell’autosufficienza, per un invecchiamento attivo e in buone condizioni psico-fisiche e relazionali.

Attività assistite con animali

Il Centro di Riferimento per le Scienze comportamentali e la Salute mentale (SCIC) si occupa di interventi innovativi in salute mentale per la promozione dell’invecchiamento in buona salute, anche attraverso la valutazione di biomarcatori e delle risposte comportamentali.

Attività fisica e riabilitazione

Il gruppo che si occupa di attività fisica e riabilitazione afferente al Dipartimento Malattie Cardiovascolari, Endocrino-metaboliche e Invecchiamento (MACA) è impegnato nell’analisi del movimento e biomeccanica dell’apparato locomotore anche su pazienti con malattia di Alzheimer o altre demenze.

Nuove tecnologie innovazione

Valutare i nuovi ausili tecnologici per la riabilitazione dell’anziano fragile. Questo l’obiettivo del Centro Nazionale Tecnologie Innovative in Sanità Pubblica (TISP) che partecipa al progetto di Ricerca Finalizzata “High-end and Low-End Virtual Reality Systems for the Rehabilitation of Frailty in the Elderly” con il compito di valutare l’usabilità della tecnologia per la riabilitazione dell’anziano fragile con disturbi cognitivi e fisici, e di misurare l’aderenza terapeutica ai protocolli riabilitativi proposti.

Bioetica

Il declino cognitivo della persona con demenza presenta problemi anche a livello etico, deontologico e giuridico. Per questo L’Unità di Bioetica dell’ISS da anni si occupa di predisporre documenti di riferimento condivisi. L’Unità, infatti, collabora a diverse attività interne ed esterne all’ISS nell’ambito delle demenze, tra cui la partecipazione al Working Group on Ethical Issues di Alzheimer Europe (2009-2011), la partecipazione al Comitato Nazionale per la Bioetica e alla stesura dei relativi documenti, tra cui “Le demenze e la malattia di Alzheimer: considerazioni etiche” sugli gli aspetti etici e relativi al consenso informato. Attualmente l’Unità di Bioetica partecipa al gruppo di lavoro “Etica e demenze” del Ministero della Salute previsto dal piano nazionale per le demenze e alla Struttura di Missione Temporanea dell’ISS sulle demenze.

FONTE https://www.iss.it/?p=3774 

Approvato alla Conferenza Stato Regioni il primo Piano Nazionale di Medicina di Genere

L’impegno del Ministero della Salute e dell’ISS perchè le cure siano a misura di uomini e donne

ISS, 31 maggio 2019

Di Alessandra Carè, Direttore del Centro di Riferimento di medicina di genere

Il 30 maggio 2019 è una data molto importante che pone l’Italia all’avanguardia in Europa nel campo della Medicina di Genere.

Il Piano per  l’applicazione e la diffusione della Medicina di Genere sul territorio nazionale è stato infatti formalmente approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, previsto dall’articolo 3 della Legge 3/2018. L’esigenza di questo nuovo punto di vista da includere in tutte le specialità mediche nasce dalla crescente consapevolezza delle differenze associate al genere, con il fine ultimo di garantire ad ogni persona, sia uomo che donna, la migliore cura, rafforzando ulteriormente il concetto di “centralità del paziente” e di “personalizzazione delle terapie”.

Con l’approvazione di tale Piano, per la prima volta in Italia viene inserito il concetto di “genere” nella medicina, al fine di garantire in modo omogeneo sul territorio nazionale la qualità e l’appropriatezza delle prestazioni erogate dal Servizio sanitario nazionale. Nell’era della Medicina personalizzata risulta quanto mai importante, anzi direi indispensabile, tenere conto delle numerose differenze osservate tra uomini e donne nella prevenzione, diagnosi e cura delle malattie.

Il Piano è nato dall’impegno congiunto del Ministero della Salute e del Centro di riferimento per la Medicina di Genere dell’Istituto Superiore di Sanità con la collaborazione di un Tavolo tecnico-scientifico di esperti regionali in Medicina di Genere e dei referenti per la Medicina di Genere della rete degli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico nonché di AIFA e AGENAS.

Oltre alla descrizione dello stato dell’arte della Medicina di Genere a livello nazionale e internazionale, il Piano, indica gli obiettivi strategici, gli attori coinvolti e le azioni previste per una reale applicazione di un approccio di genere in sanità nelle quattro aree d’intervento previste dalla legge, i) Percorsi clinici di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione, ii) Ricerca e innovazione, iii) Formazione, e iv) Comunicazione.

L’art.3 della legge 3/2018 prevede inoltre la costituzione presso l’Istituto Superiore di Sanità di un Osservatorio dedicato alla Medicina di Genere con il compito di assicurare l’avvio, il mantenimento nel tempo e il monitoraggio delle azioni previste dal Piano, con lo scopo ultimo di fornire al Ministro della Salute i dati da presentare annualmente alle Camere. L’ISS è stato individuato quale ente vigilato titolare dell’Osservatorio e garante dell’attendibilità e appropriatezza dei dati rilevati, naturalmente con il coinvolgimento degli altri enti vigilati (AIFA, AGENAS, IRCCS) e con la consultazione della Commissione dei rappresentanti regionali.

In questo contesto, il Centro di riferimento per la Medicina di Genere dell’Istituto Superiore di Sanità avrà un ruolo cruciale di promozione e coordinamento delle attività volte all’applicazione e diffusione della Medicina di Genere, con l’obiettivo di coinvolgere tutte le Regioni italiane in modo da assicurare la tutela della centralità della persona in egual misura su tutto il territorio nazionale.

Il Centro di riferimento per la Medicina di Genere, già impegnato direttamente nella promozione della ricerca sui meccanismi fisiopatologici responsabili delle differenze di genere e sugli effetti dello stile di vita e dell’ambiente sulla salute dell’uomo e della donna, si occuperà di formare e aggiornare gli operatori sanitari e di promuovere campagne di comunicazione e informazione rivolte ai cittadini per una corretta ed omogenea applicazione di un approccio genere-specifico.

In conclusione possiamo dire che è un risultato importante che richiederà un grande impegno da parte di tutti gli addetti poiché l’attuazione di questo Piano rappresenterà un obiettivo strategico per la nostra Sanità che, attraverso una medicina più aderente alle specifiche necessità di ciascuno, potrà essere più efficace ed economica.f

fonte https://www.iss.it/?p=3760

Trasparenza dei prezzi dei farmaci, ministro Grillo: "Data storica, sì dell’OMS alla nostra risoluzione

"Oggi è una data storica: il mondo intero ha creduto alla nostra proposta di risoluzione che rappresenta una sfida per una maggiore equità nell’accesso alle cure e ora gli Stati si impegnano ad adottare i princìpi che abbiamo portato avanti perché non vi siano più barriere al diritto alla salute".

Così il ministro della Salute Giulia Grillo ha commentato l’approvazione, arrivata oggi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), della risoluzione sulla trasparenza dei prezzi dei farmaci promossa dall’Italia con il supporto di altri 22 Stati.

"Fino ad oggi mettere in discussione i criteri dei prezzi dei medicinali è stato un tabù, ma adesso qualcosa è cambiato. La decisione dell’OMS apre una nuova rotta nei negoziati sui prezzi dei farmaci, ponendo un principio di trasparenza da cui non si torna indietro. Negoziare sulla base di informazioni più complete porterà a migliorare il dialogo con l’industria, ad avere un mercato più competitivo e innovativo e quindi a comprare più salute a parità di risorse", ha dichiarato il ministro.

La risoluzione è stata accolta dai 194 Paesi membri dell’OMS come una rivoluzione che aprirà scenari di maggiore equità nell’accesso alle cure. Per la prima volta e dopo un intenso lavoro, l’Italia ha catalizzato l’attenzione mondiale su un tema di rilevanza cruciale per la salute pubblica.

"Quando abbiamo iniziato lavorare al testo della risoluzione, pochissimi hanno creduto che saremmo arrivati fino in fondo. E molti ci hanno chiamato visionari, sognatori. Oggi però dico forte e chiaro che senza un sogno, senza una visione, nessun cambiamento è possibile. Mi piace festeggiare con le parole dell’economista Ezio Tarantelli: "L’utopia dei deboli è la paura dei forti". Il nostro impegno per la trasparenza è concreto e il successo della nostra risoluzione lo dimostra. Non era facile, non era scontato. Da oggi possiamo iniziare a parlare tutti un nuovo linguaggio. Finalmente nuovi standard per la trasparenza aiuteranno ogni Paese nella contrattazione dei prezzi dei farmaci: da quelli "di base" alle terapie più innovative che solo in pochi oggi possono permettersi. Lo scenario deve cambiare, il mondo chiede la rivoluzione della trasparenza perché tutti, anche i più poveri, possano avere diritto a curarsi e a dare un futuro diverso ai propri figli. Devo dire grazie al direttore generale di Aifa, Luca Li Bassi, che ha lavorato senza sosta in queste settimane per coinvolgere il maggior numero di Paesi e per promuovere una nuova cultura della trasparenza nelle politiche internazionali del farmaco. L’Italia si pone alla guida del cambiamento, non si torna indietro", ha concluso il ministro Grillo.

La risoluzione promossa dall’Italia dal titolo "Improving the transparency of markets for medicines, vaccines, and other health products" ha avuto come co-sponsor: Algeria, Andorra, Botswana, Brasile, Egitto, Eswatini, Grecia, India, Indonesia, Kenya, Luxembourg, Malesia, Malta, Portogallo, Federazione Russa, Serbia, Slovenia, Sud Africa, Spagna, Sri Lanka, Uganda e Uruguay.

Nel testo si esortano gli Stati membri a migliorare la condivisione pubblica delle informazioni sui prezzi effettivi pagati dai governi e da altri acquirenti per i prodotti sanitari e una maggiore trasparenza sui brevetti farmaceutici, i risultati delle sperimentazioni cliniche e altri determinanti del prezzo in ogni fase della catena: dal laboratorio all’armadietto dei medicinali del paziente.

Per approfondire

Consulta:

  • il testo della risoluzione "Improving the transparency of markets for medicines, vaccines, and other health products"
  • il sito dell'OMS.

Data di pubblicazione: 28 maggio 2019, ultimo aggiornamento 28 maggio 2019

http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=3769

IL PATTO PER LA SALUTE 2019-2021

NEWS DAL MINISTERO DELLA SALUTE

Il Patto per la Salute è un accordo finanziario e programmatico tra il Governo e le Regioni, di valenza triennale, in merito alla spesa e alla programmazione del Servizio Sanitario Nazionale, finalizzato a migliorare la qualità dei servizi, a promuovere l’appropriatezza delle prestazioni e a garantire l’unitarietà del sistema.

AL LAVORO PER SCRIVERE IL PATTO PER LA SALUTE 2019-2021

Il ministro della Salute, Giulia Grillo, il 22 maggio 2019 ha convocato al ministero gli undici gruppi di lavoro incaricati di scrivere il Patto della salute 2019-2021, tenendo fede agli impegni assunti con le Regioni e in coerenza con la forte volontà di dare concretezza e rapidità ai lavori. Il nuovo testo definirà le politiche per la salute del prossimo triennio.

Gli undici gruppi di lavoro insediati sono i seguenti:

  • Lea e Piani di rientro
  • Risorse umane
  • Mobilità
  • Enti vigilati
  • Governance farmaceutica e dei dispositivi medici
  • Investimenti
  • Reti strutturali di assistenza territoriale sociosanitaria
  • Fondi integrativi
  • Modelli previsionali
  • Ricerca
  • Efficienza e appropriatezza utilizzo fattori produttivi

PATTO PER LA SALUTE 2014-2016

L'accordo tra lo Stato e le Regioni sul Patto per la salute per gli anni 2014-2016, siglato il 10 luglio 2014, cambia il sistema sanitario italiano e riguarda 60 milioni di cittadini. Ecco i punti principali:

  • La novità: dopo anni di tagli lineari le Regioni avranno certezza di budget, sara' possibile avviare una programmazione triennale. 
  • L'obiettivo è rendere il sistema sanitario sostenibile di fronte alle nuove sfide: l'invecchiamento della popolazione, l'arrivo dei nuovi farmaci sempre più efficaci ma costosi, la medicina personalizzata. 
  • Lotta agli sprechi e alle inefficienze, risparmi da reinvestire in salute.
  • Garantire a tutti l'accesso alle cure, ai farmaci e uno standard qualitativo di assistenza.
  • Aggiornare i Lea significa togliere prestazioni e cure ormai obsolete,  che comunque costano, e sostituirle con nuove e moderne cure piu'  efficaci per la cura delle malattie.
  • Viene aggiornato anche il nomenclatore per garantire ai cittadini protesi moderne: era fermo da quindici anni.
  • Il malato dal centro: l'umanizzazione delle cure e' il fulcro del nuovo Patto.
  • Si adeguano i Lea inserendovi tutte le malattie rare.
  • Riorganizzare gli ospedali, potenziare la medicina dei territorio significa creare una rete d'assistenza molto piu' efficiente e capillare ed evitare l'ingolfamento dei grandi ospedali.
  • Riorganizzare la medicina del territorio con ruoli da protagonisti per i medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e farmacie di servizio.

I precedenti Patti per la Salute

Triennio 2010-2012

Nella seduta del 3 dicembre 2009 è stato siglato tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano il Patto per la Salute 2010–2012.

Con il Patto per la Salute 2010-2012, lo Stato si impegna ad assicurare 104.614 milioni di euro per l’anno 2010 e 106.934 milioni di euro per l’anno 2011, un incremento del 2,8% per l’anno 2012. 

Viene poi ampliato lo spazio di programmabilità degli interventi previsti nel programma straordinario di investimenti di edilizia sanitaria, elevandolo dagli attuali 23 miliardi di euro, a 24 miliardi di euro, e sulla possibilità di utilizzare, per gli interventi di edilizia sanitaria, anche le risorse FAS di competenza regionale. 

Governo e Regioni si accordano inoltre sui settori strategici in cui operare allo scopo di qualificare i servizi sanitari regionali e di garantire maggiore soddisfacimento dei bisogni dei cittadini, con un contestuale un maggior controllo della spesa:

  • riorganizzazione delle reti regionali di assistenza ospedaliera;
  • assistenza farmaceutica;
  • governo del personale;
  • qualificazione dell’assistenza specialistica;
  • meccanismi di regolazione del mercato e del rapporto pubblico privato;
  • accordi sulla mobilità interregionale;
  • assistenza territoriale e post acuta;
  • potenziamento dei procedimenti amministrativo contabili;
  • rilancio delle attività di prevenzione.

Vengono confermate le funzioni del Tavolo di verifica degli adempimenti e del Comitato permanente per la verifica dei Livelli essenziali di assistenza; viene inoltre istituita la Struttura di monitoraggio paritetica.

Relativamente all’assistenza farmaceutica e ai dispositivi medici, Governo e Regioni si impegnano a costituire un apposito tavolo che formuli una organica proposta entro 30 giorni, sulla base dei seguenti principi:

  1. definizione di modalità e strumenti per il governo dell’assistenza farmaceutica ospedaliera
  2. garanzia - da parte dell’AIFA – di mettere a disposizione delle Regioni dati analitici sui consumi farmaceutici;
  3. revisione dell’attuale disciplina del ricorso ai farmaci “off label"
  4. monitoraggio della spesa farmaceutica, al fine di formulare proposte per assicurare il rispetto dei tetti programmati.

Con riferimento ai pazienti anziani non autosufficienti, si conviene che:

  1. anche al fine di agevolare i processi di de-ospedalizzazione, nelle singole regioni e province autonome la dotazione di posti letto di residenzialità e delle strutture di semiresidenzialità e l’organizzazione dell’assistenza domiciliare per i pazienti anziani e altri soggetti non autosufficienti, sono oggetto di uno specifico atto di programmazione integrata, in coerenza con le linee prestazionali previste nel vigente DPCM di fissazione dei LEA;
  2. l’ammissione alle varie forme di assistenza residenziale e domiciliare è subordinata ad una valutazione multidimensionale effettuata con gli strumenti valutativi già concordati dalle Regioni con il Ministero, del lavoro, della salute e delle politiche sociali;
  3. sono definitivamente attivati i flussi informativi relativi alle prestazioni di assistenza domiciliare e di assistenza residenziale afferenti al Nuovo sistema informatico sanitario (NSIS). La valorizzazione delle prestazioni registrate in tali flussi informativi deve coincidere con i valori riportati nel modello LA, relativi all’assistenza residenziale e domiciliare.

Quanto al monitoraggio e alla verifica dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), si conviene di aggiornare il provvedimento relativo al sistema di indicatori di garanzia nonché di utilizzare, nella fase intermedia, il set di indicatori già approvato per l’anno 2007 dal Comitato permanente per la verifica dei LEA, e di monitorare l’andamento degli stessi LEA in relazione alla definizione dei costi standard in attuazione del federalismo fiscale. 

Consulta:

Triennio 2007-2009

Intesa, ai sensi dell'articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, tra il Governo, le Regioni e le Province Autonome di Trento e di Bolzano concernente un nuovo Patto sulla salute.

Triennio 2005-2007

Intesa Stato-Regioni 23 marzo 2005, ai sensi dell'articolo 1, comma 173 della legge 30 dicembre 2004, n.311.

Triennio 2002-2004 e adeguamento 2001

Accordo tra Governo, Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano dell'8 agosto 2001 recante integrazioni e modifiche agli accordi sanciti il 3 agosto 2000 e il 22 marzo 2001 in materia sanitaria.

http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=1299&area=programmazioneSanitariaLea&menu=vuoto

Salute e disuguaglianze sociali: sfavorito chi non è abbiente, chi è poco istruito e chi vive al Sud

ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA', 16 maggio 2019

Non credono di godere buona salute 3 italiani su 10: una quota che sale al 43% fra le persone con molte difficoltà economiche e scende al 23% fra le persone senza tali difficoltà. E’ questa la fotografia scattata dalla Sorveglianza PASSI (Progressi per le Aziende Sanitarie per la Salute in Italia) nel quadriennio 2015-2018, coordinata dall’ISS per le Regioni: nella salute percepita, nel benessere psicologico e nella qualità di vita, come pure nell’accesso alla prevenzione per la diagnosi precoce dei tumori e nell’adesione a misure di sicurezza per la prevenzione degli incidenti stradali, c’è sempre un chiaro gradiente a sfavore delle persone socialmente più vulnerabili per difficoltà economiche o per bassa istruzione (senza titolo di studio o al più con licenza elementare). A ciò si aggiungono le differenze territoriali e il gap Nord-Sud è sempre significativo a sfavore del Sud, dove è più alta la prevalenza di fumatori, sedentari, obesi, diabetici, ipertesi e persone che, in generale, non adottano stili di vita salutari.

“I dati della Sorveglianza PASSI aggiornati al 2018 – afferma Maria Masoccoresponsabile presso l’ISS del coordinamento nazionale PASSI – confermano e mettono ancora una volta in evidenza significative differenze sociali nella salute e nell’accesso alla prevenzione che si aggiungono alle differenze geografiche a svantaggio delle regioni del Sud e delle Isole, dove povertà e carenza nell’offerta di programmi di prevenzione e di servizi cura si concentrano. È dunque necessario continuare a porre l’attenzione su questi aspetti, con una lettura trasversale dei dati proprio in questa ottica, per programmare e ri-orientare adeguatamente le politiche di contrasto alle disuguaglianze in salute, verso azioni di sistema orientate all’equità, che rappresenta uno dei principi cardini del Piano Nazionale della Prevenzione”.

La salute e gli stili di vita

Il 30% degli italiani rifere di non godere di buona salute ma, se si esamina il campione delle persone con difficoltà, la percentuale sale al 43% e scende al 23% fra i più abbienti. Inoltre, il 6% soffre di sintomi depressivi, quota che sale al 14% fra le persone con maggiori difficoltà economiche e scende al 4% fra chi non ne ha. Anche la qualità di vita risulta compromessa e se gli intervistati riferiscono mediamente di essere stati male per problemi di salute fisica o psicologica mediamente 4,4 giorni nel mese precedente l’intervista, il numero medio di giorni in cattiva salute sale a 7 fra le persone con difficoltà economiche (vs 3,6 giorni fra chi non ha difficoltà economiche).

Differenze analoghe si osservano per livello di istruzione: fra le persone con un basso livello di istruzione il 55% riferisce cattive condizioni di salute (vs 20% dei laureati), il 12% sintomi depressivi (vs 4%) e il numero medio di giorni vissuti in cattiva salute per motivi fisici o psicologici è 7.1 in un mese (vs 3.8 riferiti da laureati).

Fra le persone socialmente vulnerabili per difficoltà economiche o bassa istruzione è anche maggiore la frequenza di stili di vita non salutari, come l’abitudine al tabagismo, la sedentarietà, lo scarso consumo di frutta e verdura, l’obesità o condizioni di rischio cardiovascolare come il diabete o l’ipertensione.

Fra le persone con molte difficoltà economiche il 34% fuma (vs 22% di chi non ha difficoltà economiche), il 46% è sedentario (vs 28%), il 9% consuma almeno 5 porzioni di frutta e verdura al giorno (five a day), come raccomandato per una corretta e sana alimentazione (vs 11%); l’8% riferisce una diagnosi di diabete (vs il 3%), il 25% una diagnosi di ipertensione (vs il 18%). Analoghe sono le differenze per istruzione: fuma il 24% delle persone con bassa istruzione (vs 19% dei laureati), il 50% è sedentario (vs 26%), il 25% obeso (vs 6%); il 9% aderisce al five a day (vs 12%), il 16% riferisce una diagnosi di diabete (vs 2%) e il 43% una diagnosi di ipertensione (vs 13%).

Va precisato che tali differenze rimangono in molti casi significative, anche se in parte determinate dall’età degli intervistati, a sua volta correlata al livello di istruzione.

Fra i comportamenti non salutari, unica eccezione è quella del consumo alcolico a rischio per la salute, per quantità e modalità di assunzione, che resta prerogativa delle classi sociali più abbienti, senza difficoltà economiche e alto livello di istruzione, residenti nel Nord e in particolare nel Nord-Est del Paese.

Le disuguaglianze sociali nella prevenzione dei tumori

I dati PASSI mostrano che le persone con istruzione più bassa, con maggiori difficoltà economiche e i cittadini stranieri si sottopongono meno frequentemente di altri ai test di diagnosi precoce dei tumori della mammella, del collo dell’utero e dell’intestino, che sono quelli per i quali il SSN offre programmi organizzati di screening a target specifici di popolazione.

Nel quadriennio 2015-2018, il 74% delle donne residenti in Italia di 50-69 anni si è sottoposto a mammografia preventiva, ma questa quota scende al 60% fra le donne con molte difficoltà economiche (vs l’81% fra donne senza difficoltà economiche); al 64% tra le donne con bassa istruzione (vs il 81% fra le laureate); al 70% fra le donne di cittadinanza straniera (vs il 74% fra le cittadine italiane).

Analogamente accade per lo screening cervicale: l’80% delle donne di 24-64enni si sottopone a screening cervicale (Pap-test o HPV test) per la diagnosi precoce del tumore della cervice uterina; ma questa quota scende al 69% fra le donne con molte difficoltà economiche (vs 85% fra le donne che non hanno difficoltà economiche) al 62% fra le donne meno istruite (vs 84% fra le laureate); al 75% fra le donne di cittadinanza straniera (vs 80% delle cittadine italiane).

Anche lo screening colorettale per la diagnosi precoce del tumore dell’intestino, molto meno diffuso degli altri due screening, presenta differenze sociali significative, in particolare per condizioni economiche: solo il 40% della popolazione target (uomini e donne di 50-69enni) ha eseguito la ricerca del sangue occulto nelle feci (test di screening colorettale maggiormente diffuso) ma questa quota scende al 26% fra le persone con molte difficoltà economiche (vs il 49% fra le persone senza difficoltà economiche); al 33% fra le persone meno istruite (vs 41% fra le laureate)

L’offerta attiva di programmi di screening organizzati, basati su un invito da parte della Aziende Sanitarie Locali e sull’offerta di un percorso di approfondimento assistenziale e terapeutico definito e gratuito, è la risposta del SSN per garantire un’adeguata copertura del test a chi ne ha necessità.

I dati PASSI mostrano chiaramente che le differenze per istruzione, condizioni economiche e cittadinanza nella partecipazione ai test di screening si riducono significativamente nell’ambito dei programmi organizzati offerti dalle Aziende Sanitarie Locali che rappresentano spesso l’unica opportunità di accesso alla diagnosi precoce dei tumori per le persone socialmente più svantaggiate.

Resta significativo il gradiente geografico Nord-Sud a sfavore delle Regioni meridionali determinato prevalentemente dalla minore offerta di programmi di screening organizzati in queste Regioni.

Nelle Regioni in cui l’offerta di programmi organizzati è ampia (Nord e Centro Italia) è maggiore la quota di persone che fa prevenzione nell’ambito dei programmi organizzati, rispetto alla quota di persone che lo fa per iniziativa spontanea; di contro, nelle Regioni in cui l’offerta di programmi organizzati non è ancora sufficiente e non raggiunge la totalità della popolazione target (come nel Sud Italia), la quota dello screening spontaneo è rilevante e talvolta maggiore, senza però riuscire a compensare la mancanza di offerta dei programmi organizzati, per cui il numero totale di persone che fa prevenzione (dentro o fuori i programmi organizzati) resta comunque più basso che nel resto del Paese.

Le disuguaglianze sociali nella prevenzione degli incidenti stradali

Anche l’uso dei dispositivi di sicurezza alla guida (il casco in moto o le cinture anteriori e posteriori in auto) risponde a differenze socio-culturali e le persone con difficoltà economiche o bassa istruzione ne fanno un uso meno frequente.

L’uso del casco in moto, sebbene consolidato, riferito come abitudine costante dal 96% degli intervistati che viaggiano in moto, è meno frequente fra le persone con molte difficoltà economiche (93%) e fra le persone con bassa istruzione (89%).

Analogamente accade per l’uso delle cinture anteriori in auto, riferito dall’85% come abitudine costante e che scende al 76% fra le persone con difficoltà economiche e al 78% fra i meno istruiti; le cinture posteriori, malgrado la normativa, restano ancora poco utilizzate e solo il 21% riferisce che le usa sempre quando viaggia in auto come passeggero, quota che scende al 16% fra le persone con difficoltà economiche e al 19% fra le persone con bassa istruzione. 

La Sorveglianza PASSI

PASSI  è un sistema di sorveglianza di popolazione disegnato sul modello della Behavioural Risk Factor Surveillance adottato negli Stati Uniti, e raccoglie in continuo informazioni sul profilo di salute della popolazione italiana di 18-69 annisui fattori di rischio comportamentali legati all’insorgenza delle malattie croniche (come il fumo, alcol, sedentarietà, scarso consumo di frutta e verdura, sovrappeso e obesità) e anche informazioni sull’adesione dei cittadini agli screening oncologici, alla vaccinazione antinfluenzale nei gruppi a rischio o l’adozione di misure di sicurezza individuali per la prevenzione degli incidenti stradali, degli infortuni in casa e molto altro.

La raccolta delle informazioni avviene tramite interviste telefoniche, effettuate nel corso di tutto l’anno da operatori delle ASL, a campioni rappresentativi per genere ed età della popolazione di 18-69enni del proprio bacino di utenza. Dal 2008 ad oggi, sono state raccolte, ogni anno, 35.000-37.000 interviste.

PASSI si caratterizza come strumento interno al SSN, in grado di produrre informazioni a livello di ASL e Regione.

E’ gestito dalle ASL che raccolgono i dati e ne utilizzano le informazioni per l’azione locale, coordinate dalle Regioni che definiscono le esigenze e le priorità conoscitive su prevenzione e salute pubblica, e si avvalgono del supporto tecnico-scientifico di un coordinamento centrale dell’ISS, con funzioni di indirizzo, sviluppo formazione e ricerca.

Il coordinamento centrale dell’ISS assicura rigore metodologico nella realizzazione dell’indagine, dalla definizione del piano di campionamento allo sviluppo delle procedure standardizzate di raccolta e analisi dei dati, degli strumenti di monitoraggio della qualità dei dati e delle performance, fino alla comunicazione e diffusione dei principali risultati a Regioni e ASL. 

La tempestività e la fruibilità di PASSI consentono di disporre entro il primo trimestre di ogni anno dei risultati aggiornati all’anno di raccolta precedente, a livello di pool, Regione e Asl.

Tutto viene pubblicato sul sito web dedicato a PASSI sul portale di Epicentro , dove i dati sono organizzati in 21 sezioni tematiche.https://www.iss.it/?p=3661

Bloccare una proteina per recuperare il declino cerebrale

Una molecola che si trova nei vasi sanguigni e interagisce con il sistema immunitario contribuisce all'invecchiamento del cervello. Uno studio ha dimostrato che bloccandola è possibile ridurre e recuperare i deficit mentali legati all'età 

di Simon Makin / Scientific American

Nel sangue degli anziani c'è qualcosa che fa male al cervello. Se il plasma di topi o esseri umani anziani viene infuso in topi giovani, ne peggiora la cognizione e gli indicatori biologici della salute cerebrale. Al contrario, il plasma di topi (o umani) giovani ringiovanisce il cervello vecchio.

Gran parte delle ricerche in questo ambito sono state condotte dal gruppo del neurobiologo Tony Wyss-Coray della Stanford University, che sta cercando di individuare quali potrebbero essere i componenti del sangue responsabili di quei peggioramenti.

Uno studio precedente aveva identificato una proteina, che diminuisce con l'età, che ha potenti effetti benefici. Quella proteina può passare dal sangue al cervello, ma Wyss-Coray si è chiesto in che modo certe molecole contenute nel sangue "parlino" al cervello. Devono interagire direttamente con le cellule cerebrali o possono comunicare in modo indiretto, attraverso la porta di accesso al cervello, la barriera ematoencefalica?

Bloccare una proteina per recuperare il declino cerebrale
La barriera ematoencefalica è una struttura formata dalle cellule endoteliali dei vasi cerebrali che ostacola il passaggio di sostanze dal sangue al tessuto nervoso. (© Science Photo LibraryAGF)
Per scoprirlo, nell'ultimo studio - pubblicato il 13 maggio su "Nature Medicine" - il team di Wyss-Coray ha provato un nuovo approccio,. "Abbiamo pensato che il modo più ovvio in cui il plasma interagisce con il cervello è attraverso i vasi sanguigni", dice Wyss-Coray. "Così, ci siamo concentrati sulle proteine che cambiano con l'età e che hanno qualcosa a che fare con la vascolarizzazione."

Fra queste è emersa una proteina che diventa più abbondante con l'età, VCAM1, che - come ha mostrato il team - sembra avere un ruolo chiave negli effetti del sangue invecchiato sul cervello. Misure biologiche e cognitive hanno indicato che 
il blocco di VCAM1 non solo impedisce al plasma vecchio di danneggiare il cervello dei topi giovani, ma può anche invertire i deficit nei topi anziani. Il lavoro ha importanti implicazioni per il declino cognitivo legato all'età e per le malattie cerebrali. "La disfunzione cognitiva associata all'invecchiamento è una delle nostre maggiori sfide biomediche, per la quale non abbiamo nessuna terapia medica efficace", dice Dena Dubal, neuroscienziata all'Università della California a San Francisco che non è stata coinvolta nello studio. "È una linea di indagine molto importante; ha implicazioni enormi."

VCAM1 (Vascular Cell Adhesion Molecule-1) è una proteina che sporge dalle cellule endoteliali che rivestono le pareti dei vasi sanguigni e che si aggancia alle cellule immunitarie circolanti (globuli bianchi, o leucociti): risponde alle lesioni o alle infezioni aumentandone il numero e innescando le reazioni immunitarie. Un enzima elimina VCAM1 dalle cellule endoteliali alla stessa velocità con cui viene prodotta, quindi la quantità totale di quelle proteine nelle cellule rimane abbastanza stabile ed è ben riflessa dalla sua quantità in circolazione.

Per prima cosa i ricercatori hanno controllato se l'aumento di VCAM1 circolante con l'età era accompagnato da una maggiore quantità di proteine legate alle cellule: è risultato che è così nel cinque per cento delle cellule endoteliali del cervello.

Hanno poi usato una tecnologia di sequenziamento genetico all'avanguardia, detta "a cellula singola", per controllare queste cellule rare, scoprendo che contengono molti recettori per le proteine pro-infiammatorie, note come citochine. "È come se queste cellule che esprimono VCAM1 fossero una sorta di sensore dell'ambiente del sangue", dice Wyss-Coray. I ricercatori volevano sapere se questo aumento di VCAM1 legato alle cellule si limitava ad accompagnare i segni dell'invecchiamento cerebrale, o se contribuiva a causare il danno.

Un segno che un cervello sta invecchiando è la diffusa attivazione delle cellule immunitarie, la microglia. Quando queste cellule spazzine, che di solito svolgono funzioni di routine, entrano in uno stato infiammatorio, rilasciano citochine e radicali liberi. "Quindi, non stanno pulendo casa, la stanno mettendo a soqquadro", dice Wyss-Coray. "La riempiono di spazzatura."

Un altro indicatore è un declino dell'attività legata alla formazione di nuove cellule cerebrali nell'ippocampo, una regione cerebrale coinvolta nella memoria e una delle poche regioni che si pensa siano in grado di produrre nuove cellule nell'età adulta.

Il team ha usato due tecniche per bloccare VCAM1: una cancella geneticamente la proteina dal cervello dei topi, l'altra prevede di iniettare un anticorpo che si lega a essa per impedire che si leghi a qualsiasi altra cosa. Entrambi i metodi hanno bloccato i segni di invecchiamento cerebrale nei topi giovani infusi con plasma vecchio e hanno invertito i livelli di marcatori nel cervello dei topi anziani.

I ricercatori hanno poi sottoposto i topi a test di apprendimento e di memoria. In uno - che richiedeva di ricordare quale fra diversi fori poteva essere attraversato in sicurezza - i topi anziani così trattati, una volta addestrati, si sono comportati come quelli giovani. "I topi anziani sembravano di nuovo giovani in termini di capacità di imparare e ricordare", dice Dubal. "E' notevole".

Bloccare una proteina per recuperare il declino cerebrale
Un neurone attaccato dalle cellule della microglia (© Science Photo Library / AGF)
L'ipotesi di lavoro dei ricercatori su questo fenomeno è che le citochine nel sangue invecchiato siano il primo innesco che induce le cellule endoteliali del cervello a produrre più VCAM1. Quando i leucociti si legano alla proteina, segnalano al cervello di attivare la microglia, che crea un ambiente infiammato che blocca le cellule staminali coinvolte nella formazione di nuovi neuroni. "Stanno mostrando che la barriera ematoencefalica non è statica, e può percepire i cambiamenti nel sangue, che poi segnala al cervello, dicendogli di diventare più infiammato", spiega Richard Daneman neurofarmacologo specialista della barriera ematoencefalica che lavora all'Università della California a San Diego.

Interrompere l'interazione dei leucociti con VCAM1 impedisce questa segnalazione e quindi protegge o addirittura inverte gli effetti del sangue vecchio. "Si ha davvero la sensazione che sia stato fatto un grande salto [non solo] nell'ambito della scienza di base, ma anche [nell'indicare] un nuovo percorso terapeutico per uno dei nostri problemi più devastanti", sostiene Dubal. I dettagli molecolari esatti di questo percorso devono ancora essere stabiliti, dice Wyss-Coray. "VCAM1 sta dando un segnale alla cellula o le cellule immunitarie stanno rilasciando fattori tossici?" si chiede. "Dobbiamo capire come funziona a livello molecolare."

Le terapie sviluppate sulla base di questi risultati non dovrebbero richiedere per forza l'attraversamento della barriera ematoencefalica. "Una delle nostre più grandi sfide è: come facciamo entrare i farmaci nel cervello in presenza di questo muro difensivo?", dice Dubal.

Ma VCAM1 è sul lato del sangue di quel muro. Uno svantaggio è che bloccare una componente del sistema immunitario potrebbe avere effetti collaterali. Un farmaco, il Tysabri, che si lega ai leucociti impedendo loro di attaccarsi al VCAM1, è già usato nella terapia della sclerosi multipla: poco dopo la sua approvazione sono sorti dei problemi perché alcuni pazienti, prima della sua somministrazione, ospitavano un virus che poi è dilagato. Ora i pazienti sono sottoposti a screening per questo virus. "Le terapie immunosoppressive non sono prive di rischi e richiedono attenzione", dice Dubal. "Ma in determinate circostanze si sono dimostrate molto efficaci."

Una possibilità sarebbe quella di ridurre l'attività di VCAM1 a livelli sani e giovanili, invece di bloccarla del tutto. "Se non blocchiamo direttamente le cellule immunitarie, ma ne regoliamo il bersaglio, forse possiamo essere più cauti, evitando di bloccare del tutto l'attivazione immunitaria in caso di lesioni", dice Wyss-Coray. "Ma questo deve essere ancora dimostrato." Ma possono esserci anche altri modi per intervenire, come arrestare i segnali che dicono al cervello di infiammarsi o impedire che VCAM1 aumenti, dice Daneman. "Comprendere l'intero percorso ci può consentire di limitare questi effetti collaterali."

In ogni caso, va ricordato che è ancora da capire se i risultati nei topi portino a terapie umane efficaci, ma ci sono motivi di ottimismo. Il plasma umano è stato usato anche nei topi. "Questo migliora la rilevanza per gli esseri umani - dice Dubal - e, come nei topi, negli esseri umani i livelli di VCAM nel sangue aumentano con l'invecchiamento. Non lo sapremo finché non lo testiamo, ma è davvero promettente." Il team sta progettando di testare un anticorpo VCAM1 in persone la cui cognizione diminuisce dopo un ictus, forse a causa di una risposta immunitaria. "Spero che sia possibile recuperare o prevenire alcuni di questi deficit cognitivi e recuperare la funzione dopo l'ictus", dice Wyss-Coray.

Esistono già numerosi anticorpi. "Anticorpi VCAM1 sono stati sviluppati da molte aziende farmaceutiche", dice Wyss-Coray. "Non li hanno più studiati una volta che [Tysabri] è stato approvato, ma possono essere resuscitati e testati. Potremmo introdurli nella pratica clinica in tempi abbastanza brevi, perché è un obiettivo accessibile e c'è un precedente nel prendere a bersaglio questo percorso."

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L'originale di questo articolo è stato pubblicato su "Scientific American" il 14 maggio 2019. Traduzione ed editing a cura di Le Scienze. http://www.lescienze.it/mente-e-cervello/2019/05/18/news/bloccare_una_proteina_per_recuperare_il_declino_cerebrale-4408477/

Protesi mammarie testurizzate: le indicazioni del Consiglio Superiore di Sanità

Protesi mammarie testurizzate: Giulia Grillo ”inviata circolare che recepisce le indicazioni del Consiglio Superiore di Sanità”
MINISTERO DELLA SALUTE Comunicato n. 55 Data del comunicato 16 maggio 2019
Protesi mammarie testurizzate: Giulia Grillo ”inviata circolare che recepisce le indicazioni del Consiglio Superiore di Sanità”
Via alla rete dei centri di riferimento per i pazienti
 Alla luce del parere fornito dal Consiglio superiore di sanità, il ministero della Salute ritiene che “non si ravvedono motivazioni sufficienti per raccomandare il ritiro dalla disponibilità commerciale delle protesi testurizzate – e che – non si pone indicazione alla rimozione della protesi liscia o testurizzata in assenza di sospetto clinico di BIA-ALCL”.
Sono queste le principali conclusioni presenti all’interno del parere effettuato dal CSS a seguito della richiesta pervenuta dal Ministro della Salute dopo il ritiro delle protesi mammarie testurizzate da parte dell’Autorità francese, nonché di un primo caso italiano di decesso per Linfoma anaplastico a grandi cellule in paziente impiantata con protesi mammarie testurizzate.
“Ringrazio – precisa il Ministro – tutti i membri del CSS e coloro che sono stati auditi dal gruppo di lavoro appositamente istituito, per aver messo a disposizione del Ministero un parere tecnico scientifico indipendente che affronta la questione delle protesi testurizzate e della correlazione con l’insorgenza del linfoma anaplastico a grandi cellule, dando un fondamentale supporto agli operatori della salute, alle società scientifiche, alle Regioni e agli organismi deputati alla vigilanza su questa delicata materia”.
Il Ministero, attraverso la circolare, oltre a mettere a disposizione il parere del CSS, conferma l’importanza di effettuare regolari controlli e raccomanda ancora una volta ai medici l’importanza della diagnosi precoce per garantire la salute   dei pazienti impiantati. Occorre infatti implementare una più efficace rete di informazione, prevenzione e controllo affinché i pazienti siano informati su tutti gli aspetti che riguardano l’impianto delle protesi. In proposito occorre sottolineare lo sforzo del ministero per mettere a disposizione di tutti gli operati il registro nazionale di patologia.
Si ricorda l’obbligo che il medico chirurgo ha di informare i pazienti o soggetti candidati a un impianto con protesi mammarie, per ragioni estetiche o ricostruttive, di tutti i benefici e potenziali rischi connessi all’utilizzo di tali dispositivi. Si ribadisce, inoltre, la necessità di informare i pazienti ed i soggetti del rapporto rischio-beneficio derivante da tale protesi.  Si conferma l’importanza di effettuare regolari controlli e raccomanda ancora una volta ai medici l’importanza della diagnosi precoce per garantire la salute dei pazienti impiantati.
Tra le raccomandazioni del Consiglio, infine, merita di essere ricordata anche l’individuazione dei centri di riferimenti di secondo livello – quelli che vengono interpellati in caso di necessità di una seconda opinione – che potranno offrire ai pazienti e agli operati dei vari territori tutto il supporto necessario (l’elenco è disponibile all’interno della circolare ministeriale).
In allegato parere del CSS e circolare completa della Direzione Generale dei dispositivi medici e del servizio farmaceutico.
 
 

SCUOLAMEDICI CORSO ECM APPROCCIO MULTIDISCIPLINARE PAZIENTE OBESO

ROMA Sabato 11 maggio 2019 grandissimo apprezzamento per l’ intervento sul tema dell’obesità del Dott.  Marcello Avallone Specialista in Chirurgia Generale,  diverse le figure professionali coinvolte: oltre al chirurgo generale, il biologo nutrizionista, lo psicologo, il medico di medicina generale, gli specialisti in scienza dell’alimentazione, gli endocrinologi. Un confronto multidisciplinare fra professionisti incentrato sul percorso di cura del paziente ponendo l’attenzione sulla persona, i suoi vissuti , il suo stile di vita, l’educazione alimentare, le valutazioni nutrizionali e psicologiche propedeutiche all’approccio chirurgico come miglioramento della qualità di vita del paziente obeso.foto dott avallone

Rivista Monitor 2018 - Agenas - Agenzia Nazionale per i servizi sanitari Regionali

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FOCUS ON • PROGRAMMA NAZIONALE ESITI

EDITORIALE - IL PNE TRA PASSATO, PRESENTE E FUTURO

di Francesco Bevere

COME E PERCHÉ IL PROGRAMMA NAZIONALE ESITI È DIVENTATO STRUMENTO DI EQUITÀ NELLA SALUTE

di Mario Braga

INDICATORI PNE: ISTRUZIONI PER L’USO

di Marina Davoli, Alice Basiglini

TRA PRESENTE E FUTURO. VOLUME DI INTERVENTI ED ESITI DELLE CURE: RISULTATI ATTUALI E POSSIBILI EFFETTI DEL DM 70

di Andrea Piccioli

GLI INDICATORI DI ESITO E DI QUALITÀ NEL MONITORAGGIO DEI LEA

di Lucia Lispi

UNO SGUARDO OLTRE IL CONFINE: IL PROGRAMMA NAZIONALE ESITI NEL CONTESTO INTERNAZIONALE

di Lamberto Manzoli, Maria Pia Fantini, Maria Elena Flacco, Cecilia Martellucci,

Antonella D’Alleva, Francesco Di Stanislao

AUDIT, UNO STRUMENTO AL SERVIZIO DELLA QUALITÀ DEI DATI

di Alice Basiglini

ESITI A PORTATA DI CITTADINO

di Maria Chiara Corti, Francesco Bortolan, Domenico Mantoan

REGIONE SICILIA, EFFETTO PNE: RIDUZIONE PARTI CESAREI E FRATTURA FEMORE

di Giovanna Fantaci, Giuseppe Murolo e Salvatore Scondotto

APPENDICE

GUIDA AL SITO PNE

http://www.agenas.it/archivio-monitor-2018

Rete oncologica. Via libera Conferenza Stato-Regioni. Bevere: “Una road map per equità, qualità e uniformità delle cure”


Individuazione delle strutture più adatte al trattamento a seconda della tipologia dei tumori, allocazione ottimale dei farmaci innovativi, costituzione di team interdisciplinari e mobili per condividere conoscenza e capacità tecniche, nonché campagne di informazione sulle opportunità offerte dall’organizzazione a rete. Sono alcuni dei punti nodali delle “Nuove linee guida organizzative e raccomandazioni per la rete oncologica ospedale-territorio”, delineate - così come previsto nel DM 70/2015 - dal Tavolo Istituzionale coordinato da AGENAS e composto da rappresentanti del Ministero della Salute, delle Regioni e PA, di AIFA, ISS e con il contributo di 27 Società Scientifiche di Settore.

«Oggi consegniamo al sistema sanitario un documento che ha la finalità di  garantire su tutto il territorio nazionale una precoce presa in carico del paziente oncologico ed equità di accesso alle cure, dalla prima diagnosi fino all’accompagnamento al fine vita»,  afferma Francesco Bevere, Direttore Generale di AGENAS, dopo il via libera della Conferenza Stato - Regioni.

«Punto di forza di questa road map è la valorizzazione dei percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali, PDTA, elemento cruciale per superare quella frammentarietà del percorso di cura affinché non vi siano più pazienti disorientati e non adeguatamente informati nel passaggio da un setting assistenziale all’altro - continua Bevere -. La reputazione  del nostro SSN si misura anche dalla sua capacità di accompagnare il malato oncologico in tutto il percorso diagnostico e di assicurargli l’accesso alle migliori cure nel proprio territorio, vicino casa, circondato dall’affetto dei suoi familiari».

Infine, Alessandro Ghirardini, Dirigente Ufficio Revisione e monitoraggio delle reti cliniche e sviluppo organizzativo sottolinea: «l’importanza del sistema di coordinamento strategico che farà capo al Ministero della Salute  e che si avvarrà di un Osservatorio, istituito presso AGENAS con funzioni di analisi, misurazione e valutazione sullo stato di implementazione delle linee di indirizzo nei vari contesti regionali. L’Osservatorio per il monitoraggio e la valutazione delle Reti Oncologiche consentirà una fotografia dei progressi compiuti e delle eventuali carenze persistenti, consegnando ai cittadini una fonte di informazione di dati “in trasparenza” continuamente aggiornati».

http://www.agenas.it/primo-piano/rete-oncologica-stato-regioni-bevere-road-map-equita-qualita-uniformita-bevere

Nuove Linee guida 

Obesità infantile, un problema importante che si può combattere già dalla prima infanzia con l’allattamento al seno

ISS, 30 aprile 2019

Nonostante tutti gli sforzi fatti nei paesi della Regione Europea dell’OMS, tra i bambini la percentuale di obesità rimane alta: maggiore tra chi non è stato allattato al seno rispetto a chi lo è stato (16,8% vs 9,3%) e con picchi di obesità grave soprattutto tra i maschi, che in Italia toccano il 4,3%. E’ questo lo scenario fotografato da due studi, presentati nel corso dello European Congress on Obesity, che si sta svolgendo in questi giorni a Glasgow (Regno Unito), effettuati con i dati della Childhood Obesity Surveillance Initiative (COSI) dell’OMS, a cui l’ISS partecipa con la sorveglianza OKkio alla SALUTE rappresentando l’Italia. L’indagine COSI per più di 10 anni ha misurato, in oltre 300 mila bambini ogni tre anni, il trend di sovrappeso e obesità tra gli alunni della scuola primaria (6-9 anni).

Il primo studio  ha rilevato tra i 21 paesi partecipanti (637 mila bimbi circa monitorati in tre raccolte dati) la presenza tra l’1% in Svezia e Moldavia e il 5,5% a Malta di bambini con obesità grave, cioè ad alto rischio di complicanze per la salute. La prevalenza di obesità severa, maggiore tra i maschi, varia significativamente da paese a paese e tocca le punte più alte nel Sud Europa.  In Italia, adottando le classificazioni OMS, la percentuale è pari a 4,3%, con una tendenza alla diminuzione negli anni.

Il secondo studio  mostra che tra i bambini allattati al seno per almeno sei mesi ci sono meno obesi rispetto ai piccoli che sono stati allattati al seno per meno di sei mesi e rispetto a quelli che non lo sono stati affatto. In media il tasso di obesità tra i bimbi non allattati al seno è pari al 16,8%, tra quelli allattati per meno di 6 mesi è del 13,2% e tra coloro che invece hanno preso il latte della mamma più a lungo diminuisce a 9,3%. Il fenomeno è stato osservato in 22 paesi che hanno partecipato alla quarta raccolta dati del COSI svoltasi tra il 2015 e il 2017 coinvolgendo più di 100 mila bambini.

“L’obesità nei bambini rappresenta uno dei principali problemi di sanità pubblica dei nostri tempi – afferma Angela Spinelli, Direttore del Centro Nazionale per la Prevenzione delle Malattie e la Promozione della Salute (ISS) – Si tratta senza dubbio di un fenomeno multifattoriale, con possibili gravi conseguenze a lungo termine sulla salute e sulla società intera. Come tale va affrontato prima di tutto attraverso la prevenzione, a cominciare dall’allattamento per poi proseguire con programmi e iniziative nei bambini e giovani che aiutino ad effettuare scelte salutari. Ma nel caso di obesità grave bisogna garantire anche i servizi per aiutare questi bambini e le loro famiglie a contrastarla. In Italia negli ultimi anni abbiamo osservato una lieve diminuzione del fenomeno ma è ancora una sfida aperta”.

Leggi il press release dell’OMS

https://www.iss.it/?p=3537

RECUPERO CREDITI ECM TRIENNIO 2014-2016

09/11/2018 - Nuove regole per recupero crediti e autoformazioneLa Commissione nazionale per la formazione continua, nel corso della riunione del 27 settembre u.s. ha adottato una delibera  finalizzata ad incentivare i professionisti sanitari nell’assolvimento del proprio percorso di aggiornamento continuo, puntando ad una maggiore semplificazione e chiarezza del sistema di regolamentazione dell’ECM.

Nello specifico, sono state approvate alcune modifiche che prevedono la possibilità per tutti i professionisti di poter recuperare i crediti relativi al triennio 2014-2016, nel caso non abbiano soddisfatto l'obbligo formativo individuale nello scorso triennio. È stato deliberato, inoltre, l’ampliamento della percentuale di crediti formativi acquisibili mediante autoformazione per il triennio 2017-2019 che passa dal 10 al 20%. 

 il testo della Delibera con il dettaglio dei provvedimenti adottati.

http://ape.agenas.it/comunicati/comunicati.aspx?ID=124

Delibera della CNFC relativa all'obbligo formativo nel triennio 2017-2019 per le professioni sanitarie di chimico, fisico e biologo

07/03/2019 La Commissione nazionale per la formazione continua, nella seduta del 25 ottobre 2018, ha adottato la presente deliberazione relativamente all'obbligo formativo, nel triennio 2017-2019, per le professioni sanitarie di chimico, fisico e biologo.

Si specifica che la presente delibera va ad integrare le disposizioni contenute nel "Manuale sulla formazione continua del professionista sanitario"

LEGGI LA DELIBERA 

http://ape.agenas.it/comunicati/comunicati.aspx?ID=133

Assistenza odontoiatrica, indicazioni per la presa in carico del paziente con bisogni speciali

Il ministero della Salute ha realizzato le prime Indicazioni per la presa in carico del paziente con bisogni speciali che necessita di cure odontostomatologiche.

Obiettivo del documento è uniformare a livello nazionale una corretta presa in carico da parte del Servizio sanitario nazionale del paziente con disabilità che ha bisogno di cure odontoiatriche, in base al grado collaborazione e autonomia.

Il paziente con bisogni speciali è, infatti, colui che nell’operatività preventiva, diagnostica e terapeutica richiede tempi e modi diversi da quelli di routine. Quando in condizione di "non collaborazione" necessita anche della presenza di un ambiente operativo opportunamente attrezzato e di personale medico e assistenziale adeguatamente formato.

Redatto da un sottogruppo di lavoro, nell’ambito delle iniziative intraprese dal Gruppo tecnico sull'odontoiatria (istituito con D.M. 15 marzo 2018 e successive modifiche), il documento fornisce indicazioni sulla scorta della letteratura esistente in materia, dell’esperienza clinica degli esperti del settore e dell’applicazione in ambito odontostomatologico del modello di presa in carico del paziente con disabilità. 

Il documento è stato sottoposto al giudizio del Consiglio Superiore di Sanità, che ha espresso parere favorevole in merito ai contenuti tecnici e alla qualità metodologica utilizzata per la stesura dello stesso.

Consulta il documento Indicazioni per la presa in carico del paziente con bisogni speciali che necessita di cure odontostomatologiche

http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=3714

Dall'Agenzia del farmaco via libera alla chemioterapia orale 'continua'

Ok dell'Aifa alla rimborsabilitá del trattamento per i tumori solidi

Via libera alla chemioterapia orale a basse dosi e in continuo, sulla base della sua efficacia accertata ma anche della scarsa tossicità, della buona risposta immunitaria e dei pochi effetti collaterali. L'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), nell'ultimo aggiornamento della legge 648/96, ha infatti autorizzato la piena rimborsabilità di un medicinale usato nel trattamento, con somministrazione settimanale frazionata, dei tumori solidi dell'adulto. Si tratta, rilevano gli oncologi, di una vera e propria apertura alla cosiddetta chemioterapia metronomica, ovvero un'innovativa strategia che prevede una terapia orale a basse dosi con una frequenza che va dal quotidiano alle due/tre volte a settimana. Ad esempio, la cura del cancro al seno e al polmone con la molecola vinorelbine orale utilizzata in questo approccio terapeutico sarà dunque completamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

E' "una rivoluzione attesa da tempo, sia dai clinici che dai pazienti - afferma Marina Cazzaniga, Direttore del Centro di ricerca di Fase I-ASST Monza -. La Metronomica è una chemioterapia ampiamente diffusa nella pratica clinica ma oggi, supportata da numerosi dati di letteratura, entra a pieno titolo in decine di centri oncologici. Il recepimento da parte di Aifa rappresenta un enorme passo avanti". La terapia con vinorelbine orale metronomica, sottolinea inoltre Francesco Grossi, responsabile Oncologia Medica Fondazione IRCCS Ca' Granda, Ospedale Maggiore-Policlinico di Milano, "ci permette di offrire ai pazienti anziani o in condizioni generali non ottimali un trattamento efficace e poco tossico e consente in alcuni casi una prolungata stabilizzazione della malattia. In particolare ciò avviene in pazienti che hanno un tumore polmonare non a piccole cellule in stadio avanzato".

L'efficacia di tale approccio è dimostrato in alcune forme di tumore al seno, polmone, linfomi, neoplasie pediatriche e in molti casi di tumori in stadio avanzato, e può portare alla cronicizzazione della malattia. Senza contare, rilevano gli esperti, "l'enorme risparmio economico che offre una terapia "a domicilio". 

http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/medicina/2019/04/16/tumori-da-aifa-via-libera-a-chemioterapia-orale-continua_5de4f8ed-baca-49c2-a82c-f1a13fb2c177.html

Il meccanismo antidepressivo della ketamina

Gli effetti antidepressivi di questa molecola sono legati alla sua capacità di ripristinare una serie di collegamenti attraverso le cosiddette spine dendritiche fra neuroni della corteccia prefrontale. La scoperta aiuterà a sviluppare nuovi approcci per il trattamento delle forme depressive resistenti agli attuali farmaci

L’azione antidepressiva esercitata dalla ketamina a opportuni dosaggi sarebbe legata alla capacità della sostanza di ripristinare la capacità dei neuroni di produrre spine dendritiche precedentemente perse. Le spine dendritiche sono piccole protuberanze sui dendriti, le ramificazioni dei neuroni destinate a ricevere i segnali dagli altri neuroni con cui sono in contatto. Lo studio, effettuato da ricercatori della Weill Cornell Medicine a New York e pubblicato su “Science”, aiuterà a sviluppare nuove strategie terapeutiche per i pazienti affetti da depressione resistente ai farmaci.

I trattamenti farmacologici contro la depressione oggi disponibili hanno un tempo di latenza elevato; fra l’inizio della terapia e il momenti in cui si manifesta un primo alleviamento dei sintomi passano dalle due alle tre settimane, un periodo che può essere particolarmente critico. Inoltre, quasi il 30 per cento dei pazienti con depressione risulta resistente ai trattamenti farmacologici.
Fra le sostanze attualmente allo studio per combattere questo disturbo e in particolare le forme resistenti, quella che ha maggiori probabilità di diventare disponibile in tempi relativamente brevi è la ketamina.

La ketamina è una sostanza inizialmente introdotta come anestetico, soprattutto in ambito veterinario e pediatrico, di cui una decina di anni fa sono stati rilevati, a dosaggi più bassi, effetti antidepressivi. Nel marzo scorso, addirittura, la statunitense Food and Drug Administration ha approvato uno spray nasale a base di ketamina per il trattamento della depressione resistente.

Il meccanismo d’azione di questa molecola – che ha il pregio di un’azione antidepressiva quasi immediata, ma con una durata dell’effetto piuttosto ridotta – è tuttavia 
in larga parte ancora sconosciuto. Quello che era noto in merito alla sua azione antidepressiva è il coinvolgimento di un neurotrasmettitore eccitatorio (che stimola cioè l’attivazione dei neuroni): il glutammato.

Ora Rachel N. Moda-Sava e colleghi hanno fatto un passo in avanti nella comprensione del meccanismo scoprendo che il comportamento depressivo indotto nei topi attraverso la somministrazione di cortisone era associato alla perdita di spine dendritiche sui neuroni nella corteccia prefrontale. La successiva somministrazione di ketamina ha poi permesso di osservare il ripristino, almeno parziale, delle spine dendritiche precedentemente scomparse e un buon alleviamento dei comportamenti depressivi. La scoperta è stata possibile grazie all’uso di sofisticate tecniche di osservazione microscopica in vivo dei neuroni della corteccia prefrontale.

Ora i ricercatori proseguiranno il loro studio per cercare di scoprire i processi molecolari coinvolti in questa azione, nella speranza di trovare il modo di allungare il periodo durante il quale la ketamina esercita i propri effetti positivi. (red)

Funzioni neuronali ripristinate a poche ore dalla morte

Una sofisticata procedura di perfusione del cervello di alcuni maiali iniziata quattro ore dopo il decesso ha mostrato che è possibile ripristinare alcune funzioni cellulari dei neuroni, anche se non c'è traccia di un'attività elettrica associabile a funzioni cerebrali superiori. Il risultato solleva però importanti questioni etiche, che andranno affrontate in un adeguato quadro di regolamentazione
 
Alcune attività cerebrali cellulari possono essere parzialmente ripristinate alcune ore dopo la morte. L'esperimento che lo ha dimostrato - condotto sul cervello di maiali - non ha però rilevato alcuna attività cerebrale elettrica globale associata a funzioni cerebrali di ordine superiore, come la percezione o la coscienza. La ricerca, realizzata da un gruppo di ricercatori di diverse università statunitensi nel quadro della NIH Brain Initiativ, e illustrata su "Nature", serve a studiare i modi per migliorare la sopravvivenza e ridurre i deficit neurologici dopo traumi, ictus e altri danni cerebrali, ma è destinata a sollevare questioni etiche.

La capacità dei ricercatori di studiare post mortem la dinamica funzionale di un cervello di grandi dimensioni, intatto e isolato, è ostacolata dalla morte cellulare, dalla coagulazione di piccoli vasi sanguigni e da altri processi tossici che degradano il tessuto in seguito alla carenza di sangue e ossigeno. Il cervello dei mammiferi è infatti molto sensibile alla diminuzione dei livelli di ossigeno, che si esaurisce molto rapidamente dopo brevi periodi di interruzione del flusso sanguigno, innescando i processi di morte neuronale e danni cerebrali irreparabili. D'altro canto, il congelamento e altri metodi di conservazione che bloccano i processi di degrado consentono solo analisi statiche microscopiche, biochimiche o strutturali.

Funzioni neuronali ripristinate a poche ore dalla morte
Immagine a immunofluorescenza di una sezione di cervello di maiale a 10 ore dalla morte in condizioni naturali (a sinistra) e in caso di perfusione con BrainEx (a destra) iniziata quattro ore dopo il decesso. I neuroni sono in verde, gli astrociti in rosso; i nuclei cellulari in blu. (Cortesia Stefano G. Daniele & Zvonimir Vrselja; Sestan Laboratory; Yale School of Medicine)
Sulla base di alcuni indizi - come il fatto che i mitocondri dei neuroni restano funzionali fino a 10 ore dal decesso - Nenad Sestan e colleghi hanno però ipotizzato che alcune attività cellulari avessero la capacità di resistere più a lungo ai processi di disgregazione post mortem. Hanno quindi sviluppato un sistema di perfusione cerebrale,chiamato BrainEx, che sostituisce il flusso 
sanguigno alla normale temperatura corporea, e hanno testato la loro idea su 32 cervelli di maiale provenienti da impianti di macellazione.

La perfusione dei cervelli - con una soluzione contenente agenti protettivi, stabilizzanti e di contrasto, che agiscono da sostituti del sangue - è iniziata a quattro ore di distanza dal decesso degli animali. Nelle sei ore successive, durante le quali la perfusione è continuata, i ricercatori hanno osservato una riduzione della morte cellulare e raccolto dati che provano il ripristino di alcune funzioni cellulari, fra cui l'attività sinaptica su scala localizzata. Ciò prova - osservano i ricercatori - che il cervello ha una capacità di ripristino cellulare superiore a quanto ritenuto, anche se non sono state trovate tracce di un'attività di reti neuronali su scala più ampia o addirittura estesa a tutto il cervello.

Per comprendere se esiste una possibilità di ripristino di una funzionalità cerebrale più ampia, proseguono gli autori, serviranno ulteriori esperimenti con periodi di perfusione più lunghi. I risultati ottenuti permetteranno però già di fare passi avanti negli studi sul metabolismo cellulare cerebrale in situazioni altamente critiche.

Tuttavia, i ricercatori non si nascondono che questo tipo di ricerche può sollevare "importanti considerazioni etiche", che "richiedono la definizione di procedure operative standard non ambigue per precludere la possibilità di riattivare e mantenere una residua consapevolezza o funzioni cerebrali che possono causare sofferenze involontarie." (red)

Candida auris: in un fungo la nuova faccia della resistenza antimicrobica

Un microrganismo resistente ai trattamenti antimicotici, che minaccia i pazienti immunodepressi, è salito agli onori della cronaca dopo un'inchiesta del New York Times: è letale e molto difficile da debellare, ma finora se ne è parlato pochissimo

La capacità dei batteri di sviluppare resistenza agli antibiotici è ben conosciuta: meno spesso si dice che anche i funghi hanno sviuppato questo super potere. È forse anche per questo che un fungo potenzialmente letale, perché resistente agli antimicrobici, la Candida auris, ha potuto silenziosamente diffondersi senza che nessuno ne parlasse, finché, a febbraio 2019, i Centres for Disease Control and Prevention (CDC) americani l'hanno classificato come "minaccia urgente".

MINACCIA GLOBALE. Ad alzare il velo su questo organismo è un lungo articolo pubblicato il 6 aprile sul New York Times. Il micete del genere Candida si chiama così ("auris") perché è stato isolato per la prima volta nel canale auricolare di una paziente giapponese. Era il 2009, e da allora il fungo ha fatto il giro del mondo, diffondendosi in India, Pakistan, USA, Australia, Francia, Spagna, Centro America, Sudafrica. A febbraio, si contavano 587 casi confermati soltanto negli Stati Uniti

KILLER INDISTURBATO. Tipicamente, la Candida auris infetta pazienti ospedalieri già immuno-compromessi, più spesso anziani, che si trovano in ospedale o sono in cura per malattie gravi. Quasi la metà delle persone che la contrae muore nel giro di 90 giorni, per l'assenza di trattamenti a disposizione: più del 90% delle infezioni da Candida auris risulta infatti resistente ad almeno un farmaco, e il 30% lo è a due o più antimicotici.

Anche la capacità di diffusione del fungo è allarmante: nel maggio 2018, dopo la morte di un paziente con Candida auris al Mount Sinai Hospital di Brooklyn, il fungo risultava presente in ogni angolo della stanza d'ospedale: sulle reti del letto, sull'intero soffitto, sulle persiane, sul telefono, nel lavello, nei bidoni. Per debellarlo ci sono voluti speciali operazioni di pulizia ed è stato necessario rimuovere alcuni rivestimenti.

COME CI SIAMO ARRIVATI?Per decenni, gli esperti di salute pubblica hanno messo in guardia sulle conseguenze dell'abuso di antibioticisulla resistenza batterica. Negli ultimi anni, però, abbiamo assistito alla rapida diffusione di funghi resistenti agli antimicotici.

Ecco perché adesso si parla, più correttamente, di resistenza antimicrobica: nel 2050, se nulla verrà fatto per arginare il fenomeno, potrebbero morire per infezioni impossibili da debellare 10 milioni di persone all'anno, più degli 8 milioni che si stima che in quell'anno periranno di cancro.

LA MANO DELL'UOMO. Ancora non si conosce l'origine precisa del fungo, che è però presente in almeno quattro diversi ceppi profondamente diversi, che potrebbero aver sviluppato resistenza agli antimicotici in luoghi e momenti diversi. Sotto accusa c'è l'utilizzo indiscriminato di pesticidi e fungicidi sui raccolti: così come gli antibiotici sono ampiamente impiegati negli allevamenti, gli antimicotici contro i funghi parassiti lo sono in agricoltura.

L'uso intensivo di questi prodotti potrebbe aver causato l'insorgere di diversi ceppi del super fungo in varie località contemporaneamente. Nel 2013 un altro micete farmaco-resistente, l'Aspergillus, è stato isolato in luoghi in cui quello specifico fungo era stato bombardato di pesticidi. Anche questo fungo è originariamente presente nel suolo: le sue versioni "potenziate" sono state trovate sia nei terreni agricoli, sia nei dintorni e all'interno degli ospedali.

Morbillo: a New York vaccini obbligatori in quattro quartieri

In una città alle prese con la peggiore epidemia di morbillo degli ultimi 30 anni, le autorità sanitarie hanno optato per una misura legale criticata ma necessaria: immunizzazione obbligatoria per i distretti più colpiti dall'infezione.

 

Affinché il virus del morbillo non possa diffondersi occorre una soglia critica di copertura vaccinale pari almeno al 95%

La città di New York ha dichiarato uno stato di emergenza sanitariamartedì 9 aprile a causa dell'aggravarsi di un'epidemia di morbillo nei quartieri di Brooklyn e del Queens. Da ottobre 2018 all'8 aprile 2019 ci sono stati almeno 285 casi di contagio, 246 dei quali riguardanti bambini, con 21 ospedalizzazioni e 5 pazienti finiti in terapia intensiva.

Soltanto nell'ultima settimana, sono stati segnalate 60 nuove infezioni, un fatto che spinto il sindaco Bill de Blasio a imporre per legge la vaccinazione obbligatoria contro morbillo, parotite e rosolia in quattro zone specifiche della città, dove si trovano i focolai attivi. Ogni adulto e bambino dai sei mesi di età che viva o lavori nelle aree afferenti a quattro codici postali, e che non sia ancora stato immunizzato, deve sottoporsi alla vaccinazione, pena una multa di 1.000 dollari.

L'OMBRA NO-VAX. La città è alle prese con la peggiore epidemia di morbillo degli ultimi 30 anni, a causa della diffidenza sui vaccini scatenata dai movimenti no-vax soprattutto all'interno della comunità ebraica ultraortodossa di Williamsburg. La ragione dei pregiudizi sui vaccini di una ristretta parte della comunità religiosa ha più a che fare con l'isolamento dalla tecnologia e dai mezzi di informazione, nonché con i contatti frequenti con Israele, che sta a sua volta fronteggiando un'epidemia di morbillo, che con i precetti religiosi. Molti dei più autorevoli rabbini della città stanno infatti prendendo attivamente parte alla campagna di immunizzazione, ricordando ai fedeli non vaccinati di provvedere al più presto.

Quella di questi giorni è solo l'ultima misura legale intrapresa dall'amministrazione per la tutela della salute dei cittadini. A metà marzo, in seguito a un'epidemia di morbillo a Rockland County, fuori dalla città, le autorità avevano bandito dai luoghi pubblici tutti i bambini non vaccinati, un provvedimento che è stato poi sospeso in seguito all'ordinanza contraria di un tribunale.

https://www.focus.it/scienza/salute/morbillo-new-york-vaccini-obbligatori-in-quattro-quartieri

Si può potenziare l’immunoterapia? Forse sì, grazie alla “staminalità” delle cellule T. La scoperta pubblicata su Science.

L’immunoterapia si basa su un concetto elementare, cioè quello di sfruttare e potenziare il sistema immunitario umano affinché risponda in modo adeguato alla crescita di un tumore. Il nostro organismo riconosce le cellule cancerose come estranee e innesca una risposta immunitaria, ma purtroppo queste cellule possono sfuggire al controllo e prendere il sopravvento. Sebbene l’immunoterapia sia concettualmente semplice, il sistema immunitario è una realtà complessa non facile da regolare: da circa 20 anni vengono studiate delle strategie per potenziare i linfociti e aumentare la loro capacità di contrastare le cellule tumorali. Questa tecnica, applicata alla clinica oncologica, ha portato risultati notevoli per alcuni tumori, in alcuni casi arrivando alla completa remissione del 

Forse sì, grazie alla “staminalità” delle cellule T. La scoperta pubblicata su Science.

I risultati, ottenuti dai ricercatori del Center for Cancer Research (CCR) presso il National Cancer Institute (NCI), hanno messo in evidenza una delle strategie grazie alla quale le cellule tumorali possono continuare a moltiplicarsi anche in presenza di cellule immunitarie che dovrebbero contrastare la loro crescita. La scoperta fornisce interessanti spunti per riuscire ad aumentare l’efficacia dell’immunoterapia nel trattamento dei tumori.

L’immunoterapia si basa su un concetto elementare, cioè quello di sfruttare e potenziare il sistema immunitario umano affinché risponda in modo adeguato alla crescita di un tumore. Il nostro organismo riconosce le cellule cancerose come estranee e innesca una risposta immunitaria, ma purtroppo queste cellule possono sfuggire al controllo e prendere il sopravvento. Sebbene l’immunoterapia sia concettualmente semplice, il sistema immunitario è una realtà complessa non facile da regolare: da circa 20 anni vengono studiate delle strategie per potenziare i linfociti e aumentare la loro capacità di contrastare le cellule tumorali. Questa tecnica, applicata alla clinica oncologica, ha portato risultati notevoli per alcuni tumori, in alcuni casi arrivando alla completa remissione del tumore nel paziente. In molti casi, però, l’approccio immunoterapico non ha dato i risultati sperati e le cellule tumorali non hanno risposto al trattamento. I tumori, infatti, persistono e progrediscono anche in presenza dei cosiddetti linfociti infiltranti il tumore, per lo più linfociti T. Sebbene questi ultimi sembrino responsabili della distruzione del tumore nei trattamenti di immunoterapia, i meccanismi alla base del loro funzionamento non sono ancora chiari. I ricercatori di tutto il mondo stanno cercando di capire come funzionano, oltre a studiare soluzioni innovative per ottenere risultati sempre migliori.

Il gruppo di ricerca di Nicholas Restifo ha rilevato che le cellule tumorali morenti rilasciano potassio, un elemento legato all’attività delle cellule T. L’aumento dei livelli di potassio blocca le cellule T in uno stato simile a quello di cellula staminale, preservando cioè la “stemness” o “staminalità”, che è strettamente legata alla loro capacità di contrastare le cellule cancerose durante i trattamenti di immunoterapia. Questo è dovuto al fatto che l’elevata quantità di potassio presente nello spazio extracellulare delle cellule cancerose induce una scarsità di fattori necessari al processo di differenziamento cellulare. Conservare la staminalità delle cellule T fa sì che queste abbiano la capacità di replicarsi, ma non possano maturare in cellule killer e quindi rispondere in modo adeguato al tumore, rimanendo in qualche modo “congelate”. Le cellule cancerose mantengono le cellule T in questo stato e, così facendo, possono continuare a crescere senza subire l’attacco del sistema immunitario. I ricercatori hanno poi osservato che quando le cellule T in “stato congelato” vengono prelevate dal tumore, cresciute in laboratorio e reinfuse nel paziente, possono maturare in cellule killer e attaccare le cellule cancerose in modo più efficace. È importante sottolineare che le cellule T sono specifiche per un determinato obiettivo, chiamato antigene. Purtroppo, le cellule immunitarie che riconoscono gli antigeni tumorali sono poche e spesso non bastano per contrastare la crescita tumorale. La staminalità delle cellule T potrebbe essere quindi la chiave per potenziare questa strategia immunoterapica, chiamata trasferimento cellulare adottivo, attraverso l’aumento del numero di cellule in grado di combattere contro il tumore. A conferma di ciò, numerosi set di dati preclinici e clinici indipendenti hanno identificato le caratteristiche legate alla staminalità come altamente favorevoli per l’immunoterapia del cancro.

Inoltre, quando esposte ad un’alta concentrazione di potassio, sia le cellule T isolate dai pazienti che le cellule T antitumorali modificate geneticamente hanno migliori risultati immunoterapici. Il trattamento delle cellule T antitumorali con potassio extracellulare elevato e con terapie farmacologiche o geniche che mimano gli stessi meccanismi di inattività funzionale hanno conferito alle cellule caratteristiche staminali, ad esempio auto-rinnovamento e multipotenza, consentendo così la distruzione potenziata di tumori di grandi dimensioni.

La ricerca, oltre a suggerire un collegamento tra la soppressione immunitaria indotta dal tumore e la staminalità delle cellule T, ha approfondito la comprensione di come il cancro possa progredire nonostante la presenza di cellule T potenzialmente in grado di attaccarlo, facendo luce su meccanismi fondamentali per l’immunoterapia.

https://www.osservatorioterapieavanzate.it/terapie-avanzate/immunoterapia/si-puo-potenziare-l-immunoterapia

Primo cuore stampato in 3D con cellule e materiali biologici del paziente

Il primo cuore ingegnerizzato e stampato in 3D utilizzando le cellule e i materiali biologici di un paziente è stato in creato dal gruppo di ricercatori dell’Università di Tel Aviv.
Lo studio apparso su Advanced Science mostra dunque che possibile stampare anche tessuti complessi con vasi sanguigni e non solo, come specifica Tal Dvir, uno degli autori dello studio: “Questa è la prima volta che qualcuno ha progettato e stampato con successo un intero cuore pieno di cellule, vasi sanguigni, ventricoli e camere”.

Tecniche del genere potrebbero sopperire alla mancanza di organi per quanto concerne il trapianto di cuore, attualmente l’unico trattamento disponibile per pazienti con determinate malattie, come ad esempio l’insufficienza cardiaca negli stadi avanzati.
Nuovi approcci come questo, che si aggiungono ad altri che vedono organi umani cresciuti nel corpo di animali, come ad esempio maiali, potrebbero diventare la soluzione migliore tra qualche decennio.

Come specifica Dvir il cuore ingegnerizzato in laboratorio è fatto da vere cellule umane e materiali biologici specifici: “Nel nostro processo questi materiali fungono da bioinchiostro, sostanze composte da zuccheri e proteine ​​che possono essere utilizzate per la stampa 3D di modelli di tessuti complessi”.
Cuori ingegnerizzati erano già stati stampati in 3D in passato ma non utilizzando vere cellule di un paziente e realizzando veri vasi sanguigni. Inoltre un approccio del genere permette progettazioni personalizzate a seconda delle specifiche patologie del paziente.

Attualmente è stato realizzato un cuore 3D di piccole dimensioni, delle dimensioni del cuore di un coniglio, come specifica lo stesso Dvir, ma la tecnica per creare un cuore di dimensioni uguali a quello umano è la stessa.
Le cellule sono state prelevate dal paziente eseguendo una biopsia del tessuto grasso. Alcune delle cellule sono state riprogrammare e trasformate in cellule staminali pluripotenti mentre altre venivano trasformate in un idrogel che serviva da “inchiostro” per la stampa.

Le due tipologie di cellule sono state poi miscelate e quindi differenziate efficientemente in cellule cardiache oppure endoteliali cosa che portava a tessuti non solo compatibili con il paziente ma anche immunocompatibile con i vasi sanguigni.
Proprio la biocompatibilità dei materiali ingegnerizzati è risultata fondamentale per l’intero progetto in quanto nei casi di organi ingegnerizzati il primo rischio è sempre il rigetto.

Fonti e approfondimenti

Malattia del sonno africana, scoperto gene chiave per la sua trasmissione

Un gruppo di ricercatori annuncia di aver identificato un gene chiave per quattro guarda la trasmissione della malattia del sonno africano (tripanosomiasi africana), una malattia tropicale causata da una sottospecie di Trypanosoma brucei e trasmessa di solito dalle mosche tsetse; proprio per questo è comune nell’Africa sub-sahariana.

Come si manifesta la malattia del sonno africano

Provoca febbre, brividi, edemi, gonfiore dei linfonodi, eruzioni cutanee e prurito. In una seconda fase causa poi disturbi nella coordinazione e nel sonno nonché in convulsioni mentre durante la fase finale l’infettato può cadere in uno stato di sonnolenza perpetua, caratteristica che poi ha dato anche il nome alla malattia.

Farmaci per la malattia del sonno africano

Attualmente sono disponibili diversi farmaci per il trattamento ma sono quasi tutti derivati dall’arsenico, risultano poco efficaci e sono caratterizzate da gravi effetti collaterali mentre non esiste ancora un vaccino.

Come contagia le persone

Il parassita, per diventare contagioso, deve essere “iniettato” dalle mosche attraverso i morsi nel corpo degli esseri umani. Proprio per questo va ad installarsi in particolari tessuti di questo insetto come quelli della ghiandola salivare. Attraverso i morsi dell’insetto sulla pelle, può essere poi facilmente trasmesso all’uomo e propagarsi.

Gene importante per questo parassita

I ricercatori Stephanie DeMarco, laureanda in biologia molecolare all’Università della California, Los Angeles, e Sebastian Shaw, studente presso l’Università Svizzera di Berna, hanno creato una mutazione in uno dei geni del parassita denominato fosfodiesterasi-B1 o PDEB1.
Hanno poi infettato 2000 mosche tse-tse con circa 20.000 parassiti ciascuna, metà delle quali con il T. brucei con gene mutato.

I ricercatori vedevano una notevole differenza tra i gruppi di mosche per quanto riguarda il viaggio del parassita attraverso il loro sangue, differenza che mostrava l’importanza della fosfodiesterasi-B1 per questo parassita.
Questo gene,infatti, consente al parassita di percepire dove si trova e di sopravvivere nel corso del viaggio nel sangue della mosca per arrivare alla ghiandola salivare, punto focale da dove può poi propagarsi, attraverso i morsi della mosca, il corpo degli esseri umani.

Speranza per eventuale vaccino

Questa scoperta potrebbe rivelarsi molto importante per la creazione di un nuovo vaccino per contrastare questa malattia di cui sono a rischio decine di milioni di persone in decine di paesi africani.

Fonti e approfondimenti

https://notiziescientifiche.it/malattia-del-sonno-africana-scoperto-gene-chiave-per-la-sua-trasmissione/

Creato vaccino contro la sindrome respiratoria mediorientale (MERS)

La sindrome respiratoria mediorientale o MERS è una malattia causata da un virus della famiglia del coronavirus identificato per la prima volta nel 2012.
Questa malattia può causare gravi infezioni respiratorie, polmonite e insufficienza renale e il nome è dovuto al fatto che la maggior parte delle infezioni ha avuto origine della penisola arabica, soprattutto in Arabia Saudita, perché, almeno inizialmente, si diffondeva dai cammelli agli esseri umani.

La MERS ha già causato più di 2250 infezioni confermate in 27 paesi con tasso di mortalità del 35%. Oggi si può diffondere da umano a umano e il pericolo di una pandemia globale è sempre dietro l’angolo.

Già dal 2012, quindi, scienziati in tutto il mondo si sono messi alla ricerca di un vaccino per contrastarla. Un nuovo annuncio a tal riguardo arriva dal The Journal of Infectious Diseases. Una squadra di ricercatori dell’Università del Texas a Galveston, insieme a colleghi sauditi e canadesi, ha sviluppato un nuovo potente vaccino che protegge proprio da questa sindrome.

L’autore della ricerca, Chien-Te K Tseng, ricercatore dell’Università del Texas, dichiara: “In passato, ci siamo concentrati principalmente sullo sviluppo di vaccini antinfluenzali universali indirizzando le proteine ​​virali su cellule specifiche che hanno una molecola chiamata CD40 sulle loro superfici. Abbiamo modificato e ottimizzato la nostra precedente piattaforma di vaccini per generare nuovi potenziali vaccini MERS.”

L’efficacia del vaccino è stata valutata su topi geneticamente modificati in modo da avere risposte immunitarie più simili a quelle umane. I topi sono prima stati vaccinati con due versioni diverse del nuovo vaccino e poi infettati con MERS-CoV.
Una delle due versioni non è stata in grado di impedire al virus di provocare danni ai polmoni mentre l’altra, che a differenza del primo agiva in maniera più selettiva sulle cellule CD40, non provocava effetti collaterali legati ai polmoni risultando dunque funzionale.

https://notiziescientifiche.it/creato-vaccino-contro-la-sindrome-respiratoria-mediorientale-mers/

L’Aifa allerta i medici su alcuni antibiotici per effetti collaterali

L’Agenzia del farmaco ha diffuso importanti informazioni di sicurezza su alcune molecole di uso comune per il rischio di reazioni avverse gravi e permanenti

L’Agenzia Italiana del farmaco (Aifa) ha diffuso un’allerta che riguarda una serie di antibiotici di uso comune per i gravi effetti collaterali che sono stati segnalati. L’Ente ha diffuso una nota, rivolta ai medici. in cui vengono fornite nuove e importanti informazioni di sicurezza sui medicinali contenenti fluorochinoloni (ciprofloxacina - levofloxacina - moxifloxacina - pefloxacina - prulifloxacina - rufloxacina - norfloxacina - lomefloxacina) e chinoloni.
Quattro molecole saranno ritirate dal commercio

«Sono state segnalate on gli antibiotici chinolonici e fluorochinolonici reazioni avverse invalidanti, di lunga durata e potenzialmente permanenti, principalmente a carico del sistema muscoloscheletrico e del sistema nervoso. Di conseguenza, sono stati rivalutati i benefici ed i rischi di tutti gli antibiotici chinolonici e fluorochinolonici e le loro indicazioni nei paesi dell’UE. I medicinali contenenti cinoxacina, flumechina, acido nalidixico e acido pipemidico verranno ritirati dal commercio».

L’invito ai medici a non prescrivere i medicinali in alcuni casi

L’Aifa invita dunque i medici a non prescrivere questi medicinali « per il trattamento di infezioni non gravi o autolimitanti (quali faringite, tonsillite e bronchite acuta); per la prevenzione della diarrea del viaggiatore o delle infezioni ricorrenti delle vie urinarie inferiori; per infezioni non batteriche, per esempio la prostatite non batterica (cronica); per le infezioni da lievi a moderate (incluse la cistite non complicata, l’esacerbazione acuta della bronchite cronica e della broncopneumopatia cronica ostruttiva – BPCO, la rinosinusite batterica acuta e l’otite media acuta), a meno che altri antibiotici comunemente raccomandati per queste infezioni siano ritenuti inappropriati ; ai pazienti che in passato abbiano manifestato reazioni avverse gravi ad un antibiotico chinolonico o fluorochinolonico». In particolare viene suggerito ai medici di prescrivere con molta prudenza questi farmaci «agli anziani, ai pazienti con compromissione renale, ai pazienti sottoposti a trapianto d’organo solido ed a quelli trattati contemporaneamente con corticosteroidi, poiché il rischio di tendinite e rottura di tendine indotte dai fluorochinoloni può essere maggiore in questi pazienti. Dev’essere evitato l’uso concomitante di corticosteroidi con fluorochinoloni».

Interrompere il trattamento

L’Aifa infine invita i medici a informare i propri pazienti di interrompere il trattamento ai primi segni di reazione avversa grave quale tendinite e rottura del tendine, dolore muscolare, debolezza muscolare, dolore articolare, gonfiore articolare, neuropatia periferica ed effetti a carico del sistema nervoso centrale, e di consultare il proprio medico per ulteriori consigli

Gli effetti avversi

L’EMA (Agenzia europea del farmaco) ha riesaminato nei mesi scorsi gli antibiotici chinolonici e fluorochinolonici per uso sistemico ed inalatorio per valutare il rischio di reazioni avverse gravi e persistenti (che durano mesi o anni), invalidanti e potenzialmente permanenti, principalmente a carico del sistema muscoloscheletrico e del sistema nervoso. Le reazioni avverse gravi a carico del sistema muscoloscheletrico includono tendinite, rottura del tendine, mialgia, debolezza muscolare, artralgia, gonfiore articolare e disturbi della deambulazione. Gli effetti gravi a carico del sistema nervoso periferico e centrale includono neuropatia periferica, insonnia, depressione, affaticamento e disturbi della memoria, oltre che compromissione della vista, dell’udito, dell’olfatto e del gusto. Sono stati segnalati soltanto pochi casi di queste reazioni avverse invalidanti e potenzialmente permanenti, ma è verosimile una sotto-segnalazione. A causa della gravità di tali reazioni in soggetti fino ad allora sani, la decisione di prescrivere chinoloni e fluorochinoloni dev’essere presa dopo un’attenta valutazione dei benefici e dei rischi in ogni singolo caso.

CORSO ECM MILANO 5 APRILE 2019 OBIETTIVO FORMATIVO N. 6 RESPONSABILITA' RISK MANAGEMENT E SICUREZZA DEL PAZIENTE

Si è concluso con grande successo il corso ECM ideato e progettato da SCUOLAMEDICI tenutosi a Milano lo scorso 5 aprile sul tema della sicurezza del paziente e  la gestione del rischio clinico. Particolarmente apprezzati gli interventi dei Dottori Tommaso Mannone e Giansaverio Friolo, entrambi Risk Manager,  sul concetto di rischio, su come prevenirlo e come gestirlo al fine di evitare l’errore nel percorso di cura del paziente  nonchè l’intervento dell’Avv. Annamaria Marra sulla responsabilità per l’errore commesso da altro professionista nell’ambito del lavoro multidisciplinare. Si ringraziano tutti i partecipanti 

ANNAMARIA TOMMASO GIANSAVERIO

RNA artificiali: nuove strategie per il trattamento di diverse malattie genetiche

Le mutazioni fanno parte dell’evoluzione del genoma umano e sono responsabili della cosiddetta variabilità genetica. Possono dipendere da vari fattori e colpire sia le cellule somatiche (le cellule che compongono il nostro organismo), che quelle della linea germinale (le cellule riproduttive), rendendo in questo caso la mutazione ereditabile. Variazioni nelle sequenze dei geni possono portare però a risultati molto diversi. Se la mutazione non cambia ciò che è codificato nella sequenza, viene definita silenziosa: questo accade quando uno stesso amminoacido può essere codificato da diverse sequenze di DNA. In altri casi invece, si può avere la produzione di una versione tronca della proteina o la mancata produzione della stessa. Se la sequenza codifica per un amminoacido diverso, si avrà una cosiddetta mutazione missenso, che può essere neutra o dare origine a patologie gravi. Le mutazioni nonsenso, invece, hanno come conseguenza la trasformazione di una sequenza codificante un amminoacido in una che codifica un segnale di stop, con conseguente produzione di una proteina tronca e non funzionale. Le sequenze più a rischio sono quelle in cui basta una singola mutazione per avere il segnale di stop. I codoni di terminazione prematura (Premature Termination Codon, PTC) sono associati a malattie gravi, tra cui la fibrosi cistica, la distrofia di Duchenne, l’atrofia muscolare spinale, la ceroidolipofuscinosi neuronale infantile, la beta-talessemia, la cistinosi, il diabete insipido nefrogenico legato all'X, la sindrome di Hurler, la sindrome di Usher e il rene policistico. Complessivamente, le malattie legate ai PTC sono il 10-15% di tutte le patologie genetiche e colpiscono oltre 30 milioni di persone in tutto il mondo. 

La tecnica studiata prevede di rilevare i codoni di terminazione prematura, che normalmente arrestano la traduzione da RNA a proteine, e di impedirne la lettura. Analisi di laboratorio specifiche hanno permesso di identificare le sequenze dei PTC e, sulla base di queste sequenze, sono stati progettati gli ACE-tRNA. Queste molecole di RNA vengono poi trasportate nelle cellule che contengono la mutazione e intervengono nel processo di traduzione: i risultati hanno dimostrato che gli ACE-tRNA sono buoni inibitori dei codoni di terminazione prematura e possono produrre proteine funzionali. In poche parole, i piccoli RNA artificiali trasformano un segnale di “stop” in un segnale di “via libera”, facendo proseguire il processo di traduzione e producendo una proteina di lunghezza normale. Questa tecnica ha dimostrato una buona efficacia in cellule di mammifero, negli oociti di Xenopus e in modelli murini, correggendo i PTC in più geni, incluse mutazioni legate al CFTR, il regolatore della conduttanza transmembrana della fibrosi cistica. Infatti, i ricercatori hanno utilizzato modelli cellulari di fibrosi cistica con diverse mutazioni associate alla patologia. I risultati della ricerca hanno dimostrato l’efficacia degli ACE-tRNA nella produzione di una versione normale della proteina CFTR nelle cellule in cui il difetto era causato da un PTC. Positivi anche i risultati nelle sperimentazioni sui topi: in questo caso gli RNA artificiali sono stati iniettati direttamente nel tessuto muscolare.

Proprio perché i PTC sono la causa di molte patologie e dato che non ci sono ad oggi terapie disponibili per il trattamento della maggior parte di queste, questo studio dimostra le potenzialità di questa nuova tecnologia per lo sviluppo di terapie avanzate dedicate alle malattie causate dalle mutazioni nonsenso. In alcuni casi, anche la correzione di una piccola quantità di proteina disponibile può essere sufficiente per migliorare le condizioni del paziente. I progressi recenti nell’editing genetico con CRISPR/Cas9 potrebbero portare a una soluzione permanente per le malattie causate da mutazioni nonsenso. Purtroppo, alcuni aspetti di questa tecnologia, tra i quali il raggiungimento delle cellule di interesse oppure la frequenza di inserimento di modifiche off target, non la rendono utilizzabile come terapia in tempi brevi. Per questo motivo, i ricercatori hanno cercato un approccio efficace nella correzione dei PTC coniugando la versatilità di una piccola molecola terapeutica e la precisione dell’editing genetico.

Immunoterapia: approvata negli USA per il cancro al seno

Atezolizumab (Tecentriq®), sviluppato dall’azienda farmaceutica Roche, somministrato assieme alla chemioterapia con nab-paclitaxel (Abraxane®), ha ricevuto dal FDA l’approvazione accelerata come terapia per il carcinoma mammario triplo negativo locale non resecabile o metastatico (TNBC) nelle persone in cui le cellule tumorali esprimono il recettore PD-L1.

Quest’ultimo è una proteina di superficie che consente alle cellule cancerose di disinnescare la risposta immunitaria e poter così proliferare in maniera incontrollata. Un intrigante meccanismo cellulare il cui studio, negli ultimi venti anni, ha posto le basi per lo sviluppo delle strategie più innovative nel campo dell’immunoterapia e ha portato all’assegnazione del Premio Nobel per la Medicina nel 2018 .

L’espressione “triplo negativo” significa che le cellule tumorali non hanno recettori per gli estrogeni, per il progesterone o per il fattore di crescita HER2, tutti coinvolti nella proliferazione incontrollata delle cellule, ma che possono essere bloccati con altri farmaci. Secondo uno studio pubblicato nel 2016 , condotto presso la Harvard Medical School su 197 pazienti, PD-L1 viene espresso nel 26% dei casi. TNBC è una forma molto aggressiva che rappresenta il 15% dei casi di tumore al seno (300.000 casi su un totale di circa 2 milioni di diagnosi all’anno a livello globale) ed è più diffusa nelle donne di età inferiore ai 50 anni, se paragonato alle altre forme di cancro al seno. Partendo da questi dati sono stati avviati i primi studi clinici con atezolizumab - un anticorpo monoclonale contro PD-L1 già approvato per diversi tumori -  nel trattamento del tumore al seno triplo negativo. Di solito, la malattia, a decorso molto rapido, viene trattata con una combinazione di chirurgia, chemioterapia e radioterapia.

Atezolizumab è in grado di legarsi alla proteina PD-L1 e favorire così il riconoscimento delle cellule tumorali da parte del sistema immunitario. In condizioni normali, le cellule tumorali vengono attaccate dai linfociti T – i soldati in prima linea del sistema immunitario - ma se la proteina PD-L1 viene espressa sulla superficie delle cellule tumorali, queste ultime riescono sfuggire all’attacco. Questo perché PD-L1 è in grado di legarsi al recettore PD-1 dei linfociti, impedendone l’attivazione e la proliferazione e, di conseguenza, la distruzione delle cellule cancerose. “Questa combinazione con Tecentriq® è la prima immunoterapia ad aver ricevuto l’approvazione per il cancro al seno, rappresentando un significativo passo avanti nella comprensione di questa malattia”, commenta Sandra Horning, Chief Medical Officer di Roche e Head of Global Product Development.

L’approvazione si basa sui risultati dello studio di Fase III “IMpassion130”  , condotto su 902 pazienti in oltre 300 centri clinici nel mondo,  che aveva lo scopo di valutare l’efficacia, la sicurezza e la farmacocinetica del farmaco per questa patologia. Il trial clinico ha dimostrato che la combinazione di chemioterapia e anticorpo monoclonale aumenta il tempo in cui le pazienti non evidenziano un peggioramento della malattia, arrivando a 7.4 mesi contro i 4.8 mesi che hanno con la sola chemioterapia.

Atezolizumab è già stato approvato in Europa, negli Stati Uniti e in oltre 85 Paesi per il trattamento del tumore al polmone non a piccole cellule (NSCLC), in fase metastatica e precedentemente trattato, e per alcuni tipi di carcinoma uroteliale, metastatico non trattato o precedentemente trattato. È stato anche approvato negli Stati Uniti per il trattamento iniziale delle persone con carcinoma polmonare non a piccole cellule non squamose metastatico precedentemente trattato senza mutazioni del fattore di crescita dell’epidermide (EGFR) o della chinasi del linfoma anaplastico (ALK).

Di: Rachele Nazzaraccahttps://www.osservatorioterapieavanzate.it/terapie-avanzate/immunoterapia/immunoterapia-approvata-negli-usa-per-il-cancro-al-seno

Immunoterapia CAR-T. Arriva l’Ok di AIFA a un trial clinico contro leucemia mieloide acuta e mieloma multipl

Dopo anni di test in laboratorio e di studi preclinici su modelli animali, le cellule CAR-T stanno ormai diventando una realtà nel panorama delle terapie avanzate in via di sviluppo clinico. Soltanto pochi giorni fa, infatti, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha dato l’autorizzazione all’avvio di una sperimentazione clinica di Fase I/II per le cellule CAR-T CD44v6 nel trattamento di pazienti con Leucemia Mieloide Acuta (AML) e Mieloma Multiplo (MM).

La notizia – che segue la diffusione del parere tecnico positivo giunto dall’Istituto Superiore di Sanità nella prima metà di marzo – è stata accolta con grande entusiasmo all’interno di MolMed S.p.A , la biotech da anni impegnata sul fronte della ricerca, dello sviluppo, della produzione e della validazione clinica di terapie geniche e cellulari di alto profilo e massima innovazione. La sperimentazione clinica approvata dall’AIFA, infatti, verte sull’antigene CD44v6, mai ancora impiegato nel contesto delle CAR-T per le quali, fino ad oggi, è stato usato prevalentmente l’antigene CD19. Come aveva già spiegato il prof. Claudio Bordignon, fondatore e presidente dello Scientific Advisory Board di MolMed, in un’intervista all’Osservatorio Malattie Rare , le CAR-T CD44v6 avevano prodotto buoni riscontri nei modelli di trattamento di tumori del sangue, confermando il loro potenziale anche su tumori solidi, tra cui gli adenocarcinomi del pancreas, della testa e del collo. La loro efficacia era stata osservata proprio nel rallentare la crescita dei tumori e aumentare la sopravvivenza degli animali con carcinoma del polmone e melanoma, riducendone anche le metastasi. “Sulla base di questi promettenti dati pre-clinici MolMed ha in corso una richiesta alle autorità competenti per avviare la sperimentazione sull’uomo” – precisava Bordignon qualche mese fa.

Oggi quella richiesta è stata accolta. Oltre che per la molecola oggetto d’indagine e per le patologie che coinvolge, questa sperimentazione è importante perché rientra nel progetto europeo EURE-CART Horizon 2020di cui MolMed è coordinatore e sponsor. Questo progetto di ricerca punta sulle tecniche di ingegnerizzazione delle cellule CAR-T, a conferma dell’interesse e della fiducia suscitati da questo nuovo campo di ricerca. Il via libera alla conduzione dello studio clinico di Fase I/IIa sull’uomo con le CAR-T CD44v6 implica, infatti, la produzione delle cellule secondo le Good Manufacturing Practices (GMP), l'ottenimento dell'approvazione normativa e la progettazione e conduzione di una sperimentazione clinica multicentrica secondo le Good Clinical Practices (GCP) in diversi paesi membri dell'Unione Europea, la quale ha finanziato con 5 milioni di euro EURE-CART nell’ambito di Horizon 2020. Lo sforzo per la realizzazione del progetto – e per la sua successvia traduzione in clinica – ha richiesto l’istituzione di un consorzio di 9 partner provenienti da 5 diversi paesi dell’Unione Europea, il cui coordinamento è stato affidato a MolMed. Gli obiettivi del progetto vanno al di là dell’immunoterapia con le CAR-T, tecnica eletta "Breakthrough of the Year" dalla rivista Science nel 2013 e considerata una delle più concrete possibilità di trattamento del cancro del futuro oltre che un modello per la terapia personalizzata. Con EURE-CART si punta alla creazione di un ponte tra il mondo accademico, la grande industria e gli organsimi di regolamentazione. Guardare alle CAR-T come a un’archetipo significa credere in una ricerca traslazionale con un impatto scientifico e tecnologico di sommo livello e nel quale l’industria biotecnologica ha già investito e può ancora continuare a investire creando nuove importanti occasioni di lavoro.

“L’autorizzazione ad iniziare lo studio clinico sul CAR T CD44v6 rappresenta una milestone fondamentale per la nostra società e valorizza tutto il lavoro fatto in questi anni dai nostri ricercatori per sviluppare una pipeline innovativa nel promettente settore delle terapie CAR” – afferma Riccardo Palmisano, Amministratore Delegato di MolMed – “Come nella sua tradizione, MolMed anche in quest’area ha voluto confermare il proprio approccio pionieristico, sviluppando un CAR-T del tutto originale: mentre i due soli CAR-T ad oggi autorizzati al commercio in USA e in Europa, e la maggior parte di quelli attualmente oggetto di studi clinici in corso, utilizzano CAR specifici per l’antigene CD19, limitandone l’impiego in pazienti con malattie ematologiche della linea linfocitaria B, il CAR-T di MolMed ha un target completamente diverso, espresso sia in tumori ematologici che solidi, oltre che una promessa di sicurezza più elevata conferita dalla presenza del gene suicida”. Infatti, le cellule CAR-CD44v6 sono equipaggiate con un gene che, nel caso di eventi avversi gravi, può ‘spegnere’ l’attività del costrutto molecolare. Una sorta di freno di emergenza che contribuisce al buon mantenimento dell’elevato profilo di sicurezza del prodotto.

L’obiettivo dello studio clinico è di dimostrare la sicurezza e l’efficacia dell’immunoterapia a base di cellule CAR-T CD44v6. Nella prima fase di studio, ai pazienti adulti affetti da leucemia mieloide acuta e mieloma multiplo, sarà somministrato il trattamento nelle diverse dosi previste dal protocollo al fine di determinare la Dose Massima Tollerata (MTD), mentre nella seconda fase, che includerà anche pazienti pediatrici, l’obiettivo primario consisterà nella valutazione dell’attività terapeutica delle cellule CAR-T su un più ampio numero di pazienti per ciascuna patologia. Alla sperimentazione prenderanno parte 5 centri clinici, due dei quali in Italia (l’Ospedale San Raffaele di Milano, quale centro coordinatore dello studio clinico, e l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma) e gli altri tre in Spagna, Germania e Repubblica Ceca.

“Siamo fiduciosi che, grazie alla somma delle nostre competenze e dell’impegno in ricerca, sviluppo e produzione di terapie geniche e cellulari innovative, i risultati di questa prima fase dello studio clinico, possano confermare le attese nostre, dei clinici e dei pazienti, portando una soluzione sicura ed efficace a bisogni terapeutici ancora privi di cura” – conclude Palmisano. Il primo studio clinico sull’uomo con le CAR-T CD44v6 sta scaldando i motori e l’augurio è che presto se ne aggiungano altri.

Di: Enrico Orze
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Editing del genoma umano: un registro internazionale per la ricerca clinica

La richiesta arriva dal comitato consultivo della World Health Organization sull’editing genomico, che si è riunito a Ginevra lo scorso 18 e 19 marzo.

“Rispettando il principio di trasparenza, una necessità urgente è quella di chiedere alla World Health Organization di creare un registro per la ricerca nel campo dell’editing del genoma umano, in modo tale che gli studi fatti utilizzando queste tecnologie vengano registrati in modo trasparente e accessibile da tutte le parti interessate.” Così ha commentato Margaret Hamburg, co-presidente del comitato consultivo (Expert Advisory Committee) della World Health Organization (WHO) sullo sviluppo di standard globali per la governance e la supervisione dei processi di editing del genoma umano. I 18 esperti internazionali - ricercatori e bioeticisti - che compongono il comitato consultivo, sono stati incaricati di esaminare questioni scientifiche, etiche, sociali e legali riguardanti l’editing sia germinale (di embrioni e gameti) che somatico (di cellule adulte), al fine di formulare raccomandazioni sui meccanismi di governance e supervisione a livello globale.

La WHO ha creato questo comitato in seguito alla nascita delle due gemelle cinesi modificate geneticamente con la tecnica CRISPR. La vicenda del biofisico cinese He Jiankui, che a novembre 2018 aveva rivelato al mondo di aver fatto editing su embrioni umani dai quali sono nate le bimbe, aveva suscitato le critiche dai ricercatori di tutto il mondo. I motivi sono molteplici e toccano sia tematiche scientifiche che etiche: aver manipolato geneticamente embrioni umani, non aver affrontato una necessità medica insoddisfatta, dato che l’infezione da HIV è prevenibile e trattabile con antiretrovirali, la mancata trasparenza della sperimentazione e non aver informato correttamente i partecipanti dei possibili rischi delle procedure. Alla luce di questo episodio, i membri del comitato sono anche d’accordo nell’affermare che sarebbe “irresponsabile per chiunque, in questo momento, procedere con la sperimentazione clinica delle tecniche di editing del genoma umano”.

La prima riunione dell’Expert Advisory Committee si colloca pochi giorni dopo la pubblicazione sulla rivista Nature, il 13 marzo, dell’appello da parte di alcuni ricercatori e bioeticisti per richiedere un periodo di sospensione, durante il quale non sia consentito l’uso clinico di editing genomico sulla linea germinale umana. Una “vaga moratoria”, però, non sembrerebbe essere la risposta adatta per affrontare la questione, sottolinea Margaret Hamburg. Ma tutti sono concordi nel sottolineare i rischi e le incognite che circondano l’applicazione clinica di queste tecnologie. Pur avendo come obiettivo la prevenzione di malattie potenzialmente letali, CRISPR potrebbe inserire modifiche al di fuori del DNA bersaglio (eventi off-target) e le modifiche, se fatte sulla linea germinale, verrebbero ereditate dalle generazioni future senza che la comunità scientifica sia ancora in grado di prevedere le conseguenze a lungo termine.

Oltre ad un registro centrale, ideato per creare una banca dati aperta e trasparente degli studi clinici in corso a livello internazionale, il comitato del WHO chiede anche che venga raccomandato agli editori di riviste scientifiche di non pubblicare studi in questo ambito se non registrati. E lo stesso vale per i finanziatori, i cui beneficiari dovranno provvedere a registrare le loro ricerche, se fatte in questo ambito. Non ci sono state raccomandazioni esplicite per una moratoria sull’editing della linea germinale e nemmeno spiegazioni su come qualcuno possa imporre l’obbligo di registrazione agli scienziati che non sono finanziati da fondi affidabili o che non hanno interessi a pubblicare il loro lavoro. Il settore privato è ovviamente il più difficile da regolamentare, come afferma il presidente della US National Academy of Medicine Victor Dzau, ma questo è un primo passo che va fatto per raggiungere una regolamentazione globalmente riconosciuta dell’editing genomico sull’essere umano.

Il comitato consultivo della WHO lavorerà durante i prossimi 18 mesi per trovare un quadro di governance globale che sia sostenibile e applicabile a livello locale e internazionale. “Riteniamo sia molto importante l’istituzione di questo registro per avere un miglior senso di consapevolezza della ricerca che sta avvenendo nel mondo, una maggior trasparenza e responsabilità in termini di garanzia che la sperimentazione clinica rispetti gli standard etici e scientifici.”, continua Margaret Hamburg. “Penso sia importante per tutti noi avere una migliore comprensione di come viene fatta la ricerca e penso che questo possa creare un senso di responsabilità su cosa viene fatto (e come viene fatto) dalla comunità scientifica.”

https://www.osservatorioterapieavanzate.it/terapie-avanzate/editing-genomico/editing-del-genoma-umano-un-registro-internazionale-per-la-ricerca-clinica

Obesità, attivare il sistema linfatico contro la sindrome metabolica

Letteratura scientifica internazionaleMedicina News 

Una nuova ricerca, pubblicata sull’American Journal of Pathology, suggerisce che l’attivazione del sistema linfatico potrebbe avere un ruolo positivo per combattere l’infiammazione del tessuto adiposo, tipica dell’obesità, associabile a resistenza all’insulina e quindi allo sviluppo della sindrome metabolica.

“Comprendere i meccanismi dell’infiammazione dell’adipe – spiega Joseph M. Rutkowski, del dipartimento di Fisiologia Medica del Texas A&M College of Medicine, College Station, Texas (USA) – ci porterebbe al cuore dei meccanismi biologici dell’obesità e delle sue complicanze. Abbiamo ipotizzato che l’aumento della linfangiogenesi (formazione di vasi linfatici) nel tessuto adiposo possa aiutare a ridurre l’infiammazione associata all’obesità. ”

Per questo esperimento i ricercatori hanno utilizzato un modello animale in cui è stato attivato un particolare recettore del fattore di crescita VEGFR-3 (vascular endothelial growth factor receptor-3). I topi con queste caratteristiche sono stati poi sottoposti a una dieta con alto contenuto di grassi e nonostante l’aumento di peso si conservava l’omeostasi del glucosio e dei lipidi.

“Abbiamo dimostrato – conclude  Rutkowski – che l’aumento del VEGF-D nel tessuto adiposo induce la linfangiogenesi e migliora l’omeostasi del glucosio e dei lipidi in soggetti obesi. ” I ricercatori sottolineano che questi risultati migliorano quelli di esperimenti precedenti in cui i tempi di reazione nel modello umano risultavano incompatibile con il metabolismo umano.

Per quanto si tratti solo di un primo approccio sperimentale, sembra interessante l’apertura di una nuova prospettiva per combattere l’obesità e le sue complicanze.

fonte rivista medico e paziente link https://medicoepaziente.it/2019/obesita-attivare-il-sistema-linfatico-contro-la-sindrome-metabolica/

Dispositivi Medici: la nuova governance e i registri protesici

Il ministro Grillo presenta il documento di Governance dei dispositivi medici

“La nostra proposta per una nuova governance prevede una nuova strategia per il governo dell’innovazione dei dispositivi medici. - dichiara il ministro della Salute, Giulia Grillo- I dispositivi medici hanno acquisito un ruolo centrale nella pratica clinica migliorando sia la salute che la qualità della vita dei pazienti. L'industria dei dispositivi medici, che conta 4mila imprese e circa 67mila addetti, è infatti considerevolmente cresciuta negli ultimi anni, di pari passo con l’espansione della sfera assistenziale che ricopre.

Il Documento in materia di Governance dei dispositivi medici - sottolinea il ministro - è stato presentato nei giorni scorsi alle Regioni, nel corso della riunione della Commissione salute ed è il risultato del lavoro del Tavolo tecnico di lavoro sui farmaci e i dispositivi medici istituito al ministero della Salute nell’agosto scorso.

Come già ribadito per la governance dei farmaci, il documento che presentiamo oggi al ministero, con le dottoresse Marcella Marletta, Luciana Ballini e Giovanna Scroccaro, evidenzia che la domanda di dispositivi medici, e in particolare per quelli in ingresso sul mercato considerati innovativi, dev’essere guidata dal criterio del valore clinico assistenziale aggiuntivo rispetto a quanto già disponibile" chiarisce.

"Il processo di valutazione può produrre diverse tipologie di raccomandazioni: non adozione, adozione o adozione solo in ricerca, tenendo quindi conto dei limiti del processo regolatorio e dando spazio alle potenzialità non pienamente dimostrate di un elevato valore aggiunto, attraverso l’impulso alla ricerca clinica” precisa Grillo.

“Sarà possibile realizzare gli obiettivi del documento grazie a quanto il nostro Paese ha fatto in questo settore negli ultimi anni e alla disponibilità nel nostro sistema di competenze professionali che non sono sicuramente seconde ad altre” conclude il ministro.

La proposta di governance vorrebbe affrontare le criticità derivate da:

  • un settore in forte espansione, ad alta intensità di rinnovamento e crescente complessità tecnologica, non sempre facilmente riconducibile a un reale impatto in termini di migliori risultati di cura per i pazienti.
  • Un regolamento Europeo che non vincola l’autorizzazione al mercato dei dispositivi medici alla presentazione di adeguate prove scientifiche di sicurezza ed efficacia clinica.
  • La responsabilità in capo agli Stati Membri di vigilare sulla sicurezza e di mettere in atto strumenti per la sostenibilità dell’innovazione.
  • Un sistema sanitario dove l’offerta di tecnologie domina i meccanismi di scelta, che dovrebbero invece partire dalla reale domanda di salute dei cittadini.

La strategia per la governance dell’innovazione più consolidata definisce processi decisionali informati dalle valutazioni tecnico scientifiche. La sezione del documento sul governo della domanda e dell’offerta è pertanto quasi interamente dedicata all’Health Technology Assessment (HTA), strumento che favorisce lo sviluppo e l’innovazione, salvaguardando la sostenibilità dei sistemi sanitari universalistici e qualificando i processi di cura.

Le finalità del documento sono:

  • fondare le decisioni sui bisogni dei pazienti e sul valore aggiunto di una tecnologia, dimostrato in termini di risultati;
  • assumere rischi calcolati e solamente in presenza di potenziali benefici altamente rilevanti;
  • rendere efficiente il monitoraggio dei rischi e dei benefici.
  • comunicare all’industria i requisiti di sicurezza ed efficacia comparativa necessari per proporre prodotti innovativi.

Dal punto di vista delle relazioni le finalità sono:

  • mettere a disposizione dei pazienti informazioni indipendenti e strumenti adeguati a supportarli nel comprendere i potenziali vantaggi e i potenziali rischi delle cure; di renderli partecipi ai processi decisionali affinché le valutazioni tengano conto delle loro prospettive e aspettative;
  • salvaguardare le relazioni qualificate tra produttori e professionisti, ponendo questi ultimi nella condizione di poter richiedere evidenze cliniche di efficacia e sicurezza e contribuire a generarle attraverso la ricerca;
  • migliorare le conoscenze dei produttori relative alle necessità del sistema sanitario; di incentivarli a condividere precocemente i piani di sviluppo delle proprie innovazioni per una migliore tempestività di risposta da parte del sistema. 



L'UE adotta la Classificazione italiana dei dispostivi medici

Il ministro Grillo ha dichiarato: “siamo orgogliosi che la Commissione europea ha deciso di adottare il nostro sistema di classificazione nazionale come nomenclatore per la banca dati a livello europeo”.
Il Gruppo di coordinamento Medical Device Coordination Group (MDCG) della Commissione europea ha infatti deciso, nella riunione del 14 febbraio 2019, di adottare la Classificazione Nazionale dei Dispositivi medici italiana (CND) a livello europeo come nomenclatore per la banca dati europea EUDAMED, grazie alle peculiarità di struttura, finalità, fruibilità e metodologia di aggiornamento della classificazionre italiana.

Lo sviluppo europeo della classificazione nazionale è stato possibile grazie anche alla professionalità e al costante supporto delle regioni e degli esperti del gruppo di lavoro della regione autonoma del Friuli Venezia Giulia.

Questo permetterà a tutti gli operatori italiani del settore dei dispositivi medici di risparmiare ingenti risorse economiche e strumentali per adattare la nomenclatura italiana a quella europea.



I Registri protesici, strumenti della Governance

Il Registro Italiano ArtroProtesi (RIAP) è stato avviato oltre 10 anni fa dall’Istituto Superiore di Sanità su richiesta del ministero della Salute. Il RIAP rappresenta oggi una estesa rete di stakeholder che collaborano per creare una raccolta dati nazionale efficiente e di qualità. Informazioni su oltre 67.000 interventi di anca, ginocchio e spalla sono state raccolte nel 2017 in nove Regioni.

L'obiettico del Registro è creare un sistema di monitoraggio che copra tutto il territorio italiano, in grado di tracciare puntualmente tutte le protesi impiantate, valutarne la loro efficacia, indirizzare il chirurgo a scegliere quelle con evidenze di una maggiore durata e ad adottare buone pratiche.

Il numero di interventi di impianto di protesi ortopediche effettuati ogni anno nel nostro Paese sfiora i 200.000.

Il Registro nazionale delle protesi mammarie


La dottoressa Marcella Marletta, Direttore generale dei dispositivi medici e del servizio farmaceutico, ha annunciato l'attivazione a breve del Registro delle protesi mammarie. In questa fase pilota la partecipazione da parte dei chirurghi, che impiantano o espiantano protesi, è su base volontaria; seguirà la discussione in Conferenza Stato-Regioni del Regolamento del registro; successivamente il Registro, come previsto dalla Legge di bilancio, avrà carattere di obbligatorietà.

L'obbligatorietà e la trasparenza renderanno il registro italiano unico al mondo.

In Italia sono circa 51.000 le protesi mammarieimpiantate ogni anno. Il 63% ha finalità estetiche, il 37% finalità ricostruttive. Questi i dati che derivano dalle nostra attività di vigilanza, dati molto importanti che ci hanno dato la possibilità di stimare il numero di donne che ogni anno si sottopone ad impianto mammario: circa 35.000.

Il nuovo registro delle protesi mammarie permetterà:

  • il monitoraggio clinico del soggetto sottoposto a impianto, allo scopo di prevenire le complicanze e migliorare la gestione clinico-assistenziale degli eventuali effetti indesiderati ed esiti a distanza;
  • il monitoraggio epidemiologico, a scopo di studio e ricerca scientifica in campo clinico, biomedico e di programmazione, gestione, controllo e valutazione dell'assistenza sanitaria.

"Abbiamo utilizzato questi anni - ha dichiarato Marcella Marletta - per studiare meglio questa tipologia di dispositivi, ne abbiamo compreso meglio il mercato, abbiamo creato una solida rete con le regioni, le province Autonome, le società scientifiche ed i distributori di protesi mammarie sul territorio italiano ed oggi possiamo annunciare che già dalla prossima settimana si comincerà con la raccolta dei dati.

Il registro sarà così organizzato:

Ministero della Salute: Rapporto sui ricoveri ospedalieri 2017, quasi 59 milioni le giornate di degenza

Nel 2017 si osserva una generale diminuzione del volume di attività erogata dagli ospedali italiani: il numero complessivo di dimissioni per acuti, riabilitazione e lungodegenza e il corrispondente volume complessivo di giornate si riducono, entrambi, di circa il 2% rispetto al 2016. È quanto si legge nel Rapporto annuale sull'attività di ricovero ospedaliero (Dati SDO 2017), a cura della Direzione generale della programmazione sanitaria del ministero della Salute.

La riduzione più consistente delle dimissioni si osserva (tabella 1) nell’attività per acuti in regime diurno (dimissioni -6,7%, giornate -13,1%); seguono la lungodegenza (dimissioni -5,4%, giornate -17,5%) e la riabilitazione in regime diurno (dimissioni -4,6%, giornate -3,1%).

Tabella 1 - Dimissioni e giornate per tipo attività e regime di ricovero, confronto anni 2016-2017

 
ATTIVITA'DIMISSIONIGIORNATE / ACCESSI
2017var % 2016-20172017var % 2016-2017
Acuti - Regime ordinario 6.255.055 -0,5 43.342.042 0,4
Acuti - Regime diurno 1.820.536 -6,7 4.647.249 -13,1
Riabilitazione - Regime ordinario 315.955 -0,8 8.057.699 -1,9
Riabilitazione - Regime diurno 30.450 -4,6 456.716 -3,1
Lungodegenza 99.118 -5,4 2.385.927 -17,5
TOTALE 8.521.114 -2,0 58.889.633 -2,0

Il tasso di ospedalizzazione standardizzato si riduce, con una discreta variabilità regionale

Rispetto al 2016, nel 2017 il tasso di ospedalizzazione per acuti, standardizzato per età e sesso, si riduce da 126 a 123,2 dimissioni per 1.000 abitanti, suddiviso in 94,2 dimissioni (per 1.000 abitanti) in regime ordinario e 29 in regime diurno (nell'anno precedente i valori erano, rispettivamente, 95 e 31 dimissioni per 1.000 abitanti); si rileva, inoltre, una discreta variabilità regionale (grafico 1).

Grafico 1 - Tasso di ospedalizzazione standardizzato (per età e genere) per 1.000 abitanti - Attività per acuti in regime ordinario e diurno, anno 2017

Tasso di ospedalizzazione standardizzato per età e genere. Attività per Acuti in Regime ordinario e diurno - Anno 2017

Il trend del tasso di ospedalizzazione, standardizzato per età e sesso, mostra un andamento decrescente, che interessa sostanzialmente l’attività per acuti, sia in regime ordinario che diurno: si passa, rispettivamente, da 115,8 e 48,8 per 1.000 abitanti nel 2010 a 94 e 29 per 1.000 abitanti nel 2017. Il tasso di ospedalizzazione complessivo si riduce da 171,9 per 1.000 abitanti nel 2010 a 129,4 nel 2017.

L’appropriatezza organizzativa migliora

L’appropriatezza del setting assistenziale del ricovero ospedaliero migliora ulteriormente. In particolare, confrontando i dati dell'anno 2017 con quelli dell'anno precedente, si osserva un aumento della percentuale di regime diurno in 33 dei 108 DRG a rischio inappropriatezza; inoltre, fra i restanti 75, ulteriori 41 DRG, pur presentando una quota di regime diurno inferiore rispetto al 2016, sono caratterizzati da una riduzione del volume di ricoveri ordinari: in media la riduzione è pari a 6,8%. Infine, 80 DRG mostrano una riduzione del numero totale di ricoveri erogati rispetto al 2016. Presumibilmente, ciò sta ad indicare il trasferimento della casistica dal setting ospedaliero al setting ambulatoriale: il numero totale di ricoveri afferenti ai 108 DRG a rischio inappropriatezza si riduce di circa il 6,3%, passando da 2.314.129 unità a 2.167.274 unità.

Complessivamente, quindi, per i 108 DRG LEA si osserva una significativa deospedalizzazione, con un miglioramento dell'appropriatezza organizzativa e dell'efficienza nell'uso delle risorse ospedaliere.

La mobilità interregionale resta sostanzialmente costante

La percentuale di ricoveri in mobilità per ciascun tipo di attività e regime di ricovero, pur con qualche leggera variazione, si mantiene sostanzialmente costante: essa è pari a circa l'8% per l’attività per acuti in regime ordinario e diurno, il 15% per l’attività di riabilitazione in regime ordinario, il 10% per l’attività di riabilitazione in regime diurno e il 5% per l’attività di lungodegenza.

Più in dettaglio, si osserva che dal 2010 al 2017 la mobilità per acuti in regime ordinario passa dal 7,4% all'8,3%, mentre in regime diurno passa dal 7,4% al 9,3%, la mobilità per riabilitazione in regime ordinario passa dal 14,7% al 16,4%, quella in regime diurno è pari al 9,2% nel 2010, tocca un massimo di 11,8% nel 2012 e si attesta al 9,8% nel 2017. Infine, la mobilità per lungodegenza è pari al 4,7% nel 2010 e, con piccole oscillazioni, si attesta al 5,2% nel 2017.

La remunerazione teorica è in graduale diminuzione tra il 2010 e il 2017

Analizzando il trend della remunerazione teorica delle prestazioni di ricovero ospedaliero a carico del SSN negli anni 2010-2017, si registra una graduale riduzione: si passa da 30,9 miliardi di euro nel 2010 a 28,2 miliardi nel 2017.

In particolare, si osserva una diminuzione della remunerazione totale di circa l'1,3% fra il 2016 ed il 2017, la cui remunerazione teorica complessiva è determinata per 25,8 miliardi di euro dall'attività per acuti (di cui 23,5 in regime ordinario e 2,3 in regime diurno), per circa 2 miliardi di euro dall'attività di riabilitazione (di cui 1,9 miliardi in regime ordinario e 88,8 milioni in regime diurno) e per circa 354,3 milioni di euro dall'attività di lungodegenza, per un totale di circa 28,2 miliardi di euro.

Nella rilevazione 2017 vengono raccolte numerose nuove informazioni

Il Decreto ministeriale 7 dicembre 2016, n. 261 ha notevolmente ampliato il contenuto informativo del flusso SDO, con l’introduzione di numerose nuove variabili a partire dall’anno 2017.

Le nuove variabili raccolgono importanti informazioni sia di carattere amministrativo/organizzativo, sia di carattere clinico; in particolare:

  • unità operativa di ammissione, unità operative di trasferimento interno/esterno e data/ora trasferimento;
  • rilevazione della presenza di una diagnosi già al momento dell’ammissione del paziente;
  • ora di ricovero e ora di dimissione;
  • ora inizio intervento principale, data e ora inizio interventi secondari;
  • identificativi dei chirurghi e degli anestesisti che hanno effettuato le procedure chirurgiche;
  • ampliamento del numero di interventi secondari rilevati nella scheda di dimissione ospedaliera;
  • interventi in service;
  • rilevazione del dolore, stadiazione condensata, pressione arteriosa sistolica, creatinina serica, frazione di eiezione, lateralità.

Le nuove informazioni rilevate consentiranno di effettuare analisi più dettagliate sull’appropriatezza organizzativa e clinica dell’assistenza sanitaria erogata nel setting ospedaliero, di definire con maggior precisione i percorsi diagnostico/terapeutici nel corso degli episodi di ricovero, nonché di valutare meglio la complessità della casistica, effettuare analisi di risk adjustment per le valutazioni di efficacia e di esito e valutare la correlazione fra esiti e volume di procedure per singolo operatore (chirurgo/anestesista).

fonte del 25 marzo 2019 http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=3682

Registri AIFA: l’Agenzia fornisce informazioni sui dati dei trattamenti con i nuovi farmaci per la cura dell’epatite C


L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) fornisce in maniera sistematica, tramite aggiornamenti settimanali, dati pubblici circa i trattamenti con i nuovi farmaci ad azione antivirale diretta di seconda generazione (DAAs) per la cura dell’epatite C cronica raccolti dai Registri di monitoraggio AIFA.

Nell’ambito del Piano di eradicazione dell’infezione da HCV in Italia, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha ridefinito i criteri di trattamento per l’Epatite C cronica.

Gli 11 criteri, scaturiti dal dialogo con le Società scientifiche e condivisi con la Commissione Tecnico Scientifica (CTS) dell’Agenzia, consentiranno di trattare tutti i pazienti per i quali è indicata e appropriata la terapia.

Inoltre, sarà possibile inserire nei Registri anche i pazienti che, in seguito al fallimento di regimi di trattamento senza interferone, abbiano necessità di essere ritrattati con un’associazione di almeno 2 farmaci antivirali ad azione diretta di seconda generazione (DAAs).

Di seguito gli 11 nuovi criteri di trattamento.

Criterio 1: Pazienti con cirrosi in classe di Child A o B e/o con HCC con risposta completa a terapie resettive chirurgiche o loco-regionali non candidabili a trapianto epatico nei quali la malattia epatica sia determinante per la prognosi.

Criterio 2: Epatite ricorrente HCV-RNA positiva del fegato trapiantato in paziente stabile clinicamente e con livelli ottimali di immunosoppressione.

Criterio 3: Epatite cronica con gravi manifestazioni extra-epatiche HCV-correlate (sindrome crioglobulinemica con danno d'organo, sindromi linfoproliferative a cellule B, insufficienza renale).

Criterio 4: Epatite cronica con fibrosi METAVIR F3 (o corrispondente Ishak).

Criterio 5: In lista per trapianto di fegato con cirrosi MELD <25 e/o con HCC all'interno dei criteri di Milano con la possibilità di una attesa in lista di almeno 2 mesi.

Criterio 6: Epatite cronica dopo trapianto di organo solido (non fegato) o di midollo in paziente stabile clinicamente e con livelli ottimali di immunosoppressione.

Criterio 7: Epatite cronica con fibrosi METAVIR F2 (o corrispondente Ishak) e/o comorbilità a rischio di progressione del danno epatico [coinfezione HBV, coinfezione HIV, malattie croniche di fegato non virali, diabete mellito in trattamento farmacologico, obesità (body mass index ≥30 kg/m2), emoglobinopatie e coagulopatie congenite].

Criterio 8: Epatite cronica con fibrosi METAVIR F0-F1 (o corrispondente Ishak) e/o comorbilità a rischio di progressione del danno epatico [coinfezione HBV, coinfezione HIV, malattie croniche di fegato non virali, diabete mellito in trattamento farmacologico, obesità (body mass index ≥30 kg/m2), emoglobinopatie e coagulopatie congenite].

Criterio 9: Operatori sanitari infetti.

Criterio 10: Epatite cronica o cirrosi epatica in paziente con insufficienza renale cronica in trattamento emodialitico.

Criterio 11: Epatite cronica nel paziente in lista d'attesa per trapianto di organo solido (non fegato) o di midollo.

L’aggiornamento fornisce le seguenti informazioni:

Trend cumulativo dei trattamenti avviati
Trattamenti avviati per criterio
Mosaico regionale: frequenza dei trattamenti per regione per criterio

18/03/2019
http://www.aifa.gov.it/content/registri-aifa-l%E2%80%99agenzia-fornisce-informazioni-sui-dati-dei-trattamenti-con-i-nuovi-farma-310

Oncologia, riconosciuta l’invalidità per le mutazioni Brca

Attualmente nel nostro Paese si contano tra i 75 e i 150mila donne portatrici delle mutazioni genetiche Brca1 e Brca2, che predispongono a sviluppare, anche in giovane età, tumori del seno, dell’ovaio e dell’endometrio, oltre ad altre neoplasie. D’ora in poi, a tutte le pazienti che sceglieranno di sottoporsi a un intervento chirurgico preventivo di asportazione della mammella o delle ovaie sarà riconosciuta una corretta percentuale d’invalidità. È questo si evince da una comunicazione tecnico-scientifica firmata dal coordinatore generale medico legale dell’Inps, Massimo Piccioni, e dal vicecoordinatore Onofrio De Lucia, inviata nel febbraio a tutte le commissioni medico-legali. Il documento sottolinea il disagio funzionale e psicologico che deriva dall’avere la mutazione e dal conseguente intervento, tanto da far considerare i sui effetti come invalidanti.

Grande soddisfazione per la decisione dell’INPS è stata espressa dalla Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia (FAVO), che ha promosso questa svolta normativa insieme con l’associazione aBRCAdaBRA, nata per rappresentare i bisogni delle persone portatrici della mutazione Brca.

«La comunicazione dell’Inps segna un’importante innovazione nel sistema di welfare che tiene il passo con le più recenti innovazioni in campo medico e, specialmente, genetico”, ha sottolineato Elisabetta Iannelli, segretario generale della FAVO. “Ora che la via tracciata dal progresso scientifico ci porta nella direzione della medicina di precisione, i cui necessari presupposti risiedono nei test biomolecolari e genetici, le indicazioni date dall’Inps per una corretta valutazione della disabilità anche per le persone sane portatrici di un rischio genetico, ma che affrontano interventi terapeutici preventivi di non poco rilievo, costituisce una vera e propria apertura di orizzonti, che in futuro riguarderanno anche altri rischi di malattia diagnosticati prima dell’insorgenza della stessa”.

E si può prevedere una ricaduta positiva anche per le donne in cui la malattia è già insorta.

«Questa novità, assoluta sulle donne sane comporterà un innalzamento della percentuale d’invalidità anche per le donne malate e Brca positive”, ha concluso Iannelli.

https://medicoepaziente.it/2019/oncologia-riconosciuta-linvalidita-per-le-mutazioni-brca/

Linee di indirizzo sull’attività fisica per le differenti fasce d’età e con riferimento a situazioni fisiologiche e fisiopatologiche e a sottogruppi specifici di popolazione

Ruolo e responsabilità degli attori coinvolti, benefici per fasce di età e gruppi di popolazione e livelli raccomandati.

È quanto delineano le Linee di indirizzo sull’attività fisica per le differenti fasce d’età e con riferimento a situazioni fisiologiche e fisiopatologiche e a sottogruppi specifici di popolazione, redatte da un Tavolo di lavoro istituito presso la Direzione generale della Prevenzione sanitaria e approvate in Conferenza Stato-Regioni il 7 marzo 2019.

Interagire con il proprio ambiente attraverso le varie forme di movimento, a tutte le età, contribuisce in modo significativo a preservare lo stato di salute inteso, nell’accezione dell’Organizzazione mondiale della sanità - OMS, come stato di benessere fisico, psichico e sociale. Esiste un legame diretto tra la quantità di attività fisica e la speranza di vita, ragione per cui le popolazioni fisicamente più attive tendono a essere più longeve di quelle inattive.

Le linee di indirizzo sottolineano la rilevanza dell’attività fisica per la popolazione generale e la necessità che tutti pratichino attività fisica, soprattutto integrata nella vita quotidiana.

Alcuni dati

Nel mondo, 1 adulto su 4 e 3 adolescenti su 4 (di età compresa tra 11 e 17 anni), non svolgono attività fisica secondo le raccomandazioni dell’OMS.

In Italia

  • Bambini: solo il 18% pratica sport per non più di un’ora a settimana (OKkio alla salute 2016)
  • Adulti: il 33,6% delle persone con età compresa tra 18 e 69 anni è classificato come sedentario, cioè non fa un lavoro pesante e non pratica attività fisica nel tempo libero (PASSI 2014-2017) 
  • Over 65: l’attività maggiormente praticata è camminare fuori casa, le attività domestiche rappresentano l’interesse principale, troppo poco tempo dedicato ad allenare la forza muscolare (PASSI d'argento 2016-2017).

Nella Regione europea dell’OMS l’inattività fisica è responsabile ogni anno di un milione di decessi (il 10% circa del totale) e di 8,3 milioni di anni persi al netto della disabilità (Disabilityadjusted life years, DALY).
Si stima che siano imputabili all’inattività fisica il 5% delle affezioni coronariche, il 7% dei casi di diabete di tipo 2, il 9% dei tumori al seno e il 10% dei tumori del colon. Inoltre, molti paesi della Regione hanno visto aumentare, negli ultimi decenni, le percentuali relative al numero di persone sovrappeso e obese. In 46 paesi (l’87% della Regione), oltre la metà degli adulti sono sovrappeso od obesi.

Le linee di indirizzo

Le linee di indirizzo forniscono elementi di policy di sistema e di orientamento sulle azioni necessarie per incentivare l’attività fisica, puntando all’equità e all’inclusione dei soggetti vulnerabili, con l’obiettivo di superare il carattere settoriale e frammentario, che hanno avuto molte delle azioni di prevenzione e promozione della salute sinora intraprese, mirando anche a favorire una maggiore omogeneità di intervento a livello nazionale.

Il documento, coerentemente con gli obiettivi Il Piano d’azione globale sull'attività fisica per gli anni 2018-2030 di recente approvato dall’OMS per ridurre del 15% la prevalenza globale dell’inattività fisica negli adulti e negli adolescenti entro il 2030, riconosce la validità dell’approccio strategico del nostro Paese, che tiene in considerazione tutti i determinanti che influenzano lo stile di vita e mira a realizzare azioni efficaci di promozione della salute in un’ottica intersettoriale e di approccio integrato.

La promozione dell’attività fisica come sostenuto dal programma Guadagnare salute e recepito dal Piano Nazionale della Prevenzione, richiede un approccio intersettoriale, con forte leadership del settore sanitario, ma con grande interazione con altri settori, come l’istruzione, lo sport e la cultura, i trasporti, l’urbanistica e l’economia.

Il documento, pertanto, definisce in dettaglio il ruolo e le diverse responsabilità dei vari settori coinvolti, con particolare riferimento alla sanità pubblica e al servizio sanitario in generale, al settore educativo, al sistema sportivo, al settore dell’ambiente e delle infrastrutture, ai luoghi di lavoro, tutti ambiti nei quali è possibile sviluppare interventi tra loro coerenti per facilitare uno stile di vita attivo.

Le linee di indirizzo descrivono, inoltre, i benefici dell’attività fisica per ciascuna fascia d’età e in riferimento a situazioni fisiologiche e fisiopatologiche e a sottogruppi specifici di popolazione, andando quindi a illustrare, partendo dalle raccomandazioni dell’OMS, i livelli raccomandati di attività fisica e i sistemi e le modalità per raggiungerli.

Data di pubblicazione: 15 marzo 2019

http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=3668

Calendario delle prove di ammissione relative ai corsi di laurea e di laurea magistrale ad accesso programmato nazionale per l’anno accademico 2019/2020

Al fine di offrire adeguata informativa agli studenti interessati e di permettere agli Atenei di procedere alla predisposizione delle opportune misure organizzative legate allo svolgimento delle prove, si comunicano le date di effettuazione delle prove di ammissione relative ai seguenti corsi di laurea e di laurea magistrale ad accesso programmato nazionale per l’anno accademico 2019/2020:

Corso di studio

Data svolgimento prova

Corsi di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia e in Odontoiatria e Protesi Dentaria erogati in lingua italiana

martedì 3 settembre 2019

Corsi di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina Veterinaria

mercoledì 4 settembre 2019

Corsi di laurea e di laurea magistrale a ciclo unico direttamente finalizzati alla formazione di Architetto

giovedì 5 settembre 2019

Corsi di laurea delle professioni sanitarie

mercoledì 11 settembre 2019

Corsi di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia e in Odontoiatria e Protesi Dentaria erogati in lingua inglese

giovedì 12 settembre 2019

Corsi di laurea magistrale a ciclo unico in scienze della formazione primaria

venerdì 13 settembre 2019

Corsi di laurea magistrale delle professioni sanitarie

venerdì 25 ottobre 2019


Le modalità e i contenuti della prova e il numero di posti disponibili per le immatricolazioni saranno definiti con successivo decreto.
Roma, li 24 gennaio 2019

Il direttore generale
Dott.ssa Maria Letizia Melina

https://www.miur.gov.it/web/guest/normativa/-/asset_publisher/l5McTyTJNEft/content/calendario-delle-prove-relative-ai-corsi-di-laurea-e-di-laurea-magistrale-ad-accesso-programmato-nazionale-per-l-anno-accademico-2019-2020

PADOVA ECCEZIONALE INTERVENTO CHIRURGICO SU 47ENNE AFFETTO DA METASTASI EPATICHE INOPERABILI

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COMUNICATO STAMPA, 5 marzo 2019

ECCEZIONALE INTERVENTO CHIRURGICO SU 47ENNE AFFETTO DA METASTASI EPATICHE INOPERABILI. UNA PORZIONE DI FEGATO DA DONATORE VIVENTE, RIGENERA IN SOLI 17 GG, DOPO ESSERE STATA TRAPIANTATA A FIANCO DEL FEGATO MALATO POI RIMOSSO IN VIDEOLAPAROSCOPIA. E’ LA PRIMA VOLTA AL MONDO.

Il paziente di 47 anni, in questi giorni è ritornato a casa e ha ripreso la sua attività ordinaria.

Era affetto da multiple metastasi epatiche da tumore del colon e giudicato inoperabile per il numero di metastasi che interessavano tutti i segmenti del fegato.

Il Prof. Umberto Cillo Direttore della Chirurgia Epatobiliare e dei Trapianti Epatici dell’Azienda Ospedaliera/Università di Padova con il suo staff di professionisti altamente qualificati ha optato per un innovativo intervento che nasce dalla lunga esperienza nell’ambito della trapiantologia oncologica della Clinica di Chirurgia Epatobiliare.

L’INTERVENTO CHIRURGICO

L’intervento chirurgico si è svolto in due tempi: nel primo intervento un piccolo frammento di fegato donato da un familiare è stato trapiantato a fianco del fegato malato. Dopo la crescita del frammento donato che in 17 giorni ha raggiunto un volume tale da sostenere la vita, nel secondo intervento il fegato metastatico del paziente è stato rimosso per la prima volta al mondo a Padova con tecnica mini-invasiva in videolaparoscopia. Il folto team di esperti (chirurghi, anestesisti, tecnici della perfusione, strumentisti, infermieri e operatori di sala operatoria, oltre 20 persone specializzate) ha eseguito il delicatissimo intervento chirurgico combinando le 3 tecniche chirurgiche di alta specializzazione:

  1. L’asportazione di metà del fegato affetto da metastasi;
  1. Il trapianto in posizione ausiliaria della porzione di fegato donato (a fianco del fegato malato);
  1. L’asportazione in videolaparoscopia del fegato malato residuo dopo aver ottenuto una rigenerazione fino ad oltre il doppio del volume della porzione del fegato donato.

Step 1

L’intervento chirurgico è stato eseguito presso l’Azienda Ospedaliera/Università di Padova, ha avuto inizio alle 8:00 del mattino e si è concluso alle ore 02:00 di notte del giorno successivo.

Nella prima fase è stata condotta l’esplorazione addominale sul paziente che ha ricevuto il trapianto. Accertata l’assenza di malattia extraepatica, in una sala operatoria adiacente ha avuto inizio l’intervento chirurgico sul donatore che ha portato all’asportazione del lobo sinistro del fegato, circa il 20% della massa epatica.

Fino ad oggi il trapianto da vivente veniva eseguito utilizzando almeno il 60-65% della massa epatica del donatore con significativo aumento del rischio.

Nella sala operatoria vicina, è stata eseguita in contemporanea l’asportazione del lobo sinistro del fegato del ricevente. La porzione di fegato prelevata dal donatore è stata impiantata con tecniche di ricostruzione vascolare microchirurgica e con l’ausilio del microscopio operatorio.

E’ stato eseguito un trapianto di fegato ausiliario da donatore vivente con tecnica RAPID.

Il ramo destro della vena porta del ricevente è stato quindi interrotto per garantire tutto l’apporto ematico al lobo sinistro trapiantato stimolandone una rapida (RAPID) rigenerazione epatica. Questo primo intervento è durato 15 ore.

Step 2

A distanza di 15 giorni con un esame TAC è stato eseguito il calcolo volumetrico del fegato donato dopo rigenerazione. La TAC ha dimostrato che il fegato trapiantato dopo incubazione e rigenerazione ha raggiunto più del doppio del volume iniziale dimostrando di essere funzionalmente sufficiente a sostenere la vita del paziente.

Si è quindi eseguito il secondo intervento 17 giorni dopo. L’intervento è durato 6 ore e si è svolto interamente con tecnica mini-invasiva videolaparoscopica ed è consistito nell’asportazione del fegato malato residuo. Con tecnica mini-invasiva per via videolaparoscopica è stato rimosso il lobo destro malato lasciando in sede solo il lobo sinistro trapiantato da donatore vivente, incubato e rigenerato, per la prima volta al mondo.

È la sesta volta che sulla Terra viene eseguito questo complesso intervento, il secondo nel mondo da donatore vivente e Padova ha realizzato lo Step 2, per la prima volta al mondo, interamente con tecnica mini-invasiva in video laparoscopia.

L’EQUIPE

L’intervento è stato eseguito da tre equipes chirurgiche della Chirurgia Epatobiliare coordinate in contemporanea: Prof. Umberto Cillo, Prof. Enrico Gringeri, Dott. Riccardo Boetto, Dott. Domenico Bassi, Dott.ssa Marina Polacco, Dott.ssa Michela Di Giunta, Dott.ssa Alessandra Bertacco, Dott. Alessio Pasquale, Dott.ssa Federica Scolari.

L’equipe anestesiologica: Dott. Paolo Feltracco, Dott.ssa Stefania Barbieri, Dott. Helmut Galligioni, Dott. Stefano Veronese. Si sono alternati nell’arco della lunga maratona chirurgica oltre 20 tra strumentisti, infermieri e operatori di sala operatoria. Hanno contribuito i Radiologi dell’Azienda Ospedaliera diretti dal Dott. Camillo Aliberti.

Il paziente è stato seguito e selezionato per il trapianto dalla Dott.ssa Vittorina Zagonel dell’Istituto Oncologico Veneto e dalla sua equipe: Dott.ssa Sara Lonardi, Dott. Fotios Lupakis, Dott.ssa Francesca Bergamo, Dott. Vincenzo D’Adduzio.

LA TECNICA

La tecnica RAPID configura un tipo di trapianto di fegato parziale ausiliario in due Step. La procedura consiste in un primo tempo chirurgico con il prelievo di una piccola porzione di fegato (lobo sinistro) dal donatore (vivente o deceduto) attraverso un intervento chirurgico di resezione epatica. Nel ricevente viene asportata la stessa porzione di fegato (lobo sinistro) al posto della quale viene impiantata, nella stessa sede, la porzione di fegato sinistro del donatore. La porzione destra del fegato malato del ricevente (lobo destro) rimane ancora in sede a dare un aiuto temporaneo al lobo sinistro trapiantato nello svolgimento delle sue funzioni. La vena che garantisce il flusso di sangue al fegato destro - ramo destro della vena porta - viene occlusa e tutto il flusso di sangue attraverso il quale arrivano anche i fattori di rigenerazione, viene esclusivamente convogliato al lobo sinistro trapiantato.

2 settimane dopo vengono eseguiti il calcolo del volume della nuova porzione di fegato trapiantato (lobo sinistro) e un test di funzione mediante scintigrafia epatobiliare. Se il volume epatico risulta sufficiente a sostenere la vita del paziente, si procede al 2° Step chirurgico in cui il lobo destro malato viene definitivamente rimosso, mantenendo in sede solo il lobo sinistro trapiantato adeguatamente rigenerato e funzionante.

 

IL FUTURO

Se gli studi confermeranno le premesse, la tecnica RAPID rappresenterà una straordinaria fonte di donazione aggiuntiva a quella oggi disponibile, caratterizzata da un bassissimo rischio di complicanze per i donatori viventi, vista la bassa percentuale di fegato donata (solo 20%).

Questa tecnica inoltre rappresenta una possibilità concreta di trapianto di fegato per i numerosissimi pazienti con metastasi inoperabili da tumore del Colon-retto oggi affidati alla sola chemioterapia.

   DATI EPIDEMIOLOGICI SULLE METASTASI DA TUMORE DEL COLON-RETTO

Il tumore del colon è la seconda causa di morte per neoplasia nei paesi occidentali

Circa il 50% dei pazienti svilupperanno metastasi al fegato nel corso della malattia

Oltre il 65% delle morti è correlato alla insufficienza epatica secondaria alla presenza di metastasi epatiche

La chirurgia è l’unica opzione terapeutica valida in grado di offrire sopravvivenze del 50-60% a 5 anni

La chirurgia ad intento curativo è possibile solo nel 10-20% dei casi

La ricorrenza di malattia è del 70% a 3 anni

I pazienti non operabili sono candidati a cure palliative

La sopravvivenza mediana dopo la prima linea di chemioterapia è di 24 mesi ma si riduce a 10-12 mesi dopo la seconda linea di chemioterapia e a 5 mesi in pazienti in progressione di malattia

Il trapianto di fegato potrebbe garantire sopravvivenze superiori al 60% a 5 anni in casi strettamente selezionati

Fonte dati:

Lupakis F et al, NEJM 2014;371:1609-18.

Moris D et al, J Surg Oncol 2017; 116: 288-297

Hagness M, Ann Surg 2013; 257:800-806

Dueland S et al, Ann Surg Oncol 2014 Oct 9

 

 https://www.aopd.veneto.it/sez,108

Si autorizza la diffusione ai Media – il Capo Ufficio Stampa Dr.ssa Luisella Pierobon

 

Liste d'attesa: "Il nuovo Piano nazionale riporta il diritto alla salute dei cittadini al centro del Servizio sanitario nazionale"

Con l'approvazione, in conferenza Stato-Regioni, del nuovo Piano per il governo delle liste di attesa, prende il via un fondamentale percorso di avvicinamento della sanità pubblica verso i cittadini che si aspettava da lungo tempo.

"Il Piano mancava da 10 anni e non è stato mai monitorato e applicato. Questo ha compromesso l’intero sistema delle prestazioni e, nel tempo, consolidato le storture che sono sotto gli occhi di tutti. Ora è il momento di cambiare, creando un nuovo modello più efficiente e aggiornato finalmente avremo regole più semplici e tempi certi per le prestazioni che riportano il diritto alla Salute e quindi il cittadino al centro del sistema" dichiara il ministro della Salute, Giulia Grillo.

"Ho già dato mandato agli uffici del ministero per attivare al più presto l’Osservatorio Nazionale sulle Liste di Attesa che avrà un ruolo determinante. Infatti, oltre ad affiancare Regioni e Province Autonome nell'implementazione del Piano, provvederà a monitorare l'andamento degli interventi previsti dal presente atto, rilevare le criticità e fornire indicazioni per uniformare comportamenti, superare le disuguaglianze e rispondere in modo puntuale ai bisogni dei cittadini" precisa Grillo.

Molti gli aspetti che vanno sottolineati in questo nuovo Piano.

  • Le prestazioni successive al primo accesso saranno prescritte direttamente dal medico che ha preso in carico il paziente che non dovrà più tornare dal medico di famiglia per la prescrizione.
  • Spazio anche alla totale trasparenza poiché il nuovo PNGLA prevede l'accessibilità alle agende di prenotazione delle strutture pubbliche e private accreditate, nonché a quelle dell'attività istituzionale e della libera professione intramuraria, da parte dei sistemi informativi aziendali e regionali.
  • Ora spetta alle Regioni e alle Province Autonome di Trento e Bolzano adottare il proprio piano entro 60 giorni e far sì che non siano "libri dei sogni", ma realtà operative che migliorano l'accesso alle cure dei cittadini. Il ministero vigilerà sull’attuazione.
  • Nei Piani dovranno essere chiaramente garantiti e riportati i tempi massimi di attesa di tutte le prestazioni ambulatoriali e in regime di ricovero prevedendo, per esempio, l'utilizzo delle grandi apparecchiature di diagnostica per immagini per almeno l’80% della loro capacità produttiva. I direttori generali delle aziende sanitarie saranno valutati anche in base al raggiungimento degli obiettivi di salute connessi agli adempimenti dei Lea: questo significa che chi non mette l'efficienza delle liste d’attesa al primo posto del suo mandato, potrà essere rimosso dall’incarico.

"Sono certa - spiega il ministro - che tutti insieme potremo mettere a disposizione dei cittadini, a prescindere dalla loro residenza, la sanità che si meritano e che la Costituzione garantisce e tutela. Questo Governo già nella legge di bilancio per il triennio 2019-21 ha messo a disposizione delle regioni importanti risorse (350 milioni ad hoc, che mai prima ad ora erano stati previsti) per potenziare i servizi di prenotazione implementando i Cup digitali e tutte le misure per rendere più efficiente il sistema.

Sono fiduciosa che ci sarà una grande collaborazione da parte di tutti gli attori coinvolti nel nuovo Piano già a partire dalla prossima settimana. Mercoledì prossimo, infatti, ripartiranno i lavori con le Regioni relativi alla stesura del prossimo Patto della Salute per gli anni 2019-21".

http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=3651

Donazioni e trapianti, nel 2018 boom delle dichiarazioni di volontà e liste di attesa in calo

"Sono bellissime notizie di cui dobbiamo rendere merito a tutto il sistema trapianti, che ha reso e rende possibile ogni giorno questi miracoli della scienza e della solidarietà, anche se ci sono ancora notevoli margini di miglioramento, soprattutto in alcune regioni. Ringrazio tutti gli operatori del nostro Servizio sanitario nazionale impegnati in prima persona con i pazienti".

Così il ministro della Salute, Giulia Grillo, ha commentato gli ottimi risultati ottenuti nel 2018 in tema di donazioni e trapianti. I dati sono stati illustrati dal direttore del Centro Nazionale Trapianti, dott. Nanni Costa, in una conferenza stampa che si è tenuta il 18 febbraio presso l'Auditorium di Lungotevere Ripa.

"Un pensiero va al piccolo Alex e alla sua vicenda, fortunatamente positiva, che ha unito l'Italia migliore e va alla grande professionalità dell'Ospedale Bambino Gesù", ha aggiunto il ministro. Un ringraziamento particolare è andato alla Polizia di Stato, che da sempre supporta l'attività del Centro, con particolare riferimento al trasporto degli organi in situazioni complesse.

dati 2018 registrano l’ottimo stato di salute della Rete nazionale trapianti, che a vent’anni dalla sua nascita (con la legge 91 del 1 aprile 1999) si conferma come una delle realtà più efficienti del Servizio sanitario nazionale. L’attività di donazione siconsolida, le liste d’attesa calano per il terzo anno consecutivo (in particolare quella per il trapianto di rene) mentre le dichiarazioni di volontà alla donazione degli organi sono quasi raddoppiate, grazie al possibilità di registrare la propria scelta al rinnovo della carta d’identità elettronica.

Donazioni e trapianti: secondo miglior anno di sempre

Il dato 2018 sull’attività complessiva di donazione è il secondo migliore di sempre: lo scorso anno ci sono stati 1.680 donatori(tra deceduti e viventi), con una flessione di 83 unità rispetto al 2017 ma ben al di sopra della media degli ultimi 5 anni. Il trend 2014-2018 è in decisa ascesa, con una crescita delle donazioni pari al 24,4%. Anche per quanto riguarda il numero dei donatori utilizzati il dato 2018 (1370) rappresenta la seconda miglior performance in assoluto. La percentuale di opposizioni alla donazione è stata del 29,9%: un dato in leggero aumento rispetto al 2017 (28,7%) ma ancora una volta molto inferiore al 32,8% registrato nel 2016.

Complessivamente i trapianti effettuati nel 2018 sono stati 3.718, di cui 3.407 da donatore deceduto e 311 da vivente. Anche in questo caso si tratta del secondo miglior risultato mai registrato, un dato in calo rispetto al 2017 ma che consolida il trend di crescita degli ultimi cinque anni (+20,4%). Nel dettaglio, sono stati effettuati 2.117 trapianti di rene (di cui 287 da vivente), 1.245 trapianti di fegato (86 da vivente), 233 trapianti di cuore, 143 di polmone e 41 di pancreas. È stato il Centro trapianti di Torino a realizzare il maggior numero di interventi complessivi (377) davanti a Padova, Pisa, Bologna, Verona e Milano Niguarda.

Analizzando i dati su base regionale, emerge ancora una volta il quadro di un’Italia a due velocità: i volumi di attività nelle regioni centro-settentrionali sono ancora molto superiori a quelli del Sud. Nel 2018 la Toscana si è confermata come la regione con il maggior numero di donatori utilizzati per milione di abitanti: 46,8, uno dei dati migliori tra tutte le regioni europee. C’è stata una crescita importante in Piemonte (i donatori utilizzati sono passati da 32 a 34,8 per milione di persone) e in Lombardia(da 24,8 a 26,4). Da segnalare il caso virtuoso della Sardegna, dove a livello locale i donatori utilizzati sono saliti in termini assoluti del 18,9% in un solo anno (da 37 a 44 ).

In crescita netta l’attività di donazione a cuore fermo, una delle sfide principali in cui è impegnata la Rete nazionale trapianti: gli accertamenti con criteri cardiaci eseguiti sono stati 73 (+32,7% rispetto al 2017) mentre i trapianti effettuati sono saliti da 32 a 47 (+46,9%).  

Per quanto riguarda i dati preliminari sui tessuti, il numero dei trapianti effettuati nel 2018 è stato di 16.468, in lieve calo rispetto al 2017 (-1,4%), a fronte di 13482 donazioni effettuate.

Continuano invece ad aumentare i trapianti di cellule staminali emopoietiche: lo scorso anno quelli da donatore non consanguineo sono stati 848, il numero più alto di sempre. Nell’ultimo anno i nuovi iscritti al Registro IBMDR sono stati 37.835contro i 25.010 del 2017: un aumento del 51,3% dovuto in buona parte alla grande risposta dei cittadini all’appello lanciato per il caso del piccolo Alessandro Maria Montresor. Ad oggi i donatori attivi iscritti al Registro IBMDR sono 421.441.

Liste d'attesa, continua la diminuzione

Il consolidamento dell’attività di donazione e trapianto è confermato dal calo delle liste d’attesa: i pazienti che al 31 dicembre scorso aspettavano un trapianto erano 8.713 contro gli 8.743 di 12 mesi prima. Si tratta della terza diminuzione consecutiva. A trainare il calo è soprattutto la lista d’attesa per il trapianto di rene, che nell’ultimo anno è scesa da 6.683 a 6.545 (-2,1%), con una diminuzione del 5,9% nell’ultimo triennio. Estremamente positivi anche gli indici di qualità dei trapianti: ad esempio la sopravvivenza dei trapiantati di rene a un anno dall’intervento è del 97,3% e il 93% dei pazienti torna al lavoro dopo il trapianto o è in condizione di farlo.

Dichiarazioni di volontà, è boom: +76,15%

Per quanto riguarda le dichiarazioni di volontà alla donazione di organi, la Rete nazionale trapianti non ne ha mai raccolte tante come nel 2018. Al 31 dicembre scorso le dichiarazioni registrate erano quasi 4 milioni e mezzo, ovvero oltre 1,9 milioni in piùrispetto al 2017: un aumento del 76,15%. Tra i cittadini che hanno comunicato la loro volontà, l’81,2% ha espresso il proprio consenso, mentre il 18,9% ha notificato un’opposizione. A trainare la crescita delle dichiarazioni è il raddoppio dei Comuni nei quali è possibile registrare la propria volontà in occasione del rilascio o del rinnovo della carta d’identità: ad oggi il servizio è attivo in 5.598 municipi italiani (il 69,9% del totale).

Il 14 aprile la Giornata nazionale per la donazione

La Giornata nazionale 2019 per la donazione degli organi si terrà domenica 14 aprile. L’iniziativa è il momento centrale della campagna nazionale “Diamo il meglio di noi” promossa dal Ministero della Salute, dal Centro nazionale trapianti e dalle associazioni di settore, che organizzeranno eventi di sensibilizzazione e informazione in centinaia di città italiane.

La promozione della cultura della donazione è al centro della legge 91 del 1 aprile 1999 che ha istituito la Rete nazionale trapianti, che oggi conta sul lavoro quotidiano di 15mila persone tra operatori sanitari, medici e infermieri, coordinatori, operatori dei trasporti uniformemente distribuiti sul territorio nazionale.

Sul territorio sono attivi 96 programmi di trapianto di organi e 98 programmi per le cellule staminali emopoietiche; il Centro Nazionale Trapianti Operativo, invece, gestisce 15 programmi nazionali, tra i quali quello per i pazienti pediatrici e quello per le urgenze.

Attualmente l’attività nazionale garantisce il diritto all’accesso alle cure per tutti i cittadini italiani: si è interrotto ormai da tempo il flusso di pazienti che erano costretti a curarsi all’estero. Oggi l’Italia dei trapianti è diventata un punto di riferimentoa livello internazionale tanto da accogliere pazienti che vengono da altri paesi europei e da esportare know how e tecnologia.

fonte http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=3646

Ministero della Salute: presentata al Parlamento la Relazione annuale sull’esercizio dell’attività libero professionale intramuraria

11.02.2019 Il Ministero della salute Sezione “Osservatorio nazionale sullo stato di attuazione dei programmi di adeguamento degli ospedali e sul funzionamento dei meccanismi di controllo a livello regionale e aziendale” del Comitato Tecnico sanitario di cui agli artt. 2, 3 e 4 del D.P.R. 28 marzo 2013, n. 44  ha trasmesso al Parlamento la Relazione annuale sull’esercizio dell’attività libero professionale intramuraria  relativa all'anno 2016.

La Relazione dà conto del grado di implementazione dei principali adempimenti previsti in materia dal decreto legge 158/2012 convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012, n. 189, dalla legge 3 agosto 2007, n. 120, nonché dall’Accordo Stato Regioni del 18 novembre 2010.

Ecco i principali risultati dell’analisi:

  • 17 Regioni (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria, Valle D’Aosta e Veneto) hanno provveduto ad emanare/aggiornare le linee guida regionali, evidenziando un’invarianza rispetto ai risultati della rilevazione 2015
  • in 13 Regioni/Province Autonome (Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, Piemonte, P.A. Bolzano, P.A. Trento, Toscana, Umbria, Valle D’Aosta e Veneto) tutte le Aziende presenti hanno dichiarato di aver attivato l’infrastruttura di rete
  • in 6 Regioni/Province Autonome (Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Veneto, P.A. Bolzano e P.A. Trento) tutte le Aziende garantiscono ai dirigenti medici spazi idonei e sufficienti per esercitare la libera professione, mentre negli altri contesti la maggior parte delle Aziende ha fatto ricorso all’attivazione del programma sperimentale
  • 10 Regioni (Basilicata,Calabria, Campania, Lazio, Liguria, Lombardia, Puglia, Piemonte, Sardegna, Sicilia) hanno autorizzato l’attivazione del programma sperimentale con una diminuzione del numero delle Regioni da 12 nel 2015 a 10 nel 2016.

L’indagine ha inoltre evidenziato che il numero di medici che esercitano ALPI - attività libero professionale intramuraria - è diminuito passando da 59.000 unità relative all’anno 2012, pari al 48% del totale dei medici a 51.430unità nel 2016, pari al 43,3% del totale dei Dirigenti medici del SSN.

In media, nel SSN il 47,3% dei dirigenti medici, operanti nel SSN a tempo determinato e a tempo indeterminato con rapporto esclusivo, esercita la libera professione intramuraria.

La rilevazione, anche quest’anno, evidenzia un’estrema variabilità del fenomeno tra le Regioni, sia in termini generali di esercizio dell’attività libero professionale intramoenia, sia in termini specifici di tipologia di svolgimento della stessa con punte che superano quota 56% nelle seguenti Regioni:

  • Marche (63%)
  • Liguria (59%)
  • Lazio (57%)
  • Provincia Autonoma di Trento (60%)

Viceversa, il rapporto tra medici che esercitano l’ALPI sul totale dei medici in esclusività, tocca valori minimi in Regioni come:

  • Sardegna (28%)
  • Sicilia (34%)
  • Calabria (35%)
  • Umbria (36%)
  • Provincia Autonoma di Bolzano (16%).

In generale l’analisi del contesto nazionale mostra nel complesso esperienze avanzate e altre in fase di allineamento e consolidamento.

fonte

ww.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsplingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=3634

Cure palliative e terapia del dolore: rapporto al Parlamento sui dati 2015-2017

Il Ministro della Salute ha inviato al Parlamento il Rapporto sullo stato di attuazione della legge n. 38 del 15 marzo 2010 “Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore” – 2015-2017. A otto anni dalla pubblicazione della legge 38/2010, il Rapporto descrive lo stato di attuazione della legge, i traguardi raggiunti e le criticità ancora presenti.

Il quadro che ne scaturisce è caratterizzato da luci e ombre: difatti, di fronte ad un miglioramento della qualità e dell’offerta assistenziale per le cure palliative in regime residenziale e domiciliare e allo sviluppo delle reti regionali e locali di cure palliative e di terapia del dolore, persistono forti disomogeneità regionali sulle caratteristiche e sulla tipologia dell’assistenza offerta nei vari setting assistenziali.

In cifre
Nel triennio dal 2015 al 2017, il numero di hospice sul territorio nazionale ha raggiunto il totale di 240 strutture (erano 231 nel 2014) mentre il numero dei posti letto risulta di 2.777 (226 posti letto in più rispetto al 2014).
A livello nazionale, nell’anno 2017, risulta una carenza di 244 posti letto in hospice ma, come sempre, la situazione appare fortemente disomogenea, con Regioni in surplus (Lombardia, Emilia Romagna, Lazio) e Regioni in grave deficit (Piemonte, Toscana, Campania, Sicilia).
A distanza di circa 20 anni dalla legge n. 39/1999, che ha stanziato 206 milioni di euro per la costruzione degli hospice e l’organizzazione delle reti assistenziali, risulta utilizzato dalle Regioni il 94 per cento delle risorse.
Nel triennio dal 2015 al 2017, l’andamento percentuale della durata dei tempi di attesa tra la ricezione della ricetta del medico curante e la presa in carico del paziente in hospice conferma percentuali elevate di ricoveri con tempi di attesa inferiori ai 2 giorni, seguite da quelle dei ricoveri con tempi di attesa da 4 a 7 giorni.
Nel 2017, il numero totale di pazienti assistiti a domicilio ha raggiunto le 40.849 unità. Rispetto all’anno 2014 si registra un aumento del numero totale di pazienti assistiti pari al 32,19% per un totale di 326 mila giornate di cure palliative erogate a domicilio. Nonostante l’incremento rilevante, il numero di giornate di cure palliative erogate a domicilio resta assai distante dallo standard individuato dal DM n. 43 del 2007.
Ad oggi, l’unica informazione significativa sulla terapia del dolore attiene al consumo territoriale di farmaci oppioidi, che ammonta nel 2017 a più di 16 miliardi di dosi, 1,6% in più rispetto al 2016.
Traguardi
I principali traguardi raggiunti in questi anni sono:

la definizione degli adempimenti regionali per l’accreditamento delle strutture sanitarie di cure palliative (Intesa Stato-Regioni del 15 febbraio 2015);
il riconoscimento dell’esperienza triennale in cure palliative per i medici non in possesso di specializzazione, ai fini della certificazione professionale (decreto ministeriale del 4 giugno 2015), e l’aggiornamento dei LEA per quanto concerne le cure palliative, descritte nei diversi setting assistenziali (domicilio, hospice, ospedale) in cinque diversi articoli del DPCM 12 gennaio 2017 di aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
Criticità
Le criticità evidenziate nel rapporto riguardano lo sviluppo ancora molto disomogeneo delle reti locali di cure palliative e l’adozione di modelli organizzativi e percorsi assistenziali di presa in carico del paziente difformi tra le diverse Regioni; anche l’offerta formativa in cure palliative per gli operatori sanitari è ancora insufficiente e particolarmente critica risulta la situazione delle Reti di cure palliative e terapia del dolore pediatriche.

Flussi informativi
Il rapporto descrive l’attività svolta dal SSN negli anni 2015-2017, rilevata attraverso i flussi informativi nazionali (assistenza domiciliare – SIAD; assistenza residenziale – hospice; assistenza ospedaliera – SDO), e in particolare:

l’andamento dei decessi in ospedale, a domicilio e in hospice;
l’offerta di assistenza in hospice (numero di strutture e posti letto, n. pazienti ricoverati);
la durata dei ricoveri in hospice;
la provenienza dei pazienti ricoverati in hospice e i tempi di attesa;
le principali prestazioni erogate in hospice;
l’offerta di cure palliative domiciliari;
la durata delle cure domiciliari;
gli accessi di operatori al domicilio.
Sintesi dei lavori del Comitato tecnico sanitario
Gli ultimi capitoli offrono un resoconto del lavoro svolto dalla Sezione O del Comitato tecnico sanitario e illustrano, in particolare, i documenti elaborati dalla Sezione in tema di accreditamento delle Reti di cure palliative e terapia del dolore e di proposta di modifica degli ordinamenti didattici universitari per i medici, gli psicologi e le altre professionalità sanitarie coinvolte.
fonte http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=3622
Consulta: Rapporto al Parlamento sullo stato di attuazione della Legge n. 38 del 15 marzo 2010

LEGGE DI BILANCIO 2019 FINANZIAMENTI NEL SETTORE SANITARIO

Pubblicata lo scorso 31 dicembre in Gazzetta ufficiale la Legge 30 dicembre 2018, n. 145, Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021 (Supplemento ordinario n. 62).

Soddisfazione del ministro Grillo

Il ministro Grillo in un post subito dopo l’approvazione definitiva del Parlamento ha espresso la propria soddisfazione perché la manovra “contiene molte novità importanti per la sanità, che porteranno servizi migliori per i cittadini” a cominciare “dall’impegno per trovare adeguate risorse per affrontare con decisione il difficile tema delle liste d'attesa. Ma non solo. Il fabbisogno sanitario nazionale crescerà nei prossimi tre anni di 4,5 miliardi e abbiamo previsto la definizione di nuovo e pragmatico Patto della Salute in collaborazione con le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano. Voglio sottolineare anche i 4 miliardi di euro in più per attuare un vero e proprio Piano Marshall per l'edilizia sanitaria. Infine, una considerazione per la farmaceutica e i dispositivi medici: rispetto a questi ultimi, abbiamo implementato alcuni provvedimenti per rendere effettivi e obbligatori i registri di sorveglianza sanitaria; sulla farmaceutica, grazie anche al lavoro del tavolo della Governance, sono presenti nella Legge di Bilancio norme per l'adeguamento del sistema di definizione dei prezzi - fermo al 2001 - nonché per l'aggiornamento dinamico del prontuario farmaceutico nazionale. Meritano infine una nota a parte i commi relativi alle disposizioni in materia di limiti per la spesa farmaceutica.”

I principali finanziamenti

  • 350 milioni in tre anni per la riduzione delle liste di attesa; 150 milioni di euro per l’anno 2019 e 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021 (commi 510-511-512)
  • 4,5 miliardi per il fabbisogno sanitario nazionale in tre anni. Per l’anno 2019, il livello del finanziamento è determinato in 114 miliardi e 451 milioni di euro, incrementato di 2 miliardi per l’anno 2020 e di ulteriori 1,5 miliardi per l’anno 2021. Per gli anni 2020 e 2021, l’accesso delle regioni all’incremento del livello del finanziamento è subordinato alla stipula, entro il 31 marzo 2019, del nuovo Patto per la salute (commi 514-516)
  • 4 miliardi di euro in più per ammodernare e ristrutturare gli ospedali. Il fondo dedicato passa da 24 a 28 miliardi (comma 555)
  • 10 milioni  per incrementare le borse di studio in medicina generale (comma 518)
  • 22,5 milioni di euro per l’anno 2019 per i contratti di formazione specialistica dei medici, che aumentano a 45 milioni di euro per l’anno 2020, 68,4 milioni di euro per l’anno 2021, 91,8 milioni di euro per l’anno 2022 e 100 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2023 (comma 521). Inoltre (commi 547-548) i medici in formazione specialistica iscritti all’ultimo anno del relativo corso sono ammessi ai concorsi per la dirigenza sanitaria (commi 547-548)
  • 5 milioni di euro per gli IRCCS della Rete oncologica impegnati nello sviluppo delle nuove tecnologie antitumorali CAR-T (comma 523)
  • 5 milioni di euro per gli IRCCS della Rete cardiovascolare impegnati nei programmi di prevenzione primaria cardiovascolare (comma 523)
  • 25 milioni di Euro in tre anni per l’adroterapia, terapia innovativa per la cura dei tumori, 5 mln per il 2019 e 10 mln per ciascuno degli anni 2020 e 2021 a favore del Centro nazionale di adroterapia oncologica - Cnao (comma 559).
  •  fonte Ministero della salute http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=3584

06/12/2018 - Delibera di pubblicazione del "Manuale sulla formazione continua del professionista sanitario"

La Commissione nazionale per la formazione continua, nel corso della riunione del 25 ottobre 2018, ha approvato il "Manuale sulla formazione continua del professionista sanitario", disponendone la pubblicazione sul sito AGENAS e l'entrata in vigore a far data dal 1° gennaio 2019.

http://ape.agenas.it/comunicati/comunicati.aspx?ID=128

Infezioni causate da Mycobacterium Chimaera in pazienti sottoposti a interventi chirurgici a “cuore aperto” con sistemi di riscaldamento - raffreddamento, raccomandazioni per operatori

Di seguito dati e raccomandazioni della Direzione generale dei dispositivi medici e del servizio farmaceutico del ministero della Salute sulle infezioni causate da Mycobacterium Chimaera in pazienti sottoposti a interventi chirurgici a “cuore aperto”.

I sistemi di riscaldamento/raffreddamento (HCU) 

Le unità di riscaldamento/raffreddamento (Heater Cooler Unit - HCU) sono dispositivi medici di classe IIb, utilizzati durante interventi di cardiochirurgia toracica in cui il riscaldamento/raffreddamento del paziente risulta parte della procedura chirurgica. Tali dispositivi sono composti da serbatoi che forniscono l'acqua a temperatura controllata a scambiatori di calore e a coperte di riscaldamento/raffreddamento, attraverso circuiti dell'acqua chiusi. Tali attrezzature si utilizzano in tutto il mondo da molti anni.

La situazione in Italia e nel mondo

  • Dal 2011 ad oggi sono stati rilevati diversi casi di infezioni cardiovascolari invasive da Mycobacterium Chimaera(MC) in pazienti sottoposti a intervento chirurgico a cuore aperto in diversi Paesi europei fra cui Francia, Germania, Irlanda, Olanda, Spagna, Regno Unito e Svizzera, nonchè negli Stati Uniti, Canada, Australia, Hong-Kong.
  • In Italia la prima segnalazione di paziente infettato da MC è pervenuta solo a fine giugno 2018.
  • Il numero di dispositivi HCU in uso nel mondo è stimato in 11.000 unità, in particolare 6.700 i dispositi della Livanova, di cui solo 218 in Italia.
  • Il numero di procedure di circolazione extra-corporea eseguite ogni anno nel mondo è di oltre 1.500.000 di cui 40.000 in Italia.
  • Il numero di eventi avversi, ad oggi notificati, è di 185 nel mondo, dei quali 10 in Italia.

Le misure di controllo

Si tratta di infezioni ospedaliere in pazienti che possono sviluppare sintomi o segni di infezione mesi o anni dopo la prima esposizione al micobatterio. E’ purtroppo noto che ogni anno in Italia si verificano 450.000/700.000 casi di infezioni in pazienti ricoverati in ospedale per molteplici cause ( non correlate al MC) e la decontaminazione non corretta è una tra le principali cause del fenomeno.

I dispositivi HCU non sono stati ritirati in nessun Paese del mondo perché il ritiro dei macchinari e la sostituzione degli stessi non risolverebbe il problema delle infezioni ospedaliere, che sono correlate alla criticità delle corrette procedure di decontaminazione da parte delle strutture sanitarie, poiché la contaminazione può verificarsi in qualunque momento (nel sito produttivo, in fase di preparazione della macchina prima di un intervento, durante il periodo di stazionamento della macchina in ospedale tra un intervento e l’altro ecc.). Pertanto, solo la procedura di decontaminazione correttamente eseguita in ambiente ospedaliero può ridurre al minimo il rischio di contaminazione.

Di conseguenza, solo la rigorosa adozione in ospedale delle istruzioni sulle procedure di decontaminazione emanate dal fabbricante e raccomandate dalla task force europea è in grado di minimizzare il rischio di infezioni ospedaliere.

Nel 2015, nell’ambito del gruppo di esperti di vigilanza delle autorità competenti, istituito presso la Commissione UE, si è costituita una apposita Task Force che ha approfondito la problematica e collaborato con gli altri stati membri al fine di individuare le azioni correttive più appropriate. L’Italia ha seguito ogni passo della Task Force ed in Italia sono state eseguite le stesse azioni correttive degli altri stati membri.

Il problema è legato al MC, microrganismo ubiquitario presente soprattutto nell’acqua potabile, generalmente non pericoloso per la salute umana ma presente ovunque e diffuso in natura.
Poiché il MC è stato isolato nei dispositivi di riscaldamento/raffreddamento (HCU), utilizzati negli interventi a cuore aperto per la gestione della circolazione sanguigna extracorporea, e anche nei campioni d’aria della sala operatoria dove questi dispositivi erano utilizzati, si ritiene che una delle principali fonti di contaminazione sia l’aerosol dell’acqua contenuta nei serbatoi dei dispositivi che fuoriesce dalle griglie di aereazione diffondendosi nella sala operatoria.

Infatti, qualora le procedure di disinfezione e di manutenzione dei dispositivi di riscaldamento/raffreddamento non siano eseguite ogni volta scrupolosamente è nota la possibilità che i batteri proliferino all’interno dei serbatoi dell’acqua creando un bio-film. Questo bio-film offre ai batteri, compresi i micobatteri, un ambiente idoneo per la colonizzazione con conseguente possibilità di diffusione sotto forma di aerosol quando il dispositivo è funzionante.

Nel 2017, comunque un cambio di design del dispositivo ha ulteriormente ridotto la possibilità di fuoriuscita di acqua sotto forma di aerosol.

Un altro potenziale rischio di contaminazione, è la trasmissione della contaminazione attraverso i membri dello staff clinico durante la gestione dell’assistenza circolatoria extracorporea.

Nel 2015 l'ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) ha diffuso in tutta Europa un Rapid Risk Assessment a tutti gli specialisti e Medici di medicina generale sulle infezioni associate a questa tipologia di attrezzature.

L'ECDC ha diffuso proprio un protocollo specifico per la identificazione dei casi con test di laboratorio e test ambientali, indicando la metodologia del test ambientale. A fine 2016 un altro Rapid Risk Assessment dell’ECDC europeo è stato emanato con nuove misure preventive come la collocazione dei macchinari fuori dalla sala operatoria.

Infine l’Health Security Committee composto da esperti della Commissione Europea ha emanato un comunicato per favorire lo scambio di informazioni tra gli Stati Membri, per implementare le misure di controllo in tutta Europa e coordinare le autorità europee nell’eventualità d’identificazione di nuovi casi.

Avvisi di sicurezza

I fabbricanti di dispositivi di riscaldamento/raffreddamento Sorin Group Deutschland GMBH appartenente alla Holding Livanova, e Maquet Getinge Group, hanno emanato diversi avvisi di sicurezza riguardanti la modifica delle Informazioni di utilizzo (IFU) e raccomandazioni per la corretta gestione delle procedure di pulizia e disinfezione da parte degli operatori sanitari.

Il Ministero della salute vigila costantemente e armonizza le proprie azioni con quelle degli altri Stati membri e in linea con quanto definito anche dalla FDA americana, tramite teleconferenze di aggiornamento continue.

La tematica relativa al MC è stata anche portata all’attenzione del Comitato Tecnico Scientifico - Sezione dispositivi medici e gli avvisi di sicurezza sono stati regolarmente pubblicati sul sito del Ministero:

Il fabbricante, con l’Avviso di sicurezza dell’11 novembre 2016 (ricevuto il 1 dicembre 2016) ha inoltre raccomandato agli operatori sanitari:

  1. I dispositivi di riscaldamento/raffreddamento per i quali sussiste il sospetto o la certezza di contaminazione da MC a devono essere rimossi dalla sala operatoria o, se fattibile, dal servizio, non appena possibile.

  2. Per le strutture dotate di dispositivi per i quali non sono state accertate eventuali contaminazioni da MC:

    • Osservare le Istruzioni per l’uso dei dispositivi di riscaldamento/raffreddamento, in particolare quelle relative alla pulizia e alla disinfezione.
    • Se attuabile nella sala operatoria a propria disposizione, dirigere o incanalare lo scarico del dispositivo di riscaldamento/raffreddamento lontano dal paziente, ad es. verso la bocchetta di scarico della sala operatoria secondo l’Avviso di sicurezza sul campo “Rischi da micobatteri in cardiochirurgia”.
    • Eseguire un monitoraggio della qualità dell’acqua secondo l’Avviso di sicurezza sul campo “Rischi da micobatteri in cardiochirurgia”.
    • Utilizzare accessori, tubi e connettori  nuovi per evitare una ricontaminazione in caso di impiego di un dispositivo di riscaldamento/raffreddamento diverso.

Raccomandazioni per i centri utilizzatori dei dispositivi HCU

Il ministero della Salute sottolinea l’importanza per i centri utilizzatori dei dispositivi HCU di seguire rigorosamente le istruzioni per l’uso fornite dai fabbricanti e in particolare raccomanda di seguire le indicazioni relative alla pulizia e alla decontaminazione dei dispositivi in questione.

Inoltre, come misura precauzionale, i dispositivi HCU dovrebbero essere collocati lontano quanto più possibile dal campo operatorio o comunque, posizionati in modo da indirizzare il flusso di uscita delle ventole lontano dal campo chirurgico e vicino al sistema di aspirazione della sala operatoria. A tal proposito si invitano i centri utilizzatori a richiedere la collaborazione del fabbricante per il corretto posizionamento del dispositivo rispetto alle differenti caratteristiche delle sale operatorie.

Al fine di minimizzare il rischio di proliferazione batterica e la conseguente infezione del paziente, è indispensabile che le strutture sanitarie stabiliscano un programma di regolari procedure di pulizia e di mantenimento della disinfezione nonché di monitoraggio dell’acqua utilizzata e dell’aria della sala operatoria, in accordo alle indicazioni fornite dal fabbricante. Questo può includere anche procedure scritte per monitorare l’aderenza al programma in accordo con la versione aggiornata delle IFU (fogli di istruzione) documentando tutti i procedimenti previsti prima e dopo l’utilizzo del dispositivo.

Poiché sono state riviste le procedure di disinfezione e decontaminazione è necessario anche verificare con i fabbricanti la compatibilità degli accessori, in particolare gli ossigenatori, e del materiale consumabile utilizzati assieme al dispositivo.

Data la difficoltà di rilevazione dei casi di infezione da Mycobacterium Chimaera a causa della possibilità per i pazienti di non sviluppare sintomi o segni di infezione per mesi o anni successivamente alla prima esposizione al micobatterio, la Direzione generale dei dispositivi medici e del servizio farmaceutico del Ministero sta continuando ad analizzare assieme alle altre Autorità competenti europee, i diversi aspetti del rischio potenziale di tale infezione. In particolare il ministero intende dare risalto e promuovere l’adesione ad un protocollo elaborato dall’ECDC (Centro europeo per la prevenzione delle malattie): EU protocol for case detection, laboratory diagnosis and environmental testing ofMycobacterium chimaera infections potentially associated with heater-cooler units: case definition and environmental testingmethodology disponibile sul sito dell'ECDC.

Raccomandazione per i medici

I medici di medicina generale e gli specialisti cardiologi, pneumologi, reumatologi, infettivologi, oculisti, ematologi che hanno in carico pazienti nell’arco della cui storia clinica risultino interventi chirurgici a cuore aperto o di bypass cardiopolmonare, così come di trapianto di cuore o di polmoni, devono prestare particolare attenzione ai casi di endocarditi o di altre infezioni dall’origine non identificate perché queste ultime potrebbero  essere potenzialmente correlate al MC.

Qualora si sospetti una contaminazione dei dispositivi HTU da MC o eventuali infezioni di pazienti, si richiede di informare tempestivamente la Direzione generale dei dispositivi medici e del servizio farmaceutico – Ufficio 5 secondo quanto previsto dall’ art. 9, D.Lgs.46/97 tramite la compilazione del modulo online disponibile alla pagina del sito Sistema di segnalazione per i dispositivi medici.

Infine, si invitano gli operatori sanitari interessati a visitare periodicamente il sito per successivi aggiornamenti.

http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=3556

Cina: "Creati primi esseri umani con Dna modificato"

Uno scienziato cinese sostiene di aver creato i primi esseri umani geneticamente modificati al mondo. Si tratterebbe di due gemelle nate lo scorso mese, il cui DNA sarebbe stato modificato con un 'nuovo potente strumento’ in grado di riscrivere il codice genetico. Un collega statunitense asserisce di aver preso parte al lavoro in Cina, dove ha utilizzato una tecnica di genoma-editing vietata negli Stati Uniti.

I cambiamenti del DNA possono passare alle generazioni future e rischiano di danneggiare altri geni.

 Se fosse vero, si tratterebbe di un profondo salto sia dal punto di vista scientifico che dal punto di vista etico. Molti scienziati pensano che sia troppo pericoloso tentare e alcuni hanno denunciato la relazione cinese come sperimentazione umana. Alterati gli embrioni di 7 coppie, una gravidanza a termine Il ricercatore He Jiankui, di Shenzhen, ha dichiarato di aver alterato gli embrioni di sette coppie durante i trattamenti di fertilità, con una gravidanza giunta a termine.

Il suo obiettivo, ha ammesso, non era quello di curare o prevenire una malattia ereditaria, ma di provare a conferire un tratto che poche persone hanno naturalmente – una capacità di resistere alle possibili future infezioni da HIV, il virus dell'AIDS. Ha detto che i genitori coinvolti hanno rifiutato di essere identificati o intervistati, e non ha voluto dire dove vivono o dove è stato svolto il lavoro. 

L'esperimento è descritto in un documento della Southern University of Science and Technology della città cinese di Shenzhen. Nel documento, reso noto dalla rivista del Massachusetts Institute of Tecnology (Mit),Technology Review, si legge che l'esperimento è stato condotto con il consenso del comitato etico.

Ricadute scientifiche dalla portata"incalcolabile" e degne del premio Nobel per la cura delle malattie ereditarie: così il gruppo di ricerca del laboratorio Southern University of Science and Technology di Shenzhen, diretto da Jiankui He, ha scritto in un secondo documento, nel quale chiede al comitato etico dell'università l'autorizzazione a condurre su embrioni umani l'esperimento nel quale si modifica il Dna con la tecnica della Crispr. 

Nel documento i ricercatori sottolineano che "alla luce della crescente competizione internazionale relativa alle applicazioni della tecnologia dell'editing del Dna", il loro risultato "andrà oltre rispetto a quello che nel 2010 ha portato al Nobel la tecnica della fecondazione in vitro". Nel documento si legge inoltre che la ricerca pionieristica nel campo della medicina "porterà all'alba di cure dal valore incalcolabile contro le più importanti malattie ereditarie". Church: modifica 

La modifica del Dna non era riuscita in uno degli embrioni ottenuti nella Southern University of Science and Technology di Shenzhen, ma i ricercatori hanno deciso comunque di impiantarlo. Sapevano già che non erano state alterate entrambe le copie del gene. "Almeno una delle gemelle sembra essere un patchwork di cellule", ha commentato il genetista americano George Church, dell'università di Harvard. - fonte See more at:

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/cina-creati-primi-esseri-umani-con-dna-modificato-4413fdc6-347f-4d0d-b53d-84fd8b36ab5b.html

ECM TEMATICHE SPECIALI DI INTERESSE NAZIONALE

06/11/2018 - Tematiche di interesse nazionaleLa Commissione nazionale per la formazione continua, nel corso della riunione del 27 settembre u.s. ha adottato una delibera  nella quale ha ritenuto, su specifica richiesta del Ministero della salute, di inserire tra le tematiche speciali di interesse nazionale la antimicrobico resistenza.fonte http://ape.agenas.it/comunicati/comunicati.aspx?ID=123

FORMAZIONE SPECIALISTICA DEI MEDICI

MINISTERO DELLA SALUTE  

DECRETO 9 agosto 2018  pubblicato nella G. U  Serie generale - n. 255 del 02-11-2018 avente ad oggetto Determinazione del numero globale dei medici specialisti da formare per il triennio 2017-2020 ed assegnazione dei contratti di formazione medica specialistica alle tipologie di specializzazioni per l’anno accademico 2017-2018. 

Il decreto stabilisce che per il triennio accademico 2017/2020, tenuto conto di quanto sancito nell’Accordo tra Governo, le regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano del 21 giugno 2018,  il fabbisogno dei medici specialisti da formare è determinato in 8.569 unità per l’a.a. 2017/2018, in 8.523 unità per l’a.a. 2018/2019 e in 8.604 unità per l’a.a. 2019/2020, così come indicato nelle allegate tabelle 1, 2 e 3, parte integrante del decreto.  Per l’anno accademico 2017/2018, il numero dei contratti di formazione specialistica a carico dello Stato è fissato in 6.200 unità per il primo anno di corso, ed è determinato per ciascuna tipologia di specializzazione secondo quanto indicato nella allegata tabella 4, parte integrante del decreto

Protocollo operativo InfluNet

Lunedì 15 ottobre 2018 (42a settimana del 2018) parte la raccolta delle segnalazioni dei casi di sindrome simil influenzale –ILI-, che terminerà domenica 28 aprile 2019 (17asettimana del 2019), salvo ulteriori comunicazioni legate alla situazione epidemiologica nazionale.

Il protocollo InfluNet per la stagione 2018-2019 non prevede novità sostanziali rispetto alla precedente stagione influenzale.

Il sistema di sorveglianza InfluNet si basa su una rete di medici sentinella costituita da medici di Medicina Generale (MMG) e di Pediatri di Libera scelta (PLS), reclutati dalle Regioni, che segnalano i casi di sindrome simil influenzale (ILI) osservati tra i loro assistiti. I medici sentinella ed altri medici operanti nel territorio e negli ospedali collaborano inoltre alla raccolta di campioni biologici per l’identificazione di virus circolanti.

La raccolta e l’elaborazione delle segnalazioni di malattia è effettuata dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) che provvede all’elaborazione a livello nazionale e produce un rapporto settimanale che viene pubblicato sul sito Internet del Ministero della Salute.

Le indagini virologiche sui campioni biologici raccolti vengono eseguite dai Laboratori facenti parte della Rete InfluNet e dal Centro Nazionale per l’Influenza (NIC) dell’ISS. Il NIC provvede all’elaborazione dei dati virologici a livello nazionale e produce un rapporto settimanale, che viene pubblicato sul sito internet del Ministero della Salute.

Il NIC fa parte della rete internazionale dei laboratori coordinati dall’OMS e della rete europea coordinata dal Centro Europeo di Prevenzione e Controllo delle Malattie (ECDC).

L’ISS e il NIC provvedono all’invio settimanale sia dei dati epidemiologici all’ECDC che dei dati virologici all’OMS e all’ECDC.

Presso il Ministero della Salute è costituito il centro per il ritorno delle informazioni, sull’andamento nazionale dell’influenza, tramite stampa e mezzi informatici, dirette a: operatori, utenti e ai sistemi di sorveglianza europei ed internazionali.

La stretta collaborazione tra tutte le componenti citate, a partire dai medici sentinella, si è dimostrata essenziale nel passato per il monitoraggio stagionale delle ILI.( Fonte Ministero della salute) 

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Ministero della Salute comunicato sul test per l’accesso al corso di formazione in Medicina generale

Ministero della Salute Comunicato n. 70 Data del comunicato 28 settembre 2018

Medicina Generale, Giulia Grillo: “Record 2.093 borse grazie al nostro impegno, test fissato al 17 dicembre. Così si aiutano i giovani medici, così si dà futuro alla sanità”

“Posso finalmente dirlo ufficialmente, il nuovo test per l’accesso al corso di formazione in Medicina generale si svolgerà il prossimo 17 dicembre. Ben 2.093 giovani medici avranno la possibilità di completare il proprio percorso formativo, un numero record di posti reso possibile grazie allo sblocco di 840 borse aggiuntive a quelle già previste. Per farlo il ministero della Salute, in accordo con le Regioni, ha materialmente allocato 40 milioni del Fondo sanitario per coprire questi posti aggiuntivi. Sono certa di poter affermare che queste risorse non rappresentino un costo per la sanità pubblica, ma un investimento sul futuro. La formazione post laurea dei medici è rimasta per troppo tempo ingabbiata. Il cosiddetto “imbuto formativo” per i medici specialisti e per i medici di famiglia deve finire. Questo è un primo passo concreto, stiamo finalizzando un provvedimento per dare fiato alle specializzazioni mediche. La sanità pubblica avrà un domani se i giovani saranno sostenuti nella loro volontà di fare i medici e di farlo in Italia. Tutto cambia, se si ha voglia di farlo”.

Giulia Grillo, ministro della Salute

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PREMIO NOBEL MEDICINA 2018

Il Premio Nobel per la Medicina 2018 è stato assegnato a James P. Allison e a Tasuku Honjo e sono stati premiati per le ricerche sul freno naturale che riesce a bloccare l'avanzata dei tumori, sulle quali si basa l'immunoterapia.

Stimolando la capacità del nostro sistema immunitario di attaccare le cellule tumorali, i vincitori del premio Nobel di quest'anno hanno stabilito un principio completamente nuovo per la terapia del cancro"

 In particolare due studiosi "hanno capito che si può stimolare il sistema immunitario per attaccare le cellule tumorali, un meccanismo di terapia assolutamente nuovo nella lotta a un tipo di malattia che uccide ogni anno milioni di persone e che costituisce una delle più gravi minacce alla salute dell'umanità"

Allison ha studiato una proteina che funziona come freno al sistema immunitario, ha capito il potenziale per liberare le cellule che attaccano i tumori.

Il giapponese Honjo ha lavorato alla stessa tecnica, ma con un differente sistema d'azione. Le terapie dei due studiosi hanno rivelato una sorprendente efficacia nella lotta al cancro.

PROTESI ROBOTICHE E REALTÀ VIRTUALE LO STUDIO CHE PERMETTE AL CERVELLO UMANO DI PERCEPIRE COME PROPRIA LA MANO ARTIFICIALE

Realtà virtuale e stimoli sensoriali insieme per dimostrare come un amputato possa finalmente percepire come sua una protesi di mano.

Sulla rivista Journal of Neurology, Neurosurgery & Psychiatry è stato pubblicato il paper “Multisensory bionic limb to achieve prosthesis embodiment and reduce distorted phantom limb perceptions,” frutto di un lavoro condotto da EPFL (École Polytechnique Fédérale de Lausanne) e che vede la collaborazione dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna, con il gruppo di ricerca coordinato da Silvestro Micera.
Lo studio nasce dai test, effettuati su due pazienti presso il Policlinico Gemelli di Roma, che hanno verificato come, attraverso la combinazione di sensazioni tattili artificiali e realtà virtuale, il cervello umano sia in grado di sentire la protesi di mano come se appartenesse al proprio corpo. L'idea alla base dello studio parta da una constazione: molti pazienti amputati rifiutano l’uso prolungato di una protesi perché la percepiscono come qualcosa di estraneo al proprio corpo. Ciò è dovuto particolarmente al fatto che la protesi non restituisce feedback sensoriali, quindi manca del tutto la corrispondenza tra stimoli visivi (l’amputato che vede la protesi toccare un oggetto) e stimoli sensoriali. Da qui l'utilizzo in modo simultaneo di sensazioni indotte dalla vista e dal tatto quando si vede e si prende un oggetto, in modo che il cervello del paziente amputato finisca per sentire la protesi in modo del tutto naturale. I ricercatori hanno stimolato con il tatto un nervo periferico della parte amputata per trasmettere l’informazione tattile; nello stesso momento ai due pazienti coinvolti nei test sono stati fatti indossare degli occhiali da realtà virtuale, che mostravano il dito della mano della protesi che si illuminava quando c'era uno stimolo tattile.
“I due pazienti – spiega Silvestro Micera, docente di EPFL e dell’Istituto di BioRobotica - non solo hanno sentito la protesi proprio come se fosse la loro 'vecchia' mano, ma hanno percepito anche il loro braccio per intero, e non ristretto come accade di solito a chi viene amputata mano”.
Lo studio può avere un impatto clinico molto importante sulla riabilitazione e la terapia delle persone con amputazione di arti.
"Il cervello utilizza regolarmente i sensi per valutare ciò che appartiene al corpo e ciò che invece è esterno – commenta Giulio Rognini di EPFL, prima firma del paper – Abbiamo mostrato come vista e tatto possano essere combinati per ‘ingannare’ la sensazione di una persona: lo stimolo visivo combinato allo stimolo tattile supera il limite delle protesi tradizionali e apre nuovi scenari in cui i pazienti amputati, in un futuro, possono sentire in modo del tutto la naturale la protesi”.
fonte https://www.santannapisa.it/it/news/protesi-robotiche-e-realta-virtuale-dalla-collaborazione-tra-epfl-e-istituto-di-biorobotica

Vaccinazioni raccomandate per le donne in età fertile e in gravidanza. Circolare del ministero della Salute 7 agosto 2018.

Il ministero della Salute nel ribadire l’importanza delle vaccinazioni come strumento di prevenzione da gravi patologie infettive in ogni fase della vita, ha emanato la circolare 7 agosto 2018 per la promozione della salute femminile in età fertile, in previsione e durante la gravidanza con l'obiettivo di proteggere la donna e il nascituro da alcune malattie attraverso specifici vaccini. Per un’informazione più completa sono riportate anche le vaccinazioni che non possono essere fatte in gravidanza.

Ecco una sintesi delle indicazioni.

Vaccinazioni in età fertile
Alcune malattie possono incidere negativamente sulla fertilità o avere conseguenze sull’esito di una gravidanza. Di conseguenza, per le donne in età fertile sono indicate, se non già immuni, le vaccinazioni contro morbillo, parotite, rosolia, varicella e papilloma virus (HPV). Di grande importanza è anche il richiamo decennale della vaccinazione contro difterite, tetano e pertosse.

Vaccinazioni in previsione di una gravidanza
In previsione di una gravidanza, è necessario che le donne siano protette nei confronti di morbillo-parotite-rosolia (MPR) e della varicella, dato l’elevato rischio, per il nascituro, derivanti dall’infezioni materna durante la gravidanza, specie se si verifica nelle prime settimane di gestazione.
Per la varicella contratta nell’immediato periodo pre-parto, il rischio, oltre che per il nascituro, può essere molto grave anche per la madre.
Poiché sia il vaccino MPR che quello della varicella sono controindicati in gravidanza, è necessario che, al momento dell’inizio della gravidanza, la donna sia già vaccinata regolarmente (con due dosi) da almeno un mese.

Vaccinazioni in gravidanza
Nel corso della gravidanza sono raccomandate le vaccinazioni contro difterite, tetano, pertosse (dTpa) e influenza (se la gestazione si verifica nel corso di una stagione influenzale), che devono essere ripetute ad ogni gravidanza.
Di grande rilievo è la vaccinazione dTpa da effettuare ad ogni gravidanza, anche se la donna sia già stata vaccinata o sia in regola con i richiami decennali o abbia avuto la pertosse. Infatti, la pertosse contratta dal neonato nei primi mesi di vita può essere molto grave o persino mortale e la fonte di infezione è frequentemente la madre.Il periodo raccomandato per effettuare la vaccinazione è il terzo trimestre di gravidanza, idealmente intorno alla 28a settimana, al fine di consentire alla gestante la produzione di anticorpi sufficienti e il conseguente passaggio transplacentare. Il vaccino dTpa si è dimostrato sicuro sia per la donna in gravidanza sia per il feto.
La vaccinazione anti-influenzale è raccomandata e offerta gratuitamente alle donne che all’inizio della stagione epidemica dell’influenza si trovino nel secondo o terzo trimestre di gravidanza.

I vaccini controindicati in gravidanza
I vaccini contro MPR e varicella, contenendo vaccini a virus vivi attenuati, non possono essere somministrati in gravidanza, sebbene l’effettuazione accidentale della vaccinazione in donne che non sapevano di essere in gravidanza non ha mai fatto registrare un aumento di aborti o malformazioni. È, inoltre, opportuno che le donne che intendono programmare una gravidanza siano informate della necessità di posticiparla di un mese dopo la vaccinazione. Si sottolinea che l’esposizione accidentale della donna in gravidanza alla vaccinazione o l’inizio di una gravidanza entro le quattro settimane successive alla vaccinazione non rappresentano indicazioni all’interruzione volontaria di gravidanza. Nel caso una donna non risulti immune, è importante che sia vaccinata prima della dimissione dal reparto di maternità o, comunque, le sia fissato un appuntamento presso il servizio vaccinale nel periodo immediatamente successivo al parto.
Anche la vaccinazione anti-HPV non è attualmente consigliata durante la gravidanza, poiché non sono stati effettuati studi specifici sull’impiego del vaccino in donne gravide. L’eventuale somministrazione accidentale in gravidanza non comporta comunque l’indicazione all’interruzione volontaria della stessa, mentre la vaccinazione dovrà essere sospesa e le successive dosi rimandate sino al completamento della gravidanza.
http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=3448

Il Ministro Grillo presenta le linee programmatiche del Ministero della Salute

Il ministro della Salute Giulia Grillo ha presentato oggi alle Commissioni riunite Affari sociali di Camera e Senato le linee programmatiche del ministero della Salute.

Di seguito il testo del discorso del ministro:

Colleghe e colleghi,

i cinque anni della passata Legislatura che ho affrontato dai banchi della commissione che si occupa di Sanità, come voi oggi, mi hanno insegnato tanto. Una cosa, forse, soprattutto: la centralità del Parlamento. Del raccordo saldo, costante e trasparente che deve esserci tra Esecutivo e Legislativo. Nei ruoli reciproci, naturalmente. Nel solco di quanto tracciato dalla Costituzione. Ecco, questi aspetti, questo modo di lavorare, di scambio continuo, di ascolto e di lavoro comune, pur nelle differenti posizioni politiche, sarà la “cifra” della mia attività governativa. Anche per evitare frettolose decisioni parlamentari, in passato non sempre dettate dall’urgenza, che hanno portato nel tempo a produrre una legislazione sanitaria a strati, costruendo una faticosa, e non raramente errata, produzione di leggi. La Sanità non ha bisogno di norme frettolose, che magari nel passato hanno nascosto tranelli, ed errori. Perché di interventi chiari e trasparenti, di aggiustamenti anche non piccoli, la Sanità pubblica ha bisogno. Avendo sempre la barra dritta verso un obiettivo: la centralità dei pazienti e i loro diritti costituzionalmente garantiti. Sempre e dappertutto.

Il 2018 è in un certo senso una data simbolica. Nell’anno in cui si celebrano i primi 40 anni dell’istituzione del nostro Servizio sanitario nazionale, non potevo certo iniziare questa mia relazione sulle linee programmatiche del Ministero, senza ricordare i principi che sin dal 1978 stanno alle fondamenta del sistema. Esempio e modello di civiltà da salvaguardare sempre e in ogni modo. Come dimenticare il Capo I della Legge 833 che, riprendendo la nostra Costituzione, sottolinea come sia compito della Repubblica tutelare la salute quale fondamentale diritto dell’individuo nell’interesse della collettività, indicando, già allora, come il nostro Servizio sanitario nazionale, nell'ambito delle sue competenze, debba perseguire il superamento degli squilibri territoriali nelle condizioni socio-sanitarie del Paese.

Ecco, proprio quest’ultimo si sta rivelando sempre più il problema di fondo che abbiamo da avanti che dobbiamo tutti insieme affrontare con energia e coraggio.

Oggi, a distanza di quattro decadi, purtroppo, non possiamo né dobbiamo nasconderci che chi si è alternato alla guida del Paese non è riuscito a tener fede alle norme che sovraintendono al nostro sistema. La situazione la conoscete anche meglio di me. Troppe le difformità tra una Regione e l’altra e tra una parte del Paese (il Nord) e l’altra (il Sud). Con il rischio, e tante volte la realtà, di avere da una parte una Sanità dei poveri, dall’altra dei ricchi. Oltre 5 milioni, ha appena stimato l’Istat, sono gli italiani in povertà assoluta, concentrati maggiormente nelle Regioni del Sud. Sono queste le fasce di popolazione che guardano con maggior speranza ad un reale e concreto universalismo perché loro, più di altri, rinviano o abbandonano le cure.

Ecco, la “questione Sud” purtroppo continua a restare attuale in tutta la sua gravità. Con le ricadute che tutti conosciamo per la popolazione in conseguenza della gestione e dell’organizzazione dei servizi. In territori, tra l’altro, in cui la malavita e le organizzazioni mafiose si infiltrano facilmente, lucrando sulla salute dei cittadini.

In queste prime settimane da ministro della Salute ho constatato di persona come troppo spesso le regole che il Parlamento approva, trovano, di fatto, una grande difficoltà nella loro reale applicazione. Gli esempi certo non mancano. Nel gennaio scorso, con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, sono stati definiti e aggiornati i Livelli essenziali di assistenza: da allora, però, non sono state ancora definite le tariffe del nuovo Nomenclatore dell’assistenza specialistica ambulatoriale. Il problema è legato, poco banalmente, alle coperture finanziarie. E mentre, al momento, resta da definire una parte così importante per l’erogazione delle prestazioni a favore dei cittadini, la Commissione nazionale per l’aggiornamento dei LEA e la promozione dell’appropriatezza nel SSN, ha già predisposto uno schema di decreto di aggiornamento la cui approvazione non comporterebbe maggiori oneri per il SSN. Insomma, occorre fare chiarezza.

Purtroppo quanto ho appena detto, non è un caso isolato. Il “Nuovo” Patto della salute 2014-2016 è scaduto da due anni; il Piano Nazionale di Governo delle liste di attesa è fermo al triennio 2010-2012 e situazioni analoghe le ho verificate anche in altri contesti. Nel caso dei vaccini, ad esempio, a distanza di un anno, non è stata creata l’Anagrafe Nazionale, fondamentale per un adeguato supporto alle famiglie e agli operatori del sistema. Riguardo i dispositivi medici per l’individuazione dei ripiani, in caso di sforamento dei tetti di spesa, come ricorda anche la Corte dei Conti nel suo Rapporto 2018 sul coordinamento della finanza pubblica, risulta sempre meno comprensibile la mancata attuazione del decreto attuativo. Sempre in tema di sforamenti, ma questa volta per quanto riguarda la farmaceutica, c’è una partita aperta che si trascina da circa 5 anni e che potrebbe mettere a serio rischio i bilanci della sanità di non poche Regioni. Con gli effetti, in caso di disavanzi regionali, che tutti potete immaginare.

Sono tutte questioni urgenti. Tutti argomenti nella mia agenda come altri che andrò elencando a partire dalle liste d’attesa. Riguardo quest’ultime, tema molto sentito dai cittadini, mi preme fare una considerazione.

È mia ferma intenzione proseguire il lavoro iniziato con l’invio della circolare trasmessa alle Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano per conoscere la situazione reale delle cose. Da una prima valutazione dei dati a disposizione, ovviamente con i dovuti distinguo, si denota mediamente un forte sotto utilizzo dei processi di informatizzazione delle pronazioni. Tradotto, significa che ancora troppo spesso, ed in particolare per i ricoveri in fase di elezione, la gestione delle prestazioni avviene per via cartacea creando i presupposti e i rischi di forti distorsioni. Su questo aspetto l’impegno sarà massimo perché si tratta di una delle chiavi di volta per la corretta gestione delle liste d’attesa. Nei prossimi giorni, con tutti i numeri a disposizione, avremo la possibilità di fare una valutazione approfondita e implementare soluzioni per rendere più efficiente il sistema anche con il supporto di chi ha maturato buone pratiche in questi anni. Io su questo aspetto sarò al fianco dei cittadini, spesso proprio quelli più deboli, e posso già anticiparvi che al Ministero ci stiamo organizzando per creare un filo diretto di comunicazione con loro affinché tutti conoscano i loro diritti. Non sono temi che si risolvono solo a colpi di decreti, sono consapevole che occorre anche fare investimenti, ma capire come vengono utilizzate le risorse ha una fondamentale importanza.

Quanto riportato fino adesso, non vuol essere quello che si potrebbe definire un cahier de doléances, bensì una doverosa fotografia del contesto nel quale siano tutti noi chiamati ad operare perché è necessario conoscere per deliberare. Deliberare, aggiungo, per gli interessi di un buon SSN. Dunque dei cittadini e della garanzia di mettere a loro disposizione un servizio sempre più efficiente e solido.

Nei primi giorni del mio insediamento ho incontrato tutti gli assessori regionali alla sanità. Ricordo che compete allo Stato, alle Regioni e agli enti locali territoriali, garantendo la partecipazione dei cittadini, l'attuazione del Servizio sanitario nazionale. Da questo punto di vista intendo lavorare in stretta e piena collaborazione con i rappresentanti delle Regioni e delle Province Autonome di Trento e Bolzano. Per passare dalla teoria alla pratica, stiamo già lavorando di comune accordo per individuare, se possibile, una soluzione per il pay-back della farmaceutica per gli anni 2013/2015 e 2016, confronto che sta avvenendo già da un paio di settimane e che vede la collaborazione dei tecnici del Ministero della Salute, del MEF oltre che dell’Agenzia italiana del farmaco (AIFA). Contemporaneamente ho predisposto un tavolo per il governo della farmaceutica, altra disposizione di legge disattesa, e dei dispositivi medici. Anche in questo caso saranno protagoniste le Regioni e le Province autonome insieme ai Ministeri della Salute, dell’Economia e delle finanze e dello Sviluppo economico, oltre che alcuni esperti di chiara e comprovata capacità di livello internazionale. L’obiettivo è mettere ordine ad un sistema avendo come unico interesse quello dei cittadini.

Sempre in tema di ordine, nel settembre 2014 (Documento di sintesi del 25.9.2014) la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome aveva confermato la necessità di riordino delle Agenzie nazionali e dell'ISS. Lavoreremo anche in questa direzione per ridefinire le varie mission favorendo sinergie e collaborazioni a vario livello ma, soprattutto, evitando sovrapposizioni e ridondanze.

Il tema dei vaccini è uno dei punti del programma di Governo. Nel quale affermiamo che, pur con l’obiettivo di tutelare la salute individuale e collettiva, garantendo le necessarie coperture vaccinali, va affrontata la tematica del giusto equilibrio tra il diritto all’istruzione e il diritto alla salute, tutelando i bambini in età prescolare e scolare che potrebbero essere a rischio di esclusione sociale. In questa direzione sta lavorando la maggioranza con un disegno di legge parlamentare che supererà la “legge Lorenzin”. Nata, peraltro, come decreto legge e approvata di fretta e furia in due mesi la scorsa Legislatura. Intanto sto lavorando per la realizzazione dell’Anagrafe nazionale vaccini, il vero punto di svolta fin qui gravemente trascurato. E ho insediato un tavolo di esperti indipendenti a sostegno della pianificazione strategica in materia, per affrontare il fenomeno della diffidenza e del dissenso vaccinale, secondo le indicazioni internazionali a partire dall’Oms, e per aggiornare il Piano nazionale di prevenzione vaccinale. Voglio poi aggiungere, sempre in tema di vaccini, che altro pilastro decisivo sarà la comunicazione sulla necessità delle vaccinazioni. E sulla comunicazione il ministero si impegnerà con tutte le sue forze.

C’è poi un altro argomento che mi sta a cuore. Con il supporto delle Regioni, degli stakeholder del mondo della sanità ed il coinvolgimento dei cittadini, a partire dal mese di settembre, costituiremo gli Stati Generali per il benessere equo e sostenibile. Avrà il compito di elaborare un documento di programmazione, ma tengo a precisare che dovrà essere un provvedimento snello che tratterà molti dei diversi punti già toccati dal precedente Patto. Ma con una differenza: conterrà un cronoprogramma per la realizzazione di quanto previsto e una puntuale rappresentazione dello stato di avanzamento lavori attraverso il portale del Ministero della Salute. Spiegheremo agli italiani quanto sta avvenendo, in caso di errori, li correggeremo spiegandone le motivazioni. Come dice il detto: “chi fa può sbagliare, chi non fa non sbaglia mai”.

Quanto appena citato non può che collegarsi ad uno dei principi cardine dell’attività di un Ministero quale deve essere quello della Salute: la trasparenza. Nelle linee programmatiche del Ministro Lorenzin si faceva riferimento ad un Portale dedicato a ospitare, anche in lingua inglese, tutte le informazioni relative ai nostri servizi sanitari e agli ospedali e alle strutture di eccellenza presenti sul territorio nazionale. Sono trascorsi cinque anni invano, e adesso con gli uffici competenti del Ministero stiamo cercando di capire a che punto è il progetto, quanto finora è costato e quanto costerà.

La trasparenza, ho già accennato, dovrà guidare la mia azione di Governo. Nel frattempo, ho già dato mandato agli uffici di mettere a disposizione di tutti i cittadini i risultati dei monitoraggi dei LEA 2016 oltre che i verbali dei tavoli di monitoraggio e verifica riguardo i Livelli essenziali di assistenza e dei Piani di rientro per le Regioni ad essi sottoposti. Anche la mia agenda e quella dei sottosegretari saranno disponibili on line e visionabili da chiunque. In tema di trasparenza come non ricordare uno degli aspetti più rilevanti presenti nel contratto di governo: quello della dirigenza sanitaria. Al primo punto della sezione dedicata alla sanità, è previsto un intervento incisivo. Questo perché il provvedimento che ha portato alla formazione dell’elenco nazionale degli idonei all’incarico di direttore generale delle aziende sanitarie locali, delle aziende ospedaliere e degli altri enti del Servizio sanitario nazionale - D.Lgs 4 agosto 2016, n. 171 “Attuazione della delega di cui all’art. 11, comma 1, lettera p) della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di dirigenza sanitaria” - non è stato in grado di rispondere ai problemi di ingerenza della politica nelle scelte dei manager in sanità. A dimostrazione di ciò basti ricordare che in sede di lavori parlamentari venne presentata la relazione tecnica di accompagnamento al decreto. Ebbene, si stimava che i soggetti in possesso dei requisiti richiesti fossero in numero di poco superiore a 12.000 (875 organi di vertice degli enti pubblici del SSN a i quali si aggiungevano i direttori di struttura complessa 11.150). Dategli un'occhiata e capirete che, di fatto, nulla o poco è cambiato rispetto alla situazione precedente. Risolvere in tempi brevi un problema che si trascina da tanti anni non è cosa semplice, ma con gli uffici ed alcune persone tra le più competenti in materia stiamo al lavoro per adottare i giusti accorgimenti. Formazione e strumenti di valutazione omogenei e trasparenti sono in cima al nostro progetto di riforma senza mai dimenticare che dobbiamo concedere ai giovani di talento l'opportunità di contribuire al cambiamento. Anche in questo, la trasparenza sarà la migliore garanzia delle scelte e dell’individuazione di chi è realmente meritevole.

Giovani e cambiamento saranno motivi conduttori di questo mio mandato a partire dalla RIFORMA della formazione medica post laurea. In proposito dovremo individuare insieme a Regioni, Province autonome e MIUR nuovi percorsi omogenei, equi ed armonici per i nostri giovani.

Ovviamente non può esserci formazione senza personale. A tal proposito approfitto per ringraziare tutti coloro che a vario titolo lavorano all’interno del nostro Servizio sanitario Nazionale. Che, come gli assistiti, stanno scontando gli effetti del blocco del turn over, mentre l’età media del personale stesso sale e in prospettiva rischia di sguarnire sempre più le corsie. Spesso non vi sono le condizioni ottimali per operare con la giusta serenità, ne sono consapevole e garantisco tutto il mio impegno affinché si possano individuare le migliori soluzioni.

Lo scorso 3 luglio ho insediato il Comitato per l’indirizzo e la valutazione delle politiche attive e per il coordinamento nazionale delle attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Anche in questo caso sono perfettamente consapevole che non si risolve con un tavolo il fenomeno, ahimè crescente, delle aggressioni al personale sanitario negli ospedali, nei pronto soccorso, in tutte le strutture a rischio, tema che sarà presto oggetto di un disegno di legge che abbiamo allo studio col ministero della Giustizia. Intendo in ogni caso tenere alta la guardia e puntare i riflettori su tutte le forme vecchie e nuove di mancanza di sicurezza e di tutela della salute in ogni posto di lavoro. Tra le prime azioni da implementare c’è la necessità di dare finalmente attuazione a quanto previsto dal Decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81 “Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007 n. 123 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”.

Ancora in merito al personale, azioni di blocco orizzontali della spesa andavano bene 15 anni fa per arrestare gravissime dinamiche di deficit di bilancio; oggi che i conti sono pressoché in ordine in tutte le Regioni, occorre implementare nuovi strumenti perché “le persone e le idee sono la questione più delicata” (come è stato detto) del nostro sistema sanitario.

Con lo stesso sguardo rivolto verso il futuro, dobbiamo pensare all’attuazione su tutto il territorio nazionale sia del Decreto ministeriale 2 aprile 2015 n. 70, quello che definisce gli standard qualitativi, strutturali, quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera, che del Piano nazionale della cronicità.

Rispetto al primo occorre far lavorare in parallelo all’azione di riforma delle Regioni il Programma nazionale esiti (PNE). Qualità, volumi ed esiti delle cure devono essere garantiti e resi omogenei su tutto il territorio nazionale. Una regola però dobbiamo darcela: la parola efficienza non deve nascondere chiusure di presidi senza aver attivato i necessari servizi di presa in carico sul territorio.

Naturalmente, occorre avere un orizzonte temporale che sappia andare ben al di là della quotidianità per effettuare tutti gli investimenti infrastrutturali necessari. Forse non tutti sanno che il fabbisogno finanziario nazionale relativo ad interventi di edilizia sanitaria ammonta a oltre 32 miliardi di euro, ripeto 32 miliardi di euro, di cui oltre 12 nelle sole zone sismiche I-II. Occorre dunque fare una riflessione circa l’esigenza di impostare programmi di investimento di medio-lungo periodo condividendo con molti dei miei colleghi ministri strategie e modalità di reperimento delle risorse anche in una cornice internazionale. Ad esempio, alcune iniziative di investimento e riqualificazione energetica si possono immaginare ampliando quanto già oggi previsto attraverso i piani triennali di investimento immobiliare dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL). Sono scelte difficili, ma abbiamo davanti a noi anche una grande opportunità per attuare il rinnovo del patrimonio edilizio e tecnologico in ambito sanitario soprattutto in Regioni che più di altre soffrono l’assenza di risorse in cui il tessuto socio-economico non è il grado da solo di garantire uno sviluppo autonomo del sistema. E per questo è cruciale riaprire i rubinetti degli investimenti, chiusi ormai da troppo tempo. Ne va della qualità delle cure e della serenità di chi lavora negli ospedali e nelle varie strutture sanitarie del nostro sistema. Ne va della nostra salute.

Riguardo il Piano nazionale delle cronicità, non è mai abbastanza, tanto meno superfluo, sottolinearne l’importanza. In Italia sono quasi 24 milioni le persone che hanno una o più malattie croniche e sapere che non sono molte, anzi decisamente poche, le Regioni che lo hanno recepito formalmente non suona certo come qualcosa di positivo. In proposito, dalle associazioni dei cittadini sono arrivate richieste affinché nel nuovo sistema nazionale di garanzia dei LEA venga introdotto il monitoraggio rispetto al recepimento e all’attuazione del Piano. Mi sembra un aspetto ampiamente condivisibile. Esattamente com’è da condividere l’idea di elaborare un regolamento per individuare gli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza territoriale. Un lavoro certamente complesso, ma necessario per realizzare in modo appropriato tutti gli investimenti utili ad una corretta presa in carico dei pazienti al di fuori degli ospedali in una logica di continuità assistenziale. Da questo punto di vista può essere certamente utile sia l’apporto del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM), sia la realizzazione di un nuovo Piano nazionale della prevenzione, considerata l’ormai prossima scadenza dell’attuale. In tema di prevenzione troveranno la giusta attenzione, fra le altre, azioni mirate al contenimento del fenomeno del “binge drinking”, cioè l’assunzione di più bevande alcoliche in un intervallo di tempo più o meno breve, fenomeno purtroppo sempre più diffuso tra i giovani e anche giovanissimi. A tal proposito il Ministero sarà protagonista di campagne di comunicazione per promuovere corretti stili di vita oltre che per supportare famiglie e bambini/adolescenti a nutrirsi in modo sano ed equilibrato. Sempre in ambito di prevenzione si dovrà lavorare ad una revisione e aggiornamento della normativa per la valutazione dell’impatto sanitario (VIS) nelle procedure di autorizzazione ambientali.

Come avrete sicuramente notato, la parola “programmazione” ricorre più volte in questo mio intervento. E non potrebbe essere altrimenti. Si tratta di un elemento troppo spesso non preso in adeguata considerazione ma che sarà perno dell’attività di questo Governo. Per questo motivo ho deciso di far proseguire l’iter di approvazione del riparto del Fabbisogno sanitario nazionale per l’anno 2018. Ma in futuro dovremo lavorare per rendere il riparto più aderente alle necessità del Paese. In proposito sarà attivata un’analisi sulla possibilità di revisione dei criteri di riparto alla luce della variabilità a livello regionale pur sempre in un’ottica di sostenibilità del sistema. Per far questo occorre anche il supporto dei cittadini che devono essere partecipi e informati del cambiamento. Io e il mio Ministero lavoreremo certamente in questa direzione.

Quanto detto fino ad ora rende necessario anche invertire la tendenza che, come ha appena sottolineato la Corte dei conti, ha visto negli anni tra il 2009 e il 2016 la riduzione delle risorse destinate alla sanità di circa tre decimi di punto all’anno al contrario di altri Paesi europei, mi riferisco a Francia e Germania, che hanno, viceversa, ampliato i loro investimenti in sanità. Anche nel nostro Paese sarà necessario tornare ad effettuare investimenti in questo senso, garantendo una sostenibilità economica effettiva ai livelli essenziali di assistenza attraverso il rifinanziamento del Servizio sanitario nazionale a cui concorre lo Stato. Ci vorrà del tempo, nessuno ha la bacchetta magica, ma l'intento dell'Esecutivo è tracciato.

Naturalmente, il recupero delle risorse avverrà anche attraverso un’efficace lotta agli sprechi e alle inefficienze che ancora ci sono. Spazio dunque alla centralizzazione degli acquisti e all’allargamento della collaborazione tra i soggetti aggregatori (centrali di acquisto regionali) e CONSIP. Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 24 dicembre 2015, quello che identifica le categorie di beni e servizi da acquistare in modo centralizzato dovrebbe rinnovarsi entro il 31 dicembre di ogni anno. Siamo nel luglio 2018 ma di Dpcm nuovi non se ne sono ancora visti. Mi impegnerò per una corretta programmazione anche in questa direzione, ottimista del fatto che in tempi brevi è possibile mettere in evidenza le buone pratiche che sono già presenti sul nostro territorio. Naturalmente non tutto è risolvibile in tempi brevi. Ad esempio, le dinamiche dei prezzi seguono anche logiche legate ai tempi di pagamento. Anche in questo caso, in Italia si viaggia a diverse velocità. Per questo occorre dare certezze alle imprese, soprattutto quelle “buone e sane”, in tutti i settori, che sono parte integrante, in quanto produttori di beni sanitari, del SSN.

I progressi della medicina e delle cure sono il frutto della ricerca, del ruolo portante che svolgono imprese e istituzioni. Quanto alle imprese, di qualsiasi settore, che esportano sempre di più, che creano occupazione, a volte investono in Italia, è indubbio che per il Paese tutto ciò rappresenta un valore. E per stare al punto cruciale della ricerca, non possiamo sottacere quanto, mai abbastanza, forse addirittura troppo poco, è stato investito e realizzato. Nel corretto rapporto tra istituzioni pubbliche e aziende private, nella ricerca indipendente, nel ruolo delle Università e degli Istituti pubblici di ricerca, nella necessità di investire senza indugi anche nel capitale umano, nei giovani. Ancora una volta, di investire nelle migliori capacità. Sempre seguendo il filo rosso della trasparenza.

Fino ad ora poco ho detto rispetto ai riflessi che innovazione e ricerca possono portare al nostro SSN. Il Patto per la sanità digitale era previsto nell’articolo dedicato alla sanità digitale e al piano di evoluzione dei flussi informativi del Nuovo sistema informativo sanitario (NSIS) del Patto per la Salute 2014-2016. Un primo risultato in questo ambito è rappresentato dal decreto di prossima emanazione rispetto all’Anagrafe nazionale vaccini, di cui già ho detto. Ma è necessario dare piena attuazione all’informatizzazione del SSN a partire dal Fascicolo Sanitario Elettronico. Anche in questo caso, come già segnalato, il Ministero lavorerà per la predisposizione dei decreti attuativi per la definizione di contenuti, formati e standard di documenti sanitari e servizi al fine di favorire la coerente alimentazione dei sistemi di Fascicolo Sanitario Elettronico realizzati dalle Regioni. Spazio anche alle attività finalizzate alla realizzazione del sistema di interconnessione dei sistemi informativi del SSN che consentirà di intercettare il percorso seguito dal paziente a fronte di un bisogno sanitario, attraverso le strutture sanitarie e i diversi livelli assistenziali su tutto il territorio. Non ultimo l’estensione del sistema informativo per la tracciabilità dei medicinali a uso umano anche, ai sensi del Decreto del Ministro della salute 15 luglio 2004, nel settore veterinario.

Non mi mancherà il lavoro, non vi mancherà l’attenzione. Sono sicura che l’impegno per un SSN di qualità a garanzia dei cittadini, sarà la bussola per tutti noi.

http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=3436
25 luglio 2018, ultimo aggiornamento 26 luglio 2018

Coinvolgimento dei pazienti: un’indagine europea per conoscere le loro aspettative

E’ aperta a tutti i cittadini UE e disponibile fino al 31 luglio 2018 la survey promossa dal progetto europeo PARADIGM (Patients Active in Research and Dialogues for an Improved Generation of Medicines), per raccogliere aspettative e preferenze dei principali stakeholders coinvolti in questa ambiziosa iniziativa di inclusione dei pazienti nel processo decisionale del ciclo di vita del farmaco.

La survey è tradotta in tutte le lingue dell’UE ed è compilabile accedendo al sito di PARADIGM.

La possibilità di creare un modello virtuoso di cooperazione a beneficio dei pazienti di tutta Europa non risiede solo nel suo acronimo: il progetto PARADIGM, infatti, si prefigge di creare una cornice di interazione unica per un coinvolgimento dei pazienti strutturato e significativo, nell’ottica dell’innovazione e della sostenibilità e che soprattutto dimostri ritorni misurabili ed evidenti verso tutti gli attori coinvolti. Si tratta di un’iniziativa pubblico/privata che raccoglie 34 partner tra associazioni dei pazienti, accademia, organizzazioni dell’industria farmaceutica e enti pubblici. Tra questi ultimi anche l’Agenzia Italiana del Farmaco, unica agenzia del farmaco nazionale, insieme all’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA), chiamata a portare la propria competenza e il punto di vista regolatorio e in ambito di Health Technology Assessment (HTA).

Tre sono gli aspetti chiave su cui PARADIGM mira a includere attivamente la partecipazione dei pazienti, in un percorso iniziato a marzo 2018 e che terminerà ad agosto 2020:

la definizione delle priorità della ricerca clinica,
la progettazione degli studi clinici e
il dialogo precoce e anticipato con le agenzie regolatorie del farmaco e gli enti che si occupano di valutazioni di costo/efficacia (HTA).
Una delle prime attività della fitta roadmap di PARADIGM prevede la ricognizione delle preferenze e delle aspettative degli stakeholders principali, da raccogliere appunto tramite un questionario alla cui definizione anche l’AIFA ha dato il suo contributo.

PARADIGM andrà ad integrare quanto già svolto nell’ambito di altre iniziative sul tema e si svolgerà in coordinamento con queste. E’ è suddiviso in diversi work package (WP), ciascuno dei quali è dedicato a specifiche linee di azione. Ogni WP è a sua volta suddiviso in sotto-attività, per il raggiungimento dei macro obiettivi del relativo WP.

Il progetto si inserisce ed è finanziato nell’ambito della Call n. 10 dell’Innovative Medicines Initiative 2 (IMI2) Topic 7: Enhanced patient voice in medicines lifecycle. E’ previsto un contributo 50/50 di risorse dal pubblico e dal privato per un totale di 10 milioni Euro.

L’Innovative Medicines Initiative (IMI) è una partnership pubblico privata tra l’Unione Europea (rappresentata dalla Commissione Europea) e l’industria farmaceutica europea (rappresentata da EFPIA, la Federazione Europea dell’Industria e delle Associazioni Farmaceutiche). IMI supporta lo sviluppo e l’implementazione di azioni di ricerca e innovazione, di buone pratiche e di strumenti necessari per incrementare la salute e il benessere dei cittadini europei.

 http://www.aifa.gov.it/content/coinvolgimento-dei-pazienti-un%E2%80%99indagine-europea-conoscere-le-loro-aspettative

Per saperne di più su PARADIGM:

Sito web: http://imi-paradigm.eu/
Twitter: https://twitter.com/imi_paradigm

Docente di “Tor Vergata” scopre nuovo modo di contrastare il diabete di tipo 2

Il prof. Massimo Federici, direttore del Centro Aterosclerosi del Policnico Tor Vergata e docente presso il Dipartimento di Medicina dei Sistemi dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, è parte del team internazionale coordinato dalla Dr.ssa Soraya Taleb dall’INSERM, che ha analizzato l’effetto di altri composti di derivazione microbica sulla intolleranza al glucosio, un importante componente del diabete di tipo 2.
L’articolo è stato pubblicato su Nature Medicine.

I ricercatori hanno osservato che il microbioma intestinale, attraverso lo stimolo alla produzione di Interleuchina 22, è in grado di coordinare un corretto assetto del metabolismo del Triptofano (TRP), un importante aminoacido costituente delle nostre proteine, ma anche base per la produzione di trasmettitori cellulari.


Si è visto come nei pazienti obesi il metabolismo del TRP è spostato verso la produzione di un metabolita tossico per la tolleranza al glucosio, la Kynurenina. La sperimentazione dimostra che bloccare